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di Roberta Fantozzi
Ci sono cose che fanno schifo e che vanno dette così. Senza perifrasi, né sforzi di politically correct. Fanno schifo per il contenuto classista e la violenza proprietaria di cui sono espressione e perché ormai li esibiscono: senza veli né residui pudori. L'ultimo provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri, la cosiddetta cedolare secca, la tassa piatta al 20 per cento sui redditi da affitto, è senz'altro uno di questi. Ed è bene sottolinearlo perché complice come sempre il mese di agosto ed anche una qualche sottovalutazione presente pure a sinistra del carattere decisivo delle politiche fiscali e abitative, si rischia di non comprendere fino in fondo la gravità sociale, politica e persino morale di quello che è stato deciso. E di non attrezzarci ai livelli di denuncia e risposta necessari, sia in vista del passaggio in conferenza stato-regioni, che dell'approvazione parlamentare.
Partiamo intanto dalle conseguenze che si determinano dal punto di vista delle entrate. Le stime non sono univoche, ma si parla di cifre comunque oscillanti intorno ai tre-quattro miliardi di euro annui di minori entrate per le casse dello stato. Nel biennio sono cifre che valgono quasi un terzo della manovra appena licenziata. In passato la giustificazione addotta per una misura di cui da tempo si parla, è stato un assolutamente improbabile e del tutto volontario processo di emersione dal nero che per questa via si determinerebbe. Una balla colossale, in assenza di qualsiasi meccanismo repressivo o di introduzione di conflitto di interessi.
Chi trae vantaggio da questo intervento? I proprietari immobiliari ovviamente, e tra i proprietari immobiliari i più ricchi. Ad esempio dice Confedilizia un reddito di oltre 75mila euro tassato con un'aliquota Irpef al 43%, che avrebbe pagato su un canone d'affitto di 10mila euro annui, 3655 euro di tasse, ne pagherà solo 2mila e i vantaggi sono certi per tutti i proprietari che denunciano da 28mila euro in su. Tutto questo viene fatto ora, qualche giorno dopo aver varato una manovra che blocca i rinnovi contrattuali nel pubblico impiego per redditi di 1200 euro al mese, che licenzierà 100mila precari dalla pubblica amministrazione, che taglia i trasferimenti alle regioni, agli enti locali, alla sanità, mettendo in discussione il residuo sistema di welfare nel nostro paese. Dopo una controriforma delle pensioni come quella operata, nonostante gli 8 miliardi di attivo di bilancio dell'Inps. Non è indecente? Non è indecente che ci siano volute ben due manifestazioni di persone con gravi disabilità sotto Montecitorio per far recedere questo governo dalla volontà di togliere l'assegno di invalidità di 256 euro mensili a persone sordomute, affette da sindrome di down, amputate di arto superiore, senza lavoro e con un reddito annuo inferiore ai 4.400 euro, per un "risparmio" di 30 milioni e che ora ci si appresti come se niente fosse a fare un regalo di 4 miliardi? Premiando i redditi più alti. Non i redditi da lavoro, tassati nella fascia più bassa al 23%, ma quelli di derivazione patrimoniale. In particolare coloro che hanno molte case, cioè la rendita speculativa della grande proprietà immobiliare. Con un intervento che fa a pugni con il principio di progressività, con l'articolo 53 della Costituzione.
Ma c'è di più perché quello che si sta facendo è anche un passo ulteriormente regressivo sul versante delle politiche abitative. Oggi un proprietario che affitta una casa può scegliere infatti di farlo o a canone libero e in questo caso paga l'aliquota sull'85% dell'affitto o a canone concordato, pagando in questo caso l'aliquota sul 59,5% dell'affitto che percepisce. Il vantaggio fiscale per chi affitta a canone concordato è sostanzialmente l'unico elemento residuo di regolazione del mercato degli affitti. La cedolare secca al 20 per cento lo elimina. Dunque non solo si premia la grande rendita immobiliare, ma anche i comportamenti privi di ogni senso di responsabilità sociale. In questo modo gli affitti aumenteranno. Anche per quelle 600mila famiglie che usufruiscono del canone concordato. La parte più fragile della popolazione. Tanto più nella crisi, con gli sfratti per morosità ormai da tempo in crescita drammatica, in un paese che è maglia nera su scala europea per l'assenza di politiche abitative pubbliche. La logica classista che guida le azioni del governo è nota. L'attacco al contratto e ai diritti del lavoro, al sindacato, il disegno eversivo della Costituzione che sta portando avanti lo dimostrano ogni giorno. Non servono certo ulteriori dimostrazioni. In questo caso l'arroganza proprietaria è tuttavia senza veli, né giustificazioni. Siamo al puro trasferimento di risorse a favore dei ceti abbienti, dopo un taglio feroce di risorse ai redditi da lavoro e al sistema di welfare. Oltre ogni pudore.
