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Intervista a Paolo Ferrero – Attenti al berlusconismo: moribondo quello “politico” resta sempre quello “sociale”
lunedì 06 settembre 2010
 
di Romina Velchi

Da una cosa, Paolo Ferrero, mette in guardia anche per non ripetere gli errori del passato (leggi Unione 2006): pensare che la crisi del berlusconismo politico coincida con la crisi del progetto sociale della destra. «L’offensiva in atto contro i diritti dei lavoratori, di cui Marchionne è il capofila, è pienamente operante» avverte. E siccome nel Pd rimane ben radicata l’ideologia liberista, non ci sono le condizioni per governare insieme, mentre vi è l’occasione di sconfiggere Berlusconi nelle elezioni e costruire una sinistra d’alternativa attraverso «lotte e mobilitazioni nel Paese».
Si dice che siamo in una condizione mai verificatasi prima: non c’è una maggioranza e non c’è un’opposizione. Sei d’accordo?
E’ la crisi molto acuta del berlusconismo politico che determina questo fenomeno e che coinvolge il terreno istituzionale determinando la crisi del bipolarismo. Si tratta di una crisi non dentro ma del sistema politico, che sta trascinando la seconda Repubblica in una palude e sta causando l’esplosione delle destre nel momento in cui, grazie all’attuale legge elettorale, godono di una grande maggioranza parlamentare.

