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documento del Dipartimento nazionale cultura Prc per le elezioni provinciali del 2008 PDF Stampa

Il Partito della rifondazione comunista riconosce alla cultura un valore strategico per lo sviluppo di questo paese, ma ancor più strategico per l’utile culturale e conoscitivo e dunque sociale che produce. Il Prc considera centrale ed irrinunciabile un forte impegno pubblico nelle attività culturali e nella conservazione e valorizzazione dei beni culturali.
Cultura come bene comune, non privatizzabile, ma soprattutto diritto fondamentale, patrimonio di tutti, bene inalienabile: a tutti va garantito l’accesso alla produzione e alla fruizione della cultura.
Si va sempre più diffondendo nelle nostre città la politica dei grandi eventi, che nulla cambia nella vita delle persone, nella loro possibilità di accedere alla cultura. Anzi si è andato sempre più restringendo il numero di coloro che della cultura possono fruire. Le politiche dei grandi eventi restituiscono moltissimo in immagine per chi li promuove e restituiscono dal punto di vista economico, fondamentalmente solo per i commercianti. Ma in nessun modo influiscono sulla vita vera delle comunità e sui bisogni quotidiani. In nessun modo influiscono sul territorio: nulla resta alle tante città che costituiscono una Provincia, nulla alle tante periferie. In nessun modo incidono sulla possibilità di arrivare alla cultura nel proprio quartiere, nel proprio paese, nel rispetto dei tempi di vita di ognuno, nel rispetto delle possibilità economiche di ognuno. I grandi eventi rappresentano la precarietà del lavoro e la precarietà della cultura, la sua concentrazione nelle grandi città metropolitane.
La politica culturale di un ente locale come la Provincia può contribuire invece a ristabilire un legame vero con il proprio territorio attraverso la costruzione di momenti e luoghi permanenti di confronto, elaborazione e verifica, per ricostruire una rete reale di rapporti tra amministrazioni locali, istituzioni, associazionismo culturale, forze sociali, forze creative e produttive.
Per quanto riguarda allora le politiche concrete che le Province possono mettere in atto, Rifondazione comunista propone una politica per la cultura che riequilibri i rapporti tra aree deboli e aree forti e tra soggetti anche attraverso:  

- la costruzione, la riapertura o il potenziamento in tutti i luoghi del territorio di biblioteche, teatri, cinema, sale di registrazione per la musica, di sperimentazione teatrale, case delle culture;

- convenzioni tra le scuole e le istituzioni culturali pubbliche e private (cinema, teatri, gallerie, musei, sale di concerto, biblioteche, eccetera);

- convenzioni con i luoghi della cultura pubblici e privati per consentirne l’accesso ai giovani e a chi ha basso reddito: prezzi economici per cinema, teatri, concerti, libri, mostre;

- priorità alla formazione: dalle scuole alle biblioteche, ai centri di sperimentazione, ai laboratori;

- promozione e sostegno di tutte le forme di associazionismo realmente legate al territorio;

- costruzione, in collaborazione con i Comuni, di vere e proprie “case delle culture” in tutte le città e in tutte le periferie delle grandi città: luoghi di incontro, partecipazione, produzione, sperimentazione, confronto, formazione e fruizione culturale, destinati soprattutto ai giovani.

Provincia dell'arte, della cultura, del paesaggio

Le Province possono inoltre assumere un ruolo determinante nel garantire la cura e la conservazione dei beni culturali non solo attraverso la piena assunzione delle deleghe regionali in materia di pianificazione urbanistica, ma anche attraverso quella, auspicabile, delle deleghe in materia di valorizzazione e gestione delle risorse ambientali e culturali del territorio, mediante specifici  programmi triennali adottati congiuntamente agli enti locali, soprattutto quelli di piccola e media dimensione. Enti che contribuiscano alla integrazione tra il complessivo sistema culturale e paesaggistico del loro territorio ed il loro sistema socioeconomico e territoriale, contribuendo alla progettazione della rete ecologica complessiva ed alla tutela dei centri storici dei comuni.
Allo stesso tempo la Province dovranno finalmente essere protagoniste nella attuazione delle leggi regionali vigenti in materia che già riconoscono agli enti intermedi importanti competenze per quanto attiene alla programmazione degli interventi sul patrimonio librario ed archivistico e ai musei civici. 
Proponiamo inoltre che gli enti agiscano per la costituzione di autonome strutture centrali di direzione e gestione per le politiche relative ai beni culturali e paesaggistici.
Istituzioni pubbliche, Sistemi museali, dotate di un direttore artistico, di un consiglio di amministrazione, di un competente comitato scientifico che coinvolga i direttori dei musei aderenti al sistema e le soprintendenze territorialmente competenti, di una assemblea dei partecipanti istituzionali che coinvolga gli assessorati alla cultura degli enti locali aderenti al sistema. Una struttura su cui le Province possano investire in termini di personale da assumere a tempo indeterminato (archeologi, storici dell’arte, restauratori, conservatori, operatori museali, etc) ed in termini di risorse. Una struttura  che, mediante lo strumento della convenzione, consentirà di ricondurre a sistema, incrementando gli standard di sicurezza e fruizione, l’enorme patrimonio culturale e paesaggistico di competenza degli enti locali sostenendo i comuni nelle proprie politiche culturali, ed indirizzando a tali politiche le risorse trasferite dallo Stato e dalle Regioni, le risorse proprie e quelle dei privati attratte da una forte politica culturale pubblica.  

 


 
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