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Tagli e Cola PDF Stampa

Insieme alla pizza la lettera di licenziamento E sull'isola di Wight la protesta diventa «rosso-verde»

Da "Il Manifesto" articolo di Angelo Mastrandrea

Metti una sera di mezza estate a cena sull'isola di Wight. Una pizza, una Coca cola, una mela perché il padrone è danese, produce pale eoliche e ci tiene alla salute. E una lettera infilata nel cartone che immaginiamo leggermente infarinata e odorosa di pomodoro. Contiene un avviso di licenziamento, undici per la precisione, tanti quanti sono i destinatari del provvedimento.
Metti anche che la fabbrica in questione non è un inquinante petrolchimico e nemmeno una centrale a carbone, ma produce pale eoliche. Che una trentina di operai sono da mesi asserragliati nell'impianto e impegnati in una durissima vertenza che punta a coinvolgere anche il governo Brown. E che la protesta in questione avviene in quell'isola di Wight che negli anni '70 ispirava canzoni ed era un paradiso degli hippy oltre che naturale.
Ti accorgi così che il corto circuito è totale e che sul piano simbolico quello che avviene su quest'atollo nel canale della Manica racconta della crisi economica e sociale che sta avvinghiando l'occidente in una tenaglia micidiale di perdita di lavoro, paure e impoverimento più di mille saggi o riflessioni accademiche. Un'impresa «ecologica» che chiude per scarsità di domanda immediatamente dopo un G8 che ha promesso tagli alle emissioni e investimenti sul «verde», un governo (laburista) che a parole sostiene che la «green economy» potrebbe aiutare il mondo ad uscire dalla recessione e dopo aver nazionalizzato banche a go go non fa una piega se un impianto direttamente legato allo sviluppo delle energie cosiddette alternative e rinnovabili chiuda i battenti, un sindacato debole e timoroso al pari della sinistra istituzionale che si lascia rimpiazzare dagli ecologisti nella difesa dei posti di lavoro e fa sì che almeno una volta il più che comprensibile malcontento dei lavor!
 atori non li spinga a destra come altrove.
Raccontano le cronache inglesi che un fenomeno del genere non si era mai verificato da quelle parti: una protesta che nell'immediato sta portando verso l'isola migliaia di militanti ecologisti, e che lascerebbe prefigurare una sinistra del prossimo futuro che sfuma il rosso nel verde. Un fenomeno anticipato già dagli exploit ecologisti delle ultime elezioni europee, anche in Inghilterra dove i verdi rappresentano ormai una forza di tutto rilievo. E un caso opposto a quello di Civitavecchia durante lo scorso G8 dell'Aquila, dove si era riproposto l'antico scontro ambiente-lavoro, impersonato dagli attivisti di Greenpeace che occupavano la centrale a carbone per protestare contro il finto accordo sui gas serra e per chiedere la riconversione e i lavoratori che viceversa si schieravano con l'azienda e li contestavano.
Raccontano anche le cronache che gli operai in questione, oltre ad essere liquidati via pizza, da mesi occupavano la fabbrica, la Vestal, e che per dare loro man forte è stato perfino sospeso un festival ecologista nel vicino Sommerset e i partecipanti dirottati a sostenere l'occupazione della fabbrica. «Gordon Brown, nationalize this» («nazionalizza questo», con evidente riferimento ai soldi dati alle banche) è lo striscione esposto all'esterno dello stabilimento, che riecheggia gli slogan delle manifestazioni contro manager e banchieri durante il G20 dello scorso aprile a Londra.
Ma la crisi economica sarebbe solo un alibi per giustificare la chiusura dell'impianto. La Vestal è infatti un'azienda leader nel settore, nel primi mesi del 2009 ha segnato un aumento del 70 per cento dei profitti e l'obiettivo non sarebbe altro che quello di delocalizzare negli Stati uniti e in Cina, dove ci sarebbe una maggiore domanda di turbine eoliche rispetto al nord Europa. Una decisione che pagherebbero sulla loro pelle i 625 lavoratori inglesi. Ma l'inaspettato evolversi della protesta (con l'inconsueta saldatura tra operai e ambientalisti) ha cambiato le carte in tavola, tanto che la chiusura prevista per questi giorni potrebbe slittare e nel frattempo i legali della Vestas stanno cercando di ottenere un'ingiunzione del tribunale per lo sgombero della fabbrica prima che arrivi l'onda ecologista a cambiare le carte in tavola. Tutti sanno che una vittoria di questi ultimi non sarebbe solo un punto a favore degli operai in questione, ma la prima risposta vincente da !
 sinistra alla crisi.

 

 
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