La paura e il governo. Quello che i giornali non dicono sul decreto sicurezza

Analisi dedicata alle recenti discussioni sul decreto sicurezza e sul ruolo dei media nella costruzione delle paure collettive.

05/03/2008

Primo Novembre 2007. I quotidiani riportano la notizia dell’aggressione, a Roma, di Giovanna Reggiani da parte di un cittadino romeno. Veltroni usa parole chiarissime: il problema è l’eccessiva presenza di rumeni, dopo l’ingresso della Romania in Europa siamo senza difese, arrivano e non possiamo allontanarli. Ci sarebbe da riflettere sulla criminalizzazione di 500.000 immigrati rumeni a fronte di un caso di violenza, ma lasciamo correre e diamo la parola a Veltroni. “Con la decisione di non avere una moratoria come in altri paesi, si è consentito un flusso enorme di immigrati”. Fermiamoci qui per un attimo e facciamo un po’ di chiarezza.

Veltroni si lamenta perché, al momento dell’entrata della Romania nell’UE, l’Italia non ha previsto la moratoria sull’ingresso di lavoratori rumeni. Se lo avesse fatto sarebbero arrivati meno immigrati? La risposta è no. Il Trattato istitutivo dell’UE, all’art. 18, dice che “ogni cittadino dell’Unione ha il diritto di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri”, e nessuna moratoria può sospendere queste disposizioni. Dunque, moratoria o no, qualunque rumeno poteva (e può) venire in Italia e rimanerci. Cos’è allora la moratoria?

Il Trattato stipulato il 25 Aprile 2005 a Lussemburgo, tra gli Stati già membri dell’UE e i due di futura adesione Romania e Bulgaria, prevedeva la possibilità di sospendere non – attenzione – l’art. 18 del Trattato (che prevede la libera circolazione delle persone), ma gli articoli da 1 a 6 del regolamento comunitario 1612/68. Si tratta di norme che stabiliscono il diritto di lavorare in qualunque stato europeo. La moratoria è dunque la possibilità, facoltativa per gli Stati, di sospendere la circolazione dei lavoratori, non delle persone. Detto in soldoni: i rumeni possono comunque venire in Italia, ma applicando la moratoria il nostro paese avrebbe potuto imporre restrizioni sulla possibilità di lavorare. Avremmo avuto un esercito di migranti impossibilitati a guadagnarsi onestamente da vivere: questo avrebbe impedito la violenza sulla povera Giovanna Reggiani? È la prima delle tante menzogne sulla questione sicurezza.

La Repubblica dello stesso giorno riporta le parole del marito della vittima: “se non fossi un uomo di Stato (della Marina Militare, ndr) mi farei giustizia con le mie mani”. È uno sfogo comprensibile. Però i giornali si guardano bene dal riferire le parole della famiglia di Giovanna, che chiede che il proprio dolore non venga strumentalizzato per una campagna di odio. Il Governo vara d’urgenza il decreto-legge n. 181, detto “decreto sicurezza”. Si affida ai Prefetti il potere di espellere cittadini comunitari per motivi di ordine pubblico o pubblica sicurezza. Si prevede inoltre la possibilità di accompagnare alla frontiera in modo coatto gli espulsi in caso di motivi imperativi di pubblica sicurezza: che scattano quando il comunitario abbia tenuto comportamenti “che compromettono la tutela della dignità umana o dei diritti fondamentali ovvero l’incolumità pubblica, rendendo la sua permanenza incompatibile con l’ordinaria convivenza”. E c’è già chi si esercita sulle parole, sostenendo che anche abitare in un campo nomadi è “incompatibile con l’ordinaria convivenza”. La Lega chiede che non venga approvata la Amato-Ferrero e che rimanga in vigore la Bossi-Fini: che però non c’entra nulla con l’espulsione dei rumeni, visto che questi ultimi sono cittadini europei, e la Bossi-Fini parla degli “extracomunitari” (brutta parola, ma facciamo per capirci).

Il 2 Novembre il Commissario Europeo Frattini illustra, sul Messaggero, la sua ricetta: “Si va in un campo nomadi, e a chi sta lì gli si chiede: tu di che vivi? Se quello risponde non lo so, lo si prende e lo si rimanda in Romania. Così funziona la direttiva europea del 2006”. La direttiva è del 2004, ma non stiamo a sottilizzare. Leggiamo l’art. 14 della Direttiva: “I cittadini dell’Unione beneficiano del diritto di soggiorno finché non diventano un onere eccessivo per il sistema di assistenza sociale”. Quelli che non hanno un lavoro, per essere allontanati, devono rappresentare non solo un onere, ma un onere eccessivo. La Direttiva dispone anche (art. 15 comma 3) che le espulsioni per motivi diversi da quelli di ordine pubblico non prevedano divieto di reingresso: in altre parole, chi viene espulso perché povero (di questo si tratta) può ritornare in qualsiasi momento in Italia. Anche il giorno successivo. Non sembra proprio che la Direttiva autorizzi le disposizioni suggerite da Frattini.

