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Spesa Amm. pubbliche 2000/06 PDF Stampa
lunedì 01 dicembre 2008

Spesa delle Amministrazioni pubbliche per funzione. Anni 2000-2006

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Dispersione scolastica 2006/7 PDF Stampa
lunedì 01 dicembre 2008

Ministero della Pubblica Istruzione

Direzione Generale Studi e programmazione e dei Sistemi informativi – Ufficio VII – Servizio Statistico

La dispersione scolastica

Indicatori di base

Anno scolastico 2006/07

Maggio 2008

Ministero della Pubblica Istruzione

Direzione Generale Studi e programmazione e dei Sistemi informativi – Ufficio VII – Servizio Statistico I

Pag. 2

 

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sit-in Palazzo Chigi PDF Stampa
lunedì 01 dicembre 2008

RIFONDAZIONE COMUNISTA DICE NO

ALLA LEGGE TRUFFA PER LE ELEZIONI EUROPEE,

AL FEDERALISMO EGOISTA,

ALL'AUMENTO INDISCRIMINATO DEI PREZZI E DELLE TARIFFE.


 

 

Giovedì 28 agosto dalle h 11.30, a largo Chigi, in occasione della  riunione del consiglio dei ministri del governo Berlusconi, una rappresentanza di Rifondazione Comunista protesterà con un pacifico sit in,

                                         per dire 

 

NO ad una legge-truffa, in fase di approvazione per le elezioni europee che prevede l'abolizione delle preferenze (cioè della libera e democratica possibilità di scelta dei candidati da parte      dei   cittadini) e l'introduzione di una soglia di sbarramento con l'unico scopo di espellere dall'Europarlamento la voce, le posizioni e le battaglie della sinistra italiana. 

 

No ad un federalismo fiscale che aumenta le disparità fra regioni ricche e regioni povere, soprattutto in materia di servizi essenziali (sanità, nidi, scuole, trasporti,…)

 

NO all'aumento di prezzi e tariffe che colpiscono in maniera indiscriminata tutti gli italiani, specie le fasce sociali più deboli e disagiate. Aumenti indiscriminati contro i quali continueremo a batterci chiedendo il blocco di prezzi e tariffe.

 

Per questi motivi chiediamo a tutti, singoli cittadini, forze politiche, organizzazioni sociali e sindacali di partecipare alla nostra mobilitazione 

 
 

Decreto del Presidente della Repubblica PDF Stampa
lunedì 01 dicembre 2008

Decreto del Presidente della Repubblica 21 novembre 2007, n. 235
(in GU 18 dicembre 2007, n. 293)

Regolamento recante modifiche ed integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998, n. 249, concernente lo statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria

 

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Finanziamento scuole private: TAR Emilia Romagna PDF Stampa
lunedì 01 dicembre 2008

Senza oneri per lo Stato: il TAR Emilia-Romagna rinvia alla corte costituzionale la legge regionale sul finanziamento alle scuole private.

 

Subordinazione a interessi privati, invasione di competenze statali, violazione della Costituzione: sono queste le motivazioni con cui il TAR emiliano ha rinviato alla Corte Costituzionale la legge regionale sul diritto allo studio  che in realtà finanzia  le scuole private.

 

Con ordinanza n. 10 del 10 marzo scorso il TAR dell’Emilia-Romagna ha rinviato alla Corte Costituzionale la legge 52 del 1995  che prevede il finanziamento alle scuole private, in particolare alle scuole materne.

Le motivazioni sono parecchie: si va dalla subordinazione esplicitata di criteri pubblici ad un accordo con una agenzia privata ( la FISM), all’eccesso di potere rispetto al campo del diritto allo studio e all’invasione del campo proprio del Ministero, con la prefigurazione di un sistema integrato pubblico-privato non di competenza regionale ( art.117), dalla violazione ella clausola  costituzionale “ senza oneri per lo stato” relativa alla libera istituzione di scuole private alla surroga dello Stato nella istituzione di scuole di competenza statale ( art. 33).

Il ricorso era stato avviato da alcune associazioni di cittadini e da alcune confessioni religiose non cattoliche. I promotori. che hanno calcolato il gettito del finanziamento pubblico complessivo per una sezione di scuola materna privata in 33.000 euro annui, sottolineano in proposito come il rinvio costituisca una smentita non solo  alle scelte della giunta emiliana e del consiglio regionale, ma anche delle politiche governative nazionali che con la finanziaria 2007 hanno tagliato 4 miliardi di euro alla scuola statale e hanno incrementato di 150 milioni i finanziamenti a quella privata.

