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Questione di genere
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da Liberazione del 19-08-09
di Lidia Menapace |
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Con l'intenzione di sfidare la tradizione e portare un vento nuovo che spinga burqa e sottomissione femminile nell'archivio della storia, due battagliere donne si sono sobbarcate le fatiche della lunga campagna elettorale per le presidenziali in Afghanistan. Certo, per le due afghane le possibilità di prevalere sono equivalenti a zero.
La prima è Frozan Fana, 40 anni, figlia di un generale e medico di professione. Parla con il velo alle donne in burqa, la sua campagna è stata all'insegna di «pace e sicurezza, libertà di stampa e difesa della sovranità nazionale», come ha detto in un recente comizio a Kabul. Inoltre, ha precisato di essersi candidata per proseguire l'opera di suo marito, Abdul Rehman, che fu il primo ministro per l'Aviazione nominato dopo la caduta del regime dei talebani ed assassinato nel 2002 in circostanze mai chiarite. «Il modo migliore per vendicare un martire è portare avanti le sue idee», ha detto in campagna elettorale. Fana è consapevole dei rischi che una donna corre se vuole essere una figura pubblica. Solo negli ultimi mesi una donna membro di un consiglio provinciale e un'altra comandante di polizia sono state uccise in agguati attribuiti ai talebani. Ma non ha mai pensato di tirarsi indietro perchè, dice, «la Costituzione prevede che tutti gli afghani possono candidarsi, indistintamente». Nel suo programma era previsto che un suo governo sarebbe stato formato per il 50% da donne.


La deputata Shahla Ata, 42 anni, che non pensa neppure lontanamente all'eventualità di indossare burqa
E' riuscita in una impresa quasi impossibile: tappezzare i muri delle strade, almeno quelle di Kabul, con manifesti che la ritraggono a volto scoperto. Allegra ed estroversa, ha ostentato durante la campagna elettorale unghie smaltate di rosa acceso ed occhi segnati da trucco scintillante. Anche lei figlia di un generale, ha avuto lunghe esperienze all'estero. Pashtun nata nella provincia meridionale di KandaharIn ha vissuto in Pakistan, dove ha anche assistito gli emigranti afghani e negli Stati Uniti dove ha esercitato la professione di psicologa. Tornata in Afghanistan è stata eletta in Parlamento nel 2006 e non dimentica l'ex presidente Mohammad Daud Khan, assassinato nel 1978. A chi gli ha chiesto il senso della sua candidatura ha risposto: «Il popolo ha potuto mettere alla prova gli uomini, che non hanno fatto nulla. Perchè non vedere ora cosa possono fare le donne?». Per la cronaca, va detto che la prima donna candidata alla presidenza fu il medico ed ex ministro Massooda Jalal, che si presentò nel 2004, ottenendo l'1,1% dei voti.
da liberazione del20/08/2009
Fotoracconto al seggio con il burqa
da www.repubblica.it
http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/voto-afgane/voto-afgane.html
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Una breve riflessione dopo l’introduzione della RU486 in Italia.
Le compagne del Centro Sociale Askatasuna - Collettivo femminista Rossefuoco
www.infoaut.org
Torino 31 luglio 2009
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L'Italia all'Onu: no all'interruzione di gravidanza per il controllo demografico
Pd e Idv si astengono con l'eccezione di Paola Binetti e di altri esponenti teocon
dal sito di laRepubblica.it
Approvata alla Camera la mozione Buttiglione sulla moratoria internazionale dell'aborto come mezzo per limitare le nascite. Il testo impegna il governo italiano a promuovere una risoluzione delle Nazioni Unite ''che condanni l'uso dell'aborto come strumento di controllo demografico ed affermi il diritto di ogni donna a non essere costretta o indotta ad abortire''. Analogo percorso è già stato avviato dall'Udc al Parlamento europeeo. Pd e Idv si sono astenuti, con l'eccezione di Paola Binetti e di altri esponenti teocon. |
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L’Agenzia italiana per il farmaco, con il solo voto contrario dell’assessore Colozzi della Regione Lombardia, ha dato finalmente il via libera all’ammissione nel nostro sistema sanitario della pillola RU486, già utilizzata nella maggior parte dei paesi europei fin dagli anni Novanta e sperimentata in alcuni ospedali italiani sin dal 2005. Si tratta di una opportunità per le donne di scegliere la pillola anziché l’interruzione di gravidanza chirurgica. Prendiamo atto con soddisfazione di questo “atto dovuto” e rileviamo con indignazione le reazioni spropositate delle gerarchie cattoliche che parlano di pillola assassina e minacciano scomuniche “per chi la usa e per chi la somministra”, nonché della sottosegretaria Roccella che parla di “clandestinità legale” e di “incompatibilità con la 194”, quella 194 che per altro le forze di destra e il fondamentalismo cattolico vorrebbero tanto depotenziare.
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IL RACCONTO. Lo scrittore su riti, comportamenti sessuali e regole imposti nelle terre di mafia
di Roberto Saviano
dal sito repubblica.it
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