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Dino Greco
 E tre. Dopo l’annunciata chiusura di Termini Imerese, dopo il ricatto di Pomigliano, ora Marchionne getta definitivamente la maschera: via anche da Mirafiori. La Lo, l’utilitaria destinata a sostituire la Multipla, la Musa e l’Idea non si farà più negli stabilimenti di Torino, bensì a Kragujevac, dove il salario mensile di un operaio tocca a malapena i duecento euro mensili, dove pur di lavorare, gli operai della ex Zastava, la “Fiat dei Balcani”, rasa al suolo dai bombardamenti della Nato nella guerra contro la Serbia del 1999, sono disposti a subire qualsiasi condizione pur di guadagnarsi un tozzo di pane. E dove il primo ministro Kostunica è pronto a concedere ogni sorta di beneficio o franchigia fiscale per accaparrarsi l’investimento della casa automobilistica che con una sempre più grottesca espressione chiamiamo ancora “torinese”.
La rivelazione schock l’amministratore delegato della Fiat l’ha fatta da Detroit, argomentando che questa scelta è la conseguenza obbligata della rigidità sindacale imperante nel nostro Paese. L’escalation del manager italo svizzero è stata impressionante. Dapprima egli ha spiegato che continuare a lavorare in Sicilia avrebbe significato andare in perdita per ogni auto prodotta, lanciando un messaggio devastante a tutta la borghesia industriale contro gli investimenti nel Mezzogiorno. Poi ha preteso che gli operai di Pomigliano si piegassero a barattare il loro posto di lavoro con l’azzeramento di ogni diritto e con il ripristino di prestazioni di tipo servile. Infine, ha concluso che anche a Mirafiori, in quello che fu l’epicentro dell’impero Fiat, non è più conveniente stare. Perché, in definitiva, cercare il freddo per il letto? L’azienda che fra un anno sarà della Chrysler per il 35% e che controllerà Fiat Group, chiude questa stagione con un’eccezionale performance economica, tornando all’utile netto, remunerando gli azionisti e incontrando l’entusiastico apprezzamento dei mercati, sempre golosamente sedotti da operazioni che sanno di profitto, anche e proprio perché costruite sui licenziamenti collettivi e sulla compulsiva limitazione dei diritti dei lavoratori. Il gioco ora è scoperto: l’influenza del bene di questo Paese sulle scelte strategiche della Fiat è pari a zero. Si investe e si produce solo ed esclusivamente là dove i costi complessivi, a partire da quello del lavoro, sono più contenuti e dove l’unilateralità del comando non trova alcun ostacolo, né di natura sindacale, né legislativa. Più le regole sono lasche, evanescenti, più i lavoratori sono spogliati di prerogative, privi di forza contrattuale e più è forte la spinta ad allocare lì le proprie risorse: un’idea ottocentesca della competitività, che chiede - come correlato politico - rapporti sociali fondati sulla dominanza senza contrappesi del capitale e istituzioni democratiche involute o assenti. Ora la Fiat, immemore di avere succhiato montagne di denaro ai lavoratori e ai contribuenti italiani, se ne sta andando, compiendo un atto piratesco, di rapina. Con il governo complice e Cisl e Uil a far da palo, come utili idioti. Sovviene una domanda a cui molti illusi, a partire dal Pd, dovranno prima o poi rispondere: troverete mai la forza morale, l’autocritica resipiscenza per capire che non c’è possibile tenuta democratica del Paese se si continua ad accettare che l’impresa, ed essa sola, detti le condizioni dello sviluppo e se si pensa che la rinascita di una società sfibrata possa avvenire a spese della sua parte più debole? Non passa giorno, ormai, che nuove perle non si aggiungano al rosario delle nefandezze che opprimono la vita materiale e spirituale di tanta parte di quel “popolo” che i satrapi al potere pretendono di rappresentare. Proviamo allora ad unire le energie di quanti - e sono sempre più - avvertono che questa situazione può soltanto ulteriormente degenerare. Andiamo oltre i singoli episodi di resistenza e di autodifesa di gruppo, che nascono e si spengono - troppe volte senza esito positivo - nel vuoto dell’ascolto e della rappresentanza politica. Possiamo farlo. Non da soli, ma possiamo farlo. C’è un appuntamento, quest’autunno, che va preparato con certosino impegno e grande tensione unitaria. |
Commenti
Quello che e'consentito e':quando una azienda fallisce,lo stato si sostituisce ad un privato qualsiasi e "la rileva" saldando tutti i debiti e diventando proprietaria dei crediti e di tutto il resto. In pratica era quello che succedeva con l'Alitalia, dentro la quale lo Stato ovvero i contribuenti hanno gettato in un pozzo senza fondo miliardi di euto. (L'alitalia perdeva un milione di euro al giorno) e lo Stato ha dovuto pagare qualcuno che se la prendesse. (in pratica)Lo stato non puo' fare l'imprenditore, questo ormai e' chiaro ed assodato.Puo' gestire le tasse per dare i servizi, i quali funzionano meglio se, sempre con i soldi pubblici, sono appaltati a privati con regolari gare d'appalto e requisiti trasparenti.
Ora si parla di affidare ai privati gli istituti penitenziari..
Lorenzo Dorato
Va be' che una manifestazione non si nega a nessuno, ma a chi giovano ?
Giusto per farsi coraggio a vicenda, un po di bandiere rosse, qualche slogan contro il nano e....poi torna tutto come prima.
La verita' e' che bisogna ricostruire intorno ad un programma una federazione di sinistra che comprenda dai movimenti giovanili ai partiti comunisti fino a...(mi verrebbe da dire Salvi e Mussi con il loro socialismo europeo)
Insomma una piattaforma ampia e di sinistra, ma non chiusa nel recinto "comunista", una visione piu' aperta- Solo facendo tutti un passo indietro e formando questa grande federazione si puo' vedere la luce alla fine del tunnel. Per la "dirigenza" a mio parere un leader carismatico aiuterebbe...(Vendola) pero' non e' indispensabile.L'importante e' smettere di fare solo partitini di protesta ed assumersi delle responsabilita'
Quello che mi dispiace e' che dovremo sorbirci per tanti e tanti anni ancora un governo del Berlusca, solo perche' esistono ancora utopisti ed illusi come te. Infatti la piattaforma politica che si contrappone al cavaliere è troppo ampia e variegata per coalizzarsi.In effetti invidio un pò la loro compattezza, e poi la loro piattaforma piu' semplice ed istintiva semplifica l'aggregazione ed il fatto che tutti (o quasi) riconoscano il leader senza incertezze. Questo gli da un vantaggio enorme...
Pazienza, altri 10-15 anni e forse la natura risolvera' il problema da sola..
Aspettiamo
Abbiam un idea di bae differente. Per me dobbiamo stare dalla parte dei lavoratori e solo alla loro, solo così sapremo rppresentarli.
Per te inve l'importante è rappresentare in Parlamento ed è in questo mod che ne siamo usciti.
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