Al di là di ogni altra considerazione si conferma che gli articoli della Costituzione che fanno della scuola un pilastro vitale della democrazia e che perciò la vogliono pubblica, garantendo comunque la libertà e il diritto di istituire scuole private, purché senza oneri per lo stato,  costituiscono altrettanti cardini del sistema istituzionale democratico, che non si possono aggirare.

 
 

Cultura PDF Stampa
lunedì 01 dicembre 2008

Cultura

C

Cultura, risorsa fondamentale per lo sviluppo del Paese, ha per noi un valore

in sé, a prescindere dall’utile economico che può produrre. La Cultura è tra

gli strumenti fondamentali, insieme ad altri, per la crescita individuale e

collettiva, strumento per la formazione di una coscienza critica, oltre che

occasione per uno sviluppo di qualità. Il valore della cultura risiede nell’utile

culturale e quindi sociale che determina;

c Uno stato civile investe in cultura: come è scritto nel programma dell’Unione.

L’investimento in cultura va portato almeno all’1% del pil (ora è allo 0.26%

circa);

c Servono politiche pubbliche che garantiscano a tutti il diritto di accesso alla

produzione della cultura e il diritto di accesso alla fruizione. Politiche

pubbliche che:

La Cultura è un bene comune, un diritto inalienabile e non privatizzabile. La

-

quindi la pluralità dell’espressione e dell’offerta culturale;

favoriscano e sostengano economicamente la produzione indipendente e

-

dell’audiovisivo, dell’editoria;

contrastino con normative antitrust i monopoli nei settori della musica,

-

riflessione, ricerca, incontro, scambio;

creino spazi realmente pubblici di produzione, sperimentazione,

-

promozione delle diversità delle espressioni culturali, recentemente

ratificata dal Governo, promuovano la produzione la produzione

culturale nazionale, anche sullo scenario internazionale;

in attuazione della convenzione dell’UNESCO per la protezione e la

-

apparati di produzione, quella amministrativa;

aboliscano qualsiasi forma di censura, quella del mercato, quella degli

-

culturali;

prevedano la riduzione dell’iva al 4% per tutti i prodotti e le attività

-

più disagiate per concerti, teatri, cinema, mostre, biblioteche, musei,

archivi;

prevedano interventi economici e prezzi ridotti per i giovani e le classi

-

nazionale, discoteca di Stato) di fornire gratuitamente copia delle opere

conservate alle scuole pubbliche e a chiunque ne voglia fare un uso

esclusivamente culturale; prevedano l’obbligo di garantire l’accesso ai

loro archivi;

prevedano l’obbligo per tutti gli archivi pubblici (Rai, cineteca

-

garantiscano la formazione professionale e culturale;

-

ammortizzatori sociali, malattie del lavoro, pensioni, riconoscimento del

periodo di non lavoro come periodo di lavoro e quindi come tale

retribuito. Il rispetto del contratto nazionale di lavoro è requisito per

accedere a qualsiasi forma di finanziamento pubblico;

assicurino il riconoscimento del lavoro creativo e artistico come lavoro:

-

Carta costituzionale attraverso un approccio di cooperazione e

collaborazione tra i diversi livelli istituzionali coinvolti, rifiutando una

soluzione di mera sussidiarietà o una frammentazione della politica

culturale.

E’ necessario affrontare la sfida posta dalla riforma del titolo V della
 
 

Beni culturali PDF Stampa
lunedì 01 dicembre 2008

Beni culturali

Patrimonio archeologico, architettonico, storico-artistico, paesaggistico, demoantropologico,

archivistico, librario, audiovisivo ecc.

a Affermare il valore pubblico del bene culturale in tutte le sue espressioni, finalizzato alla

crescita politica, sociale, culturale dei cittadini.

c Tale valore, anche per la rilevanza del nostro patrimonio culturale, non può essere

circoscritto al solo ambito nazionale o comunitario, ma va inteso come bene pubblico

globale

g La tutela del bene culturale, in quanto principio costituzionale, è un valore prioritario e

prevalente ed è esercitata dallo Stato, e dalle strutture pubbliche. Al suo rispetto si devono

conformare le iniziative di valorizzazione e promozione.

c Nel rispetto dei principi di tutela nazionale del nostro patrimonio, vanno organizzate ampie

forme di programmazione condivisa e concertata Stato-Regioni-Enti locali,

Stato, regioni, enti locali assicurano che la tutela sia esercitata da personale

tecnico-scientifico adeguatamente formato e selezionato, superando ogni forma di

precariato. A tale fine si deve procedere al coordinamento di tutta la catena formativa

dall’Università alle Scuole di alta formazione del Ministero per i beni e le attività culturali

d Deve essere favorita la più ampia accessibilità al bene, nel rispetto dei criteri di tutela, da

parte di tutti i cittadini. Una particolare attenzione deve essere dedicata a garantire

l’accessibilità ai settori sociali deboli e alle fasce di cittadini in età scolare. A tal fine vanno

incentivati sistemi e progetti cooperativi rivolti alla catalogazione, inventariazione e

conservazione del patrimonio culturale

c I soggetti privati possono concorrere alla valorizzazione e promozione del patrimonio

culturale sulla base di standard qualitativi e di indirizzi dettati dai soggetti pubblici.

