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Materiali di lavoro PDF Stampa
lunedì 01 dicembre 2008

Materiali di lavoro…

a cura del Cantiere della Conoscenza

(Prc/Se, Pdci, Verdi, Sd aree Conoscenza)

La Sinistra per la Conoscenza

La società contemporanea è segnata da una crescente centralità della conoscenza nei processi

economici e sociali.

La globalizzazione cambia i parametri spazio – temporali dell’organizzazione economica e sociale:

la riduzione delle distanze, i bassi costi di produzione e la trasmissione di informazioni in tempo

reale hanno prodotto una mutazione radicale nei rapporti tra gli stati e l’economia.

La mercificazione della vita, la trasformazione del cittadino in consumatore e la precarizzazione

del lavoro sono le coordinate di questo nuovo tempo.

Se nel capitalismo la conoscenza ha rivestito sempre un ruolo importante, in quanto incorporata

nel lavoro, nelle macchine e nell’organizzazione della società, nell’economia contemporanea il

sapere diventa centrale in quanto immediatamente fattore di produzione e terreno di costruzione di

senso, di immaginario e di consenso.

Nella società del capitalismo cognitivo la domanda sociale di sapere e di formazione ripropone, in

forme anche inedite, la contraddizione fra il carattere sociale della produzione ed il carattere

privato dell’appropriazione.

Tale situazione crea contraddizioni e conflitti: espropria del sapere i soggetti che consentono

l’incremento di conoscenza nella produzione e nella distribuzione e, nel contempo, li precarizza, li

declassa e li svalorizza nelle condizioni di impiego, di remunerazione e di ruolo sociale.

E’ in discussione il rapporto tra sapere e cittadinanza, sapere e sviluppo economico e sociale, tra

sapere e lavoro. Temi che riguardano i nuovi modi della produzione e della riproduzione del

sapere, l’intreccio tra sapere e lavoro nel contesto delle trasformazioni degli apparati produttivi, lo

sviluppo del sapere scientifico e tecnologico, in un quadro di globalizzazione dei mercati e dei

consumi, ma anche di disoccupazione crescente nei Paesi industrializzati.

Le sfide della contemporaneità sono chiare: il controllo della conoscenza, della sua diffusione e

delle sue applicazioni è centrale per un’economia di segno diverso. Perché garantire il diritto alla

cultura e a una formazione qualificata per tutti, elevare la capacità di continuare ad imparare nel

corso della vita, sono questioni decisive anche per la qualità dei sistemi produttivi. Una struttura

economica, che scelga di fondarsi in modo diffuso sul lavoro a basso livello di qualificazionee su

una politica di puro contenimento del costo del lavoro, come sembra essere l’economia del nostro

Paese, anche nelle aree geografiche più forti, rischia di diventare – nello stesso tempo – una realtà

debole e marginale, collocata in posizione subalterna nella divisione internazionale del lavoro. La

scommessa della qualità è proprio in questo nesso, nel raccordo tra sapere, lavoro, innovazione e

ricerca. Dall’esito di queste sfide dipende il senso stesso della democrazia, la possibilità o meno di

costruire una società alternativa. Anche di fronte alle drammatiche emergenze ambientali e ai

cambiamenti climatici.

L’appropriazione e la condivisione della conoscenza, a partire dalla possibilità di accesso al

sapere da parte di tutte e tutti, indipendentemente dalla collocazione sociale, è la condizione per

consentire un processo di trasformazione della società. Perché di fronte all’innovazione, ai

cambiamenti in atto o la formazione, la conquista dei livelli di più alta alfabetizzazione, diventa

leva per ridurre le disuguaglianze, punto chiave per la definizione di nuove soglie di cittadinanza, o

finirà col diventare il terreno di nuove e più profonde forme di esclusione sociale. Per altro verso i

processi di globalizzazione in corso ripropongono il problema del controllo democratico del sapere

e della sua diffusione.

Occorre, pertanto, contrastare ogni forma di privatizzazione della conoscenza, sottraendola al

mercato e considerando il sapere uno di quei beni comuni che non possono essere alienati, diritti

universali e beni fondamentali per costruire liberazione, uguaglianza e valorizzazione delle

differenze.

Siamo consapevoli della portata e della complessità della sfida per la trasformazione

dell’economia della conoscenza in società della conoscenza, in cui la libera e massima possibilità

di espressione personale possa costruire un tessuto di relazioni contrassegnato dalla pace, dal

rispetto e dalla valorizzazione delle differenze, dalla riappropriazione del tempo e degli spazi di

vita, dal controllo sociale sulla scienza e sui processi produttivi e riproduttivi.

Proprio per raccogliere questa sfida, pensiamo che sia indispensabile la costruzione di

un’aggregazione di “sinistra” forte ed in grado di attrarre soggettività oggi disgregate e

subalterne alla società dei consumi; un’aggregazione autorevole nella critica al neoliberismo,

come modello dominante dell’attuale fase del capitalismo.

Per creare senso comune su questi temi è necessario produrre un apparato simbolico che sappia

parlare a tutte quelle soggettività, individuali e collettive, che in questi anni, a vario titolo, hanno

maturato una resistenza ed una critica al neoliberismo.

Nell’ambito della costruzione del soggetto unitario e plurale della sinistra, si tratta di dar vita ad

uno spazio di relazione e di confronto sulla Conoscenza (tema che la sinistra deve eleggere a

propria priorità) tra quanti, soggetti organizzati od individuali, intendono avviare un percorso,

capace di innovare le forme della politica, di proporre un’alternativa alle politiche liberiste e di

ripensare al futuro come prospettiva di liberazione ed uguaglianza nella diversità per tutte e tutti.

