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Report del Kilmaforum09 di Copenhagen
Delegazione PRC composta da Maria Campese e da Teresa Maisano
Report di Teresa Maisano
Dal 7 al 18 dicembre è in corso il Klimaforum09 nella città di Copenhagen, sede del vertice ufficiale delle Nazioni Unite sul clima e l’ambiente (COP15) che dovrebbe gettare le basi del dopo Kyoto.
Il Klimaforum09 è uno spazio alternativo creato e promosso dalla società civile organizzata che si svolge parallelo al vertice ufficiale delle Nazioni Unite. Lo scopo di questo spazio è quello di articolare l’analisi, le pratiche e le proposte della società civile internazionale in merito alle tematiche climatiche ed ecologiche. Si intende mettere a punto un documento da inviare ai rappresentanti dei governi presenti al vertice ufficiale.
I workshop presenti sono numerosi e vari. Gli argomenti vanno dagli agro-combustibili, alla sovranità alimentare passando per il debito ecologico, i rifugiati climatici, il ruolo delle multinazionali nel contesto della crisi energetica e climatica così come dello sfruttamento delle risorse naturali, diritti dei contadini, ogm, biologico, volontariato e stili di vita sostenibili, la globalizzazione, i movimenti, le donne, l’acqua e molto altro.
Emerge dai vari workshop quanto segue: la crisi energetica e climatica non può essere risolta senza un cambiamento radicale dei modelli di produzione e di sviluppo economici e sociali legati al profitto e al capitale.
La risposta alla crisi ambientale e alimentare che sta mettendo in ginocchio intere comunità risiede nel ritorno alla terra e all’agricoltura tramite un approccio rispettoso e fondato su un’agricoltura di piccola scala (filiera corta, sementi tradizionali, biologico, mercati locali, stili di vita sani).
Esponenti dei continenti africani, latinoamericani e asiatici hanno portato all’attenzione la drammatica situazione delle rispettive comunità locali rurali e urbane che non riescono più a produrre cibo per mangiare ma sono obbligati dalle multinazionali, spesso in accordo con i governi, a produrre cibo destinato a diventare carburante lasciando l’intero profitto nelle mani delle multinazionali. Emerge inoltre, da parte di tali multinazionali una grave violazione dei diritti sindacali e un alto livello di repressione per chi rivendica giustizia e diritti. In questo senso emerge inoltre una forte critica agli accordi di libero commercio ( per ciò che riguarda noi europei gli EPA). Tali esponenti chiedono a noi europei sostegno alle loro lotte, perche le loro sono anche le nostre lotte.
E’ condivisa l’idea che le compensazioni finanziarie destinate ai processi di adattamento climatico per i paesi del Sud che si stanno promuovendo nel contesto del vertice ufficiale vadano rigettate. Ciò di cui si ha bisogno è di un accordo legalmente vincolante che impegni i governi ad abbattere drasticamente le emissioni di CO2 mettendo freno al saccheggio delle risorse naturali,incentivando forme energetiche alternative e abbattendo il fondamentalismo del mercato.
Oltre ai numerosi workshop il Klimaforum09 ha dato vita ad una serie di azioni in giro per la città di Copenhagen culminata nella manifestazione internazionale del 12 dicembre scorso dove hanno partecipato 100.000 persone. Presenti centinaia di organizzazioni provenienti da molti paesi del mondo. Purtroppo alla soddisfazione per questa manifestazione fortemente partecipata si è aggiunta la rabbia per i mille partecipanti arrestati con un’operazione chirurgica da parte della polizia danese. E’ evidente che una parte del comitato organizzatore si è diviso di fronte alle tecniche repressive della polizia danese. Infatti il corteo, nonostante l’arresto di massa, ha continuato imperterrito il suo percorso fino al Bella Center, luogo del vertice ufficiale.
