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di Dino Greco
Che la situazione di Liberazione sia molto, molto difficile credo essere concetto ben chiaro nella testa dei nostri lettori, dei compagni e delle compagne ai quali stiamo chiedendo (e dai quali stiamo in parte già ottenendo) uno sforzo straordinario, principalmente attraverso la diffusione del giornale e la sottoscrizione di nuovi abbonamenti per colmare il deficit previsto per il 2010, così da potere continuare le pubblicazioni.
Di questo stato di cose e delle molteplici ragioni che l'hanno originato abbiamo fornito ampie e dettagliate spiegazioni sulle colonne di questo giornale. Come pure abbiamo dato conto del formidabile processo di risanamento finanziario messo in atto negli ultimi diciotto mesi, reso possibile dall'attivazione dei contratti di solidarietà e da una drastica (e non indolore) riduzione di tutte le voci di spesa. Come è noto - ma sembra sia necessario ribadirlo - il debito di esercizio per l'anno in corso è stimato dalla società editrice in circa 300mila euro: un risultato che ha del miracoloso e che invece - leggo - il Cdr interpreta, incomprensibilmente, come "un nuovo pesante passivo" creatosi nell'esercizio corrente(!).
Una performance che, tuttavia, non basta a mettere in sicurezza il giornale perché anche una cifra di così modesta entità non è ripianabile dal partito-editore. Di qui la campagna che abbiamo promosso per raggiungere, entro la fine dell'anno, il pareggio di bilancio. Un traguardo tutt'altro che irraggiungibile, se tutta la nostra comunità, se tutte le strutture di partito, se le federazioni e i circoli vi concorreranno con il necessario impegno.
Liquidare questa impresa collettiva - come fa in una propria nota il Cdr - come un agitarsi improvvisato e velleitario «per recuperare improbabili risorse economiche nel periodo estivo» o, peggio, attribuire proprio a queste iniziative, fortemente volute dalla direzione e sostenute dal partito, la responsabilità di mettere «inesorabilmente a rischio il prosieguo delle pubblicazioni» è tesi paradossale, che nulla ha a che vedere con la legittima aspettativa dei dipendenti di vedere regolarmente retribuito il proprio lavoro.
Il fatto è che siamo in presenza di un problema assai serio di liquidità, comune a molte altre testate che come noi soffrono per l'incertezza dei finanziamenti pubblici destinati ai giornali di partito e di idee, messi continuamente e vigliaccamente in forse, almeno nella loro entità, dal governo. Tutto ciò genera una tensione con le banche che lesinano finanziamenti su crediti la cui esigibilità non ritengono garantita. Questo sta comportando un contraccolpo sulla regolare corresponsione delle retribuzioni che la Mrc ha dichiarato di non potere erogare nelle scadenze temporali previste, pur dichiarando che ogni sforzo della società sarà prodotto affinché il disagio sia il più possibile contenuto.
I fronti aperti, come si vede, sono due: uno interno, per guadagnare più lettori e portare a compimento l'obiettivo di un giornale che viva per forza propria e in virtù di una riconosciuta utilità da parte del proprio pubblico. L'altro - esterno - per difendere il pluralismo dell'informazione, cioè un pezzo irrinunciabile della democrazia, che perciò deve essere aiutato con l'impiego di risorse pubbliche, certe nella disponibilità ed erogate sulla base di criteri trasparenti e verificabili, come abbiamo sin qui inutilmente rivendicato.
Il sostegno a Liberazione, il riconoscimento della sua unicità nel panorama editoriale, gli attestati di solidarietà che ci pervengono da ogni parte e che quotidianamente pubblichiamo ci sono di incoraggiamento a proseguire con coraggio nella battaglia intrapresa, confortati dalla consapevolezza che cessare di esistere rappresenterebbe un danno serio, non soltanto per chi in Liberazione lavora, ma per le idee che il giornale incarna e per le speranze, le lotte, le proposte a cui esso dà voce e visibilità.
In questa situazione servirebbe la massima convergenza e unità di tutto il corpo redazionale, la disponibilità - anche - a farsi carico di qualche sacrificio per superare una strettoria complicata, ma non invalicabile. Ma la richiesta avanzata dal Cdr di sospendere le pubblicazioni di Liberazione nel mese di agosto è del tutto contraddittoria con la campagna in atto per rilanciare il giornale, con lo sforzo corale che è richiesto ai lettori e a tutto il partito per generare risorse e fidelizzazione. Il reicorso allo sciopero, poi, rischia di retroagire negativamente su questa impresa e comprometterla, contribuendo a segare il ramo sul quale siamo seduti. E' un bene che i giornalisti abbiano deciso di non proseguire nell'agitazione. Farlo avrebbe rischiato di varcare la soglia oltre la quale il danno diverrebbe irreversibile.
