Cerchiamo ancora Scritto da Marco Sansoé, il 26-04-2008 13:48 Solo una riflessione seria sulle cause della sconfitta di tutta la sinistra di alternativa, in particolare de lasinistral’arcobaleno, può dare forza alla ripresa di un percorso politico che abbia come obiettivo la ricomposizione sociale per arginare l’individualismo proprietario e riaprire alla ripresa della conflittualità diffusa. Lo strutturale spostamento a destra dell’asse politico ci impone tempi che non possono essere troppo lunghi. Le difficoltà economiche crescenti, le incerte condizioni di vita quotidiane, il rischio che corrono le “minoranze” (sotto qualsiasi forma), l’attacco alle agibilità politiche e alle libertà individuali ci impongono di riflettere, scegliere e agire rapidamente anche se con rigore e profondità! La discussione avviata dentro il partito mi pare del tutto inadeguata. Ancor più le soluzioni che si stanno prospettando per il Congresso di luglio. Almeno che si pensi che la sconfitta elettorale sia determinata esclusivamente della nostra partecipazione al governo o dalla scelta de La Sinistra l’Arcobaleno (che pure sono concause) penso che occorra uno sforzo più coraggioso di analisi. Credo che si debba riconoscere che questa sconfitta viene da più lontano e da più in fondo: è il risultato di una crisi della nostra strategia, del fallimentare percorso di radicamento sociale, del non risolto nodo del rapporto tra movimenti e istituzioni e della ostinata ricerca di una forma partito del tutto inadeguata. Per questo “ricominciare dal Prc” mi pare insufficiente: perché ritrova, forse vago, un contenitore in assenza di contenuti; non individua gli elementi di crisi della società; rischia di nascondere gli errori del partito, adagiandosi sulla facile ricerca dei responsabili interni; non apre alla necessaria messa in discussione dei parametri politici usati finora; non coglie la portata della situazione; non ci dice per fare cosa dovremmo “partire da noi”. In Rifondazione siamo tutti responsabili, perché le scelte sono state condivise (anche i vantaggi personali della presenza in Parlamento e negli Enti locali); dobbiamo cercare strade, non coprirle di cadaveri: tutti i gruppi dirigenti sono “dimissionati”, i fatti lo hanno già deciso! Appare evidente il rischio che una esperienza politica che è giunta a meno del 4%, elettorale, si presenti al Congresso divisa in 4 o 5 posizioni che assumeranno le forme della “guerra per bande” (un film già visto!), incapaci di cogliere l’urgenza della messa in discussione di se stessa, fino in fondo senza reticenze! L’imperativo diventa ri-costruire il rapporto con i bisogni concreti, la loro condivisione e l’uscita definitiva da velleità idealiste (e ideologiche): § dobbiamo capire come è cambiata la società, come sono cambiati i bisogni e la percezione degli stessi, come è cambiato il rapporto tra condizione e coscienza di classe, …cioè dobbiamo fare inchiesta; § dobbiamo favorire ora, subito, ed insieme ad altri, l’apertura di spazi di aggregazione secondo bisogni ed esigenze diversi; spazi di elaborazione collettiva di piattaforme rivendicative; spazi per offrire strumenti organizzativi per azioni di lotta locali; § dobbiamo favorire ora, subito, ed insieme ad altri, la costruzione di spazi per l’elaborazione e la diffusione della critica dell’economia politica, dell’organizzazione del lavoro, della democrazia rappresentativa, delle forme del controllo sociale, del pensiero scientifico, della cultura di massa, ecc...; § contribuire con altri alla costruzione di “aree liberate” nelle quali sia possibile dare vita ad azioni alternative sul piano della gestione dei servizi e dei consumi, della gestione della risorse e del territorio, delle pratiche educative e artistiche, ecc… § predisporre strumenti di “difesa e soccorso” per le persone “senza voce”, senza diritti, precari e/o marginali ed emarginate. Per tutto ciò indispensabile non è tratteggiare la forma dell’organizzazione di partito, ma definire la pratica concreta dell’agire politico: le modalità di incontro con le persone, i soggetti sociali e i loro bisogni, le associazioni, ecc. Indispensabile è condividere con altri, con pezzi della società, l’elaborazione delle scelte e la costruzione delle azioni da intraprendere. Dei Comunisti si può fare a meno, la storia l’aveva già detto! Ora l’abbiamo scoperto tutti! Da qui si può ripartire: ri-costruire una comunità che metta “in comune” non un progetto vago di società, ma ora, subito, la condivisione dei bisogni e dell’azione politica collettiva atta a soddisfarli. Non può essere questo il comunismo oggi? biella, 25/4/2008 Marco Sansoé |