Vanno tendenzialmente superate le forme miste (pubblico-privato) di gestione del

patrimonio culturale. L’efficienza gestionale di archivi, biblioteche, musei ecc. va

assicurata con la qualificazione del personale pubblico, riformando i meccanismi di

contabilità pubblica e introducendo una puntuale coniugazione della catena di

monitoraggio e controllo secondo una logica di project management

Aree di intervento

A E’ in atto una vera e propria emergenza ambientale. Né l’amministrazione centrale, né

tanto meno le regioni e gli enti locali sembrano in grado di fermare una cementificazione

progressiva di aree sempre più estese del Paese. E’ indispensabile a tale fine lanciare una

grande campagna di sensibilizzazione e pressione pubblica intorno al significato e ai valori

del paesaggio. Si potrebbe lanciare una conferenza nazionale con il coinvolgimento di tutti i

soggetti portatori di interessi: Stato, Regioni, enti locali, associazionismo ecc. Appare,

comunque, indispensabile ridare un ruolo centrale alle soprintendenze, sempre più

emarginate nell’esercizio della tutela

e Va ripensato il modello organizzativo del Mibac, riducendo il numero delle strutture

amministrativo-burocratiche centrali, diminuendo il numero dei dirigenti generali,

valorizzando le strutture di base, quelle che esercitano la tutela e rendono i servizi ai

cittadini, assicurando alle più importati di esse la più ampia autonomia (contabile,

gestionale e scientifica).

g Va superata ogni forma di precariato nel settore, investendo in un piano articolato e mirato

di assunzioni, che garantiscano la qualità professionale dei reclutati.

Nella direzione del suo superamento, Arcus va in ogni caso ripensata, incalzando il

Ministro perché almeno si ponga un termine alla fase di commissariamento e si vincolino i

finanziamenti erogati da Arcus a grandi progetti strutturali (ad es. un Piano di

conservazione per la carta) garantendo scientificità, trasparenza e condivisione nelle scelte.

 
 

UNIVERSITA' PDF Stampa
lunedì 01 dicembre 2008

Università

L’Università rappresenta il livello superiore del sistema formativo, con le caratteristiche di unire

l’alta formazione con la ricerca scientifica in tutto l’arco delle discipline. Essa deve garantire

l’espansione qualitativa e quantitativa della domanda sociale di sapere e di formazione e

raccogliere la sfida dell’educazione permanente lungo tutto il corso della vita. Deve contribuire

allo sviluppo culturale, economico e sociale del paese. Deve inoltre svolgere un grande ruolo in

sede internazionale, valorizzando pienamente il nostro patrimonio scientifico e culturale,

integrandosi in Europa, nella regione euromediterranea, e nel mondo intero e stabilendo rapporti

di integrazione, cooperazione, scambio e circolazione a tutti i livelli e in tutte le sue componenti, a

partire della mobilità internazionale degli studenti, dei ricercatori e dei docenti e dall’ospitalità nei

confronti di studiosi e studenti di altri paesi. Va promossa la conoscenza delle lingue, la

traduzione, il dialogo interculturale e la diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo.

L’Università deve essere capace di autogoverno democratico e consentire la partecipazione di tutte

le sue componenti – docenti, studenti, operatori culturali e amministrativi, integrandosi col

territorio come motore di sviluppo socioculturale ed economico. Va respinta perciò una concezione

puramente economicistica e competitiva dell’autonomia. Occorre garantire un’offerta e una

capacità di ricerca tendenzialmente di alto livello in tutte le sue sedi. La necessità di individuare

obiettivi di sistema, relativamente alla qualità dell’offerta, alla necessaria internazionalizzazione e

all’integrazione dello spazio europeo della formazione e della ricerca non deve tradursi in nuove

forme di centralismo o di subordinazione al potere esecutivo, ma in una nuova fase della

autonomia, nella quale si moltiplichino i momenti di cooperazione e di concertazione ai vari livelli,

insieme a processi di autoriforma organizzativa e a momenti significativi e vincolanti di valutazione

dei risultati e di decisione.