Nell’immediato i soggetti che si riconoscono nella Sinistra per la Conoscenza si impegnano a

costruire politiche unitarie, a partire dagli obiettivi descritti nelle schede allegate

 
 

RICERCA PDF Stampa
lunedì 01 dicembre 2008

Ricerca

Se la conoscenza è un bene comune, fattore determinate e indispensabile allo sviluppo umano,

civile, sociale ed economico, precondizione dell’esercizio attivo dei diritti di cittadinanza e della

stessa democrazia, la ricerca, in quanto attività sistematica intrapresa per incrementare

consapevolmente l’insieme delle conoscenze in tutti i campi (comprese la conoscenza dell’uomo, la

cultura, la società) deve essere considerata anch’essa un bene comune, il cui indirizzo richiede una

responsabilità collettiva in grado di garantire che i risultati vadano a beneficio dell’intera società.

La produzione della conoscenza è frutto dell’ingegno e del lavoro sistematico di singoli e gruppi,

seriamente organizzati e confortati da spazi di autonomia ampi ed adeguati. Tanto le modalità di

realizzazione di questa nuova conoscenza, fuori dagli schemi organizzativi della classica azienda,

quanto la natura della conoscenza stessa, spendibile sull’intero spettro di utilità delle società

umane, caratterizzano questo bene come non direttamente indirizzabile ai soli fini economici.

L’Italia è uno dei paesi OCSE con la minore incidenza percentuale della spesa in ricerca rispetto

al PIL: 1,10% nel 2004 rispetto al 1,95% dell’UE, 2,59% negli USA e 3,15% in Giappone. La

situazione è ancora peggiore dal punto di vista del numero dei ricercatori: in Italia su 1.000

lavoratori si hanno 2,8 ricercatori, in Europa in media sono 5,2, negli USA 8,1 e in Giappone 8,9.

L’Italia è caratterizzata anche dal fatto che la maggioranza degli investimenti viene fatta dal

settore pubblico.

Nonostante i fondi e le risorse dedicati alla ricerca nel nostro Paese siano stati decisamente

inferiori al resto dei paesi più sviluppati, il livello e la qualità dei risultati non sono stati inferiori.

Alcuni Enti di ricerca italiani hanno mantenuto una buona tradizione e hanno svolto un ruolo

importante nel processo scientifico e tecnologico del paese. Ma nell’ultimo decennio essi hanno

subito un forte degrado e una violenta limitazione dell’autonomia che, in taluni casi, ha portato a

una vera e propria paralisi. Il caso più eclatante è quello del CNR che ha subito in sequenza due

pesanti processi di ristrutturazione e riorganizzazione e l’imposizione di dirigenti calati dall’alto.

Da citare anche il caso dell’Enea dove negli ultimi 15 anni il Presidente, il CdA sono stati

determinati da una cinica lottizzazione e da un inflessibile spoil system.

Il degrado ha portato a una fuga di cervelli anche dagli EPR e a un impoverimento scientifico del

Paese. Le risorse dedicate alla ricerca pubblica già di per sé poco consistenti rispetto alle

necessità del Paese, sono state ridotte. Blocchi delle assunzioni e scarsi finanziamenti ordinari

hanno condotto gli Enti ad affidarsi ad altre fonti occasionali e incerte con la conseguenza di un

invecchiamento del personale di ruolo e l’utilizzo massiccio di forme di lavoro precario e atipico. A

fronte di soli 19 mila lavoratori di ruolo oggi sono oltre 18 mila i lavoratori precari (5000

ricercatori a contratto, 5000 borsisti e collaboratori, 8000 tecnici ed amministrativi). La massiccia

precarizzazione del personale, che risulta ovviamente più ricattabile, ha avuto anche conseguenze

sui risultati stessi della ricerca che risulta meno autonoma e meno libera.

E’ necessario quindi investire sulla stabilizzazione e il reclutamento di giovani ricercatori e

tecnici, incrementando da subito di almeno 20.000 unità l’attuale dotazione di ruolo, fra le più

basse d’Europa per fronteggiare i pensionamenti attesi e prevedendo a breve una ripresa stabile e

programmata del reclutamento a regime.

E’ necessario anche un consistente rifinanziamento sia dei bilanci ordinari degli Enti, sia di quei

canali che sostengono direttamente la ricerca di base e quella applicata, il cui sviluppo è stato

fortemente compromesso e che va altrettanto fortemente rilanciato. Deve essere garantita la

continuità nel tempo dell’investimento, perché nessun programma o progetto di una qualche

serietà può essere predisposto su base annuale.

Si deve altresì riuscire a sradicare la burocrazia, la gerarchia, le sacche di parassitismo talvolta

ancora presenti in certi enti, fattori che alimentano l’inefficienza. Gli EPR, per i quali è

necessario individuare una chiara missione scientifica, devono essere più responsabili nella

gestione delle risorse loro affidate dalla collettività, operando con maggiore affidabilità e

capacità di programmazione pluriennale, valorizzando il ricco patrimonio di competenze e

dedizione del personale.

La politica deve indirizzare e definire gli obiettivi principali di ricerca a cui la società non può

rinunciare e attivare un sistema di valutazione esterno, tanto alla politica che agli Enti, tale da

individuare eventuali problemi a cui fare fronte con manovre di re-indirizzamento degli Enti

medesimi. Gli Enti devono operare in piena autonomia statutaria, rispondendo agli indirizzi

generali strategici indicati dal Governo, sostanzialmente attraverso il Piano Nazionale della

Ricerca, e soggetti alle valutazioni di esperti terzi. Gli unici requisiti a cui i membri degli organi

dirigenti degli enti devono sottostare sono il massimo e dimostrabile valore scientifico e le

riconosciute capacità manageriali. Gli statuti autonomi devono riconoscere la piena

partecipazione del personale nei vari organismi interni. E’ anche indispensabile l’individuazione

(ex-novo o riformando quelle esistenti) di adeguate istituzioni e procedure, nelle quali sia

coinvolta in modo adeguato la comunità scientifica, per definire in modo chiaro gli obiettivi della

politica per la ricerca, dando così risposta alla domanda sociale di maggior trasparenza e

democrazia nelle scelte strategiche in questo settore; a questo scopo, sembra importante

realizzare un coordinamento più esplicito tra i vari Ministeri che vigilano (con criteri e norme

spesso inspiegabilmente diversi) i vari EPR e tra questi e le numerose politiche (e corrispondenti

istituzioni) che interagiscono con la politica per la ricerca - tra le altre, industriali, della

concorrenza, dello sviluppo delle aree depresse, dell’istruzione, della formazione, di riequilibrio

finanziario, sociali e ambientali.

