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Il muro e noi
domenica 08 novembre 2009

 di Paolo Ferrero

Il 9 novembre, 20 anni fa, cadeva il muro di Berlino. In quell’elemento simbolico è racchiusa la fine di un regime socialista in cui – nella migliore delle ipotesi - la giustizia sociale era contrapposta alla libertà. In questa incapacità di coniugare libertà e giustizia sta al fondo il fallimento del tentativo novecentesco di transizione al socialismo. Noi che siamo nipoti della lotta partigiana – quante lapidi ci sono nel nostro paese su cui sta scritto “morto per la libertà” - abbiamo salutato positivamente la caduta del muro. Il socialismo senza la libertà semplicemente non è socialismo: è un tentativo di andare oltre il capitalismo che ha imboccato la strada sbagliata ed è abortito. Così non poteva andare avanti e così non si andava da nessuna parte. Senza libertà nessun socialismo. Giusto quindi picconare il muro e bene che il muro sia caduto; bene che i dirigenti della DDR abbiano scelto di non sparare, preferendo perdere il potere piuttosto che cercare di mantenerlo con una strage.

Nel mondo la caduta del muro è stata salutata come la vittoria della libertà sulla barbarie, come la possibilità di un nuovo inizio per la storia del mondo basato sulla libertà e la cooperazione. Sappiamo che non è andata così. Gli stati Uniti hanno colto l’occasione della sconfitta del nemico storico per rilanciare la propria egemonia incontrastata su scala mondiale e il capitalismo ha preso da questo passaggio l’abbrivio per aprire una nuova fase della propria storia, quello della globalizzazione neoliberista. I cantori del capitalismo hanno colto l’occasione per dire che eravamo alla fine della storia. Marx aveva speso la vita e scritto migliaia di pagine per dire che il capitalismo non era un fenomeno naturale ma bensì un modo di produzione storicamente determinato e quindi superabile. La caduta del muro è stata usata per “rinaturalizzare” il capitalismo, per affermare su scala globale che viviamo nel migliore dei mondi possibili; per affermare che essendo il capitalismo naturale, ogni tentativo di superarlo diventa un atto “contro natura” e in quanto tale barbarico. Gli anni ’90 sono stati caratterizzati da questo unico grande messaggio, trasmesso a reti unificate dal complesso dei mass media e da tutte le forme di produzione culturale, cioè di costruzione dell’immaginario individuale e collettivo, a partire dall’industria cinematografica. La caduta del muro è stato l’evento simbolico che ha permesso di costruire una grande narrazione che ha rilegittimato completamente il capitalismo. Kennedy non è più il presidente dell’escalation della guerra di aggressione al Viet Nam o l’aggressore di Cuba con l’avventura della Baia dei Porci. Kennedy è celebrato come il paladino della libertà e il suo discorso berlinese ne è il suggello. Dietro il paravento della libertà, sono riapparse, anche in occidente, incredibili differenze sociali e livelli di sfruttamento del lavoro che pensavamo seppelliti per sempre dopo le lotte degli anni ‘70. Nella vulgata la libertà d’impresa è diventata il presupposto della libertà dei popoli. Questa completa rilegittimazione del capitalismo ha un sapore mortifero di falsa coscienza: Che Israele costruisca muri per imporre l’apartheid in Palestina e che gli Stati Uniti costruiscano muri per impedire l’immigrazione dal Messico non fa  più problema. Ogni muro è diventato lecito per l’impero del bene. In Italia questo fenomeno ha assunto dimensioni maggiori che in altri paesi in virtù della proposta di Achille Occhetto – accolta dalla maggioranza del suo partito -  di sciogliere il PCI in nome di questo nuovo inizio, appiattendo così tutta la storia del movimento comunista italiano sul fallimento del socialismo reale. La storia del nostro paese è stata integralmente riscritta, la lotta partigiana è stata denigrata nel suo valore simbolico di rinascita della nazione e così si è aperta la strada all’aggressione della Costituzione. La cancellazione della memoria del paese e la sua ricostruzione fatta dai vincitori ha sdoganato ideologie razziste e comportamenti xenofobi che pensavamo definitivamente finiti nella pattumiera della storia dopo la barbarie nazista.

Il fascismo, lungi dal presentarsi come una parentesi della storia patria, si evidenzia sempre più come una delle possibilità inscritte nel sovversivismo delle classi dirigenti di un paese che – come sottolineava Gramsci - non ha vissuto la riforma protestante e il cui risorgimento non è stato fenomeno di popolo ma di ristrette elite. La democrazia e la stessa costruzione di un etica pubblica in questo paese è concretamente il frutto delle lotte del movimento operaio, socialista e comunista. La loro disgregazione apre la strada a populismi di tutti i tipi, di destra come di sinistra.

In questo imbarbarimento del costume e dei rapporti sociali nel nostro paese e nel mondo vediamo confermata quotidianamente non solo la possibilità ma la necessità di battersi per superare il capitalismo.

In questa dialettica sta il nostro giudizio politico sulla caduta del muro di Berlino: è stato un fatto positivo e necessario, da festeggiare, ma non costituisce di per se un nuovo inizio per l’umanità. E’ stato anzi l’evento utilizzato per costruire un nuovo inizio e una nuova rilegittimazione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e della guerra.  Mi pare che questa sia anche la consapevolezza dei compagni e delle compagne della Linke: nessuno propone di tornare a prima ma nella Germania riunificata occorre organizzarsi e lottare – all’Est come all’Ovest - contro il capitalismo e la guerra, per costruire un socialismo democratico.

