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CARE COMPAGNE, CARI COMPAGNI,
giovedì 04 novembre 2010
Innanzi tutto voglio ringraziare Claudio Bettarello per la tenacia e caparbietà con il quale dal lontano 1997 – se non ricordo male –, attraverso le federazioni territoriali e quella nazionale del PRC, ha iniziato a tenere e cercare i collegamenti tra le lavoratrici ed i lavoratori bancari ed assicurativi iscritti al partito e ai diversi sindacati di base e confederali, allora pochi, per la verità. Lui allora non era un “cubbino” bensì della sx della CGIL, e con una manciata  di compagni si partì con l’avventura dell’Ufficio Credito del PRC, alcuni dei quali qui ancora oggi. Ho la fortuna di poter dire che io c’ero, per l’esperienza, la qualità delle iniziative, del confronto, della voglia di contribuire al progetto politico del partito relativamente alla finanza ed al credito …… purtroppo al partito, non è mai interessato né ha mai usato/sfruttato quanto da noi prodotto. Io, a differenza di Claudio,  non sono così tenace.
 
L’introduzione complessiva, stimolante e precisa di Claudio mi permette di tentare di aprire una riflessione partendo dalla genesi del problema del sistema finanziario di questo paese: la modifica della legge bancaria scritta da Amato “il dottor sottile”, dove, ahimé, il ruolo del sindacato, come una parte del centro sinistra ha contribuito a che il sistema si privatizzasse. Erano gli anni in cui “Privato” era la panacea e “Pubblico” era obsoleto, burocratico e sovietico! Non coinvolse purtroppo solo le banche ma tutto ciò che era pubblico, persino le centrali del latte municipalizzate diventate di Parmalat. La necessità “in progress” dei banchieri di ridisegnare il sistema ha coinvolto anche la relazione industriale e le norme che regolamentavano i rapporti di lavoro e soprattutto l’organizzazione del lavoro: fu proprio in quegli anni che un presidente di una “BIN” Banca d’interesse nazionale la BNL tentò di far uscire dal ciclo produttivo l’intero sistema informatico e centro servizi: Nerio Nesi, il compagno Nerio Nesi, ma allora il sindacato confederale, non ancora completamente concertativo (quanto meno quello di categoria), fece muro con una mobilitazione pesantissima più di 100 ore di sciopero, e fu grazie all’intervento del ministro del lavoro Donacattin che si riuscì in quell’occasione a tenere intatto il ciclo produttivo. Purtroppo, la fine della prima repubblica, la fine della scala mobile (in cui si sancì la concertazione, con l’accordo del 23 luglio del ’93), le privatizzazioni, l’affossamento delle banche del sud dopo la chiusura della cassa per il mezzogiorno – oggi rievocato dal ministro Tremonti -, modificarono la natura del sindacato nella categoria: nel 1994 ci fu il primo CCNL bancari in cui si sancì la frattura generazionale, i vecchi poterono mantenere dei livelli reddituali a scapito dei neo assunti, era solo l’inizio, perché nel ’97 il Governo, ABI e sindacati di categoria senza Dircredito firmarono il protocollo d’intesa che porterà al rinnovo capestro del 1999. Il CCNL che, con la scusa di riordinare i conti delle banche e costruire il fondo di solidarietà di categoria (meccanismo analogo alla cassa integrazione che prevede sia la  Cassa, sia, l’accompagnamento alla pensione) si è firmato un CCNL in cui si è eliminato di botto il controllo sull’organizzazione del lavoro, sugli orari di fatto, sulla moderazione salariale e, cosa ignobile e devastante, la condivisione sul salario incentivante: molti di voi sanno cosa ha e cosa vuol dire ancora oggi quel contratto (Spiegare orari delocalizzazioni out sourcing ced e centri servizi EDS salario e pressioni commerciali mercato del lavoro).
I 2 CCNL successivi, 2003 e 2007 hanno tentato di correggere le nefandezze prodotte nel 1999, ovviamente senza riuscirci, ma soprattutto con l’ultimo si sono inseriti alcuni paletti sul mercato del lavoro e sul salario collettivo, comunque insufficienti.
Nel frattempo si è ridisegnato il sistema con fusioni pazzesche, attività spregiudicate finalizzate al business ed ai bonus/stock options per vertici e conseguenti scandali (parmalat- derivati x istituzioni ecc.) nel quale, anche se non come nel resto del mondo, possiamo dire che il sistema ha contribuito/condizionato il sistema produttivo/paese, attraverso strategie che hanno portato ad eliminare i rapporti con i territori (finanziamenti alle imprese), consigliato operazioni che hanno spostato i risultati delle aziende dalle stesse alla finanza e, nel caso della piccola imprenditoria, alle casse private del padrone, in alcuni casi costringendolo con operazioni di salvaguardia molto remunerative per le banche e disastrose per le aziende! Dal punto di vista delle relazioni sindacali abbiamo operato e, in alcuni casi, condiviso l’utilizzo del fondo per svecchiare e ridurre il costo del lavoro, utilizzando quasi tutte le forme precarizzanti del mercato del lavoro.