La partecipazione del personale alle scelte degli enti non è un optional al quale si possa

rinunciare senza danneggiare la qualità stessa della produzione scientifica degli Enti. Bisogna

infatti ribadire che la libertà di ricerca non è una prerogativa dei ricercatori, ma è un diritto dei

cittadini. perché è la società che ha diritto a una ricerca libera.

Alle cosiddette riforme della destra non ci opponiamo quindi in nome di un sistema vecchio -

indifendibile e, comunque, già morto - ma in nome di una nuova ipotesi di rapporto fra scienza e

lavoro, ovvero in nome di un'idea di ricerca che assuma come riferimento il lavoro, non nella sua

versione atrofizzata di fattore della produzione capitalistica, ma nella sua più profonda realtà di

grande forza mediatrice fra uomo e natura. Autonomia e forme di autogoverno delle comunità

scientifiche non devono perciò significare autoreferenzialità dalla quale possono derivare quei

meccanismi inefficaci e parassitari che tipicamente caratterizzano le comunità chiuse non soggette

a verifica e controllo.

L’introduzione della valutazione come metodo di continua verifica e al tempo stesso di “guida”

per chi opera nel mondo della ricerca è un fattore determinante che va rafforzato e adattato di

volta in volta all’evoluzione dell’intero sistema. La valutazione è un metodo che permette di

indagare ad ampio spettro e di adeguare strumenti e politiche alle esigenze più variegate. In

questo senso se è vero che la ricerca dell’eccellenza è uno degli obiettivi prioritari della

valutazione, vanno allo stesso tempo analizzati obiettivi che possono portare ad interessanti e del

tutto innovativi e inattesi avanzamenti in ambiti considerati, a quel dato tempo e con quella data

cultura e contesto, del tutto marginali.

In questo senso il ruolo fondamentale di un “finanziamento ordinario” di livello adeguato sembra

essere una chiave di volta essenziale. Così come la continua spinta ad una reale cooperazione e

collaborazione nazionale ed internazionale rappresenta un fattore di straordinaria valenza per

l’evoluzione del sistema della ricerca.

Ne consegue che, per quanto riguarda la ricerca “di base”, il sistema più efficace di

finanziamento è quello di riportare i fondi di ricerca a un livello che permetta a tutti, da soli o in

gruppi formati liberamente, di poterla svolgere, fissandosi liberamente tempi, organizzazione e

obiettivi, lasciandone poi la valutazione alla “peer review” a posteriori. Per i “grandi progetti di

ricerca” (sia di base che applicata) una volta che siano state fissate (politicamente) le tematiche,

bisogna garantire che i programmi selezionati abbiano risorse adeguate e consentano di

accedervi a tutta la comunità del settore per evitare che il concentrare le risorse in pochi

programmi lasci chi non riesce a entrarvi nell’impossibilità di lavorare e spinga quindi chi li

valuta ad approvare solo progetti di persone e gruppi “amici”. Va anche costruita, per quanto

riguarda i progetti di ricerca applicata, una alleanza tra ricercatori/tecnici e cittadini/lavoratori.

E’ infine necessario definire uno “Statuto della ricerca” ed un adeguato status giuridico per i

ricercatori che ne valorizzi l'effettiva attività scientifica e/o tecnologica e una politica di

assunzioni a tempo indeterminato di giovani ricercatori, invertendo anche in questi Enti la

tendenza alla precarizzazione del lavoro, che garantisca la costituzionale libertà della ricerca ma

anche che indichi e delimiti, anche e soprattutto a livello dell’attività individuale, le condizioni

dell’autonomia di ricerca applicata, dell’attività di programmazione e della partecipazione dei

ricercatori a essa nelle singole realtà.

 
 

Report del gruppo di lavoro sulla conoscenza PDF Stampa
lunedì 01 dicembre 2008

 

Report del gruppo di lavoro sulla conoscenza

8 dicembre 2007

 

 

 

Il gruppo di lavoro sulla conoscenza ha ricevuto il contributo di 30 interventi, un numero cospicuo e rappresentativo dei vari settori del lavoro intellettuale che vi hanno fatto riferimento; altre decine d’iscritti/e a parlare non sono potuti intervenire per limiti di tempo.

 

La discussione è stata attraversata da una grande ricchezza di tematiche, di approfondimenti, di problemi, che meritano, come è stato richiesto da molti/e, appuntamenti successivi indispensabili quanto non facili da organizzare, stante la complessità che ha caratterizzato il dibattito.

 

Enucleando le questioni centrali, emerse da alcuni interventi, appare di grande rilevanza la riflessione proposta da Marcello Cini sulla contraddittorietà del capitalismo, nell’attuale fase della globalizzazione. Secondo questo intervento, condiviso da molti altri, vi è una diffusione della conoscenza senza precedenti e contemporaneamente un tentativo da parte del mercato di appropriarsene e limitarne l’accesso.

 

La conoscenza, tuttavia, proprio con la sua crescita e la sua diffusione, crea le condizioni anche per il superamento del capitalismo. Infatti, l’appropriazione e la condivisione, a partire dalla possibilità di accesso al sapere da parte di tutte e di tutti, indipendentemente dalla collocazione sociale, è la condizione per consentire un processo di trasformazione della società. La sinistra perciò deve cercare d’inserirsi nelle contraddizioni di questa fase del capitalismo, alimentando la crescita  “dal basso” della conoscenza, in contrapposizione a ciò che viene calato “dall’alto”, funzionale solo alle logiche di mercato.