Questo per quanto riguarda la maggioranza. E l’opposizione?
Se è sotto gli occhi di tutti la crisi del berlusconismo come dire “politico” il berlusconismo sociale (come quello ideologico), invece, non è per nulla in difficoltà. Anzi, marcia dritto sparato verso la demolizione dei diritti dei lavoratori, lo smontaggio del contratto nazionale, la distruzione del quadro costituzionale. Le classi dirigenti non hanno alcuna strategia per uscire dalla crisi economica, manca una qualsiasi politica industriale (non per caso il governo Berlusconi lascia per mesi il ministero dello sviluppo economico senza un titolare). L’unica idea è tagliare diritti e salari per farli diventare omogenei a quelli dei paesi emergenti, scaricando così tutta la concorrenza sui lavoratori. In questa situazione, l’ideologia liberista caratterizza buona parte del centrosinistra (basta vedere Veltroni su Pomigliano) ed è purtroppo diventata senso comune nel paese. Ci troviamo quindi di fronte ad una opposizione minoritaria incapace di prospettare una alternativa.
La vicenda Fiat in questo senso, appare emblematica.
Marchionne non fa l’imprenditore, fa il padrone. Senza idee, senza innovazione, è il volto sociale del berlusconismo. Mentre la Germania, dove gli stipendi sono il doppio dei nostri, produce cinque milioni di vetture, l’Italia appena seicentomila. Marchionne dice che ne vuole arrivare a produrre un milione e quattrocentomila: per venderle a chi se il suo unico progetto è quello di contrarre i salari? La sua non è altro che un’operazione di classe, che non porta ad un rilancio del sistema Italia: fanno pagare la crisi ai lavoratori per mantenere intatti i propri privilegi. E intanto tagliano sulla scuola e sulla cultura. Ma in questo modo sfondano il paese, con conseguenze che graveranno per gli anni a venire. Non interessa innovare, che so migliorare l’efficienza energetica puntando sul solare; no, quello che conta è fare affari con il nucleare o con il ponte sullo Stretto. Per non parlare dell’arraffa arraffa sulle privatizzazioni.
Stai dipingendo un quadro assai losco. Come si può invertire la rotta?
Intanto, si può capitalizzare la crisi del berlusconismo sul piano politico, sapendo, come ho detto, che non risolverà tutti i problemi. Bisogna lavorare per le dimissioni del governo Berlusconi, perché non è per nulla automatico che ci si arrivi. Per quanto ci riguarda, ciò significa organizzare l’opposizione nel paese con la parola d’ordine di cacciare Berlusconi, mettendo in risalto i suoi disastri sociali e il suo profilo sovversivo. Per questo proponiamo a tutte le forze di opposizione di sostenere e partecipare alla manifestazione Fiom del 16 ottobre: dovrebbe essere la mobilitazione di tutti, perché lì si tengono insieme questione democratica e questione sociale.
E in caso di dimissioni di Berlusconi?
Noi siamo per elezioni subito. Per almeno due motivi. Il primo è che Dio solo sa che politica sociale ed economica farebbe un governo di transizione. Penso al governo Dini, nato dopo che Berlusconi cadde sulle pensioni nel 1994: la riforma Dini delle pensioni non è che si discostasse granché da quella della destra. Il rischio è che un simile governo faccia dei disastri tali da permettere a Berlusconi di recuperare consenso in un anno.
Il secondo motivo?
E’ legato alla legge elettorale. Ci sono troppe proposte in campo, compreso il doppio turno alla francese che peggiorerebbe la situazione. Quale riforma elettorale farebbe questo governo? No, un governo di transizione non è per nulla auspicabile.
Ma anche andare a votare con il porcellum…
Votare subito con il porcellum e relativo premio di maggioranza dovrebbe avere, secondo noi, lo scopo di cacciare Berlusconi e di modificare la legge elettorale in senso proporzionale, oltre che, ovviamente, introdurre elementi di giustizia sociale. Nel momento in cui è matura la possibilità di sconfiggere il Cavaliere occorre cogliere questa occasione. Il nostro sì alla proposta del fronte democratico (che per altro la Federazione della Sinistra avanza da circa un anno) contiene la proposta di cambiare la legge elettorale in senso proporzionale, sulla scia del modello tedesco. Questo accordo per sconfiggere Berlusconi e cambiare la legge elettorale non è un programma di governo: come ho detto, non ce ne sono assolutamente le condizioni. Insomma, dei due cerchi di Bersani (fronte democratico e nuovo Ulivo), noi siamo interessati a quello più largo al fronte democratico, non certo ad un Ulivo che ha grandi superfici di contatto con i poteri forti del paese. Il fronte democratico può essere il punto di incontro tra due progetti politici radicalmente distinti: l’Ulivo e la sinistra di alternativa.
In mezzo c’è il Pd: quale linea prevarrà secondo te?
Veltroni ripropone la logica del bipolarismo secco, che espunge ogni elemento di classe e di sinistra (e che regala a Berlusconi l’Italia per i prossimi 150 anni). Bersani ha invece un’idea pluralista della politica efficace per battere Berlusconi. La sua proposta è utile per uscire dal bipolarismo: un nuovo assetto istituzionale, basato su un sistema elettorale proporzionale, ridarebbe autonomia alla sinistra, non più costretta ogni volta a scegliere alleanze coatte (il successo della Linke dipende anche da questo). Ed è utile anche perché tutte le posizioni di sinistra oggi ambigue sarebbero obbligate a decidere con chi stare: con l’Ulivo o con la Sinistra? Insomma, è una proposta di dialogo, è un passo avanti. Prima la discussione era tutta su come accentuare il bipolarismo, ora si discute di proporzionale. Si è aperta una partita, in un terreno di gioco a noi più favorevole: giochiamola.
Più facile a dirsi che a farsi per una Federazione delta Sinistra che non ha voti da far pesare…
Noi siamo utili e vogliamo fare la nostra parte per sconfiggere Berlusconi. Dopo di che, Bersani propone un nuovo Ulivo, noi la costruzione e l’unità della sinistra d’alternativa. In primo luogo attraverso lotte e mobilitazioni nel paese a partire dalla mobilitazione del 16 di ottobre. In secondo luogo avanzando un progetto alternativo di società che parta dalla messa in discussione della globalizzazione neoliberista: ripresa dell’intervento pubblico in economia; allargamento dei beni pubblici; tassazione delle rendite; riconversione ambientale del modello produttivo. Il terreno di costruzione di questa alternativa è l’Europa e su questo lavoriamo con la Sinistra Europea. Rilanciare la sinistra e la Rifondazione Comunista vuol anche dire operare per capovolgere il senso comune ormai imperante, retaggio della Milano da bere: quello secondo cui se sei povero è colpa tua e i ricchi hanno sempre ragione; e secondo cui per uscire dalla condizione di proletario o devi vincere al totocalcio oppure fare la velina. Dobbiamo riuscire a ridare alle persone un senso di sé, una soggettività, una dignità che si sono smarriti nell’epoca della videocrazy, nella quale conta chi vince e guai a chi perde. Per costruire una sinistra e battere, con Berlusconi, il presidenzialismo populista e a-democratico, occorre ricostruire un protagonismo sociale in cui gli sfruttati non attendano passivamente il santo di turno a cui chiedere il miracolo ma piuttosto ridiventino protagonisti della costruzione del loro futuro.

su Liberazione (05/09/2010)