Per questo desidero oggi far giungere ancora più forte l'appello a quanti hanno a cuore Liberazione perché la sostengano con una dedizione e con un impegno quali forse mai si sono verificati nella storia di questo giornale. Dall'inizio della campagna, iniziata alla metà di luglio, sono stati sottoscritti 189 nuovi abbonamenti. E non passa giorno senza che altri se ne aggiungano, insieme a contributi della più varia entità, da parte di circoli o di singole persone. Qualcosa dunque, faticosamente, è cominciato a muoversi. Lo stesso vale per la sottoscrizione. Ma occorre spingersi molto oltre e a dare l'esempio sono chiamati in primo luogo quei dirigenti, ad ogni livello, che ancora non hanno corrisposto a ciò che è lecito aspettarsi da loro.
Ho scritto ripetutamente che le Feste di Liberazione in corso di svolgimento devono rappresentare l'occasione di un rapporto di massa al quale non sia estraneo il tema del giornale. Portarlo ogni sera su ogni tavolo, proporne l'acquisto, fermarsi a parlare con i compagni e con gli occasionali interlocutori può aiutare moltissimo. Poi, a settembre, la campagna crescerà ancora, sviluppandosi attraverso iniziative editoriali ed eventi culturali e politici. Chiunque decida di promuoverne in proprio altri, tanti altri, compirà opera meritoria e probabilmente decisiva.
su Liberazione (05/08/2010) |
Commenti
Con Sansonetti entrava un po' in concorrenza con il Manifesto pero' era di lettura gradevole ed accattivante.
Adesso è una via di mezzo tra un bollettino di guerra ed un volantino delle BR.
Chiudere chiudere.
"In questa situazione servirebbe la massima convergenza e unità di tutto il corpo redazionale, la disponibilità - anche - a farsi carico di qualche sacrificio per superare una strettoria complicata, ma non invalicabile"
"Il reicorso allo sciopero, poi, rischia di retroagire negativamente su questa impresa e comprometterla, contribuendo a segare il ramo sul quale siamo seduti"
Queste parole le può usare e le usa Marchionne, certo non un partito che si definisce comunista.
Scioglietelo 'sto partito e pure il giornale, tanto non servono a niente.
saluti
Il problema per i "comunisti puri" è che la legge ed il sindacato esistono solo quando vanno contro la Fiat.
Se e' Rifondazione a infrangere la legge, i lavoratori dovrebbero solidarizzare con "l'azienda" (con il padrone).
Idem è successo alla CGIL con un lavoratore assenteista. Lo volevano licenziare impunemente...
CGIL? ...ma come, passate la vita a difendere gli assenteisti..però in casa vostra non li volete!! E no. La legge è uguale per tutti.
Il massimo storico lo avete avuto con un segretario soft.. diciamo disponibile ad una mediazione con la sinistra riformista.
Poi ha vinto la linea dura ed eccovi al 2% : evidentemente anche le "masse operaie", il proletariato per dirla nella vostra lingua, NON VI VOTA.
Allora non pensate di aver intrapreso una strada sbagliata? O sono sempre gli altri a sbagliare? Non pensate di essere troppo presuntuosi?
Il popolo di sinistra vuole meno partiti ed uniti contro Berlusca. Questo è il vostro dovere, cacciare l'invasore, non fare i signori della guerra tra bande (4 partiti comunisti ed almeno altri 4 di sinistra, oltre al PD)
Tutti insieme contro il nemico no eh ?
P.S il Manifesto non è un giornale comunista (lo è solo per dicitura).
Abbiamo troppa gente che chiacchiera e digita prediche al computer e che poi nella realtà è sempre...occupata.
Tanti sono del PRC che poi siano delusi o affannati beh non lo dice il medico di essere comunisti. Basta ritirarsi non è un reato. Fare i grilli parlanti beh bel gesto ma inutile. Paolo Vitti Circolo "Ora e Veglia" della Valsugana TN.
Noi abbiamo qualche idea e qualcosa facciamo senza tante storie su mozioni o cose simili. Catacombali? Sempre meglio del NULLA. Ciao. Parliamoci.
Non credo che il Manifesto accetti !!
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