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Siamo qui per ricordare la tragedia accaduta ai 7 operai metalmeccanici morti nella acciaieria Thyssen-Krupp di Torino.
Ad un laminatoio della Thyssen-Krupp di Torino la notte del 6/12/2007 scoppia un incendio, gli impianti antincendio non funzionano, le fiamme investono sette operai che vi stanno lavorando o che sono accorsi a prestare aiuto ai colleghi. Tutti e sette muoiono, il primo subito l’ultimo dopo quasi un mese d’agonia.
Antonio Schiavone, 36 anni, lascia la moglie, due figlie di 6 e 4 anni e un figlio di 2 mesi.
Roberto Scola, 32 anni, lascia la moglie e due figli di 3 ed 1 anno.
Angelo Laurino, 43 anni, lascia la moglie e due figli di 12 e 14 anni.
Bruno Santino, 26 anni.
Rocco Marzo, 54 anni, lascia la moglie e due figli di 26 e di 22 anni.
Rosario Rodino', 26 anni.
Giuseppe Demasi, 26 anni.
Le indagini hanno accertato manchevolezze gravi nell’impianto di sicurezza che, come è stato documentato, erano a conoscenza di tutti i più alti livelli dirigenziali della Thyssen-Krupp Italia già da alcuni mesi. I magistrati inquirenti di Torino hanno pertanto rinviato a giudizio sei dirigenti della Thyssen-Krupp. L’amministratore delegato di Thyssen-Krupp Italia Harald Espenhahn è accusato di omicidio volontario ed incendio con dolo eventuale, altri cinque dirigenti di varie imputazioni come omicidio colposo, incendio colposo con colpa cosciente, omissione volontaria di cautele di sicurezza.
Per la prima volta i colleghi delle vittime sono stati ammessi come parte lesa in un processo contro i sei dirigenti della multinazionale tedesca per il rischio che hanno corso a lavorare in quella fabbrica. Da anni la manutenzione e la formazione antinfortunistica, affermano i colleghi, era stata ridotta a poco o niente. Quattro anni prima era accaduto un incidente analogo fortunatamente senza vittime. L’azienda mirava a sfruttare al massimo lo stabilimento che aveva già deciso di chiudere, il personale ridotto ma costretto agli straordinari per far fronte alle commesse. Speriamo che la giustizia italiana raggiunga un severo giudizio che porti a punire le responsabilità accertate. Già la sola giustizia sarà un importante atto di prevenzione delle morti per lavoro, un monito a chi possa pensare a scambiare la vita e la sicurezza dei propri operai con una percentuale di profitto maggiore.
Non possiamo accettare che in nome del profitto si risparmi sulla sicurezza delle persone che lavorano.
In Italia la deregolamentazione non delle norme di sicurezza ma delle condizioni di lavoro ha portato al triste primato europeo di 4 morti sul lavoro al giorno. Anche in Germania la pratica dell’outsourcing e del lavoro in affitto ha portato molti a lavorare in ambienti di lavoro di cui non conoscono a fondo i pericoli. Non possiamo accettare scambi su questo terreno. Dobbiamo vigilare sulle condizioni di sicurezza del nostro lavoro.
Ricordiamoci dei nostri diritti: il primo di tutti è quello di poter lavorare in condizioni che non mettono a repentaglio la salute o la vita stessa. Non c’è pressione dall’alto o incentivo o paura di perdere il posto che possa valere la nostra vita! Il lavoro è importante ma anche pericoloso, non accettiamo compromessi sulle nostre vite!
Un anno dopo il rogo, il 6 dicembre 2008, presidio a Duisburg davanti ai cancelli della Thyssen-Krupp: Stahlwerk Bruckhausen, Kaiser-Wilhelm-Str. 100 dalle 13.00 alle 15.00 per ricordare assieme alle sette vittime di Torino tutti i morti e i feriti sul lavoro.
Partito della Rifondazione Comunista -Circolo di Colonia
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