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Commenti  

 
#38 Jason 2010-09-13 16:16
vorrei un vostro parere....e ricostituire il PCI???
come la vedreste???
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#37 Aaron 2010-09-13 16:15
Spartakus..secondo me fabio ha ragione!!non c'è nulla di leghista in quello che dice!!probabilm ente solo chi non prova sulla propria pelle le cose può avere l'opinione che ha bobo..
x qnt riguarda il tema lanciato da Antonio...
andate imperterriti alla caccia del voto..non consapevoli che le sorti del paese sono e saranno sempre dettate da confindustria!! !!!!Berlusconi è solo un fantoccio in mano alla Marcegaglia!!!
facciamo piazza pulita compagni...alla Rivoluzione!!!r iempiamo le piazze!!!!cacci amoli via!!!
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#36 roberto 2010-09-11 21:15
la crisi attanaglierà le società ex locomotive industriali, e si arriverà al punto in cui il proletariato non vorrà più essere governato come prima; la borghesia non potrà più governare come prima; ed allora si presenteranno le condizioni per la rivoluzione, ma per quuesto epocale evento occorrerà il partito rivoluzionario organizzato e radicato; è questa terza condizione che a tutt'oggi manca, e per questo obiettivo necessita la fine della diaspora comunista; come vedi l'insegnamento di lenin è più attuale che mai.
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#35 roberto 2010-09-11 21:07
mario non ho capito le ultime righe del tuo intervento; la questione non riguarda rifondazione o pcl e quant'altro si definisce organizzazione comunista; il punto dirimente è la costruzione di un partito comunista di quadri e di massa; il futuro prossimo venturo, presenterà le condizioni a che ciò si verifichi, soprattutto nei paesi del nord del mondo che hanno vissuto sull'economia consumista per mezzo della rapina imperialista; oggi i paesi emergenti vogliono un miglior tenore di vita, cina brasile ed india, reclamano un ruolo proporzionato alla loro grandezza continentale e demofrafica; inevitabilmente e gia si vedono i pesanti effetti, avverrà la terzomondizzazi one dei paesi avanzati industriali; di ciò parlava già negli anni ottanta il marxista egiziano samir amin, è stato valido e scientifico profeta; le condizioni per un partito comunista che prospetti una società diversa e rispettosa degli equilibri ambientali si ripresenteranno ; ...segue
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#34 mario 2010-09-11 17:07
rassegnatevi,
le prossime elezioni sgnificheranno la sparizione del pRC. La Fed e' sola una alchimia politica da ultima spiaggia. Dopo di che' dalle macerie del glorioso PCI dopo anni ed anni si formeranno le nuove leve dalla massa abnorme dei diseredati. Il comunismo vivrà se questi cadaveri continuano a scimmiottare di politica e di sinistra.
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#33 Antonio84 2010-09-10 16:54
Roberto,
sono d'accordo con quello che scrivi. Credo che sia fondamentale l'esistenza di un partito Comunista e anticapitalista in Italia ,e in occasione delle ultime elezioni amministrative ho apprezzato la strategia della FdS, che non ha accettato accordi "inaccettabili" (al contrario di SeL, che si è alleata col csx quasi ovunque, anche con Penati!!). Ma, realisticamente , questa linea politica, insieme all'oscuramento mediatico conseguente alla scomparsa dal parlamento e alla "criminalizzazio ne" dei Comunisti da parte anche di potenziali alleati (ad es. PD), sta portando il PRC e la FdS all'estinzione. E sono inutili gli appelli di Ferrero a SeL per l'unità, perchè gli obiettivi sono diversi. Anzi, credo che SeL abbia tutto l'interesse a far sparire definitivamente PRC e FdS. Penso, invece, che dovreste guardare a Sinistra Critica e PCl, che condividono con voi il progetto di una Sinistra d'alternativa. Che, ripeto, ci deve essere (anche in parlamento) e dev'essere forte.
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#32 roberto 2010-09-09 23:17
antonio84 dove sta scritto che i comunisti possono risalire la china solo attraverso la "condicio sine qua non", che siedano in parlamento?; il prc è stato presente in parlamento, ha fatto parte dei governi del cenrosinistra, avallandone la politica antipopolare; i risultati sono sotto gli occhi di tutti; un assoluto disastro vicino all'estinzione; adesso per riorganizzarsi e tessera la tela nel territorio ce ne vorrà di tempo purtroppo; pensare di imboccare le scorciatoie istituzionali, sarebbe insistere nell'errore; questo non vuol dire disdegnare la presenza in parlamento, ma non deve essere prioritaria rispetto al radicamento fra i lavoratori ed i giovani che sono condannati all'emarginazione dal sistema capitalista; dopo la guerra dichiarata da federmeccanica e dalla fiat alla classe operaia, bisogna rispondere con l'inasprimento dello scontro di classe; bene fa il prc a stare dalla parte degli operai, il tempo galantuomo, farà riemergere un grande partito comunista.
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#31 Spartakus 2010-09-09 22:24
Fabio 87, cosa ne sai del lavoro che fa Bobo? Il tuo intervento gronda demagogia a buon mercato ed è degno di un leghista.
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#30 Antonio84 2010-09-09 21:31
Sono iscritto a SeL, provengo dal PRC e sono comunque molto vicino alle sue posizioni. Vorrei proporre al segretario Paolo Ferrero un quesito molto semplice e "pratico":

Premesso che
- la FdS, in caso di elezioni, si schiererebbe, da sola, al di fuori della coalizione di centrosinistra (alla quale darebbe poi l'appoggio esterno - parole di Salvi)
- l'attuale legge elettorale prevede un premio di maggioranza per la coalizione vincente ed uno sbarramento al 4% per i partiti non "coalizzati" (come la FdS)
- questa tornata elettorale potrebbe essere una delle ultime possibilità di sopravvivenza per la FdS e il PRC ed è quindi importantissimo entrare in parlamento
- la FdS, da mesi ormai, viene "stimata" a non più del 2% da tutti i sondaggi (mentre SeL,coalizzata col CSX,è considerata in crescita)

Come farà la FdS ad eleggere suoi rappresentanti in parlamento?
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#29 Fabio87 2010-09-09 16:23
non si vince con metodi tradizionali o sole carte bollate, ma sul piano della forza: l?unico linguaggio che i padroni usano e intendono...
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