Abbiamo inoltre partecipato come delegazione della Sinistra Europea al ricevimento offerto dalla Red Green Alliance presso la sede del municipio. Nella città di Copenhagen la Red Green Alliance ha infatti l’11%. E’ stata una occasione per raccontare della Federazione della Sinistra ai compagni europei presenti e per farsi aggiornare sulle diverse fasi politiche europee.
Siamo state inoltre contattate da una esponente del Partito Socialista degli USA che sta pensando di convocare per il prossimo 8 marzo una mobilitazione che abbia un filo comune in tutti i paesi del mondo in vista del 100 anniversario di tale data.
Ho seguito inoltre il workshop presso il Klimaforum promosso dalla Red Green Alliance che è stato partecipatissimo e con un pubblico per la stragrande maggioranza molto giovane. Parallelamente si è svolto un’incontro dei verdi a cui hanno partecipato centinaia e centinaia di persone con Marina Silva (futura candidata alla successione di Lula) e José Bové.
Il Bloco di Sinistra portoghese ha parlato dell’esigenza di spostare sul piano prettamente politico la tematica ambientale e di riempire di significato e analisi lo slogan spesso usato dai partiti della sinistra dello "sviluppo sostenibile". La re-distribuzione sociale parte anche e soprattutto dall’ambiente e dall’accesso alle risorse.
Emerge inoltre dai numerosi interventi di esponenti di partiti della sinistra di molti paesi europei che:
La crisi ecologica coinvolge automaticamente una dimensione di classe e di genere a livello nazionale e internazionale e la sinistra ne deve tenere conto.
Esigenza di un accordo legalmente vincolante tra i governi.
Esigenza di soluzioni che provengano dal basso e a sinistra
La Die Linke sottolinea l’esigenza di rompere con un sistema agricolo multinazionale. La giustizia sociale e la giustizia climatica sono due facce della stessa medaglia. Sottolinea l’importanza di arrestare il processo di privatizzazione delle risorse naturali non passando attraverso una nazionalizzazione centralizzata ma bensì attraverso una pubblicizzazione decentrata territorialmente.
Sempre per la Die Linke la sfida per la sinistra nei prossimi anni è quella di fermare il mito del paradigma della crescita.
E’ intervenuto anche il segretario generale del partito comunista del Khazakistan che ha asserito che la crisi climatica è legata al capitalismo, che in Marx si possono trovare le soluzioni e che il ruolo dei giovani e delle nuove generazione è fondamentale.
Era presente con 100 delegati anche il Noveau Partie Anti-Capitaliste francese che è stato accolto con parecchi applausi.
E’ stato asserito inoltre che i fondi che l’UE vuole stanziare per i processi di adattamento climatico ai paesi del sud del mondo dovrebbero invece servire per mettere in rete le comunità europee e africane, asiatiche, latinoamericane.
I socialisti USA propongono di mettere un tetto massimo ai profitti delle multinazionali e puntare al socialismo.
Hanno parlato inoltre esponenti britannici che hanno portato all’attenzione la situazione dei lavoratori della VESTAS in mobilitazione perche licenziati da alcuni mesi presso una fabbrica che si definisce "verde" ma non lo è.
Si è anche accennato all’esigenza di assumere alcune contraddizione interne alla sinistra in quanto le questioni ambientali si contrappongono con alcuni punti cardine della tradizione socialista.
Cosa ha fatto concretamente il PRC a Copenhagen?
Firmato la dichiarazione finale "System Change – not climate change. A People’s Declaration from Klimaforum09"(è scaricabile dal sito www.klimaforum09.org )
Firmato la dichiarazione a sostegno dei lavoratori in lotta della Vestas in Gran Bretagna
Partecipato alla manifestazione del 12 dicembre
Preso e mantenuto contatti con esponenti delle varie reti della società civile e partecipato ai workshop
Richiesto ai compagni della Red Green Alliance di inviarci il piano di azione ecologico approvato all’unanimità su proposta del partito dal Consiglio Comunale di Copenhagen.
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