MANOVRA FINANZIARIA ED AUTONOMIE LOCALI
1) Abbiamo convocato questo incontro per la gravità delle scelte che si stanno per compiere con la manovra finanziaria, in particolare sul fronte delle autonomie locali, che rappresenta il settore più colpito. Sentiamo l’urgenza di un confronto con le parti politiche e sociali che si oppongono a questa manovra e per questo abbiamo invitato i rappresentanti delle associazioni delle autonomie locali, delle forze politiche di opposizione e delle forze sociali, ai quali porgiamo i nostri ringraziamenti per essere qui presenti. Quello che ci preme è che la manovra venga modificata. I tempi sono ormai brevi e per questo è necessario uno scatto nella mobilitazione.
2) Sulla portata di tale manovra con riferimento al mondo delle autonomie locali, non mi pare vi possano essere molti dubbi: la parte più significativa dell’intervento è rappresentato dai tagli ai trasferimenti a regioni province e comuni, realtà già vessate dalle precedenti disposizioni della finanziaria. Quindi nuovi tagli che si sovrapporranno a quelli vecchi con un ulteriore draconiano inasprimento dei vincoli del patto di stabilità. Il risultato pratico sarà l’impossibilità del rispetto delle nuove misure con il rischio concreto di uno sforamento. E’ noto che dai calcoli effettuati ben il 50% delle amministrazioni comunali corrono concretamente il rischio di non rispettare i vincoli. La manovra è in sé quindi pesantissima, e a poco valgono le giustificazioni del governo. Vale la pena, tuttavia, riprendere alcune di tali argomentazioni che a nostro avviso non solo sono prive di fondamento, ma che costituiscono anche una vera offensiva sul piano ideologico-culturale.
3) La prima di queste giustificazioni sta nel fatto che la manovra non tocca le tasche degli italiani perché non aumenta il prelievo fiscale e che invece va a toccare gli sprechi. La manovra quindi sarebbe socialmente neutra ed anche virtuosa. Questa argomentazione è una palese mistificazione. Nel caso delle misure assunte nei confronti del pubblico impiego la cosa si dimostra da se. Quando si blocca la contrattazione si taglia il salario reale. Ma il punto è che i provvedimenti nei confronti delle autonomie locali sono attacchi diretti al salario indiretto, oltre che una lesione ai diritti. Come correttamente è stato sottolineato dai rappresentanti delle associazioni, i tagli ai trasferimenti si abbatteranno nei confronti dei cittadini e in particolare di quelli meno abbienti attraverso la riduzione dei servizi locali, l’aumento delle tariffe e il peggioramento della qualità degli stessi servizi. La manovra ha quindi una valenza antipopolare e di classe. Sul piano della razionalizzazione, non solo queste misure agiscono in modo grossolano non garantendo esiti virtuosi, ma si connotano per l’impostazione demagogica e populista. Il taglio ai gettoni di presenza dei consiglieri degli enti locali, già così esigui, non è solo una operazione economicamente irrilevante, ma va nella direzione del progressivo disconoscimento delle funzioni istituzionali e, in particolare, del ruolo democratico dei consigli. Così come il balletto a cui abbiamo assistito sulle province ci pare assai indicativo dell’uso improprio e propagandistico del tema della razionalizzazione della spesa. Non è con questi strumenti che si eliminano gli sprechi.
4) Il governo compie una seconda mistificazione, questa ancora più insidiosa, cercando di contrabbandare tali misure come la risposta dovuta alla crisi. A tal fine si appella non solo agli orientamenti assunti dall’Unione Europea, ma si fa anche vanto di aver evitato, con un controllo rigoroso della spesa, di incorrere nella crisi finanziaria che oggi attanaglia alcuni stati. Anche su questo punto occorre svolgere un’opera di demistificazione. Vale in primo luogo per l’operato passato del governo, che ha brillato per l’assoluta incapacità e non volontà di affrontare la crisi, assecondandone l’evoluzione, non sostenendo la domanda, non dotandosi di una politica industriale, non operando per un’elementare esigenza di equità fiscale, ma vale anche per le misure odierne che come effetto determineranno nei prossimi anni la certa contrazione del Pil. Su questi aspetti mi pare che l’opposizione parlamentare sia stata incerta e molto spesso incapace di contrastare alcuni argomenti del governo.
