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Rifondazione in prima linea contro le lobbies
lunedì 23 novembre 2009

Liberazione sabato 21 novembre 2009

Rifondazione in prima linea contro le lobbies

Un altro mostro tra Scilla e Cariddi. Questa volta non si fa riferimento alla mitologia ma a qualcosa di ben più concreto e devastante. Lo Stretto di Messina è storicamente un luogo nel quale la natura è stata sempre guardata con estrema attenzione e con rispetto. I venti spirano violenti, le correnti raggiungono velocità ragguardevoli e danno vita anche a vortici impetuosi. Proprio dalla furia degli elementi nascono infatti le leggende di Cariddi (colei che risucchia) e Scilla (colei che dilania). Ma E’ la natura personificata attraverso miti e leggende, ed è la trasformazione romanzata di avvenimenti del passato, trasmessi di generazione in generazione.
Oggi l’uomo pensa di violare un equilibrio già di per sé fragile piantando piloni, costruendo pilastri, scavando e immettendo acciaio e cemento per dare vita ad una creatura immonda: il ponte sullo Stretto.
Come se non bastassero i problemi di una terra martoriata vuoi per calamità naturali, vuoi per disastri compiuti dall’uomo.
Ricordiamo che siamo in una zona ricca di eventi sismici. Il terremoto di Messina e Reggio del 1908 è considerato uno degli eventi più catastrofici del XX secolo. Si verificò alle 5:21 del 28 dicembre 1908 e in 37 “interminabili” secondi danneggiò gravemente le città di Messina e Reggio Calabria e con lo strascico di un maremoto, l'evento devastò particolarmente la città portuale siciliana causandovi il crollo del 90% degli edifici. Alla fine i morti furono quasi 100mila.
Il ponte verrebbe costruito proprio a cavallo di una faglia e i diversi eventi sismici in questa zona della Sicilia sono tutti legati allo scontro fra le due zolle sismiche, quella dell'Europa, e quella dell'Africa. Il ponte potrebbe quindi essere distrutto proprio dai movimenti delle due zolle, che ancora pochi giorni fa hanno dato vita a scosse sismiche di notevole intensità nelle province di Messina ed Enna.
Ora il governo ha annunciato che il 23 dicembre verrà dato avvio ai cantieri del ponte sullo Stretto. Il primo atto sarà la modifica di un tratto di linea ferrata nei pressi della Stazione ferroviaria di Cannitello - Villa San Giovanni.
Ancora una volta l’esecutivo guidato da Silvio Berlusconi punta agli eventi mediatici e allo sperpero di risorse invece di preoccuparsi delle reali esigenze del Paese.
Ancora una volta l’esecutivo in carica non si preoccupa di calpestare la volontà del Paese, in particolare delle zone interessate dalla costruzione del Ponte, che si oppongono con forza alla realizzazione dell’opera. Ricordiamo la grande manifestazione dell’8 agosto scorso, quando a Messina in migliaia scesero in piazza per rappresentare la voce di movimenti, associazioni, forze politiche, cittadini.
Oggi il governo cerca di portare avanti un’opera devastante per l'ambiente, in un territorio che ha bisogno di tutt’altro in termini di opere, perché le strade sono una trappola, le ferrovie sono rimaste alla rete ottocentesca, con tratti ad unico binario, e tutto è in costante pericolo di frana.
Evidentemente la memoria corta fa parte del bagaglio di questo governo: recentemente, proprio nel messinese, a Giampilieri e a Scaletta Zanclea, forti precipitazioni hanno causato devastazioni e morti che si sarebbero potuti evitare se solo si fosse dato ascolto a chi da anni lancia l’allarme riguardo al rischio idrogeologico. Ed è di questi giorni, di martedì 11 novembre, la notizia che sempre al Sud, a Ischia, una frana ha causato ancora una volta lutti e distruzione.
Nonostante ciò, nonostante le drammatiche vicende degli ultimi mesi, il governo Berlusconi intende apporre la “prima pietra” del ponte sullo Stretto ed evitare di dare risposte alle vere emergenze.
Per questo “evento” è però già pronta una risposta popolare e di massa che fa leva sul protagonismo sociale e sulla capacità di proposte concrete e alternative alle ipotesi del governo. Il prossimo 19 dicembre si terrà infatti a  Villa San Giovanni una manifestazione nazionale, indetta dalla rete No Ponte, a cui Rifondazione comunista aderisce.
Il Prc aderisce perché lo spreco di risorse stanziate per un’opera inutile come il Ponte appare come uno schiaffo ai territori devastati.
Rifondazione comunista aderisce perché quest’opera provocherebbe un devastante impatto sul territorio. Cifre così importanti - un miliardo e trecento milioni di euro solo per avviare i primi passi  - andrebbero convogliate invece sulle vere emergenze e priorità del Paese come il dissesto idrogeologico, la messa in sicurezza degli edifici pubblici ed in particolare di quelli scolastici, la mobilità e la pulizia del mare e delle coste dai veleni occultati dalle organizzazioni criminali. Riteniamo la messa in sicurezza del territorio una delle priorità di questo Paese, la vera grande opera pubblica verso cui indirizzare risorse, competenze, progetti, investimenti.
Ancora oggi il governo invece persevera con la politica del fumo negli occhi, fatta di imprese faraoniche ma che in realtà non producono nulla di utile, se non per le lobbies imprenditoriali.
Per questi motivi il Prc sarà presente il 19 dicembre a Villa S. Giovanni e invita tutti a mobilitarsi per fermare lo scempio.

Maria Campese
Segreteria nazionale Prc
(Resp. Dipartimento Territorio/Ambiente)



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