Il PRC e la Federazione della Sinistra: avanti!

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Sulla tessera del nostro partito c’è scritto: «Chiamiamo Comunismo il movimento reale che abolisce lo stato delle cose esistenti». Per cambiare lo stato delle cose esistenti, occorre innanzi tutto conoscerle.

di Carlo Cartocci

La realtà è che, nei suoi diciotto anni di vita, il nostro partito ha subito più di una dozzina di scissioni fra grandi e piccole. Questo vuol dire che, ogni volta che si è scelta una linea politica, i compagni che non la condividevano hanno preferito andarsene piuttosto che accettare le decisioni della maggioranza e continuare la lotta interna per l’affermazione delle proprie idee. Lo stesso schema vale se allarghiamo l’osservazione al complesso della sinistra italiana: anche qui, dopo la liquidazione del PCI, la frantumazione ha sempre prevalso sull’aggregazione, tanto che perfino l’operazione della fusione Margherita-DS ha già generato la scissione di Rutelli e l’uscita di altri.

Questa tendenza ha avuto come conseguenza l’indebolimento e la perdita di credibilità della sinistra in Italia. Il nostro partito è forse quello che ha pagato di più perdendo voti e rappresentanti istituzionali e sparendo dal panorama mediatico della politica. Per quel che ci riguarda, c’è una sorta di logica spietata nella nostra condizione attuale, noi ci siamo presentati come chi voleva rifondare l’idea comunista e non siamo riusciti a mutare questa vocazione alla divisione che contraddice la stessa etimologia della parola comunismo.

Uniti nella diversità

Per capire le ragioni della proposta di Federazione della Sinistra bisogna partire dalle considerazioni fin qui svolte: occorre invertire una tendenza e puntare all’unione piuttosto che alla divisione, ma bisogna farlo tenendo conto che nella sinistra la molteplicità delle interpretazioni della realtà e la varietà delle strategie sono difficilmente riducibili ad una unica mediazione. Quindi non un partito unico, che raccoglierebbe solo alcune forze e rischierebbe presto la ripresa della tendenza scissionistica, ma una aggregazione di forze ed individui diversi che non rinunciano alla propria identità, ma che si uniscono su alcuni punti comuni fondamentali, lasciando libertà di azione su quei punti non comuni, ma ritenuti caratterizzanti per le singole forze.

La Federazione della Sinistra nasce dunque sulla base di due documenti: un manifesto politico ed uno statuto. Si tratta di due documenti provvisori che verranno perfezionati, emendati e corretti in occasione del Congresso fondativo della federazione, che si terrà fra un anno; questi due documenti sono stati sottoscritti per ora dalle forze che promuovono la Federazione (PRC, PCdI, Socialismo 2000, Lavoro-Solidarietà), ma si rivolgono a tutti i soggetti politici, alle associazioni, ai movimenti e alle singole persone che «vogliono impegnarsi per il superamento del capitalismo e del patriarcato».

In sintesi si può dire che La Federazione «riconosce e valorizza le diverse identità politiche e culturali nell’ambito del movimento operaio, del movimento comunista e socialista, di quello ambientalista, femminista, Glbtq e dei diritti civili e in genere delle lotte per la libertà e giustizia espresse dal movimento altermondialista». Inoltre si pone come obiettivo «la costruzione di una sinistra strategicamente autonoma dalla socialdemocrazia europea e dal PD a livello italiano».

Dieci punti

Per completare l’informazione mi sembra utile presentare i principi ispiratori della Federazione, sintetizzandoli in 10 punti comuni qualificanti che caratterizzeranno la sua azione politica:

1. Lotta per la pace (art. 11 della Costituzione, rifiuto delle basi militari, superamento della Nato, disarmo nucleare);

2. Difesa ed estensione della democrazia (no al presidenzialismo e al bipolarismo, riforma elettorale proporzionale, democrazia nei luoghi di lavoro, diritti sindacali a partire dalla decisione sulle piattaforme sindacali);

3. Lotta per la liberazione del lavoro (unità di classe, uguaglianza, no a sfruttamento, precarietà e razzismo, per la solidarietà);

4. Uguaglianza nei rapporti sociali e di produzione (fra i sessi, contro ogni discriminazione di etnia, religione, genere, orientamento sessuale);

5. Laicità (allargamento dei diritti civili, autodeterminazione nelle scelte sessuali e procreative;

6. Lotta alla mercificazione della terra e delle relazioni sociali (contro la distruzione del welfare, per l’affermazione dei beni comuni: acqua, ambiente, risorse naturali, sovranità alimentare, diritto all’abitare, alla salute, alla protezione sociale di infanzia e vecchiaia, ai servizi sociali, ai saperi, all’arte, alla ricerca, all’istruzione pubblica, al patrimonio culturale);

7. Lotta alla privatizzazione del sapere (no alla aziendalizzazione della scuola e dell’università, no alla sottomissione della scienza al capitale);

8. Rilancio dell’intervento pubblico in economia (dalla proprietà pubblica del sistema creditizio alle politiche industriali volte alla riconversione ambientale e sociale dell’economia);

9. Porre al centro la questione meridionale (lotta alle mafie per un assetto sociale basato sulla certezza dei diritti sociali e civili, intervento pubblico guidato dalle esigenze del territorio);

10. Questione morale e riforma politica («la Federazione si impegna ad elaborare regole di comportamento dei propri candidati, nel rispetto di una rigorosa etica e della trasparenza di gestione della cosa pubblica»).

