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LO SCIPPO DEL TFR ALLA PROVA DEI FATTI
In questi giorni si torna spesso a ricordare l’art. 47 1° comma della Costituzione, quello che recita: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”.
Per il risparmio dei lavoratori dipendenti occorre rivendicarne il pieno rispetto!
Infatti, per una parte rilevante di loro (più di 4 milioni!), il citato articolo della Costituzione suona oggi come un’autentica beffa: si tratta di quanti sono stati indotti (o sostanzialmente costretti se assunti post ’93, o praticamente scippati se caduti, l’anno scorso, nella trappola del silenzio assenso) ad aderire ai Fondi Pensione complementari versandovi il TFR di nuova maturazione.
Dopo anni già incerti ed altalenanti, il 2008 si è chiuso anche per i Fondi Pensione con pesanti perdite in conto capitale (talvolta drammatiche e non solo per quelli a più elevato contenuto azionario) e confermando in pieno i rischi insiti in questo tipo di investimento, la totale inadeguatezza dello strumento a garantire un futuro pensionistico decente, il pieno coinvolgimento dei Fondi Pensione in quel truffaldino mondo di carta e di finanza creativa che si è oggi spappolato.
E in tale quadro i lavoratori sono costretti a vedere il proprio risparmio previdenziale quotidianamente eroso dalla crisi finanziaria senza nemmeno poter fare quello che è invece un diritto sacrosanto di ogni risparmiatore: disinvestire liberamente quote del proprio patrimonio.
Il meccanismo perverso che è stato inventato per sostenere i Fondi Pensione non consente infatti ai lavoratori di disporre la modifica della destinazione del proprio TFR una volta fatta la scelta di conferirlo.
E nemmeno è possibile aderire ad un Fondo Pensione senza versarvi il TFR e mantenendo il contributo del padrone che, ricordiamo, nella maggior parte dei casi, è salario contrattato collettivamente, stornato dai già miserevoli aumenti di stipendio per “girarlo” alla previdenza.
Come Ufficio Credito del PRC abbiamo sempre condotto una battaglia esplicita contro la destinazione del TFR ai fondi e contro il meccanismo del silenzio assenso (che quotidianamente continua a colpire).
Lo abbiamo fatto (anche contro le incertezze di allora del nostro stesso Partito) scontrandoci contro tutte le altre forze politiche del centrodestra e del centrosinistra unite nelle lodi per la previdenza integrativa e nel de profundis per la pensione pubblica. Lo abbiamo fatto, assieme ai sindacati di base ed a parte della sinistra CGIL, contro tutte le altre posizioni sindacali contrastando i piazzisti di polizze che pontificavano da esperti nelle assemblee dei lavoratori. Lo abbiamo fatto, rivolgendoci ai giovani colleghi, pur avendo presente la specificità del nostro settore che in molti casi prevede un contributo del datore di lavoro molto elevato.
Com’è noto, la campagna ha avuto successo: in pochi si sono iscritti ai fondi ed oggi la previdenza complementare non attira più di tanto. Eppure, paradossalmente, si prova ad usare la crisi per attaccare ulteriormente la previdenza pubblica a vantaggio di quella privata! Non solo, ma da parte industriale si torna a rivendicare il TFR come fosse proprietà delle aziende, dimenticando che è retribuzione differita dei lavoratori .
Noi, al contrario, vogliamo aprire subito una campagna che punti a tutelare quanti sono oggi prigionieri dei Fondi (anche attraverso iniziative giuridiche possibili anche nell’attuale quadro legislativo) ed i giovani che entrano nel mondo del lavoro. Occorre, in sintesi, lottare affinché ogni singolo lavoratore iscritto ad un Fondo Pensione o chi si iscriverà nel futuro possa farlo senza essere obbligato a versare il TFR e/o a rinunciare al contributo aziendale contrattato collettivamente e perchè chi già versa il TFR nei Fondi possa liberamente cambiare decisione.
Per noi questo è un punto decisivo della più generale lotta per la difesa della previdenza pubblica, per il rilancio dei diritti dei lavoratori e perché la crisi non venga fatta pagare ai lavoratori ma a chi l’ha provocata.
Partito della Rifondazione Comunista
Ufficio Credito ed Assicurazioni |