 

La sinistra deve compiere un’autocritica rispetto alla sottovalutazione, perpetuata da anni ormai, nei confronti del ruolo centrale che la conoscenza assume sempre più nel capitalismo della globalizzazione, sia per ciò che viene incorporato nei processi produttivi, sia per ciò che la conoscenza produce direttamente nei così detti beni immateriali.

 

La conoscenza, alla luce di quanto si è discusso nel nostro gruppo di lavoro, appare decisiva per la trasformazione.

 

In alcuni interventi è stato posto il problema del controllo sociale sulla conoscenza, che sembra credibile però solo se questo significa oggi, soprattutto controllo sociale sulla scienza e sulle questioni ambientali. Altra questione emersa nella discussione è quella relativa alla comunicazione e alle nuove tecnologie che stanno modificando la forma delle relazioni umane e del lavoro. Da questo punto di vista emerge con forza la necessità di diffondere un approccio critico alle nuove tecnologie, l’urgenza di contrastarne i processi di mercificazione e di valorizzarne le grandi potenzialità.

Il successo del nostro gruppo di lavoro, per quanto riguarda la partecipazione e la ricchezza dei contributi offerti da molti/e compagni/e, che hanno toccato innumerevoli aspetti del ruolo della conoscenza nella società della globalizzazione, ne può far emergere la crescente rilevanza e ci può far sperare che la sinistra, unita e plurale, assuma davvero questo tema, come centrale nella sua strategia di superamento dell’attuale modello sociale.

 

Certamente abbiamo il problema d’individuare le questioni che uniscono oggi la sinistra e di superare, confrontandosi, quelle che invece tendono a dividerla. A questo proposito anche sul “diritto d’autore” è improrogabile la necessità di fare chiarezza, perché si tratta di una questione che va ricondotta al tema dei diritti sul lavoro, a quello sulla precarietà che investe, in molti settori del lavoro sulla conoscenza, anche periodi lunghissimi della vita di chi vi è coinvolto, se non di tutta.

 

Nei settori che operano nel campo della conoscenza, dalla scuola alla produzione di opere teatrali, cinematografiche, musicali e letterarie, dalla ricerca all’università e ai beni culturali, vi è gran parte del lavoro che è invisibile e precario, rimane per sua natura sommerso, non quantificabile e non riconoscibile. Per questo uno degli obiettivi comuni a tutti i settori del lavoro sulla conoscenza è quello della sua riconoscibilità, della sua valorizzazione sociale.

 

Per dare un senso al nostro incontro ed alla creazione di una sinistra unita e plurale per la conoscenza, è indispensabile individuare delle campagne, che oltre al lavoro di approfondimento e di ricerca avviato con questo incontro, diano il senso di un lavoro politico comune immediato, soggetto a verifica e rivolto a creare reti e fili di relazioni orizzontali e verticali, nel segno dell’innovazione politica.

 

Possiamo proporre come campagne, emerse come priorità dal nostro dibattito, nelle quali impegnarci sia sul terreno di ricerca teorica, sia nell’agire politico immediato: la conoscenza come bene comune e dunque  la lotta a tutte le forme di privatizzazione, che avanzano sotto forme più o meno esplicite, dalle fondazioni alla cessione da parte dello Stato di sue prerogative anche legate ai diritti sanciti dalla Costituzione repubblicana; la laicità, proposta come nuovo umanesimo da M. Cini, nella sua relazione introduttiva; il ruolo della conoscenza nell’economia della globalizzazione, l’educazione ambientale, come sfida di tutti i settori della conoscenza per un’alternativa di società. 

 

Il gruppo di lavoro che ha preparato l’incontro dell’8 dicembre si fa carico della prosecuzione dei prossimi appuntamenti, sia per l’approfondimento dei temi emersi in questo incontro sia per l’avvio delle campagne individuate come prioritarie.

 

 

 
 

Istruzione PDF Stampa
lunedì 01 dicembre 2008

Istruzione

Il rilancio della scuola è un’urgenza non più rinviabile. La Sinistra per la Conoscenza identifica

nei seguenti punti un terreno di comune indagine ed azione:

Difesa della laicità della scuola pubblica;

sistema di istruzione;

Elevamento dell’obbligo scolastico a 18 anni da assolversi nell’ambito del

2007) di immissioni in ruolo dei lavoratori precari (insegnanti ed ata) della

scuola;

Piano aggiuntivo (oltre alla triennalità già programmata con la Finanziaria

Abrogazione della previsione di aumento dello 0.4 nel rapporto alunni/classe;

per classe in presenza di un solo alunno diversamente abile;

Rispetto del tetto massimo di 25 alunni per classe senza deroghe e di 20 alunni

esigibile il diritto di attivare un percorso di sostegno alla classe ogniqualvolta

se ne ravviserà la necessità;

Definizione delle norme per l’integrazione scolastica in modo da rendere

ordinaria;

Previsione di mediatori culturali e linguistici a supporto dell’attività didattica

Istituzioni scolastiche;

Piano straordinario di finanziamenti per il ripianamento dei debiti delle

funzionamento ordinario;

Aumento delle somme accreditate alle scuole per le supplenze e per il

Piano straordinario per l’edilizia scolastica;

2 insegnanti;

Potenziamento del tempo pieno come modello scolastico a 40 ore settimanali e

ripensamento del curricolo 3/16 anni

Definizione del biennio unitario e riforma della scuola media inferiore;

partecipazione;

Riforma degli organi collegiali nella direzione di un allargamento della

docenti;

Valorizzazione della funzione e del ruolo culturale, sociale e professionale dei

reclutamento pubblico ;

Nuovo sistema di formazione e formazione in servizio dei docenti collegato a

alfabetizzazione funzionale rivolti a tutti;

Promozione dell’educazione degli adulti in modo da favorire percorsi di

dall’opposizione alla creazione di fondazioni per la gestione di segmenti

educativi.

Contrasto di ogni forma di privatizzazione dell’offerta formativa, a partire

partire, di fronte al forte sviluppo dell’immigrazione, dal tema della pacifica

convivenza tra le persone e i popoli, e dal rapporto con il mondo del lavoro e

delle professioni, con i cambiamenti continui e profondi delle culture e dei

saperi professionali .

