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ELEZIONI REGIONALI IN ABRUZZO. FERRERO APRE A DI PIETRO
sabato 09 agosto 2008
“Ne discuteremo nel merito del programma”. Che non è quello del Pd


Serena Giannico – Pescara

La sanità in tangenti,
nell'Abruzzo che si prepara al voto postscandalo, fa largo al «dipietrismo» e a termini come «pulizia» e «moralizzazione». E pone l'Italia dei valori in pole position nel centrosinistra che va verso le urne. E' Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione, a dirsi per primo possibilista ad appoggiare «la candidatura di Antonio Di Pietro a presidente della Regione Abruzzo». «Non capisco quale problema potremmo avere - spiega Ferrero - ne discuteremo in merito al programma». Tira il freno invece riguardo ad un'alleanza col Pd: «Se i democratici restano sulla attuale linea politica sarà impossibile trovare un'intesa. Ma...». E pone condizioni: «Non ci dev'essere alcun indagato in lista e i democratici, avendo fallito, non possono presentare il presidente».


Le critiche al partito di Veltroni
si inseriscono in un contesto più ampio. Dice il leader del Prc: «Non esistono le condizioni per governare insieme». Critiche riferite anche alla complicata convivenza durante il governo Prodi: «Su tutti i punti fondamentali, quando il Pd ha dovuto scegliere, non ha scelto la mediazione con Rifondazione ma la mediazione con i poteri forti: il Vaticano, le banche, le assicurazioni e Confindustria». Poi l'affondo pensando a Ottaviano Del Turco (Pd), e alla sua giunta inquisita o sbattuta in galera con l'accusa di aver intascato mazzette per 15 milioni, e la strizzata d'occhio all'ex pm di Montenero di Bisaccia nelle vesti di governatore. «E' il giusto riconoscimento - commenta Alfonso Mascitelli, senatore dell'Idv - alle scelte fatte in questo territorio. Siamo stati critici verso la maggioranza, rifiutando apertamente un metodo di governo deludente e approssimativo, tanto da abbandonare l'esecutivo nel settembre dello scorso anno». Mancava un'incisiva azione di cambiamento - secondo l'Idv - e «a proclami di riforme, come quella degli enti strumentali e dell'abbattimento dei costi della politica, non sono seguite azioni. Non c'è stata concretezza». «Siamo pronti ad un confronto - riprende Mascitelli - con Rifondazione, con i Comunisti italiani e sinistra democratica». E il Pd? «Deve avere il coraggio e la coerenza di cambiare. Basta con l'autoreferenzialismo. Le scelte debbono avvenire su basi di pari dignità, rinnovamento e regole trasparenti e condivise, se puntiamo realmente ad un rilancio del centrosinistra. Altrimenti non vi è obbligo di appartenenza alla coalizione». E basta alle «solite facce nascoste sotto simboli diversi ad ogni legislatura» e al «federalismo delle bustarelle», come ha più volte evidenziato Di Pietro.


Bacchettate al Pd
anche da Marco Gelmini, segretario regionale del Prc Abruzzo, che rincara: «Riteniamo non più rinviabile una riflessione sui metodi di gestione della cosa pubblica da parte dei democratici, ormai al centro di numerosi, pesanti e continui interventi da parte della magistratura. Da quella sul sistema di concussione-corruzione di Montesilvano che ha accompagnato in cella l'allora sindaco, a quella di alcuni mesi fa che ha portato all'arresto del braccio destro del sindaco di Pescara nonché segretario regionale del Pd Luciano D'Alfonso, agli avvisi di garanzia giunti a quest'ultimo. Fino agli avvisi di reato che hanno raggiunto esponenti di punta del gruppo, responsabili della gestione dei servizi idrici: hanno sottovalutato l'inquinamento e i veleni contenuti nell'acqua potabile in provincia di Pescara».


Il Pd le prende
ma rilancia e tira dentro Casini. «Elezioni? E' il momento di aprire un tavolo con i gruppi dell'attuale coalizione - propone Stefania Misticoni, vicesegretario regionale del partito di Veltroni. E' giusto ricominciare dalle aggregazioni esistenti, senza trascurare alcuna possibilità. L'autocritica è partita all'interno del Pd, ma non si possono addossare tutte le responsabilità a un solo partito, né si può trascurare e cancellare quello che di buono è stato fatto. Dobbiamo restituire ai cittadini fiducia nelle istituzioni e, per ciò, lavorare con lealtà. Di Pietro? Parliamone. E parliamo anche di primarie all'interno della coalizione. Inoltre, in considerazione del quadro politico nazionale attuale, consideriamo anche l'idea di coinvolgere l'Udc».

(il manifesto, 8 Agosto 2008) 



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