I LADRI NON CI RUBERANNO IL DIRITTO DI VOTO

Da Di Girolamo a Bertolaso: un filo marrone dell'Italia di oggi, del berlusconismo e dintorni

di Mario Gabrielli Cossellu, da AURORA n. 18, aprile 2010

Tra le tante perle con le quali il nostro beneamato paese ci delizia praticamente tutti i giorni, prendiamone due che ci hanno richiamato specialmente l’attenzione. Cominciamo dallo scandalo della Protezione Civile, del suo capo Guido Bertolaso e le varie relazioni e diramazioni del suo sistema di appalti e favori. Bertolaso è uomo di fiducia di Berlusconi e perfetto interprete della sua idea del “fare”, sempre e comunque “a modo proprio”, anche infischiandosene delle leggi, dei regolamenti e dei controlli, catalogando ogni cosa come “emergenza” e “grande evento” e mescolando quindi tutto, dai terremoti e le inondazioni fino alle riunioni “G-8”, gli eventi sportivi, i pellegrinaggi e gli anniversari... Tutte cose che muovono parecchi soldi e tutto da fare in fretta, contando su di un circolo o “cricca” (come loro stessi si chiamavano) di “imprenditori” amici e conniventi, molto scaltri e disposti ad essere molto riconoscenti dei favori ricevuti grazie al denaro pubblico, anche con feste, viaggi, prestazioni sessuali... tra alti funzionari e faccendieri, massaggiatrici ed “escort” (adesso si dice così, quelle che si sono sempre chiamate “puttane di lusso”), tutti naturalmente interessati al giro di soldi freschi e rapidi, magari sulle disgrazie altrui come a L’Aquila. Ma nonostante tutto il putiferio, Bertolaso resiste ben protetto da Berlusconi e i suoi, pur facendo pagare alla Protezione Civile stessa un alto prezzo di discredito e fango.

Negli stessi giorni veniva resa nota l’inchiesta sul giro di truffe e riciclaggio nel settore della telefonia e dei servizi in rete, con una vecchia conoscenza, Nicola Di Girolamo, quello che era stato eletto al Senato nella Circoscrizione Estero - Europa nel 2008 tra mille polemiche. La storia è nota: questo “avvocato internazionale” si era fatto eleggere dichiarando falsamente di risiedere a Bruxelles, grazie anche a certe complicità all’Ambasciata, ed era riuscito a farla franca grazie alla protezione dei suoi compari del “Popolo della Libertà”, che in Parlamento hanno respinto non solo la richiesta di arresti domiciliari, ma persino la decadenza dalla carica “finché il procedimento giudiziario non passi in giudicato”. Nel frattempo però il presunto senatore è incappato in questa inchiesta insieme con vari personaggi di cosche della ‘ndrangheta e di criminalità comune di area neofascista, che avrebbero fattivamente aiutato Di Girolamo per l’elezione al Senato – facendo incetta di schede elettorali e votandole fraudolentemente – in modo da averlo come riferimento politico in Parlamento per i loro affari illeciti. E così, travolto dallo scandalo, Di Girolamo finalmente ha abbandonato quel seggio al Senato che non avrebbe mai dovuto occupare, e ora è in carcere sotto interrogatorio; vedremo se salteranno fuori altre cose interessanti.