Riflessione sul sapere della scuola, sul suo asse culturale, in primo luogo a
 
 

DPCM 5.12.'07 - 18.12.'07 TAVOLA CONFRONTI PDF Stampa
lunedì 01 dicembre 2008

Schema di Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri relativo al “Regolamento recante linee guida per la riorganizzazione del sistema di istruzione e formazione tecnica superiore e la costituzione degli Istituti tecnici superiori”

 

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APPRENDIMENTO PERMANENTE PDF Stampa
lunedì 01 dicembre 2008

 

IL DISEGNO TREMONTI/GELMINI/APREA

LE  PROPOSTE DEL PRC

 

Taglio di 8miliardi di euro al sistema di istruzione statale.

Finanziamenti in più alle scuole private e private convenzionate.

Taglio di 140mila posti di lavoro tra docenti ed ata (non si toccano le/gli insegnanti di religione).

Si riduce il tempo scuola dall’infanzia alle superiori.

Si eliminano di fatto tempo pieno e tempo prolungato.

Ritorna il maestro unico.

Si riducono le/gli insegnanti, si aumenta il numero di alunne/i per classe.

Si taglia il sostegno all’handicap.

Si eliminano le/gli insegnanti specialiste/i in lingua inglese.

Si istituiscono classi differenziali per bambini stranieri.

Le scuole vengono trasformate in fondazioni di diritto privato.

I consigli di Istituto si trasformano in consigli di amministrazione

con dentro i privati.

I concorsi pubblici lasciano il posto alle chiamate dirette da parte

dei dirigenti scolastici.

Saranno concessi aumenti solo alle/agli insegnanti “più brave/i”.

Fine del contratto nazionale e determinazione per legge degli orari di lavoro e dei diritti sindacali.

Introduzione del voto in condotta.

Ritorno alla valutazione in decimi.

Le scuole superiori si completeranno in 4 anni (l’ultimo sarà “ballerino”).

Si eliminano indirizzi e si accorpano classi di insegnamento.

Si riduce il personale di laboratorio.

Si rende opzionale il latino allo scientifico per far posto ad una seconda lingua straniera.

Si sovverte lo statuto delle studentesse e degli studenti.

Si mortifica l’obbligo scolastico (oggi a 16 anni) dando la possibilità di espletarlo anche nei percorsi triennali di istruzione e formazione professionale introdotti con la legga 53 della Moratti.

Si chiudono circa 4mila tra plessi ed istituzioni scolastiche.

Si regionalizza, con la legge sul federalismo, il sistema nazionale di istruzione.

 

Investire in istruzione almeno il 6% del Pil.

Difesa della laicità della scuola pubblica.

Immissioni in ruolo, su tutti i posti vacanti e disponibili, dei lavoratori precari (insegnanti ed ata) della scuola;

Potenziamento del tempo pieno, come modello scolastico a 40 ore settimanali e 2 insegnanti, e del tempo prolungato.

Abrogazione della previsione di aumento dello 0.4 nel rapporto alunni/docente.

Rispetto del tetto massimo di 25 alunni per classe senza deroghe e di 20 alunni per classe in presenza di un solo alunno portatore di handicap.

Definizione delle norme per l’integrazione scolastica in modo da rendere

esigibile il diritto di attivare un percorso di sostegno alla classe ogni qualvolta

se ne ravvisi la necessità.

Previsione di mediatori culturali e linguistici a supporto dell’attività didattica ordinaria.

Definizione del biennio unitario e riforma della scuola media inferiore.

Ripensamento del curricolo 3/16 anni.

Innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni da assolversi nell’ambito del

sistema di istruzione.

Mantenimento della valutazione formativa come importante momento di crescita nel rapporto insegnamento/apprendimento.

Valorizzazione della funzione e del ruolo culturale, sociale e professionale dei docenti.

Nuovo sistema di formazione iniziale e formazione in servizio dei docenti collegato a reclutamento pubblico.

Contrasto di ogni forma di privatizzazione dell’offerta formativa, a partire

dall’opposizione alla creazione di fondazioni per la gestione di segmenti educativi.

Riforma degli organi collegiali nella direzione di un allargamento della partecipazione.

Promozione dell’educazione degli adulti in modo da favorire percorsi di

alfabetizzazione funzionale rivolti a tutte/i.

Piano straordinario per l’edilizia scolastica.

Gratuità totale dei libri di testo fino all’espletamento dell’obbligo.

Possibilità per gli studenti di avere spazi auto/organizzati nelle scuole da utilizzare per momenti di confronto, orientamento, accoglienza, auto/formazione.

 

 

 
 

Attivo nazionale 12 ottobre 2008 PDF Stampa
lunedì 01 dicembre 2008

Attivo nazionale 12 ottobre 2008

 

Una sala Libertini (compresa la sala piccola) stracolma per l’attivo nazionale scuola, università e ricerca del 12 ottobre scorso. Nutrita la presenza di giovani. Una grande voglia di esserci e di intervenire per ribadire lo sdegno nei confronti della Restaurazione della scuola, dei tagli al personale, anche della ricerca, della crescente mobilitazione nelle università e nei territori, della necessità che il partito continui a mettere al centro della sua proposta politica i temi della Conoscenza. Continui, appunto; poiché dopo anni in cui, nonostante gli sforzi fatti dai dipartimenti competenti in materia, non si è quasi mai dato peso specifico a quanto si produceva sia sul piano dell’elaborazione di proposte culturali e politiche che sul terreno delle mobilitazioni, finalmente è cambiato il passo e si è capito che sono temi che il partito, nella sua totalità, non può non assumere.

Il clima è buono, l’entusiasmo tanto anche se non mancano, tra gli interventi, pochissimi per la verità, accenti polemici.