5) Vi è un terzo aspetto per il quale la contraddizione è palese. Mi riferisco all’enfasi continua posta da settori del governo, lega in primis, sul ruolo delle autonomie locali, sulla necessità di valorizzarne per l’appunto l’autonomia e, dulcis in fundo, sul carattere decisivo a tal fine del federalismo fiscale. Noi non siamo mai stati sostenitori del federalismo fiscale e anzi crediamo sia un errore cavalcare posizioni che muovendo da un’evidente impulso egoistico rischiano di alimentare più forti squilibri interregionali e lesioni all’universalità dei diritti. In ogni caso mi pare possiamo tutti convenire sul fatto che queste misure rappresentano una palese lesione a ogni principio di autonomia di regioni ed enti locali, dato che queste istituzioni sono state del tutto escluse dal processo decisionale. Ma non si tratta solo di questo. Ne è stata anche messa in discussione la loro prerogativa istituzionale facendo venir meno principi essenziali contenuti nello stesso dettato costituzionale. Mi riferisco in particolare all’esigenza che le risorse siano equiparate alle funzioni da svolgere e, nel caso delle regioni, la necessità di tener conto dell’attribuzione di funzioni derivanti dalle modifiche introdotte al capo v della Costituzione.
6) Queste osservazioni ci inducono a sostenere che la manovra del governo sia ingiusta socialmente, sia dannosa dal punto di vista della condizione economica del paese e che sia istituzionalmente scorretta. Per questo va esplicitamente contrastata e modificata. Da questo punto di vista abbiamo apprezzato e condiviso la lotta avviata dalle associazioni delle autonomie e riteniamo sia stato importante che nel recente sciopero generale della CGIL vi sia stato un riferimento esplicito alla questione. Vorremmo però entrare ancor più nel merito con una riflessione sull’azione da sostenere.
7) La prima riflessione esula in qualche modo dal terreno immediato e si spinge ad affrontare il tema più generale della politica economica in questa fase di crisi in Europa. Se è vero che la manovra in Italia è fortemente condizionata dalle scelte compiute a livello europeo non possiamo non affrontare questo nodo, anche se esso ha una valenza che si proietta nel tempo oltre la contingenza. Tale riflessione è oggi particolarmente importanza alla luce di nuovi provvedimenti che l’Unione Europea si prepara ad assumere in termini di patto di stabilità, con un controllo ancora più rigoroso sui bilanci dei singoli stati, con misure automatiche di riduzione dei trasferimenti e con un’impostazione che riconferma l’orizzonte liberista e monetarista teso alla compressione della spesa sociale. A noi pare che questi orientamenti costituiscano scelte gravemente sbagliate e non solo perché accentuano enormemente gli squilibri sociali, ma anche perché esercitano un effetto depressivo sulla domanda accentuando la crisi. Il punto fondamentale sta nella rinuncia a un intervento massiccio di redistribuzione del reddito e di lotta alla rendita col paradosso che chi è maggiormente responsabile- la rendita finanziaria appunto – alla fine viene tutelato, mentre a farne le spese sono le fasce popolari. Non solo. Le nuove norme in gestazione riducono ancora di più l’azione autonoma degli stati nazionali irrigimentandoli in politiche deflattive. Nasce da qui l’esigenza di una lotta a livello europeo delle organizzazioni dei lavoratori e della sinistra per modificare profondamente funzioni e indirizzi dell’Unione. Ciò che lamentiamo è che nel nostro paese una parte rilevante della sinistra sta assistendo – a noi pare - a questo sfacelo con un atteggiamento distaccato, quando non condiscendente.
8) La seconda riflessione riguarda nello specifico la manovra del governo. Il punto che a me pare essenziale è che prima di discutere nel merito i provvedimenti sulle regioni e sugli enti locali, dobbiamo considerare la sua impostazione complessiva e la sua congruenza. Le grandi voci della manovra sono note: pubblico impiego e autonomie locali. Contraddittoria e discutibili sono le misure in tema di lotta all’evasione fiscale, nessuna pressione sulla rendita finanziaria, né sui grandi patrimoni. E’ accettabile tutto ciò? Non credo proprio. Noi pensiamo pertanto che l’elemento essenziale sia una modifica dell’impostazione complessiva. Ci convince a tale riguardo la proposta che avanzano i più di 2oo economisti che con una loro lettera aperta si sono pronunciati sul tema e che sintetizzerei così: "…è necessario uno spostamento dei carichi fiscali dal lavoro ai guadagni di capitale e alle rendite, dai redditi ai patrimoni, dai contribuenti con ritenuta alla fonte agli evasori".
