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Il valore di una vita. Quella di mio figlio
venerdì 12 giugno 2009

Marco Bazzoni, responsabile sicurezza sul lavoro, ci ha inviato la lettera di Graziella Marota, madre di Andrea Gagliardoni, un ragazzo di 23 anni morto il 20 giugno 2006 con la testa schiacciata da una macchina tampografica non a norma, nella  Asoplast di Ortezzano, dove lavorava come precario per 900 euro al mese

ANDREA aveva 23 anni quando, il 20 giugno 2006, è rimasto con il cranio
schiacciato da una macchina tampografica non a norma.
ANDREA voleva imparare a suonare la tromba, come se la chitarra da
sola gli andasse stretta.
Perchè a quell'età  la taglia dei desideri si
allarga e non stai più nei tuoi panni dalla
voglia di metterti alla prova, conoscere, guardare avanti.
Da li a quattro giorni pure la metratura della
sua vita sarebbe lievitata di colpo: dalla sua
camera da ragazzo, in casa dei genitori, a un
mini-appartamento, acquistato dai suoi con un
mutuo, a metà strada tra Porto Sant'Elpidio e la
fabbrica  Asoplast di Ortezzano, dove aveva
trovato lavoro come precario per 900 euro al mese.
ANDREA voleva imparare a suonare la tromba, ma
non ha fatto in tempo: una tromba che, rimasta la dov'era in camera sua, suona
un silenzio assordante.
E neppure l'appartamento è riuscito ad abitare:
doveva entrare nella nuova casa sabato 24 giugno
2006, se ne è andato il 20 giugno di 3 anni fa .
Oggi ANDREA avrebbe 26 anni ma è  morto in
fabbrica alle sei e dieci dell'ultimo mattino di primavera.
E suonerebbe ancora la chitarra con i Nervous
Breakdwn e non darebbe il suo nome a una borsa di studio.
Sarebbe la gioia di sua mamma Graziella e non la
ragione della sua battaglia da neo cavaliere
della Repubblica, per cultura sulla sicurezza.
Una battaglia finita con una sconfitta dolorosa:
nel nome del figlio e a nome dei tanti caduti sul
lavoro, senza giustizia: Umbria-Oli, Molfetta, Thyssenkrupp, Mineo....
Sono solo le stazioni più raccontate di una via
Crucis quotidiana, che per un pò chiama a
raccolta l'indignazione italiana, che poi guarda
altrove.
Le morti si fanno sentire, ma le sentenze molto
meno, quando passano sotto silenzio anche per una
sorta di disagio nell'accettarle e
comunicarle.
I responsabili di questa orrenda morte sono stati
condannati a otto mesi di condizionale con la
sospensione della pena, anche se il Procuratore
generale del tribunale di Fermo aveva parlato "di
un chiaro segnale perchè questi reati vengano
repressi con la massima severità ".
ANDREA E' STATO UCCISO PER LA SECONDA VOLTA.
La tragedia è finita nel dimenticatoio, con
alcune frasi fatte e disfatte, tipo non
deve più accadere, basta con queste stragi,
lavoreremo per migliorare la sicurezza.
Parole piene di buone intenzioni, che lo spillo
della smemoratezza buca in un momento.
Parole al vento!
Alla fine anche ANDREA si è perso tra i morti da
stabilimento e da cantiere: martiri del lavoro
che fanno notizia il tempo di commuovere, che non
promuovono ronde per la sicurezza, spesso rimossi pure nei processi.
TRAGEDIE quotidianamente dimenticate da un Paese ignavo e incurante,
La tromba silente di ANDREA a suonare la sua ritirata.
Questo è quanto accade a tutti i morti sul
lavoro; di loro restano solo dolore e angoscia
dei familiari ma giustamente questo non fa
notizia : una mamma che piange tutti i giorni,
che guarda sempre la porta di casa aspettando che
il suo ANDREA rientri perchè spera che tutta la
sofferenza che sta  vivendo sia solo un brutto sogno.....
Ma tutto ciò non importa a nessuno!!!!!!!!!!!!
Questa è la tragica realtà,  di chi rimane e si
rende conto di essere emarginato e dimenticato da tutti.

Graziella Marota, mamma di ANDREA GAGLIARDONI



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