Carlo Cartocci
Nel pieno della crisi della sinistra (e delle sinistre) di alternativa, mentre anche la sinistra riformista, ripiegata su se stessa, sembra impantanata a metà del guado e, addirittura, il nostro partito sta subendo una ennesima, dolorosa, scissione, ha un senso parlare della necessità che Rifondazione Comunista continui ad esistere?
In un momento di grande crisi della politica e di una ben più grande crisi economica e finanziaria che, per molto tempo, condizionerà e deprimerà il lavoro, lo stato sociale e la vita stessa delle donne e degli uomini, perché riproporre l’utopia della rifondazione comunista?
A che serve e a chi serve Rifondazione Comunista?
Partiamo dall’oscuro quadro di oggi.
Io credo che la sconfitta subita alle ultime elezioni abbia, fra le altre, alcune ragioni che vanno capite ed elaborate: da un lato l’elettorato democratico, di fronte alla prospettiva dell’affermazione di un regime di centrodestra forte della saldatura degli interessi del capitale, delle pulsioni egoistiche e xenofobe di una diffusa microborghesia e del populismo espresso dall’uomo forte e di successo, ha pensato di favorire una semplificazione del quadro politico in senso bipolare, sperando nel successo del riformismo di centrosinistra o almeno nella teoria dell’alternanza. D’altro canto la presenza del nostro partito nel governo, presenza forse carica di eccessive aspettative, ha deluso nei risultati la sinistra radicale e i movimenti sociali che si sono sentiti progressivamente abbandonati e, infine, la proposta della nuova formazione “La Sinistra-l’Arcobaleno”, affrettata e tutta di vertice, è apparsa un progetto solo elettorale senza una vera anima politica.
Le cose sono andate come sono andate: siamo in un vero e proprio regime sostanzialmente di destra e il centrosinistra riformista (PD), che ha inseguito la destra nei programmi, è ora in affanno nell’organizzare una vera opposizione. La sinistra di classe è sparita dal Parlamento e si dibatte fra le divisioni interne e la velleità di ricostituire un soggetto unitario, sostanzialmente riformista, che affianchi a sinistra il PD. Sostanzialmente si tratta di un quadro già visto e senza le sostanziali novità necessarie per rivitalizzare l’elettorato, né quello di classe, né quello genericamente democratico.
Per queste ragioni il congresso del nostro partito ha fatto alcune scelte importanti:
- ha deciso che Rifondazione Comunista non si scioglie, né confluisce in un soggetto politico non più comunista e sostanzialmente riformista,
- ha deciso di rilanciare il partito secondo la formula “dal basso a sinistra” e cioè dando rilevanza alla base e mantenendo la sua ispirazione di classe,
- ha proposto una gestione unitaria del partito aperta a tutte le sue “anime” proponendosi di superare sia la gestione oligarchica e padronale, sia l’emarginazione delle minoranze, per una gestione democratica,
- ha ribadito che le due parole “Rifondazione” e “Comunista” si sostanziano a vicenda, esaltando sia il legame storico con i valori anticapitalisti, sia il processo rifondativo che abbiamo intrapreso acquisendo i valori della cultura di genere, della nonviolenza, dei diritti civili, dell’ambientalismo, dell’antirazzismo e dell’antistalinismo,
- infine ha proposto di superare le forme di “governismo” esasperato per puntare ad un partito sociale che si muova nei territori sulle questioni vissute sulla pelle dalle cittadine e dai cittadini, che affianchi i movimenti sociali nelle lotte territoriali ambientali e contro le basi militari e che faccia del precariato, lavorativo ed esistenziale aggravato dalla crisi, il centro delle sue lotte.
Mi si potrebbe obiettare che non si tratta di novità e che ognuno di questi punti è già stato nel programma del partito: è vero, ma è proprio nel loro tenersi insieme, è nel rafforzarsi reciproco che questi punti assumono un valore nuovo. Ogni punto perde valore se separato dagli altri e nel loro insieme si risponde alle richieste, emerse come irrinunciabili, nell’ultima Conferenza sull’Organizzazione.