Per un’Europa diversa

Per quel che riguarda la posizione nei confronti dell’Europa, va detto che la Federazione si colloca con quelle forze che danno vita all’esperienze del GUE-NGL e del partito della Sinistra Europea. Occorre infatti ricomporre a livello continentale un fronte unitario, aperto a tutte le diverse sinistre d’alternativa in Europa, per combattere questa Europa liberista, tecnocratica, impermeabile alle istanze democratiche, nata dall’accordo tra centro destra e socialisti e incarnata dal Trattato di Lisbona. La Federazione vuole una Europa della pace, non subalterna agli USA, che riconosca l’uguaglianza nei diritti e nel lavoro, che non sia razzista, ma invece rispettosa della cittadinanza cosmopolita, delle diverse culture, delle minoranze religiose.

Se questo è il quadro di presentazione della Federazione, non credo che i compagni del PRC possano muovere molte critiche ai suoi principi fondativi: sono prevalentemente desunti da quelli che caratterizzano il nostro partito. La preoccupazione principale può derivare dal problema della possibile cessione di sovranità; ma anche su questo tema, le forze che promuovono la Federazione sono d’accordo: ciascun partito, movimento o associazione manterrà i propri organismi, la propria organizzazione e la propria libertà di iniziativa. Le azioni e le campagne comuni verranno discusse e approvate dagli organismi dirigenti della Federazione, ma in caso di mancato accordo nulla vieta ad una organizzazione di operare indipendentemente. Per essere più chiari si può così esemplificare: supponiamo che una delle forze che si riconoscono nella Federazione intenda promuovere un presidio di sostegno ad una lotta, una manifestazione territoriale o un volantinaggio, lo proporrà alle altre forze per una azione comune, nel caso in cui le altre forze ritengano inopportuno partecipare, nulla vieta alla forza proponente di agire da sola. Naturalmente entro i limiti segnati dalla coerenza con i principi fondativi sottoscritti. Per quanto riguarda il tesseramento alla Federazione si è stabilito che chi si tessera ad un partito, movimento o associazione che aderisce alla Federazione è automaticamente iscritto anche alla Federazione, mentre è prevista la tessera alla sola Federazione per i singoli che vogliano aderire ad essa e non ad una delle forze componenti.

La rifondazione comunista

Concludendo, ritengo che la Federazione della Sinistra rappresenti, in questa fase e nella situazione politico-economica attuale, la più logica possibilità di inversione di una rotta disastrosa che la sinistra di alternativa abbia. Ritengo che anche per il PRC rappresenti una scelta quasi obbligata. La possibilità di uscire dalla nostra crisi è però legata ad alcune condizioni e ad alcuni comportamenti politici: occorre muoversi con la massima lealtà e trasparenza di intenzioni nei confronti di tutti gli iscritti e di tutte le organizzazioni componenti la Federazione, velleità egemoniche nascoste e mosche cocchiere sarebbero letali.

Occorre essere accoglienti nei confronti di chiunque si avvicini alla Federazione, dimenticando le eventuali controversie del passato e chiedendo solo l’adesione ai principi fondativi. Per quel che riguarda il nostro partito occorre che si approfitti della nostra forzata debolezza nelle istituzioni per rivedere il nostro atteggiamento nei confronti della gestione della cosa pubblica a livello locale o nazionale: la responsabilità della gestione deve essere sempre solo un mezzo e non un fine, tantomeno un fine personale.

Occorre imparare a fare politica e fare formazione politica in modo diverso dal passato, realizzare veramente il partito sociale, lavorando sui fatti e nei territori aprendo spazi democratici che siano veramente democratici, iniziare a costruire incontri nei luoghi del conflitto sociale e da questi incontri, e non dalle tavole rotonde di politici e dei soliti intellettuali, far scaturire le nostre linee politiche. Fare delle scelte chiare: nelle fabbriche con gli operai per parlare di lavoro, di economia e precarietà, fra gli studenti per parlare di cultura, di futuro e di precarietà, fra gli emigrati per parlare di razzismo, di diritti e di precarietà, in una parola è necessario riprendere la strada della «rifondazione comunista».