“Dopo il grande successo della manifestazione di ieri – apre la compagna Loredana Fraleone, responsabile nazionale del dipartimento  Politiche per la Conoscenza – siamo sicuramente più carichi anche se quello che ci aspetta non è sicuramente un bel periodo. Ieri il mondo della scuola, dell’università e della ricerca era presente e ben visibile in piazza. Siamo un collettivo solido, abituato da anni a lavorare insieme. L’analisi della situazione è chiara. Siamo in un periodo fortemente regressivo del paese, soprattutto dal punto vista culturale. Il nostro mondo, quello che si occupa della formazione, ha un’importanza strategica nel far sì che si reagisca con forza al tentativo egemonico della destra. La nostra diversità, caratterizzata soprattutto dal marcato rispetto del dettato Costituzionale, deve continuare ad essere ben visibile. Uno dei  problemi principali che abbiamo di fronte, da oggi in avanti, è la tenuta di questo grande movimento che si sta sviluppando in tutta Italia di cui noi siamo carne viva. Non dobbiamo solo difenderci e/o difendere l’esistente. Dobbiamo continuare a rilanciare contenuti per una vera riforma che estenda il diritto allo studio ed informare correttamente la gente su quello che realmente sta per accadere nelle scuole, nelle università, negli enti di ricerca. Investire molte delle nostre energie, come già stiamo facendo peraltro, in contro informazione partendo dall’inchiesta territorio per territorio recuperando dati reali, veri. Siamo di fronte ad un governo che sembra essere impermeabile. Dobbiamo attrezzarci ad una battaglia su tempi lunghi. Il partito nel suo intero ha finalmente preso coscienza che le tematiche della Conoscenza sono centrali. Non investire in conoscenza è una contraddizione forte anche all’interno del capitalismo. Abbiamo necessità di entrare nelle scuole e nelle università; abbiamo a disposizione uno strumento, nostro, As.S.U.R. (Associazione Scuola Università e Ricerca) dobbiamo utilizzarlo tutte/i in ogni luogo in cui siamo presenti. Possiamo richiedere spazi, altrimenti negati ai partiti, per organizzare assemblee e dibattiti pubblici e non dobbiamo sicuramente nascondere che è un’associazione del Prc. Un po’ come lo è, semplificando, il Cesp per i Cobas o Proteo per la Flc-Cgil. Altra cosa che mi preme sottolineare è la costituzione di un coordinamento con gli altri partiti della sinistra e con tutti i soggetti sociali, organizzati e non che hanno a cuore il destino della scuola pubblica statale.”