9) Ne deriva che l’intervento su regioni ed enti locali deve essere molto ridotto e solo per quanto riguarda sprechi accertabili, senza ricorrere alla logica dei tagli indifferenziati, che le risorse debbono essere recuperate altrove, che il welfare e le fondamentali funzioni pubbliche vanno tutelate. All’interno di questa impostazione la richiesta avanzata dalle regioni di una commissione stato regioni per individuare i veri sprechi appare ragionevole e condivisibile, anche perché è vero che i ministeri hanno conosciuto un incremento di spesa che in alcuni casi - come è stato dimostrato – ha superato largamente gli importi previsti. C’è insomma molto da discutere sui comportamenti virtuosi e viziosi dell’amministrazione pubblica.
10) Siamo invece perplessi su una possibile soluzione a cui pensano alcuni settori e che ha nella Lega il suo massimo sostenitore. Ci riferiamo all’idea di mantenere invariati i Saldi finali operando una sorta di redistribuzione degli oneri che, salvaguardando regioni ed enti locali virtuosi, penalizzi quelli che in precedenza hanno sforato il patto. Questa impostazione ci pare molto discutibile e non solo perché non tiene conto, ad esempio nelle regioni, degli effetti dei tagli programmati alla sanità, ma perché opera come un’accetta su situazioni pregresse molto complesse e peraltro con tagli di dimensioni tali da mettere in ginocchio una parte rilevante delle istituzioni locali. Questo approccio ci dice anche del possibile approdo del federalismo fiscale in una fase di crisi e restrizione della spesa. Esso rischia di accentuare enormemente il divario fra regioni e di rigettare nella marginalità estrema le parti più deboli del paese e in particolare il Mezzogiorno.
11) Un altro punto merita una riflessione, e in parte si tratta di una variante del tema precedente. Mi riferisco alla rivendicazione di una maggiore flessibilità sul piano delle entrate con la richiesta di ridisporre della possibilità di agire sul fronte delle imposte, attraverso il ricorso alle addizionali . Si tratta di un a questione assai delicata. Se in assoluto un maggiore flessibilità sul fronte delle entrate è plausibile, va tuttavia sottolineato come la soluzione alla drastica riduzione dei trasferimenti non può essere trovata nell’incremento corrispondente della pressione fiscale locale. Questa soluzione potrebbe tradursi in una generalizzata compressione del reddito che potrebbe determinare consistenti danni sociali.
12) Il problema più generale che si pone è quindi quello della rimessa in discussione del patto di stabilità interna e delle misure di ulteriore inasprimento dello stesso. Mi riferisco alle norme che prevedono il recupero integrale degli sforamenti al patto di stabilità, i vincoli posti all’esercizio della spesa in conto capitale, anche in presenza di saldi positivi di bilancio, alle norme draconiane in termini di assunzioni e stabilizzazione del personale, che prescindono da valutazioni oggettive circa i bisogni reali delle amministrazioni. Non solo. Ci chiediamo anche perché, sul fronte delle entrate, non si allarghi per davvero il ruolo degli enti locali nella lotta all’evasione, consentendo effettivamente il controllo degli stessi sui fenomeni di abusivismo, in primo luogo modificando la gestione del catasto.
13) In generale, noi crediamo che sia maturo la fissazione di regole in termini di finanza pubblica che capovolgendo lì’impostazione fin qui seguita nelle varie finanziarie approvate dai vari governi, agisca in due direzioni: la prima fissando il vincolo di finanziamento alle attività di natura sociale, ponendo cioè esplicitamente una barriera alla contrazione della spesa che non riguardi solo l’esercizio minimo dell’attività amministrativa ma la salvaguardia dei diritti; la seconda attraverso una lotta agli sprechi che, fatte salve le funzioni sociali, agisca con un processo partecipato e condiviso, sulle palesi irregolarità e sugli abusi. Un processo quindi fortemente selettivo nell’approccio, partecipato dagli enti locali e trasparente.