Ridiventa prioritaria la lotta contro la parcellizzazione dei saperi, la frammentazione degli

specialismi, la professionalizzazione precoce. Queste esigenze vanno poste alla base dei processi

di revisione dei percorsi didattici. L’esigenza di procedere per gradi nell’acquisizione del sapere

deve favorire e non negare il diritto di studiare, e va evitata ogni gerarchizzazione impropria fra

sedi universitarie, scuole, corsi, studenti e docenti. L’eccellenza si conquista sul campo del lavoro

scientifico e dell’attività di formazione. Il sistema delle lauree su due livelli va rivisto, cambiando

radicalmente rotta rispetto alla proliferazione incontrollata dei corsi di laurea, garantendo al

primo ciclo l’acquisizione dei fondamenti istituzionali e dei linguaggi di base delle grandi aree, e

lasciando libero l’accesso al secondo.

Servono forme adeguate di sostegno – in termini di risorse e strumenti – contro l’abbandono

precoce degli studi (anche attraverso la sperimentazione del salario sociale), assicurando sulla

base del merito la possibilità di misurarsi con l’accesso e il conseguimento del dottorato come

coronamento della formazione universitaria. Occorre rilanciare la centralità dei giovani e dei loro

diritti. In questo senso è necessario rendere effettivo il dettato costituzionale. Oggi solo il 57%

degli studenti capaci e meritevoli idonei (media nazionale) riceve il sostegno adeguato mediante

borsa di studio. Occorre rivedere il tetto minimo per l’assegnazione delle provvidenze pubbliche,

elevandolo verso una soglia di almeno 20.000 Euro, per garantire la copertura a centinaia di

migliaia di famiglie che sono ancora costrette a non sostenere i figli nel percorso di formazione

universitaria. di. Si possono altresì introdurre un meccanismo di progressività della borsa in

relazione al reddito e alla composizione del nucleo familiare.

I dottorandi rappresentano il futuro dell'università e la più alta qualificazione degli studi e delle

professionalità di ricerca. Sono la base per una università rinnovata e liberata da familismi e

clientele e restituita al suo ruolo di alta formazione inseparabile dalla ricerca. Occorre quindi

investire risorse per aumentare le borse, per assicurarle a tutti i dottorandi, per finanziare le

attività delle scuole dottorali, per prevedere percorsi postdottorali di inserimento, per incrementare

la mobilità e gli scambi internazionali, i servizi per le biblioteche, i computer, i viaggi,

l'apprendimento delle lingue. Occorre assicurare la serietà dei percorsi formativi e dei nessi con

l'attività di ricerca e valorizzare il titolo dottorale anche come momento di accesso alle professioni.

Il diritto di accedere e conseguire il dottorato va proposto per il lavoro dipendente, con adeguate

forme contrattuali.

L’attività di ricerca delle università non può reggersi sulla attuale insostenibile leva del precariato,

e lo stesso vale per le funzioni tecniche e amministrative, sulle quali occorre superare la norme di

blocco delle assunzioni. Occorre incrementare le assunzioni in ruolo e riformare quelle a tempo

determinato. Occorre dare seguito legislativo all’idea di un ruolo unico dei docenti, articolato in

più fasce, con una selezione di tipo nazionale (integrata da elementi di internazionalizzazione), con

la separazione del reclutamento e dell’avanzamento e con la garanzia per tutti di potersi sottoporre

a verifiche periodiche e di poter avanzare sulla base di una verifica pubblica della propria attività

didattica e scientifica, attraverso meccanismi trasparenti e sottratti alla cooptazione.

Il sistema di valutazione delle università deve avere caratteri di terzietà, di efficacia, e deve

prevedere strumenti di garanzia e di correzione degli errori. La valutazione delle strutture deve

essere separata da quella delle persone, quella nazionale da quella d’ateneo. Occorre altresì

recuperare condizioni di funzionamento tali da rendere possibili e coerenti le azioni di

miglioramento dei risultati, anche attraverso l’adeguamento dei finanziamenti ordinari. La

necessità di incrementare l’investimento pubblico è del resto evidente a tutti coloro che ritengono

la ricerca e la formazione superiore leve essenziali e prioritarie per invertire sul piano strategico il

declino del paese. Quanto a trasferimento di risorse pubbliche, a fronte di risultati scientifici di

buon livello nella comparazione internazionale, l’Italia permane agli ultimi posti tra i paesi

dell’OCSE, lontanissima dai livelli medi di investimento stabiliti come traguardo dall’Unione

Europea. Le politiche di definanziamento del settore pubblico e di spostamento delle risorse verso

incentivi alla ricerca delle imprese non hanno prodotto miglioramenti di qualità. Il mancato

rilancio del sistema pubblico deprime lo stesso rilancio della ricerca e dell’innovazione nel settore

privato, e ci emargina dalle reti di ricerca internazionali. Invertire la rotta è la priorità assoluta

della sinistra.

 
 

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