Fuori da questa comprensione dialettica della positività della caduta del muro e della chiara consapevolezza che questo non segna nessun nuovo inizio, non esiste nessuna possibilità di porsi oggi il tema della trasformazione sociale e del superamento del capitalismo. Fuori da questa comprensione dialettica possiamo solo diventare anticomunisti o far finta che i regimi dell’Est non abbiano fallito nel tentativo di costruzione del socialismo. Il pentitismo e la nostalgia indulgente sono i rischi che abbiamo dinnanzi a noi: nella loro apparente opposizione rappresentano in realtà la completa negazione della possibilità di lottare per il socialismo, per una società di liberi e di eguali.

Da questa comprensione dialettica della caduta del muro scaturisce la nostra scelta della rifondazione comunista.

Dopo il fallimento del tentativo di fuoriuscita dal capitalismo che ha dato luogo ai regimi dell’Est non basta definirsi comunisti: occorre porsi l’obiettivo teorico, politico ed etico della rifondazione del comunismo e dell’antropologia dei comunisti e delle comuniste. L’obiettivo cioè di superare il capitalismo coniugando libertà e giustizia. L’utilizzo di due parole – rifondazione comunista - anziché una per definirci non è un lusso o una complicazione: è il modo più corretto per esprimere oggi il nostro progetto politico, in cui sappiamo dove vogliamo andare e sappiamo cosa non dobbiamo rifare. Il comunismo dopo il novecento è uscito dalla fase dell’innocenza. Compito nostro è farlo diventare adulto ed è un compito per cui val la pena spendere la vita.



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Commenti  

 
#7 dinamic 2009-11-11 00:00
La realtà parla da sola, siamo una generazione di paraculi, tutti noi giovani dipendiamo dalle famiglie, non per scelta, ma per necessità, viviamo alle spalle della generazione dei nostri genitori che hanno vissuto il boom economico. Parliamo di cose materiali, visto che è questo che determina le scelte concrete al di là di tutto: il capitalismo mi ha dato...mmmmhhh...un affitto da pagare in nero, un'auto pagata dai miei, un'università cara, un lavoro da precario senza garanzie, una pensione inesistente, una sanità scadente e a pagamento. Chi è che può dire di avere una casa, un'auto, una lavoro sicuro, una pensione assicurata, istruzione base, università e sanità buone e gratuite? Ecco, io darei il mio appoggio completo a chi mi assicura questo...ma non era quello che assicurava il sistema socialista??...mah, e che ne so io che son nato nell'83?
Smettetela di dividervi in micro partitini del [censurata] e ridateci una Sinistra unita e forte!
Citazione
 
 
#6 ivo 2009-11-10 20:41
Lo scippo del TFR non c'entra con la caduta del muro? Rientra a pieno titolo nel "pacchetto" rifilatoci da una sinistra annaspante (e a volte collusa) e da un capitalismo sempre più rampante.
La caduta del muro segna una svolta epocale, ma non nella conquista della libertà. Forse solo la libertà di consumare a dismisura, per chi ne ha i mezzi. Gli altri, adelante!, a scendere i gradini della precarietà.
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#5 andrea 2009-11-10 19:11
Secondo me oggi i partiti che sono in parlamrnto non hanno più un ideologia politica o un progetto di società ma sono dei rappresentanti di un potere privato molto forte che usa la cosa pubblica a proprio interesse. Per questo bisognerebbe far conoscere ai giovani i valori fondanti del comunismo affinchè possano riconoscersi in essi.
Lo so che gli spazi in televisione sono pochi ma se non riusciamo ad avvicinare i giovani e spiegare loro perche oggi si deve stare con un partito come il prc sarà molto dura risalire la china.
Inoltre per quel che riguarda tutta la frammentazione che c'è stata a sinistra dobbiamo ricucire gli strappi e tornare a essere uniti e forti come prima.
Il muro è solo un simbolo il regime era gia caduto molto prima approvo in pieno il pensiero di ferrero non c'è socialismo senza libertà.
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#4 massimo 2009-11-10 12:59
Ferrero ha ragione!
Il TFR col muro di Berlino non c'entra un bel niente...
Citazione
 
 
#3 ivo 2009-11-10 08:15
Giugno 2009: il 'Berliner Zeitung? rivela i risultati del sondaggio:
Il 49 per cento degli intervistati è convinto che «la Ddr aveva più lati positivi che negativi. C?era qualche problema, ma si viveva bene».
Un altro 8 per cento va ancora oltre ed afferma che «la Ddr aveva soprattutto aspetti positivi. Si viveva più felici e meglio di quanto si fa oggi nella Germania riunificata».
Citazione
 
 
#2 sarmata 2009-11-10 07:33
E poi, scusate, andate oggi a fare un giretto in Russia e dintorni: molti gruppi nazi-pan slavisti che si addestrano armati fino ai denti. Finalmente godono della libertà....
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#1 sarmata 2009-11-10 07:27
Personalmente maledico e continuo a maledire la caduta del muro di Berlino.
Da quel momento i capitalisti ed i governi liberal-borghesi hanno pigiato sull'acceleratore per disintegrare lo stato sociale, per abbattere i salari e per rendere precario il lavoro.
Inoltre hanno attaccato le pensioni e rubato i TFR.
Oltre l'ex muro, invece, è dilagata la mafia, sono aumentate le puttane, pardòn le escort, le droghe ed il disordine.
Come effetto collaterale, sono arrivati da noi un bel po' di migranti dell'est che si sono aggiunti a quelli del sud rendendo il mercato del lavoro più caotico e ricattabile.
Questta è un'analisi somamria largamente condivisa da molti miei amici e compagni, specie dai più anziani (50enni).
Forse il partito di Rifondazione e tutta la sinistra atomizzata in partitini dovrebbero scendere con i piedi più in terra per capire il perchè di tanta emorragia di voti.
E non gioire per la caduta del muro.
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