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La democrazia è una questione di classe |
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venerdì 12 marzo 2010 |
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Editoriale da Liberazione del 12 marzo 2010
Il governo sta utilizzando la crisi per modificare in modo strutturale la democrazia e i rapporti di forza tra le classi. Il governo infatti punta a realizzare una gestione autoritaria della frantumazione sociale, mettendo i lavoratori gli uni contro gli altri.
Al fine di scardinare la democrazia il governo cerca di limitare l’autonomia della Magistratura e di tutte le aggregazioni sociali. Per questo il governo ammicca ai sindacati “complici” e genuflessi e attacca la Cgil e il sindacalismo di base.
Per questo è importantissimo lo sciopero generale di oggi proclamato dalla CGIL e lo sciopero della scuola proclamato dai Cobas. I lavoratori e le lavoratrici che oggi scioperano non stanno solo difendendo i loro diritti, ma stanno difendendo la democrazia nel paese e la presenza di un sindacato di classe.
In questi giorni infuriano le polemiche sula decreto salva liste, che rappresenta un palese violazione delle regole del gioco in cui il più forte – come la camorra e la mafia – riscrive le regole a suo piacimento. Tutto tace invece sull’altro provvedimento votato in parlamento la settimana scorsa che instaura in Italia i contratti individuali e permette ai padroni di aggirare leggi e contratti collettivi. Contro questa legge e contro questo silenzio abbiamo fatto lo sciopero della fame, chiedendo al Presidente della Repubblica di non promulgare la legge e rinviarla alle Camere perché palesemente incostituzionale.
Occorre riflettere su questo silenzio. Di Pietro e il PD, molto attenti alle regole formali non hanno fatto nulla di serio contro questa legge che è molto peggio del Decreto salva liste. Si tratta di un provvedimento che sancisce che i rapporti di lavoro sono una terra di nessuno in cui non vale il diritto ma solo la legge del più forte. Sancisce che milioni di lavoratori sono destinati a non poter far valere i propri diritti nel corso della loro vita.
Qui sta il pericolo: Siamo di fronte ad un governo fascistoide e ad una opposizione interclassista che considera i lavoratori solo in quanto elettori.
Per questo è doppiamente importante lo sciopero odierno: in questo paese occorre ricostruire il conflitto di classe, difendere il sindacato di classe e costruire una sinistra di classe. Senza la ripresa di un sano conflitto di classe che contrasti la riduzione del lavoro a pura merce, non è possibile difendere la democrazia.
Per questo oggi siamo in piazza e proponiamo che non si tratti di un episodio isolato. Dobbiamo costruire un movimento politico di massa contro le politiche economiche di governo e Confindustria e contro l’attacco alla democrazia. Ogni separazione tra questi due terreni è perdente e antioperaia. Viva lo sciopero generale.
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