14) Ci rendiamo conto, che oggi la questione essenziale, tuttavia è quella della mobilitazione. E delle forme di tale mobilitazione. Un primo elemento che ci pare assolutamente necessario è uno sforzo ulteriore di informazione ai cittadini, di un loro effettivo coinvolgimento. L’azione decisa delle associazioni , a partire dalla importante mobilitazione tenutasi nei giorni scorsi a piazza Navona, ha contribuito a rompere il muro del silenzio e anche a demistificare in parte l’azione del governo. E tuttavia a noi pare che nel paese prevalga ancora un atteggiamento passivo, molto spesso segnato dall’antipolitica. Cosa vogliono dire quei tagli ai trasferimenti in termini di tagli ai servizi o aumenti delle tariffe? Su questo terreno occorre fare il possibile per dare una informazione esauriente ai cittadini e noi crediamo che le forze politiche democratiche e progressiste si debbono impegnare adeguatamente a tale proposito. Anche atti simbolici hanno in questo senso un valore. Nelle nostre proposte abbiamo perfino alluso a forme simboliche di partecipazione diretta degli amministratori alla gestione dei servizi minacciati, una sorta - passatemi il termine – di sciopero alla rovescia, come elemento di richiamo alla vera posta in gioco di questa manovra.
15) Accanto a questo credo occorra ricostruire a sinistra una connessione fra impegno amministrativo e lotta per i diritti. Pensiamo in particolare a due grandi questioni. L’una è quella del lavoro, dove il ruolo del pubblico è fondamentale in primo luogo per sostenere gli effetti sociali della crisi, ma anche per approntare strumenti atti a prevenirli. Se pensiamo alle funzioni essenziali che regioni e comuni svolgono su questo fronte ci rendiamo conto della necessità di un coinvolgimento del mondo del lavoro in questa lotta a difesa delle funzioni sociali delle autonomie locali. Ma esistono anche altri terreni sui quali occorre cimentarsi. Penso al referendum in difesa della gestione pubblica dell’acqua. Mi pare del tutto evidente che i tagli dei trasferimenti sollecitano l’esternalizzazione dei servizi e spingono verso la loro privatizzazione, in direzione quindi alternativa a quella che il movimento referendario auspica. Ma lo stesso dicasi per le questioni ambientali, dove la restrizione delle risorse può condurre a una nuova aggressione al territorio, magari per agire sugli oneri di urbanizzazione come fonte di risorse. E’ compito delle forze della sinistra far crescere nel paese un movimento a difesa del pubblico e della sua funzione sociale.
16) Da ultimo pensiamo che la manovra finanziaria, nella sua aggressione al sistema delle autonomie locali, rimetta in discussione alcuni cardini essenziali del nostro impianto costituzionale. Essi riguardano, in primo luogo, l’universalità dei diritti e, in secondo luogo, la salvaguardia dell’autonomia e il ruolo dei vari livelli istituzionali. Su questo versante l’iniziativa delle regioni, con la proposta di rimettere allo stato alcune funzioni loro attribuite se la manovra non verrà modificata, costituisce un atto coraggioso che va apprezzato per il valore anche simbolico che rappresenta. Più in generale, tutta l’operazione costituisce un abuso. Si pensi all’assunzione di decisioni pesanti, tali da modificare la stessa condizione materiale del sistema istituzionale, in assenza dell’approvazione del nuovo Codice delle Autonomie. A noi pare che a questo punto sia giusto, come ci pare abbia sottolineato anche Legautonomie, che ci si prepari a sostenere azioni legali ponendo esplicitamente la questione dell’incostituzionalità dei provvedimenti in gestazione.
17) Un’ultima riflessione crediamo sia obbligatoria. La manovra del governo, in relazione al sistema delle autonomie locali, contiene elementi di tale portata da assumere una valenza, me lo si consenta, costituente. Essa prefigura, cioè, un mutamento profondo del ruolo e della funzione del sistema delle autonomie. A nessuno può sfuggire il fatto che se queste misure dovessero passare non solo si incrinerebbe il ruolo democratico delle istituzioni locali, ma si pregiudicherebbe seriamente la possibilità di politiche locali ispirate a criteri di giustizia sociale. La manovra è quindi un attacco diretta al "buon governo", inteso come insieme di pratiche che esaltano il ruolo sociale delle istituzioni locali, che sono ispirate al soddisfacimento di diritti universali e che si muovo nella direzione di una incisiva redistribuzione del reddito. Le forze democratiche e progressiste e in particolare le forze della sinistra subiscono una sfida diretta. In gioco è la loro stessa capacità di garantire governi locali in grado di rispondere ai bisogni sociali, di tutelare le funzioni pubbliche, di intervenire efficacemente sulla crisi e sui suoi effetti sociali. Per questo, crediamo, occorra molta decisione e determinazione. E’ in gioco un pezzo significativo del tessuto democratico del paese.