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Nella riforma del titolo V della Costituzione la cultura è riconosciuta come materia "concorrente" tra Stato e regioni. Questo vuol dire che deve essere nazionale il livello di elaborazione di politiche per la cultura nel nostro paese, anche attraverso leggi di sistema dei diversi settori della produzione culturale.
Compiti importanti invece possono e debbono svolgere da un lato le province - in particolare per quanto riguarda la formazione nei settori culturali e dello spettacolo (musica, teatro, cinema) - e dall'altro le amministrazioni comunali attraverso politiche finalizzate a creare le condizioni culturali, economiche e sociali per accedere alla cultura.

Il governo Berlusconi non solo ha tagliato i fondi destinati alla produzione culturale (il 30 % solo nel 2006) ma ha attuato una politica che considera sostanzialmente la cultura e la conoscenza una merce, una politica che ha privatizzato il sapere, legando la conoscenza all'impresa (legge Moratti) e la cultura al mercato.

Il Partito della rifondazione comunista riconosce alla cultura un valore strategico sul piano economico per l'indotto che determina e strategico per lo sviluppo di questo paese. Ma principalmente strategico per l'utile culturale e conoscitivo e dunque sociale che produce. Il Prc considera quindi centrale ed irrinunciabile un forte impegno pubblico nelle attività culturali.
Cultura come bene comune, non privatizzabile, come l'acqua; ma soprattutto diritto fondamentale, come la salute; patrimonio di tutti, bene inalienabile: a tutti va garantito l'accesso alla produzione e alla fruizione della cultura.
Si va sempre più diffondendo nelle nostre città la politica dei grandi eventi, che nulla cambia nella vita delle persone, nella loro possibilità di accedere alla cultura. Anzi si è andato sempre più restringendo il numero di coloro che della cultura possono fruire. Le politiche dei grandi eventi restituiscono moltissimo in immagine per il Comune che li promuove, restituiscono anche dal punto di vista economico, fondamentalmente per i commercianti. Ma in nessun modo influiscono sulla vita vera della città, sulle persone, sulle comunità, sulle tante periferie, sui bisogni quotidiani.

Sulla possibilità di arrivare alla cultura nel proprio quartiere, nel rispetto dei tempi di vita di ognuno, nel rispetto delle possibilità economiche di ognuno. I grandi eventi rappresentano la precarietà del lavoro e la precarietà della cultura.
La politica culturale di un ente locale dovrebbe concentrarsi allora non solo sui centri storici, già ricchi economicamente e culturalmente, non solo su feste e festival, di cui l'Italia è già ricca,  ma nel restituire alle periferie la vita culturale che è stata loro tolta. Costruendo o riaprendo o potenziando in tutti i luoghi delle città biblioteche, teatri, cinema, sale di registrazione per la musica, di sperimentazione teatrale, case delle culture.

Per quanto riguarda allora le politiche concrete che i Comuni e le province possono mettere in atto, Rifondazione comunista propone:
- la costruzione di momenti e luoghi permanenti di confronto, elaborazione e verifica con l'associazionismo e le forze sociali e culturali presenti sul territorio;
- leggi sul lavoro per creare ammortizzatori sociali per i lavoratori dello spettacolo;
- politiche economiche per consentire ai giovani e a chi ha basso reddito di poter accedere alla cultura. Prezzi economici per cinema, teatri, concerti, libri mostre;
- convenzioni tra le scuole e le Istituzioni culturali pubbliche e private (cinema, teatri, gallerie, musei, sale di concerto, biblioteche, eccetera);
- priorità alla formazione: dalle scuole alle biblioteche, ai centri di sperimentazione, ai laboratori;
- promozione e sostegno di tutte le forme di associazionismo realmente legate al territorio;
- trasparenza e rigore nella gestione delle istituzioni e trasparenza e rigore nelle nomine negli enti culturali, con bandi pubblici basati su curricula, professionalità e competenza;
- costituzione di vere e proprie "case delle culture" in tutte le città e in tutte le periferie delle grandi città: luoghi di incontro, partecipazione, produzione, sperimentazione, confronto, formazione e fruizione culturale, destinati soprattutto ai giovani.

 

 
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