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Veltroni si allena da Premier: 1000 cittadini rumeni potranno "tornare volontariamente a casa" |
Veltroni si allena da Premier: 1000 cittadini rumeni potranno "tornare volontariamente a casa"
«Io sono una macchina da lavoro». Walter Veltroni ha risposto così a chi gli chiedeva come conciliare l'impegno di sindaco di Roma con quello di leader del Pd. Una macchina da lavoro super efficiente, prova di quanto siano assurdi i costi della politica. Veltroni ha infatti dimostrato, prima ancora di divenire capo del nuovo partito, di poter contemporaneamente fungere da Presidente del consiglio, ministro degli esteri e dell'interno, della cooperazione internazionale e chissà anche da Capo di Stato.
Recandosi il 26 giugno in Romania, il sindaco ha inteso risolvere il problema dovuto alla presenza di troppi cittadini rumeni nella capitale - in particolare rom - concordandole con le massime autorità di Bucarest.
A quanto emerso finora dai colloqui, sono tre i capitoli su cui si è lavorato.
In tempi brevi, almeno 1000 cittadini rumeni avranno l'opportunità di "tornare volontariamente a casa" verso un futuro radioso.
Difficile crederci. Oggi a Bucarest, ma non solo, c'è bisogno di manodopera, nelle aziende locali come in quelle aperte dagli altri paesi europei nei processi di delocalizzazione delle attività produttive. Quando si parla di rimpatri volontari "rumeni" ritraduce in rom, provenienti da quel paese ma sfuggiti perché spesso esclusi dal ciclo produttivo, dall'accesso a condizioni di vita e dell'abitare decenti, sottoposti discriminazione e vero e proprio razzismo tollerato se non incoraggiato dalle autorità.
Ma l'importante è liberare la vetrina di Roma dalla loro ingombrante presenza.
In seconda istanza arriveranno a Roma agenti di polizia rumeni che collaboreranno con la polizia municipale capitolina per il controllo dei campi. Del resto lo stesso Veltroni ha apertamente parlato di «maniere un pٍ ruvide» per risolvere alcuni problemi.
Altro passaggio solo apparentemente marginale sarà costituito dalla realizzazione di un nuovo centro per minori non accompagnati che verranno rispediti a casa, con particolare riguardo a chi è sfuggito a condizioni di sfruttamento sessuale. Teoricamente un progetto da sostenere ma poi, come fa rilevare l'Opera Nomadi, bisogna domandarsi perché gli altri 12 centri di questo tipo già esistenti nella capitale rumena siano perennemente vuoti.
Da Bucarest il sindaco ha poi rivolto un appello agli imprenditori italiani affinché si assumano l'onere di mettere in regola quelli che sono in alcuni comparti come l'edilizia o il lavoro domestico, sottoposti a forme di lavoro nero.
Se invece di farlo da Bucarest, adoperasse i suoi poteri affinché, con metodi altrettanto ruvidi, i suoi uomini tanto impegnati nell'abbattere baraccopoli e nell'opera di sfollamento, si recassero all'alba nelle strade in cui ancora avviene il mercato delle braccia, forse otterrebbe maggiori risultati.
Tutto questo affannarsi del sindaco si lega in maniera perfetta alla attuazione del "patto per Roma sicura", firmato il 18 maggio scorso. Espulsione in megacampi attrezzati posti lontano dai luoghi abitati, bonifica (leggi sgomberi e abbattimenti) dei siti abitati posti nelle insalubri rive del Tevere o dell'Aniene ma anche realizzati in mezzo alla vegetazione di alcune aree verdi. Poche risorse da utilizzare per risolvere alla radice questo dramma sociale, molto per rimuoverlo dalle coscienze. Chissà se in questo compito la capitale non si ritrovi a svolgere un ruolo pilota e, applicando le direttive europee del 2006 invocate da Frattini non si inizi ad espellere quei nuclei familiari che non possono dimostrare di avere reddito sufficiente per restare in Italia? Gli strumenti ci sono, cosa importa se molte di queste persone sono anche nate in Italia. Va anche rilevato con amarezza che se questo accadrà, la macchina da lavoro aumenterà i suoi consensi, anche Veltroni parla alla pancia del paese e il paese risponde.
Stefano Galieni |