Mariastella Gelmini L’ultimo affronto
Vito Meloni *
Se si dovesse giudicare dai comunicati della ministra Gelmini, le prove Invalsi nelle seconde classi delle scuole superiori si sarebbero svolte senza intoppi. La realtà, come sempre accade quando si parla di scuola, è ben diversa. I casi di insegnanti che si sono rifiutati di collaborare alla somministrazione dei test non si contano, numerosi studenti hanno scelto di non compilarli e molti genitori, organizzati in comitati di scuola, hanno preso nettamente posizione arrivando a non mandare i propri figli a scuola nel giorno delle prove. Un rifiuto significativo, anche se non generalizzato come sarebbe stato auspicabile, che avrebbe avuto ben altra consistenza se nelle settimane che hanno preceduto la scadenza del 10 maggio non si fosse scatenata la campagna fatta di intimidazioni, minacce di sanzioni (poi effettivamente applicate ad alcuni studenti), scavalcamento delle competenze dei collegi dei docenti, tentativi di imposizione di obblighi non previsti dai contratti e dalle leggi.
Da qualche parte si è puntato il dito contro gli insegnanti, accusati di volersi sottrarre a qualunque verifica della propria professionalità. A me sembra, invece, che le ragioni della protesta degli insegnanti vadano ricercate essenzialmente in tre elementi: la difesa gelosa dell'autonomia professionale quale componente essenziale della libertà di insegnamento, la fondata sfiducia nella pretesa oggettività dei test e, infine, la consapevolezza che l'apparente neutralità dell'operazione nascondeva l'intento di penalizzare o premiare le scuole e gli insegnanti sulla base dei risultati.
Chi insegna sa quanto sia delicato il tema della valutazione degli apprendimenti, così denso di implicazioni pedagogiche e didattiche, anche quando questa si riduce ad una fredda espressione numerica come ha preteso la Gelmini. Pensare che un processo così complesso possa essere assorbito da un test, per giunta lo stesso per tutte le tipologie di istituti, senza tenere conto dei contesti, sociali e di apprendimento, e delle condizioni di partenza dei singoli alunni è pura follia pedagogica (ammesso che questo termine significhi qualcosa per la Gelmini). Su questo la dice lunga l'esclusione dalle prove dei ragazzi con disabilità. Quanto all'oggettività dei test non serve spendere parole, basterebbe un minimo di attenzione al dibattito scientifico sull'argomento.
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