La prima compagna ad intervenire è Claudia Rancati di Vicenza che sottolinea la grande responsabilità che abbiamo dopo la manifestazione dell’11 ottobre. “La manifestazione ci ha detto che il partito è vivo anche se non ancora in perfetta salute. C’è un contesto che ci da la possibilità di rimettere insieme le istanze delle classi sociali che fanno riferimento a noi. Durante il governo Prodi è stato difficile a Vicenza dirsi di Rifondazione. Oggi ripartiamo con forza.” Venendo alla scuola. “Due scioperi in un mese per chi guadagna 1.200 euro sono un po’ troppi. Uno sarebbe stato meglio. Rifondazione deve continuare ad essere nei movimenti che continuano a nascere ed aiutarli ad auto organizzarsi. C’è bisogno di un nuovo ‘68”. “Dopo circa 40 anni a Pisa si è riempita la piazza di studenti e lavoratori” – comincia così l’intervento di Massimo De Santis di Livorno -  “Nella mia città abbiamo dato vita ad un coordinamento unitario a cui la Flc-Cgil non ha però aderito. Avevano aderito inizialmente anche alcune associazioni cattoliche ma sono state stoppate da un intervento del vescovo. E’ necessario, presto, uno sciopero generale nazionale di tutte le categorie. Mi piacerebbe approfondire la questione della relazione capitalismo/conoscenza”. “Anche quella di Venezia è stata una grande manifestazione per la qualità della scuola” – dice Angelo Zaccaria di Venezia – “Io sarò a Roma anche il 17 e ritengo che lo sciopero indetto dai Confederali per il 30 di ottobre è fatto per depotenziare quello del 17 dei sindacati di base. Credo comunque che entrambi devono riuscire. Noi di Rifondazione Comunista siamo movimento, che è cosa diversa dall’essere nel movimento, e dobbiamo continuare su questa strada”. Luigi Saragnese di Torino fa un’analisi complessiva del quadro politico e del contesto. “Viviamo una situazione economica vicina al crollo. La scuola, l’università e la ricerca sono penalizzate fortemente ed i tagli previsti saranno utili a sanare una parte consistente del deficit. E’ importante la tenuta del movimento. E’ importante quindi darsi degli obiettivi come ad esempio, in preparazione del nuovo anno scolastico, il momento delle iscrizioni a gennaio e gli organici. Insegnanti e genitori devono essere pronti ad intervenire su questi due importanti momenti molto vicini. Dobbiamo anche costruire, mentre ci mobilitiamo, un’idea di scuola alternativa a quella delle destre e al partito democratico. Una proposta: lanciare un convegno nazionale che parli alla pedagogia democratica del nostro paese. Nei territori ogni circolo deve sforzarsi di essere presente nei coordinamenti a tutti i livelli costituiti. Importante il ruolo che possono giocare gli enti locali”. Anna Fedeli di Roma, introduce il suo intervento mettendo in rilievo l’importanza del lavoro svolto anche in questa fase dal Dipartimento Nazionale “Che ha ininterrottamente prodotto materiale informativo, comunicati stampa con posizioni nette, intervento diretto e partecipazione nei presidi e nelle mobilitazioni che ci sono state in tutta Italia agosto compreso. Faccio riunioni dappertutto e vedo diffusa la voglia di partecipare. Dobbiamo continuare a stare a fianco dei genitori, dei lavoratori e degli studenti. I genitori vanno orientati, a proposito delle proposte di Saragnese, a scegliere il tempo pieno.” Conclude asserendo che “Il progetto di scuola, e di società, del PD è uguale a quello della destra”. Mimmo Ragozzino dei Giovani Comunisti nazionali ricorda l’inopportunità dello strumento legislativo usato dalla Gelmini, il Decreto Legge, “Poiché la scuola non è sicuramente attraversata da una emergenza”. “Il tentativo rimane quello di privatizzare totalmente il mondo della Conoscenza”. “La sinistra è stata troppo subalterna al PD, deve ora costruire un fronte ampio per un progetto alternativo di società quindi, di scuola, università e ricerca”. “Le scuole superiori ancora non si muovono” – dice Sandra Bertotto di Venezia – “C’è bisogno di una informazione più capillare. Uno dei dati positivi da prendere in considerazione è l’unità fra i precari che si va via via realizzandosi. La scuola Media rimane il vero buco nero della scuola italiana”. Orazio Sturniolo di Bologna evidenzia i problemi con il Partito Democratico e propone, tra le altre cose, ordini del giorno negli enti locali. “A Roma stiamo facendo un grande lavoro per la riorganizzazione della nostra presenza territoriale” esordisce Danilo Borrelli dei Giovani Comunisti di Roma. “Siamo presenti in tutte le iniziative (sciopero degli Unicobas, manifestazione dell’Uds) e ne abbiamo promosse diverse e tutte riuscitissime. Siamo movimento ma anche partito. Insieme ad altre organizzazioni stiamo pensando a forme di occupazione creativa nelle scuole superiori di Roma ma facciamo anche volantinaggio davanti alle università, alle scuole, ai mercati, davanti alle metropolitane, davanti al ministero della pubblica istruzione quando ci sono iniziative come quella dei ricercatori precari di qualche giorno fa e così via. Sentiamo la necessità di una maggiore formazione politica e per noi è stato, ed è, molto importante metterci in relazione con i lavoratori della scuola. Fondamentale è la comunicazione, lo scambio di informazioni tra di noi, e non solo, delle iniziative che si costruiscono”. Gabriele di Udine, suggerisce di “Promuovere incontri nelle federazioni fra i lavoratori del mondo della scuola, dell’università e della ricerca per costruire un percorso comune, essere meglio informati tutti/e su quello che accade e come partecipare alle assemblee esterne al partito, specie quelle sindacali che si tengono nei luoghi di lavoro”. Marina Boscaino di Roma, suggerisce di “Cogliere l’occasione dell’orientamento in entrata per informare bene i genitori su quello che sta accadendo”. “Cos’è la scuola oggi è la domanda sulla quale il movimento deve discutere in profondità mentre si mobilita” – dice Giovanna Capelli di Milano – “Io credo sia ancora un “luogo” ben definito e non un “non luogo” come qualcuno ancora asserisce. Il movimento deve essere il più possibile unitario e capillare. A Milano è difficile il rapporto con i coordinamenti dei precari. Una cosa che è rimasta ferma ma che è ancora valida come base di discussione è la legge di iniziativa popolare che stata depositata alla camera dei deputati durante il governo Prodi. In merito alla Gelmini, non so se si potrebbe arrivare a proporre un referendum abrogativo”. “La scuola è comunque migliore della società che le sta intorno” – comincia così Corrado Bares di Verona. “In merito a quel che accade non è vero che tutti ne sono a conoscenza. Non sono per altro convinto che questo governo sia completamente impermeabile, come qualcuno sembra pensare. Guardate è il nord che pagherà i prezzo più alto di queste disposizioni. E non so quanto gli elettori della Lega, soprattutto, staranno fermi. Credo che il Partito debba adottare la scuola; ogni circolo dovrebbe adottare una o due scuole nel proprio territorio e curarle. Non sarei contrario ad un referendum su 2/3 punti chiave che scardini la Restaurazione della scuola in atto”. “Legame strettissimo con il movimento e lavoro sulle scadenze più vicine” le proposte di Adolfo di Torino dopo aver illustrato lo stato dell’arte nella sua città. Diana Cesarin di Roma comincia il suo intervento dicendosi d’accordo sulla proposta di organizzare un convegno e di approfondire le diverse tematiche che sono venute fuori dagli interventi che la hanno preceduta. Mette l’accento sul fatto che “Si vuole riportare la scuola ad una pedagogia autoritaria e ad una didattica trasmissiva”. “Questa riforma è un attacco violento alla condizione femminile”. Luca Gangemi di Catania evidenzia quanto siano importanti i giorni dopo lo sciopero del 30 ottobre e Giovanna Pagani di Livorno propone di chiedere un incontro al Presidente della Repubblica. “In Puglia il movimento fatica a decollare soprattutto per quanto riguarda i genitori; questo perché il tempo pieno riguarda solo il 5% degli alunni. Ci tocca agire su più livelli: quello della mobilitazione e quello culturale. Sì al convegno ma che abbia le caratteristiche della ricerca” chiude così Tonia Guerra della Federazione di Bari. “Scivoloso il terreno del referendum” dice Matteo dei Giovani Comunisti di Milano. “Il progetto della destra è evidente: asservire la scuola alle imprese. Noi, come Partito, dobbiamo dare un contributo forte alla crescita del movimento”. Pino Patroncini, Flc-Cgil Nazionale, “Dobbiamo favorire la crescita di questo movimento e far sì che esso duri il più a lungo possibile; questo il ruolo dei comunisti in questa fase”. Passa ad una analisi di quanto sta per accadere nelle scuole superiori e fa un passaggio, tra gli altri, sul dimensionamento “Sono tanti gli indirizzi che scompariranno. E’ un problema. Tanto più che nei comitati tecnico/scientifici che il ministero sta costituendo è prevista la presenza di un rappresentante dell’industria. Condivido il fatto, già detto dal compagno Bares, che non è detto che gli elettori della Lega non protestino quando si vedranno chiuse le loro scuole di montagna. Non mi convince il referendum. Credo, infine, che il Partito debba avere anche un ruolo educativo”. Carla Corciulo di Roma chiude gli interventi “Il Dipartimento Scuola ha lavorato tanto, come sempre, puntualmente e trasversalmente, in maniera minuziosa, approfondita e competente. Siamo tantissimi/e oggi. C’è un gran lavoro dietro. Purtroppo anche davanti. E’ un momento complicato in cui oltre alla Conoscenza, dall’infanzia alla ricerca, ha ragione Diana, si attaccano frontalmente le donne e si propone un modello di società che non è sicuramente il nostro. Abbiamo bisogno di unità a sinistra su parole d’ordine chiare per essere più efficaci nella lotta”.

