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Roma, 13 mar. 2010 – “Il problema è di fare uscire dalla manifestazione di oggi un movimento di massa contro Berlusconi”. Questo afferma il segretario di Rifondazione Comunista e portavoce nazionale della Federazione della sinistra, Paolo Ferrero, parlando dal palco della manifestazione del centrosinistra a piazza del Popolo. “Dobbiamo spiegare le porcherie che il governo sta facendo su tutti i piani e rafforzare questo movimento di massa che vuole cacciare Berlusconi – aggiunge Ferrero – Il problema va oltre le regionali e questa indignazione, questo orgoglio vanno resi quotidiani in tutte le città del Paese. Dovrebbe poi partire una campagna referendaria contro le leggi vergogna, da quelle sull’acqua al nucleare e all’attacco al lavoro”.
La Federazione della sinsitra propone insomma di dare seguito alla manifestazione di piazza del popolo, trasformandola in un movimento di massa per sconfiggere il centrodestra e cancellare le leggi vergogna, a cominciare da quella che cancella di fatto l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori per continuare con il nucleare e l’acqua.
Su questo, del resto, la Federazione ha una posizione definita ormai da tempo. Costruire cioè un fronte per sconfiggere la destra e per realizzare una nuova legge elettorale sulla base del sistema tedesco. Ma questo non deve intendersi come la possibilità di un’alleanza organica con il centrosinistra sul piano elettorale e sopratutto sul piano programmatico e di governo.
Una posizione che sicuramente ha qualche differenza rispetto all’umore che si registrava in piazza del popolo non solo da parte dei manifestanti, ma anche degli esponenti politici. Per la prima volta dopo molti mesi si sono visti sopra e dietro lo stesso palco molti politici che nel corso degli ultimi tempi hanno intrapreso strade differenti, fino alle prossime regionali dove, per esempio in Lombardia, Penati ha posto in modo inamovibile e arrogante una pregiuziale anticomunista contro la Federazione della sinistra.
Da Diliberto a Ferrero, da Veltroni a Craxi, da D’Alema a Vendola, da Bonelli, Bersani, a Franceschini, Di Pietro, Orlando, Epifani,Nencini, Cossutta, Bertinotti e via dicendo. I più nell’area riservata del retropalco; tanti altri, dirigenti locali e nazionali, che hanno preferito rimanere in piazza tra la gente che agitava “tutti i colori del centrosinistra”: in prevalenza bandiere del Pd, che ha fatto intenzionalmente lo sforzo organizzativo e di presenza maggiore, e poi della Federazione della sinistra, dell’Italia dei Valori, dei Verdi, di Sel, del Popol Viola.
Piazza del popolo è stata effettivamente una piazza nostalgica di Unione. Ma è stata anche una piazza che segna uno spartiacque nella ripresa della battagli aunitaria contro la destra. Anche sel’intenzione egemonica da parte del Partito democratico di Pierluigi Bersani è stata palapabile, da sopra e sotto il palco. E non sarà facile farci in conti anche per quell’obiettivo minimo di democrazia che è il cambiamento della legge elettorale, affinchè la democrazia non sia ulteriormente esautorata da questo bipolarismo malato e omologante e riapra i propri spazi alla rappresentanza e alla presenza della sinistra. |
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