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Contributo programma elettorale amministrative 2009 PDF Stampa
Dipartimento cultura Prc  

Elezioni amministrative 2009

Contributo per il programma elettorale

 

   
 

   Dipartimento cultura Prc  

Elezioni amministrative 2009

Contributo per il programma elettorale

 

Il governo Berlusconi, tagliando drasticamente i fondi destinati alla produzione culturale (è previsto il taglio di 800 milioni di euro in tre anni) sta in realtà mettendo in atto una  riforma dei settori basata sulla privatizzazione dei saperi e della conoscenza i cui effetti saranno disastrosi: sono a rischio di chiusura l’80 percento dei teatri; saranno ridotte drasticamente per mancanza di fondi le fondazioni lirico-sinfoniche - che necessitano invece di una profonda riforma che le trasformi in luoghi pubblici di conservazione della memoria, trasmissione della tradizione ma al tempo stesso spazi aperti al territorio, alla sperimentazione, alla produzione culturale, alle scuole e alle università; l’unica produzione culturale possibile sarà quella “consentita” dal mercato.

Compiti importanti allora possono e debbono svolgere da un lato le province - in particolare per quanto riguarda la formazione nei settori culturali e dello spettacolo (musica, teatro, cinema) e i beni culturali - e dall’altro le amministrazioni comunali attraverso politiche finalizzate a creare le condizioni culturali, economiche e sociali per accedere alla cultura.

Il Partito della rifondazione comunista riconosce alla cultura un valore strategico sul piano economico per l’indotto che determina e più in generale strategico per lo sviluppo di questo paese. Ma principalmente strategico per l’utile culturale e conoscitivo e dunque sociale che produce. Il Prc considera quindi centrale ed irrinunciabile un forte impegno pubblico nelle attività culturali.

Cultura come bene comune, non privatizzabile, come l’acqua; ma soprattutto diritto fondamentale, come la salute; patrimonio di tutti, bene inalienabile: a tutti va garantito l’accesso alla produzione e alla fruizione della cultura.

Si è sempre più diffusa nelle nostre città la politica dei grandi eventi, che nulla cambia nella vita delle persone, nella loro possibilità di accedere alla cultura. Anzi si è andato sempre più restringendo il numero di coloro che della cultura possono fruire. Le politiche dei grandi eventi restituiscono moltissimo in immagine per il Comune che li promuove, restituiscono anche dal punto di vista economico, fondamentalmente per i commercianti. Ma in nessun modo influiscono sulla vita vera della città, sulle persone, sulle comunità, sulle tante periferie, sui bisogni quotidiani. Sulla possibilità di arrivare alla cultura nel proprio quartiere, nel rispetto dei tempi di vita di ognuno, nel rispetto delle possibilità economiche di ognuno. I grandi eventi rappresentano la precarietà del lavoro e la precarietà della cultura.

La politica culturale di un ente locale dovrebbe concentrarsi invece non solo sui centri storici, già ricchi economicamente e culturalmente, non solo su feste e festival, di cui l’Italia è già ricca,  ma nel restituire alle periferie e la vita culturale che è stata loro tolta. Costruendo o riaprendo o potenziando in tutti i luoghi delle città biblioteche, teatri, cinema, sale di registrazione per la musica, di sperimentazione teatrale, case delle culture.

Per quanto riguarda allora le politiche concrete che i Comuni e le province possono mettere in atto, Rifondazione comunista propone:

- la costruzione di momenti e luoghi permanenti di confronto, elaborazione e verifica con l’associazionismo e le forze sociali e culturali presenti sul territorio;

- leggi sul lavoro per creare ammortizzatori sociali per i lavoratori dello spettacolo;

- politiche economiche per consentire ai giovani e a chi ha basso reddito di poter accedere alla cultura. Prezzi economici per cinema, teatri, concerti, libri, mostre;

- convenzioni tra le scuole e le istituzioni culturali pubbliche e private (cinema, teatri, gallerie, musei, sale di concerto, biblioteche, eccetera);

- priorità alla formazione: dalle scuole alle biblioteche, ai centri di sperimentazione, ai laboratori;

- promozione e sostegno di tutte le forme di associazionismo realmente legate al territorio;

- trasparenza e rigore nella gestione delle istituzioni e trasparenza e rigore nelle nomine negli enti culturali, con bandi pubblici basati su curricula, professionalità e competenza;

- costituzione di vere e proprie “case delle culture” in tutte le città e in tutte le periferie delle grandi città: luoghi di incontro, partecipazione, produzione, sperimentazione, confronto, formazione e fruizione culturale, destinati soprattutto ai giovani.

 

Tutto questo elaborato – in tavoli permanenti di consultazione e verifica - insieme alle forze artistiche, professionali, culturali ed associative del settore.

 Provincia dell'arte, della cultura, del paesaggio  

Le Province possono inoltre assumere un ruolo determinante nel garantire la cura e la conservazione dei beni culturali non solo attraverso la piena assunzione delle deleghe regionali in materia di pianificazione urbanistica, ma anche attraverso quella, auspicabile, delle deleghe in materia di valorizzazione e gestione delle risorse ambientali e culturali del territorio, mediante specifici  programmi triennali adottati congiuntamente agli enti locali, soprattutto quelli di piccola e media dimensione. Enti che contribuiscano alla integrazione tra il complessivo sistema culturale e paesaggistico del loro territorio ed il loro sistema socioeconomico e territoriale, contribuendo alla progettazione della rete ecologica complessiva ed alla tutela dei centri storici dei comuni.

Allo stesso tempo la Province dovranno finalmente essere protagoniste nella attuazione delle leggi regionali vigenti in materia che già riconoscono agli enti intermedi importanti competenze per quanto attiene alla programmazione degli interventi sul patrimonio librario ed archivistico e ai musei civici. 

Proponiamo inoltre che gli enti agiscano per la costituzione di autonome strutture centrali di direzione e gestione per le politiche relative ai beni culturali e paesaggistici.

Istituzioni pubbliche, sistemi museali, dotati di un direttore artistico, di un consiglio di amministrazione, di un competente comitato scientifico che coinvolga i direttori dei musei aderenti al sistema e le soprintendenze territorialmente competenti, di una assemblea dei partecipanti istituzionali che coinvolga gli assessorati alla cultura degli enti locali aderenti al sistema. Una struttura su cui le Province possano investire in termini di personale da assumere a tempo indeterminato (archeologi, storici dell’arte, restauratori, conservatori, operatori museali, etc) ed in termini di risorse. Una struttura  che, mediante lo strumento della convenzione, consentirà di ricondurre a sistema, incrementando gli standard di sicurezza e fruizione, l’enorme patrimonio culturale e paesaggistico di competenza degli enti locali sostenendo i comuni nelle proprie politiche culturali, ed indirizzando a tali politiche le risorse trasferite dallo Stato e dalle Regioni, le risorse proprie e quelle dei privati attratte da una forte politica culturale pubblica. 

   
 

  
 
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