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di Paolo Ferrero
Oggi saremo in piazza con i lavoratori e le lavoratrici che partecipano alla grande manifestazione indetta dalla Cgil per il lavoro, per il reddito e per richiedere provvedimenti efficaci contro la crisi. Si tratta di una iniziativa importante in quanto il governo sta continuando a produrre provvedimenti antioperai: attacco al contratto nazionale di lavoro, soldi per le banche, soldi per le imprese, scudi fiscali per mafiosi ed evasori , nulla per i lavoratori dipendenti e i pensionati .
Questa manifestazione non deve restare però un fatto isolato: la situazione è gravissima e per rovesciarla è necessario un deciso salto di qualità nella costruzione del conflitto. Non si può semplicemente ripetere la manifestazione del 4 aprile. Per sconfiggere la gestione padronale della crisi non basta difendersi : E’ necessario mettere il lavoro al centro dell’agenda politica e della lotta per la trasformazione sociale. Oggi la gente vive una drammatica centralità del lavoro che è centralità dello sfruttamento e della paura di perdita del posto di lavoro. Vi è una centralità oggettiva e negativa del lavoro a cui fa da contraltare una assoluta invisibilità del lavoro nell’immaginario collettivo e una derubricazione della questione del lavoro a fatto settoriale nella sinistra moderata. Per questo vogliamo costruire oggi in Italia una sinistra che abbia al centro del suo progetto politico la lotta allo sfruttamento e alla mercificazione del lavoro. Per questo stiamo costruendo la Federazione della sinistra di alternativa e la vogliamo costruire come federazione delle lavoratrici e dei lavoratori. Non basta però il piano politico.
E’ necessario proporre un piano per il lavoro e l’ambiente come nodo centrale attorno a cui organizzare e generalizzare il conflitto. In questi mesi siamo saliti su molti tetti e siamo convinti che occorre fare fino in fondo le lotte posto di lavoro per posto di lavoro. Oggi però è maturo un salto di qualità: è necessario coordinare le diverse fabbriche in crisi e costruire comitati contro la crisi in tutti i territori, aggregando anche coloro che hanno perso individualmente il posto di lavoro. Occorre rompere l’isolamento delle singole lotte e degli individui e far diventare il territorio il luogo della ricomposizione della classe. Occorre farlo con decisione e rompendo le divisioni tra fabbriche, categorie, tra Cgil e sindacalismo di base, tra sindacati e partiti disponibili ad impegnarsi. Dobbiamo costruire un grande movimento per il lavoro che non produca solo qualche manifestazione nazionale ma costruisca un movimento politico di massa nel paese. Così come occorre ricostruire una grande battaglia di democrazia sindacale che mentre rivendica il diritto al voto dei lavoratori sui suoi contratti, pratichi la democrazia dal basso.
Proponiamo quindi di costruire una vertenza nazionale per il lavoro e l’ambiente, articolata territorio per territorio a partire dai comitati contro la crisi che rivendichi reddito per occupati e disoccupati, lavoro, politiche industriali e di riconversione ambientale, intervento pubblico in economia. I liberismo ha fatto troppi danni, non basta più lamentarsi: Proponiamo un progetto su cui dare uno sbocco alle lotte di resistenza, per uscire da sinistra dalla crisi. |
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