L’insieme dei cinque punti si sintetizzano nella formula: per Rifondazione Comunista non può esserci libertà senza uguaglianza e uguaglianza senza libertà. Secondo me si tratta di un ulteriore passo verso la rifondazione dopo quelli già compiuti: da Genova per l’internità ai movimenti, a Livorno sullo stalinismo, da S.Servolo sulla nonviolenza, a Bologna sul razzismo e i diritti dei migranti ecc. ecc.
Di questa Rifondazione c’è bisogno perché, con pochissimi altri soggetti politici, peraltro più deboli, è rimasta l’unica forza di chiara ispirazione anticapitalista; gli stessi compagni che fuoriescono dal partito puntano ad uno sbocco moderato incrociandosi a livello nazionale con un pezzo di Sinistra Democratica e a livello europeo con il Partito Socialista. Sono coloro per cui la parola Comunismo è “indicibile” pur avendo condiviso, per un lungo tratto, il percorso della rifondazione di quella parola e di quella magnifica utopia, proprio perché non fosse indicibile.
C’è bisogno del PRC perché è l’unico soggetto politico che non accetta le logiche del mercato capitalista e che crede che esso non sia migliorabile e non sia possibile alcun lifting per dargli un “volto umano”. È necessario per sostenere e tener viva la voglia di lottare dei movimenti sociali sempre più soli, dei sindacati di base e della stessa CGIL abbandonata dalle politiche suicide del PD di Veltroni, che subisce senza dignità l’attacco al lavoro, alle pensioni, ai contratti e ai diritti.
La crisi che è soprattutto finanziaria, che è nata nel cuore stesso del capitalismo, dalla rottura delle classiche connessioni fra lavoro e capitale, fra prodotto e guadagno, che si è concretizzata nella speculazione forsennata sui capitali reali o virtuali che fossero, questa crisi sarà pagata soprattutto dai precari, dai lavoratori, dai pensionati, dalle famiglie povere e oneste. Brucerà conquiste sociali che pensavamo consolidate, corroderà i diritti civili, sociali e del lavoro, peserà su istruzione, sanità, previdenza. Aumenterà lo già scandaloso divario fra ricchi e poveri, innescherà la guerra fra ultimi e penultimi, fra immigrati sempre più sfruttati e ricattati e autoctoni precari, aumenterà il tasso di razzismo, di maschilismo, di intolleranza per ogni diversità. Si approfitterà della crisi per attaccare la Costituzione, rafforzare un regime autoritario e insieme paternalistico e populista.
Contro tutto questo puntiamo sul “partito sociale”, che stia fra le persone, nei luoghi della sofferenza, per lottare con loro e prospettare una speranza, una utopia possibile. Di fronte alla crisi, serve Rifondazione Comunista che dica che un altro mondo è possibile, nonostante tutto.
Infine anche in Europa serve il PRC. L’esperienza della Sinistra Europea deve poter continuare, la nostra esperienza deve continuare a mescolarsi alle esperienze degli altri partiti che compongono Sinistra Europea e che garantiscono, nel panorama politico dell’Europa, alla sinistra del gruppo Socialista, la presenza di una forza limpidamente anticapitalista. Contro questa forza anticapitalista sono oggi vergognosamente alleati il PdL e il PD che vogliono imporre uno sbarramento del 4% nelle prossime elezioni: è un ostacolo in più sul nostro cammino, è una prova in più della necessità del PRC.
Forse la risposta più giusta alla domanda “Ancora Rifondazione Comunista, perché?” è: “Perché ci sono ancora tanti compagni”. A questi compagni, alla loro lotta, alla loro speranza, alla loro solidarietà e generosità, affidiamo il partito. Il loro partito, il nostro partito.