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Ho seguito con interesse, anche se con discontinuità a causa dell’attuale difficile vita interna del partito, il vostro dibattito sulla terribile aggressione ai palestinesi di Gaza.
Dico subito, per essere chiaro, che, per quello che riguarda i miei sentimenti, mi sento del tutto rappresentato dall’articolo di Galeano su “Le monde diplomatique” uscito oggi con il Manifesto e che, come iscritto al partito, sottoscrivo l’appello approvato dalla Direzione il 12/1/09 (e che vi allego).
Il tema della Palestina e delle infinite ingiustizie subite dal suo popolo, è un tema che preme dolorosamente sulle nostre coscienze e che accende il nostro internazionalismo, quindi capisco che il vostro dibattito sia stato talvolta aspro, conosco da molto tempo anche il comp. Hicham e so quanto sia appassionato e viscerale nelle sue argomentazioni. Va anche capito che Hicham si sente coinvolto personalmente (emigrante, arabo, musulmano) forse più di ciascuno di noi e che la sua rabbia impotente di fronte alle stragi è per questo più dolorosa e insopportabile. Non giustifico le intemperanze verbali nei confronti di compagne, ma cerco di capirle.
Se questo può esaurire le questioni di “stile”, più difficile è affrontare le questioni politiche e soprattutto il giudizio su Hamas e sul suo ruolo nel conflitto. Mi rendo conto che per giudicare occorre sapere e, soprattutto, occorrerebbe condividere sulla propria pelle le sofferenze lunghe sessant’anni, gli assedi, la sete e la fame, la morte dei bambini, il muro che chiude in prigione un intero popolo. Premesso che i palestinesi hanno il diritto di eleggere i propri rappresentanti e che le legittime elezioni hanno dato la vittoria a Gaza di Hamas, mi domando se la strategia di Hamas sia efficace e se non sarebbero opportune altre forme di resistenza diverse dal lancio di missili poco efficaci militarmente, ma utili per la propaganda israeliana per “giustificare” la propria reazione abnorme e ottenere l’impunità per i crimini di guerra da parte di una comunità internazionale indifferente quando non complice.
Personalmente sono convinto della necessità del superamento delle divisioni interne al popolo palestinese, così come sono convinto che i fondamentalismi religiosi sia palestinesi che israeliani siano ambedue di impedimento alle forme di cooperazione e di lavoro comune fra i partiti della Sinistra palestinese e israeliana e delle forze pacifiste e democratiche per riavviare un processo che assicuri il rispetto delle risoluzioni internazionali, la fine dell’occupazione israeliana, la rimozione del muro e degli insediamenti.
Più che discutere sulle parole da inserire o meno in un documento e dibattere, ovviamente da esterni, sul grado di indignazione che ciascuno di noi esprime, quello che possiamo fare è partecipare ad ogni tipo di manifestazione contro la guerra, portando le nostre ragioni di solidarietà e di sostegno al popolo palestinese, voi nei vostri paesi d’accoglienza, noi qui in Italia , a cominciare dalle manifestazioni di Roma e di Assisi del 17 gennaio.
Carlo Cartocci
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