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I CONTRATTI E IL SALARIO CHE DIVIDE - |
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di Il Rinnovo E I Sindacati
pubblicato nell'edizione Nazionale (pagina 37) nella sezione "Forum"
fonte dal quotidiano "l'Ununità"
I CONTRATTI E IL SALARIO CHE DIVIDE -
di Il Rinnovo E I Sindacati
L’allarme economico reiterato dall’Ocse è connesso a un drammatico allarme sociale. L’occupazione cede e le retribuzioni sono bloccate (uno spostamento dello 0,1% nell’ultimo trimestre). I giornali danno risalto a “esempi” come quelli della British Airways dove si chiede ai lavoratori la rinuncia a un mese di salario. È la linea della sospensione della paga. Non si invoca tanto in Italia: semmai si punta sulla moderazione salariale. E sembra che proprio su questo aspetto si possa fondare l’imminente scontro sui rinnovi dei contratti. Qui tutto parte dal nuovo sistema concordato da Confindustria solo con Cisl e Uil. Uno dei primi appuntamenti interessa i metalmeccanici. Sembrava che si potesse raggiungere un compromesso unitario teso a risolvere la sola partita salariale. Non è andata così. Forse anche sotto l’influsso di un documento riservato di Confindustria teso a rivendicare una stretta osservanza agli accordi presi, negando ogni autonomia alle categorie. Fatto sta che ci saranno due piattaforme: una Fiom e una Fim-Uilm. Queste ultime rivendicheranno un aumento di 113 euro in tre anni (nonché un fondo di solidarietà per i lavoratori vittime della crisi). Susanna Camusso (Cgil) ha ricordato che l’ultimo contratto aveva ottenuto 127 Euro in trenta mesi. E sembra difficile immaginare aumenti integrativi azienda per azienda. La questione salariale sembra coinvolgere anche categorie dove permangono solidi i legami unitari. È il caso dei lavoratori elettrici. Alberto Morselli e Carlo De Masi, hanno spiegato i dissensi in interviste al «Diario del lavoro» (quotidiano on line). Esce da questi testi la fiducia della Cisl in una prioritaria richiesta riferita agli organismi di “partecipazione”. Il salario verrà dopo. Ed è probabile che simili scenari possano attecchire in altri comparti (tessili, chimici, edili) dove sembrava possibile una piattaforma unitaria. Mentre rimane diversa la situazione tra i sindacati dell’industria alimentare che procedono verso lo sbocco contrattuale. Del resto anche nel settore pubblico è stato appena siglato il contratto per i lavoratori degli enti locali. Altrettanto nella sanità dove invece un incredibile Brunetta si oppone alla firma unitaria. Esempi che dimostrano come la Cgil cerchi intese mentre altri puntano sulla spaccatura. La scelta di porre un freno alle spinte salariali è spiegata, specie in casa Cisl, con l’esigenza di soddisfare le richieste dei non garantiti, i precari, i circa due milioni che non hanno protezione e non sono riconosciuti da Silvio Berlusconi. Ha detto un segretario della Fim-Cisl, Marco Bentivogli, che costoro hanno il problema della prima e non della quarta settimana. Verissimo. Ma come mutare questo stato di cose? Sarebbe necessaria, come in altri tempi, una mobilitazione straordinaria dell’intero Paese. Non il sacrificio temporaneo dei salariati fissi. Bruno Ugolini giornalista
18 giugno 2009
pubblicato nell'edizione Nazionale (pagina 37) nella sezione "Forum"
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