Il Pd che ha a lungo sostenuto la proposta di cedolare secca, al punto da aver presentato a giugno scorso una propria proposta di legge (come pure l'Idv), oggi anche sulla base dell'iniziativa dei sindacati dell'inquilinato, contesta quanto è accaduto. La posizione espressa resta non condivisibile perché non si rinuncia all'idea della tassa piatta ma si dice che quell'intervento avrebbe dovuto essere inserito in una riforma complessiva che alzasse il prelievo sui redditi da capitale fermo al 12,5% e abbassasse quello sui redditi da lavoro. Il punto è se ci sarà la capacità, nei passaggi che verranno, di costruire uno straccio di opposizione visibile. Con i sindacati dell'inquilinato e i movimenti per il diritto all'abitare, innanzitutto. Con quanti pensano che l'articolo 53 della Costituzione non sia carta straccia e che tutti i redditi debbano essere tassati progressivamente. Per l'istituzione di un'imposta patrimoniale, in un paese in cui tra evasione e iniquità del sistema, l'80 per cento delle entrate dello stato sono a carico dei redditi da lavoro e da pensione e la disuguaglianza sociale è a livelli indecenti, con il 10 per cento più ricco della popolazione che possiede metà della ricchezza patrimoniale e finanziaria complessiva e il 50 per cento più povero delle famiglie che ne possiede meno del 10 per cento. Perché questo è un motivo in più per mandarli a casa subito. Intanto diciamolo con forza. Fanno schifo.
su Liberazione (08/08/2010)
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Commenti
Ricordiamo che per abbassare i prezzi degli affitti, bisogna aumentare l'offerta delle case sul mercato, quindi agevolare gli acquisti da investimento e da reddito.
Come bene dice Marino andava prevista l'aliquota del 20% solo ad 1 o 2 case di proprietà destinate ad affitto. Le case in più dovevano andare al cumulo dei redditi come prima.
Così ne sarebbero stati esclusi i grandi speculatori. Ma comunque meglio così che niente.Bisogna essere sempre positivi e vedere il bicchiere mezzo pieno.
Anche se è vero che chi possiede moltissimi appartamenti avranno una enorme convenienza.
Come al solito non ci vuole un genio a fare le leggi in modo che chi ha un appartamento in affitto paghiche so io il 10% , chi ne ha 2 paghi il 20% , chi ne ha 3 paghi il 30% e chi possiede imperi immobiliari paghi anche fino al 50%.
E' vero che l'aliquota passa al 20%, ma si applica sul 100% del canone, non più sull'85%, mentre in caso di canone concordato l'imponibile rimane il 59.5% quindi la norma potrebbe favorire il ricorso al canone concordato!
Siamo sicuri che il provvedimento sia così malvagio?
Non vedo perchè visto che hanno sempre usato il nero ora dovrebbero farne a meno!
...mentre invece il 60% delle case in affitto sono di persone "normali" che la affittano mettendo sul mercato immobili per studenti, lavoratori ed altri che non possono acquistarla o gli serve per un breve periodo. Gli investimenti in case vanno incoraggiati perchè al contrario della finanza creativa arricchiscono il "paese" e creano lavoro (per costruirle) e quindi ricchezza per tutti. Inoltre le aliquote altissime incoraggiavano "il nero".
Oggi con la cedolare secca sicuramente si recupera gran parte dell'evasione.
E' un ottima legge, non dovete pensare sempre ai ricchissimi, che sono un'esigua minoranza, il tessuto produttivo italiano è formato in gran parte da piccoli risparmiatori e possessori di 1 -2 immobili che integrano le loro pensioni e quindi vanno aiutati.
Il grande capitale va' "vessato" non il piccolo risparmiatore
Questa della cedolare secca è un ottima legge e mi meraviglio che l'abbia fatta questo governo. Le imposte si dividono principalmente in 2 tipi: sul lavoro e sul capitale. Era un obbrobbrio giuridico considerare il reddito da affitto come reddito da lavoro e sommarlo a quest'ultimo per poi gravarlo con aliquote altissime che scoraggiano l'acquisto di case "da investimento".
I bot sono tassati al 12,5% e gli interessi bancari al 27%
Se con 200.000 euro di bot ci compri una casa il reddito derivante potrebbe essere tassato al 39% anche per un pensionato che "incrementa" la sua pensione con quest'affitto. Le case sono "capitale" ed il reddito derivante va tassato come tale. Posso dire che sarebbe stato più giusto una aliquota del 25% come inizialmente proposto.
Rimane comunque un'ottima legge. La vostra critica si basa sul fatto che voi pensate sempre ai "grandi possessori" di molti immobili.
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