“La funzione del nostro Partito, e più in generale della sinistra”- si avvia a concludere Loredana Fraleone - “è dare uno sbocco politico più ampio allo spontaneismo del Movimento che si sta sempre più allargando. Il problema della sua tenuta, del Movimento intendo, è legato anche all’efficacia. Abbiamo una soggettività, l’essere comuniste e comunisti, riconosciuta che ha contribuito e contribuisce a dar vita al partito sociale. Qualcuno ci accusa di deriva sindacale. Mi chiedo se mettere al centro la questione dei precari non è sinonimo di qualità della scuola, di garanzia di diritto allo studio, di continuità nella didattica! Abbiamo tanto lavoro da fare, tanto ne abbiamo fatto rinunciando anche alle ferie. Non abbiamo perso un passaggio. Abbiamo tanto lavoro da fare. E’ necessario promuovere in tutte le Federazioni, in tutti i Circoli, attivi tematici su scuola, università e ricerca. Altrettanto importante l’organizzazione di un convegno nazionale sul diritto allo studio, partendo da un lavoro preliminare di inchiesta, coinvolgendo le altre forze della sinistra.

 

Scusandomi per aver saltato qualche intervento (pausa fumo) porgo i più cordiali saluti ed un augurio per un proficuo lavoro.

 

Roma, 20 ottobre 2008                                                                           Gennaro Loffredo

 

 

 
 

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lunedì 01 dicembre 2008

 

IL DISEGNO TREMONTI/GELMINI/APREA

LE  PROPOSTE DEL PRC

 

Taglio di 8miliardi di euro al sistema di istruzione statale.

Finanziamenti in più alle scuole private e private convenzionate.

Taglio di 140mila posti di lavoro tra docenti ed ata (non si toccano le/gli insegnanti di religione).

Si riduce il tempo scuola dall’infanzia alle superiori.

Si eliminano di fatto tempo pieno e tempo prolungato.

Ritorna il maestro unico.

Si riducono le/gli insegnanti, si aumenta il numero di alunne/i per classe.

Si taglia il sostegno all’handicap.

Si eliminano le/gli insegnanti specialiste/i in lingua inglese.

Si istituiscono classi differenziali per bambini stranieri.

Le scuole vengono trasformate in fondazioni di diritto privato.

I consigli di Istituto si trasformano in consigli di amministrazione

con dentro i privati.

I concorsi pubblici lasciano il posto alle chiamate dirette da parte

dei dirigenti scolastici.

Saranno concessi aumenti solo alle/agli insegnanti “più brave/i”.

Fine del contratto nazionale e determinazione per legge degli orari di lavoro e dei diritti sindacali.

Introduzione del voto in condotta.

Ritorno alla valutazione in decimi.

Le scuole superiori si completeranno in 4 anni (l’ultimo sarà “ballerino”).

Si eliminano indirizzi e si accorpano classi di insegnamento.

Si riduce il personale di laboratorio.

Si rende opzionale il latino allo scientifico per far posto ad una seconda lingua straniera.

Si sovverte lo statuto delle studentesse e degli studenti.

Si mortifica l’obbligo scolastico (oggi a 16 anni) dando la possibilità di espletarlo anche nei percorsi triennali di istruzione e formazione professionale introdotti con la legga 53 della Moratti.

Si chiudono circa 4mila tra plessi ed istituzioni scolastiche.

Si regionalizza, con la legge sul federalismo, il sistema nazionale di istruzione.

 

Investire in istruzione almeno il 6% del Pil.

Difesa della laicità della scuola pubblica.

Immissioni in ruolo, su tutti i posti vacanti e disponibili, dei lavoratori precari (insegnanti ed ata) della scuola;

Potenziamento del tempo pieno, come modello scolastico a 40 ore settimanali e 2 insegnanti, e del tempo prolungato.

Abrogazione della previsione di aumento dello 0.4 nel rapporto alunni/docente.

Rispetto del tetto massimo di 25 alunni per classe senza deroghe e di 20 alunni per classe in presenza di un solo alunno portatore di handicap.

Definizione delle norme per l’integrazione scolastica in modo da rendere

esigibile il diritto di attivare un percorso di sostegno alla classe ogni qualvolta

se ne ravvisi la necessità.

Previsione di mediatori culturali e linguistici a supporto dell’attività didattica ordinaria.

Definizione del biennio unitario e riforma della scuola media inferiore.

Ripensamento del curricolo 3/16 anni.

Innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni da assolversi nell’ambito del

sistema di istruzione.

Mantenimento della valutazione formativa come importante momento di crescita nel rapporto insegnamento/apprendimento.

Valorizzazione della funzione e del ruolo culturale, sociale e professionale dei docenti.

Nuovo sistema di formazione iniziale e formazione in servizio dei docenti collegato a reclutamento pubblico.

Contrasto di ogni forma di privatizzazione dell’offerta formativa, a partire

dall’opposizione alla creazione di fondazioni per la gestione di segmenti educativi.

Riforma degli organi collegiali nella direzione di un allargamento della partecipazione.

Promozione dell’educazione degli adulti in modo da favorire percorsi di

alfabetizzazione funzionale rivolti a tutte/i.

Piano straordinario per l’edilizia scolastica.

Gratuità totale dei libri di testo fino all’espletamento dell’obbligo.

Possibilità per gli studenti di avere spazi auto/organizzati nelle scuole da utilizzare per momenti di confronto, orientamento, accoglienza, auto/formazione.

 

 

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