Relazione viaggio in Sud America

Relazione sul viaggio in SudAmerica     (4-21 maggio 07)

Carlo Cartocci

A.  Incontri con compagni e simpatizzanti.

1. Uruguay:   è possibile impiantare a Montevideo un gruppo di compagni che facciano riferimento a Rifondazione, la forma associativa potrà essere quella del circolo o di una associazione che possa attrarre anche i simpatizzanti (saranno i compagni a fare una proposta dopo i primi approcci). Il nostro referente, Rolando Raul Rossi, assicura che i rapporti con i partiti della sinistra nel Fronte Amplio sono buoni e l’associazione/circolo potrà avere tutto il loro appoggio. Anche le relazioni con il Comites e con le comunità che ad esso fanno capo è buono. Si prevede che i tempi di realizzazione del primo nucleo non saranno lunghi, probabilmente entro l’anno.

2. Brasile:  dagli incontri fatti a San Paolo, Belo Horizzonte e Rio de Janeiro, emerge la possibilità di creare una rete associativa con riferimento a Rifondazione per ora almeno nelle tre città. Gli incontri con i partiti della sinistra PT, PCdB, PSOL, PCB e Forum dell’unità dei comunisti, pur con alcune differenze fra loro, hanno garantito una ampia collaborazione per la creazione della associazione, promettendo anche di farla conoscere ai propri iscritti di origine italiana. Nelle tre città hanno assunto l’impegno di coordinazione e di relazione fra i compagni: Silvia Di Bernardinis (SPaolo), Wallace Armani (BHorizzonte) e Arduino Monti (Rio). Gli incontri fatti con i partiti,  con i Comites e con gli “Amici dell’Unione” dovrebbero permettere un avvio di relazioni volte alla costituzione di una prima rete di compagni in vista di una futura associazione con riferimento a Rifondazione.

3. Argentina :   La situazione in Argentina è più avanzata rispetto agli altri due paesi, la stessa    esistenza di un piccolo circolo a Cordoba dimostra che le possibilità di crescita del partito sono realistiche. Anche in questo paese i rapporti con i partiti di sinistra, con i Comites e con alcune comunità sono buoni, ma il sostegno avuto da parte di “Libres del Sur” è stato determinante per la riuscita degli ottimi incontri tenuti a Buenos Aires e a Rosario.Questi incontri hanno visto la partecipazione di compagni venuti da altre città,  oltre a Cordoba, Rosario e BAires si è riusciti così a contattare compagni di La Plata, Santa Fé, Mendoza e Formosa. L’interesse di tutti è stato vivo e c’è la reale possibilità di una disseminazione del partito in una rete associativa ampia. La realtà geografica del paese, le grandi distanze, la scarsità di risorse economiche dei compagni, il bisogno, soprattutto nei primi tempi, di coordinamento, di informazione e di contatti diretti con i nuclei nascenti dell’associazione, pongono all’ordine del giorno per il Partito una riflessione complessiva sulla volontà di investire sull’estero. In Argentina dovremmo pensare presto ad un/a coordinatore/trice che dopo un breve periodo di formazione, anche a Roma, lavori sul territorio argentino impegnando una parte del suo tempo lavorativo nell’organizzazione. All’attenzione e all’interesse destati con questo viaggio va dato un sostegno per evitare di perdere l’occasione. I referenti attuali sono: Natalio Trebino (Cordoba),  Amelia Rossi (BAires) e Carlos A. Ochoa (Rosario)
 
Le aspettative dei compagni e simpatizzanti incontrati nei tre paesi  sono: instaurare un rapporto stabile e scambievole con il partito, avere contatti periodici con i dirigenti e i parlamentari del partito, scambiare informazioni politiche locali e nazionali, partecipare alle campagne e alle lotte del partito, sostenere il partito nell’impegno per far attuare il programma di governo, in particolar modo per la parte che riguarda gli italiani all’estero, infine partecipare alle campagne elettorali per i Comites e per le elezioni politiche.
E’ diffusa la convinzione che i partiti del centrosinistra non conoscano la realtà dell’emigrazione e che affrontino questo tema con stereotipi e preassunzioni, di qui l’importanza che tutti danno all’informazione a doppio canale: dall’Italia all’estero e dall’estero all’Italia.
 
Per quel che riguarda le questioni inerenti alla condizione di emigrati, discendenti e cittadini con doppio passaporto, si fa riferimento alla seconda parte della relazione (punto B).  