Sergio Briguglio, esperto di immigrazione e persona ragionevole, spiega sul Messaggero del 5 Novembre l’assurdità del decreto sicurezza. “Non si può utilizzare la Direttiva per espellere un mendicante o un lavavetri. Infatti l’interessato avrà buon gioco a dichiarare di essere arrivato in Italia da meno di tre mesi, e sarà difficile provare il contrario”. Già, perché in ogni caso la possibilità di allontanare un comunitario scatta tre mesi dopo il suo ingresso: e, siccome per entrare in Italia non occorrono visti, timbri sul passaporto o altre formalità, nessuno potrà dimostrare che la persona si trova qui da più di tre mesi…

Il 3 Novembre Liberazione pubblica un articolo del direttore Sansonetti, che riporta i dati del Ministero dell’Interno sulla presunta emergenza criminalità: dal 1993 ad oggi gli omicidi sono dimezzati, i furti in appartamento diminuiti del 45%, gli scippi passati da 200 a 80. I casi di violenza sessuale, sono aumentati, ma gli autori sono nella maggior parte dei casi partner e mariti. Nessun altro giornale, tranne il Manifesto, riporterà queste cifre.

Mentre Governo e opposizione cercano di mettersi d’accordo sulle misure anti-rumeni, il 5 Novembre accade un prevedibile imprevisto. Il Governo della Romania spara a zero sul decreto, e definisce le sue disposizioni “improvvisate” e “destinate a generare odio” (Corriere della Sera, pag. 5). Nessuno ci aveva pensato, ma una campagna contro i cittadini rumeni può forse servire a racimolare qualche voto (forse), ma crea problemi con la Romania: problemi non indifferenti, visto che il nostro paese è uno dei principali partner commerciali di Bucarest.

Il 18 Novembre i giornali pubblicano i primi risultati del decreto: i rumeni espulsi sono 177, troppo pochi. E si scatena il putiferio. Sul Quotidiano Nazionale del 19 Novembre, Mantovano dice che è tutta una farsa. Cosa si aspettava, 20.000 rumeni espulsi? Tutti sanno che, anche nel caso di allontanamenti per motivi di pubblica sicurezza, la Direttiva impone di valutare la situazione personale del cittadino da espellere. Art. 27 comma 2: «I provvedimenti per motivi di ordine pubblico o di pubblica sicurezza […] sono adottati esclusivamente in relazione al comportamento personale […]. La sola esistenza di condanne penali non giustifica automaticamente l’adozione di provvedimenti. Il comportamento deve rappresentare una minaccia reale, attuale e sufficientemente grave da pregiudicare un interesse fondamentale della società». Intanto la Romania protesta ancora, gli avvocati penalisti sono sul piede di guerra, giuristi e studiosi anche, e l’Unione Europea bacchetta l’Italia: diventa sempre più chiaro che il decreto rischia di pregiudicare un governo equilibrato dei fenomeni migratori.

La sinistra della coalizione impone di mettere nel decreto una norma contro le discriminazioni degli omossessuali: dopo una faticosa contrattazione, la norma viene inserita. Ma viene scritta male, in modo tecnicamente sbagliato, e così com’è diventa inapplicabile. Chi ha fatto l’errore, e perché? Sul Corriere del 18 Dicembre, Francesco Verderami riferisce che, secondo Grillini, a scrivere lo “sbaglio” sarebbe stata una “manina” non proprio innocente. Due giorni dopo, sul Quotidiano Nazionale, Andrea Monorchio sostiene la stessa tesi: dietro l’errore tecnico, contrasti politici insanabili. Così il decreto viene fatto decadere.

Passano pochi giorni e, il 28 Dicembre, la stampa annuncia la prossima pubblicazione del “nuovo” decreto sicurezza, che infatti esce il 2 Gennaio. Restano le espulsioni per motivi imperativi di pubblica sicurezza (quelli già citati), e si aggiunge una tipologia specifica di espulsione per indiziati di reati di terrorismo: cosa che, direbbe Di Pietro, ci azzecca ben poco, visto che non vi sono rumeni accusati di questo tipo di reati. A meno che non si pensi che l’omicida di Giovanna Reggiani agisse su mandato di Al-Qaeda…

Alla fine, anche il secondo decreto finirà per impantanarsi, coinvolto nella crisi del Governo Prodi. Decaduto ancora, il decreto viene riproposto una terza volta, in una forma diversa, dall’esecutivo ormai dimissionario: è notizia di qualche giorno fa. Ora non si tratta più di un decreto legge, ma di un decreto legislativo, che non ha dunque bisogno di passare dalle Camere. Si prevedono le solite cattive (e inutili) misure sugli allontanamenti per motivi di pubblica sicurezza, ma si insiste anche (siamo in campagna elettorale…) sulle espulsioni per “cessazione delle condizioni che determinano il diritto di soggiorno”: in altri termini, per gli allontanamenti dei rumeni poveri, che non possono dimostrare di mantenersi autonomamente. Abbiamo già visto come questa tipologia di provvedimenti sia nei fatti molto difficile da attuare: bisognerebbe dimostrare che il comunitario è in Italia da più di tre mesi, e inoltre non è previsto il divieto di reingresso, quindi l’ipotetico rumeno colpito da espulsione potrebbe farsi un giro e tornare due giorni dopo. Ma, ai partiti in competizione per la campagna elettorale, non interessa il governo reale del fenomeno: basta suscitare paura, e su quella costruire consensi.

Sergio Bontempelli - dipartimento immigrazione PRC