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Note su TFR e Fondi Pensione
mercoledì 03 novembre 2010
A quasi tre anni dalla battaglia, vincente e condotta anche da noi, contro quello che venne indicato come lo “scippo del tfr” è giunto il momento di lanciare una proposta ulteriore di lotta per rivendicare un sacrosanto diritto di ogni lavoratore dipendente: la possibilità di revoca della destinazione del tfr ai fondi pensione!
     
Se da un lato occorre continuare a disincentivare lo sviluppo della previdenza complementare, a scapito di quella pubblica, evidenziando sempre come i fondi pensione sottraggano direttamente risorse al reddito dei lavoratori dipendenti e non siano altro che un regalo alle finanze di banche ed assicurazioni che gestiscono il patrimonio incassando laute commissioni, dall’altro è pure necessario agire per lanciare campagne vincenti e, sicuramente, non è in corso alcuna grande mobilitazione di rivendicazione del ruolo della pensione pubblica né, tanto meno, di ripensamento sull’esistenza della previdenza complementare.

Sulla scorta della nota crisi finanziaria si è semplicemente fatto calare il silenzio sulla previdenza complementare; parlarne avrebbe fatto correre il rischio di evidenziarne il pesante fallimento.
Per assestare un altro colpo alle pensioni pubbliche si ricorre semplicemente a lasciare che entrino in vigore i tagli dei coefficienti di calcolo delle pensioni, eredità dei governi precedenti a cui non ha posto rimedio il governo Prodi da noi incautamente sostenuto.
A quel punto si tornerà ad alimentare la pensione complementare con la favoletta che mancando quella pubblica ognuno deve pensarci da solo con i fondi pensione…. Un film gia visto.
Bene io penso che, invece, possa essere vincente una campagna articolata tesa a vedere riconosciuto
il diritto dei lavoratori a tenersi il TFR.

Da un lato, occorre abolire il meccanismo diabolico del silenzio assenso per i nuovi assunti, che nella disattenzione generale continua a mietere vittime tra i giovani i quali si ritrovano d’autorità iscritti ai fondi pensione di categoria nelle situazioni lavorative di scarsa informazione e, in ogni caso, obbligati a versare il TFR qualora non intendano rinunciare al pur generalmente magro contributo aggiuntivo del datore di lavoro.

Dall’altro, per tutti lavoratori vecchi e nuovi iscritti ai fondi occorre rivendicare un diritto che è riconosciuto a tutti cittadini che investono denaro, cioè quello di disinvestire quando lo ritengano opportuno: questo diritto costituzionale, si veda l’art 47 sulla tutela del risparmio, in Italia é negato ai soli lavoratori dipendenti! Possibile che nel Partito in collaborazione con associazioni di consumatori e pezzi di sindacato non si riesca ad affiancare alla battaglia politica anche qualche azione legale di sostegno a questa rivendicazione?                 
 
A supporto di questa iniziativa, l’Ufficio Credito ed Assicurazioni mette a disposizione quello che sa fare, tocca al Partito raccogliere ed agire, mobilitando tanto per cominciare tutti i propri militanti presenti in organizzazioni sindacali. Iniziative legali e deliberati di congressi (penso al prossimo congresso cgil..) che rivendichino la restituzione del tfr ai lavoratori: e così difficile?  

Angelo Pozzi
Ufficio Credito ed Assicurazioni
Milano


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