 

 

B:  Principali questioni sollevate. (Sia negli incontri con i compagni sia con gli amici dell’Unione) 

In quasi tutte le città visitate, è stato possibile incontrare, oltre ai compagni, anche gli amici dell’Unione. Ovunque la partecipazione è stata notevole ed è stata apprezzata l’occasione, rappresentata dalla presenza di un esponente di Rifondazione, che permetteva di esplicitare richieste e preoccupazioni.

Qui riporto, senza commenti personali, le richieste più ricorrenti.
- In ogni occasione è stata sottolineata la sostanziale delusione per il primo anno di azione del governo Prodi: nessuno dei punti rilevanti del programma per l’estero è stato affrontato e risolto, la comunicazione e l’informazione sull’azione di governo e del parlamento è scarsissima.
- L’operato del viceministro Danieli è poco conosciuto e considerato autoreferenziale, frutto di iniziative estemporanee e personali. Il sito Web dell’Unione è scarso: sarebbe utile un bollettino elettronico del Coordinamento dell’Unione e degli eletti di centrosinistra che, con scadenza regolare informasse sul lavoro parlamentare, sulle iniziative politiche, sui problemi emergenti e sulle scadenze politiche.
-  Sarebbe utile che i politici che vengono in visita non si limitassero ad incontrare associazioni e organismi retti da “borghesucci ricchi” e/o foraggiati da fondi regionali sperequati, ma cercassero di conoscere le reali condizioni di vita degli emigrati meno fortunati, che in molti paesi sono la maggioranza.
- La richiesta più esplicita è che si faccia un programma minimo annuale, tratto dal programma generale dell’Unione, lo si faccia conoscere e si relazioni periodicamente e pubblicamente sulla sua attuazione. Su un punto si insiste molto: è necessario mantenere in vita l’Unione perché alle prossime elezioni le destre saranno più unite e agguerrite.

 

I temi più ricorrenti:

 

- Assegno sociale  Era uno dei punti forti del programma, è stato una delle promesse su cui si è richiesto il voto. Oggi è necessario porlo all’ordine del giorno subito, dire con chiarezza se lo si vuole (o se lo si può) attuare. Dare tempi e scadenze certe, altrimenti si perde credibilità.
Inoltre l’assegno sociale eviterebbe le umiliazioni a cui le regole e i controlli, fatti dal consolato per l’assegnazione dell’assistenza consolare, assoggettano i cittadini bisognosi.

 

- Pensioni minime  E’ un tema che si lega al precedente e che è vissuto negli stessi termini. In alcuni casi (in Uruguay e Argentina) le pensioni minime sono di 30/40 euro!

 

- Consolati  Due sono i problemi: l’inadeguatezza e lo scarso rispetto nei confronti dei cittadini culturalmente e economicamente più deboli.
Alle pratiche per la cittadinanza alcuni consolati dedicano un’ora  al giorno per tre soli giorni la settimana, danno appuntamenti dilazionati otto e più anni, costringono a file di ore per pochi minuti di attenzione, umiliano chi, vecchio e poco padrone del linguaggio burocratico, sbaglia la compilazione dei moduli… Ci si chiede perché non si assumono impiegati sul posto invece che farli venire dall’Italia (con gli stessi costi si quadruplicherebbe il personale!).

 

-  Cittadinanza   Le domande più frequenti sono: perché non si fanno accordi nazionali con i padronati per la stesura delle pratiche di cittadinanza?  Perché non si trova un modo per far pervenire direttamente dai comuni, per posta, la documentazione necessaria per la cittadinanza? Perché non si corregge subito la norma che annulla il permesso di soggiorno per i tre mesi di “turismo” in Italia, che sta creando molti problemi a chi viene nel nostro paese per accelerare le pratiche della cittadinanza? Perché non si obbligano tutti i comuni ad una stessa procedura in materia di cittadinanza?
Uno dei problemi generati dalla scarsa informazione sta facendo crescere una sorta di razzismo o una specie di guerra fra i poveri: ci si indigna  con l’Italia che nega la cittadinanza a chi l’avrebbe per diritto di sangue, mentre concede la cittadinanza agli immigrati dopo cinque anni di permanenza sul suolo italiano!