La vicenda Lemanh e il tracollo mondiale conseguente con i salvataggi da parte dei governi (circa 9000 milioni di dollari per evitare il default del sistema, 14mila miliardi di dollari in portafogli “bad” nelle aziende, a fronte di 61 miliardi di dollari pagati dalle aziende al management) non ha insegnato nulla, oggi si sta tornando a strapagare i manager, a vendere prodotti di merda, a fare pressioni commerciali per vendere questi prodotti, ad incentivare i commerciali per farlo e contemporaneamente iniziare a spingere per chiudere il fondo di solidarietà e utilizzare la CIG. Ovviamente, il prossimo rinnovo sarà condizionato innanzi tutto dall’accordo sugli assetti contrattuali del febbraio scorso tra cisl uil CONFINDUSTRIA e governo e, secondo me segnerà allo stato il passaggio al secondo tavolo della FISAC, e sarà improntato sulla riduzione dei costi /diritti.
Nella situazione politica ed economica in cui ci troviamo l’analisi e la riflessione che propone Claudio non fa una grinza, l’imperativo non può che essere l’unità di tutte le forze di sx anticapitalista politiche, sindacali e sociali per un progetto politico comune con un “obiettivo minimo”: contrastare il disegno liberista, sussidiaristico, precarizzante e anti democratico del governo, dei padroni e di una certa parte politica del paese. Si impone anche al sindacato (cgil e di base) ricercare elementi di unità d’azione, altrimenti sarà la barbarie. Penso che la CGIL abbia molte responsabilità e vanno dal lontano ’77 ad oggi; credo altresì che anche i sindacati di base ne abbiano (ovviamente non dello stesso peso) spesso infatti anziché orientarsi contro il padrone, lo hanno fatto anche verso la CGIL, dove magari nello stesso tempo i compagni della sinistra cercavano di forzare la parte riformista (per me ha un significato dispregiativo!) per iniziare un rapporto  con quelle forze antagoniste.
Oggi non è più il tempo degli scontri verbali tra noi, è il tempo di costruire lavoro comune, auspico che il partito dia questa indicazione con forza ai propri militanti per costruire piattaforme generali e che coinvolgano tutti i lavoratori, sul salario, sull’orario, su una modifica della cig modello tedesco, su leggi che finanzino quelle imprese che assumano a tempo indeterminato e che facciano rientrare /impediscano l’out sourcing e la delocalizzazione, leggi che requisiscano aziende e beni di chi evade fisco /contributi.
Se non siamo in grado di fare ciò, dobbiamo avere la consapevolezza che domani il nostro paese non sarà più quello che abbiamo conosciuto, fondato sull’art.1 della costituzione.
Da questo ragionamento ne faccio discendere l’importanza del percorso congressuale della CGIL, al momento ancora allo stadio embrionale, ma con alcuni elementi di preoccupazione e prospettiva.
Arriviamo dal Congresso del 2001 con documenti alternativi chiuso con doc unitario e gestione 2001 – 2005 unitaria e dal congresso del 2005 unitario a tesi concluso unitariamente con una gestione non unitaria: Accordo welfare 23 luglio 2007; piattaforma su assetti contrattuali CGILCISL UIL, attacchi pesanti su manifestazione del novembre 2006 contro il precariato; attacchi con alcuni provvedimenti disciplinari su manifestazione di firenze 2006 e contro chi ha votato contro l’accordo welfare; non attuazione del diritto di scelta riveniente dal congresso. Nell’ultima fase la CGIL non ha firmato (la Camusso aveva l’ordine di firmare) all’ultimo momento per le pressioni di FIOM FP FISAC e L&S (poco)
Scelte strategiche e tattiche sbagliate scioperi non conseguenti e confusi e dopo la manifestazione del 4 aprile il nulla, pardon la cena di Epifani con la Marcegaglia.
Lo difficoltà di L&S per la rottura interna e decisioni incomprensibili del coordinatore;
L’alzata dello scontro di FIOM FP e FISAC a fronte della scelta non democratica ed al di fuori dello statuto di esautorare 2 S.N. (Guzzonato e Maulucci cofferatiani) e ingresso di Camusso con voci di next generale. Questo quadro ipotizza due strade: documento unitario o più documenti. Una parte dell’organizzazione (anche da pezzi che non erano di sx) è pronta per un ritorno al sindacato di conflitto, una parte è per un attesa  a tempi migliori, una parte è per adeguarsi a cisl e uil. Al momento i giochi sono tutti aperti  
Ovviamente aspettiamo di leggere il/i documenti, non mi sento un “epifaniano” e penso che iil/i documenti saranno bellissimi: ho alcune perplessità su alcuni punti di merito che si sentono aleggiare: contratto unico e salario minimo e autonomia delle categorie rispetto alla confederazione. Penso però che le compagne ed i compagni che si dicono anticapitalisti, ancor prima che comunisti, non possono avere dubbi.
Noi dobbiamo ripartire da qui se vogliamo abolire “…….lo stato di cose presenti” come è scritto nelle nostre tessere!


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