La vicenda Di Girolamo ha riaperto le polemiche intorno al voto all’estero, non solo sulle sue modalità ma addirittura sulla sua ragione d’essere per dei concittadini che vengono considerati da qualcuno come “già non Italiani”, perché vivono lontano, si sono (più o meno) integrati nei paesi di residenza, e “non pagano le tasse in Italia”. Un dibattito spesso strumentale e in malafede, teso in realtà a cancellare il diritto di voto e a disprezzare ciò che gli Italiani all’estero, gli emigrati, sono stati e sono ancora per se stessi, per le loro famiglie e per l’Italia e gli Italiani tutti: perché non ci si ricorda delle rimesse, che dagli anni cinquanta almeno hanno contribuito a far arrivare grandi quantità di valuta per un’Italia distrutta e affamata dopo la seconda guerra mondiale e i disastri del fascismo? Perché non si parla degli accordi uomo-carbone che permisero l’arrivo a prezzi di favore di grandi quantità di carbone dal Belgio, dalla Germania e dalla Francia per il sistema produttivo italiano, favorendo il cosiddetto “boom economico” degli anni sessanta del secolo scorso, grazie al sacrificio di lavoro e anche spesso di vite degli Italiani nelle miniere belghe, tedesche e francesi? Perché non si dice che tanta parte del cosiddetto “Made in Italy” nel mondo si deve a quella spesso irrazionale passione e attaccamento degli emigrati per tutto ciò che è italiano, comprando, facendo conoscere e diffondendo tanti prodotti italiani all’estero, anche quando non sempre la loro qualità e il loro prezzo sono migliori dei prodotti locali? Di tutto questo non si parla, non interessa parlare; sicuramente perché da molti anni il tema degli emigranti italiani nel mondo è scomparso dall’attenzione della politica e della società in Italia, e ogni anno diminuiscono sempre di più gli stanziamenti per il sostegno alle nostre comunità all’estero per le loro attività culturali e formative, associative, ricreative e anche assistenziali, perché molti nostri connazionali all’estero non sono come “lo zio d’America che ha fatto fortuna” e così bene integrati da arrivare ad essere sindaco e presidente, ma sono lavoratori, pensionati e anche disoccupati che hanno parecchio bisogno di attenzione e aiuto anche da parte della loro terra che si portano nel nome, nella storia e nel cuore. Non interessa parlare deglii emigrati italiani anche perché questo ci farebbe ricordare un passato che non è passato da molto e che spesso è ancora presente, e ci farebbe fare delle comparazioni dirette con quello che sono oggi le immigrazioni in Italia, con persone che arrivano nel nostro paese nelle stesse condizioni e con gli stessi aneliti che avevano gli Italiani quando andavano (e vanno) in tutto il mondo in cerca di una vita migliore, e ricevono invece ostilità, disprezzo, razzismo e sfruttamento. Oggi in Italia c’è chi si vuole sentire superiore rispetto ai migranti del sud del mondo e preferisce quindi non ricordare “quando gli albanesi eravamo noi”, per esempio. E non interessa parlare degli Italiani all’estero forse anche perché da sempre, e specialmente negli ultimi anni con la deriva berlusconiana, essi hanno sempre votato come votano dei lavoratori che sognano e lottano per un futuro migliore, quindi a sinistra, contro le mafie e contro il perbenismo borghese: e allora si vorrebbe togliere a noi il diritto al voto, direttamente e indirettamente, magari rendendo sempre più difficile esprimere il voto stimolando l’astensione e tagliando i fondi e la rete consolare, e cercando di squalificare tutto approfittando dei problemi delle modalità del voto e di fatti come quelli del Di Girolamo.

Le modalità del voto all’estero: già. Effettivamente sono pessime, e non per niente i comunisti a suo tempo in Parlamento votarono contro certi contenuti della legge Tremaglia: il voto per corrispondenza così com’è non garantisce assolutamente il necessario carattere di libero, personale e segreto, perché è troppo esposto a condizionamenti e accaparramenti dei soliti furbi e di chi vuole condizionare le elezioni, e favorisce i grandi centri di clientelismo e di formazione e controllo del consenso come patronati, associazioni e “famiglie” (in tutti i sensi) che approfittano della buona fede e a volte del bisogno o della scarsa informazione dei connazionali. Allora, quello che bisogna fare non è attaccare gli emigrati italiani come tali e togliere loro o rendere sempre più difficile l’espressione del voto. Ma riformare il sistema, facendo votare come si vota in Italia: direttamente e personalmente con dei seggi nelle rappresentanze italiane all’estero (Ambasciate e Consolati di vario tipo), fissi o mobili, e in siti locali attraverso apposite convenzioni con le autorità dei paesi di residenza, per poter così svolgere delle operazioni trasparenti e sicure, e far confluire questi voti insieme a tutti gli altri espressi in Italia con la stessa dignità e valore. Si potrà poi discutere dell’opportunità o meno di avere una “Circoscrizione Estero” e le sue ripartizioni continentali dove eleggere un numero determinato di Senatori e Deputati, e che non sia meglio invece concorrere semplicemente ad eleggere i candidati nei collegi italiani, per evitare di avere un “ghetto” di “parlamentari esteri” che poi all’atto pratico non sono neanche granché efficaci; ma la cosa più importante e urgente è ristabilire le condizioni necessarie per l’espressione democratica del voto anche per i cittadini italiani all’estero. Ne possiamo discutere?

Ma forse anche soltanto questo, una semplice richiesta di legalità democratica, è un sogno nel paese dei Berlusconi, dei Bertolaso e dei Di Girolamo. Un paese dove un filo marrone sempre più corposo e puzzolente collega tutte le peggiori vicende dell’Italia di oggi che sprofonda nel mafiosismo spicciolo, nel furbismo, nell’intrallazzismo del “fare i soldi” a tutti costi e del mercificare tutto, di non fermarsi di fronte a nulla pur di ottenere ciò che si vuole, anche calpestando non solo la legalità ma proprio le regole base del vivere comune di una società che si dice democratica e avanzata, una società che invece è pervasa dall’arrivismo, dall’egoismo e dalla prepotenza e che, come suo migliore e massimo rappresentante, ha un personaggio come Berlusconi e la sua corte di adulatori, prostituti, servi sciocchi e avversari pavidi e imbelli. Ecco cos’è l’Italia oggi e come ancora peggio sarà, se non si riuscirà in un modo o nell’altro, prima o poi, a dare il via ad una completa e profonda rigenerazione politica, civile e morale che possa spazzar via le pesti che l’ammorbano da tanti, troppi anni.