 

-  Scuole e lingua italiana   Le scuole italiane sono ormai quasi tutte private e costosissime: possono frequentarle solo i figli dei funzionari di ambasciata e di consolato e di chi ha un alto reddito. La riduzione progressiva dei fondi destinati alle scuole italiane favorisce il licenziamento degli insegnanti inviati dal ministero e si perde ogni controllo sulla qualità stessa dell’insegnamento. Troppo spesso gli insegnanti assunti in loco, anche se preparati culturalmente e didatticamente, sono sfruttati, malpagati e ricattabili. E’ necessario rivedere tutto il sistema delle scuole italiane, dare più controllo al Min. Pubb.Istruzione e meno al MAE, fare accordi bilaterali con i ministeri dell’istruzione nazionali e/o territoriali dei luoghi di residenza degli emigrati per inserire nei curricoli normali i corsi di lingua e cultura italiana.
E’ inoltre molto sentito il problema del riconoscimento dei titoli di studio e professionali: occorrono subito accordi bilaterali.

 

-  Seconde e terze generazioni   E’ un problema sentito: le ragioni che dovrebbero legare i giovani “all’identità” italiana, non sono più le stesse che sono state, e sono ancora importanti, per gli anziani. La scarsa presenza dei giovani nelle comunità e associazioni regionali, nei Comites, nelle cellule dei partiti è un fenomeno generalizzato. Vanno indagate le ragioni dei giovani, i loro bisogni, le aspirazioni ecc. Occorre fare una mappatura dei giovani nei vari paesi: quanti sono, che fanno, che desiderano, cosa interessa loro… Quindi ben venga una Conferenza dei giovani emigrati, ma devono essere chiare le regole con cui la si organizzerà: chi sceglie chi? Non serve un “evento” ma l’inizio di un percorso sociale e politico.  Le realtà locali devono essere coinvolte, non devono essere privilegiate alcune categorie rispetto ad altre, gli interessi delle camere di commercio e dei potentati locali (vedi Pallaro in Argentina, che sta già manovrando) non vanno favoriti.
Una domanda ricorrente riguarda la necessità di avere anche una politica per i figli di italiani che vogliono tornare in Italia (immigrazione di qualità).Occorrono accordi intergovernativi che permettano di venire in Italia, lavorare, migliorare la lingua, accumulare risparmi e tornare.

 

-  Comites e CGIE   E’ urgente una modifica delle funzioni e delle rappresentanze, la realtà della legge sul voto agli emigrati rende indispensabile una riforma. Anche le modalità di funzionamento dei Comites devono essere monitorate: in molti casi si tratta di organismi di pura rappresentanza autoreferenziale, che non fanno nulla, neppure si riuniscono regolarmente e sono totalmente   scollegati dalle esigenze dei nostri concittadini. Sarebbe utile istituzionalizzare il coordinamento dei Comites di uno stesso paese.

 

_  Sanità  Ci vorrebbe più informazione su gli accordi per le Assicurazioni sanitarie: verranno estese a tutti i paesi? Sono veramente utili? Come si scelgono le società assicurative? Perché non si fanno accordi bilaterali con i Min.della Sanità locali? Gli ospedali italiani sono, come le scuole, privatizzati e cari più di quelli locali e spesso non sono migliori di questi.

 

- Istituti di cultura   Servono controlli sulla qualità delle attività, spesso si spendono gli scarsi fondi per cantanti, balletti, concerti e cori che sono di dubbia qualità o che interessano una sparuta minoranza. Alcuni istituti sono organizzati come imprese che si finanziano con i corsi di italiano, quindi le iniziative sono pagate con i soldi di chi non ha voce in capitolo nelle scelte dei programmi culturali.  Raramente si incoraggiano artisti locali di origine italiana, si aiuta la produzione culturale di giovani gruppi di emigrati, si ha della cultura una visione statica e tradizionale.
I fondi destinati agli Istituti sono limitati, non è un caso che la voce che ha avuto meno aumenti in finanziaria sia la cultura (si era promesso l’1% del Pil)
 
-  Fondi regionali   Va evitata la sperequazione fra le associazioni che ricevono più fondi (regioni ricche) e quelle che ne ricevono meno (regioni povere): ci vuole una compensazione ed un coordinamento maggiori.
 
- Diritto di Voto  Fare accordi bilaterali per la concessione del voto amministrativo agli italiani all’estero che non hanno la doppia cittadinanza

 

- Rai Internazionale  Il cambiamento al vertice, per ora non ha prodotto il cambiamento auspicato. Serve una informazione di ritorno. Serve l’utilizzazione di equipe locali per produrre informazione e cultura dell’emigrazione per permettere all’Italia di conoscere e quindi capire di più e per permettere di conoscersi meglio agli emigrati in diversi paesi: più circolarità e pluralismo.