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Newsletter Area n. 8 dell'8 maggio 2009
lunedì 11 maggio 2009

Partito della Rifondazione Comunista
Area Ambiente, Territorio, Beni comuni

Responsabile nazionale: Maria Campese

 

 

 

Newsletter n. 8 dell’ Area Ambiente, Territorio, Beni comuni dell’8 maggio 2009

a cura di Francesca D’Elia

 

Responsabile Dipartimento Agricoltura, pesca e sovranità alimentare: Ivan Nardone

Responsabile Dipartimento Ambiente: Tommaso Sodano
Responsabile Dipartimento Aree metropolitane: Franco Nappo
Responsabile Dipartimento Assetto del territorio: Veronica Albertini
Responsabile Dipartimento Vertenze territoriali: Sandro Targetti

 

e-mail  Area Ambiente

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Sommario:

- Influenza Suina: ancora conseguenze della cattiva globalizzazione di Ivan Nardone, responsabile Dipartimento Agricoltura, pesca e sovranità alimentare

- Questione della non potabilità dell’ acqua a SienaComunicato stampa dei consiglieri comunali di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea  Francesco Andreini e Fiorino Iantorno (04.05.2009)

- Ambiente: gli investimenti delle Regioni (dati Istat diffusi in data 29 aprile 2009)

 

- Abusivismo edilizio: Legambiente, prima Campania, sale Lazio al 3° posto (AGI, 05.05.09)

- Ecomafia: Legambiente, 3 reati l'ora con 20,5 mld di fatturato (AGI, 05.05.09)

 

- Rifiuti: Legambiente, scorie illegali alte come l'Etna (AGI, 05.05.09)

 

- Iniziative


Influenza Suina: ancora conseguenze della cattiva globalizzazione

di Ivan Nardone, responsabile Dipartimento Agricoltura, pesca e sovranità alimentare

 


Nonostante le continue rassicurazioni, ci risiamo. Prima la Bse, un morbo figlio della follia  di voler risparmiare e alimentare, a base di farine, animali  ruminanti come le mucche; poi la Sars, poi l’influenza aviaria, a dicembre i maiali irlandesi alimentati con oli industriali, oggi di nuovo emergenza con  i maiali,  ma dal Messico. Va da se che, nonostante le continue e giustificate rassicurazioni da parte del mondo agricolo ai consumatori, le continue “emergenze” pongono un problema serio sugli allevamenti iperintensivi, che, su scala planetaria, stanno diventando vere e proprie bombe ad orologeria  con costi pesanti  in termini di vite umane, nonché in termini economici ed ambientali.  Nonostante il minimalismo, sono purtroppo già arrivati in Messico e Stati Uniti i primi  morti, soprattutto tra la popolazione più povera, sia perché le stalle intensive sono collocate presso le comunità più modeste, sia  per le condizioni sanitarie di base - non certo eccellenti- come quelle appunto statunitensi e americane. Secondo Enrico Morioni,  Presidente dell’Asvep, (l’associazione culturale veterinaria di salute pubblica) “ i suini sono sensibili sia ai virus influenzali umani sia a quelli aviari: mettiamoli in allevamenti intensivi e otteniamo le condizioni ideali per permettere ai virus di allenarsi, evolvendosi fino a arrivare, mutazione dopo mutazione, al salto di specie tra animale e uomo”; quindi, le modalità di contagio non sono remote, ma sono assai insidiose poiché il virus si trasmette da uomo a uomo e con rapidità allarmante soprattutto nelle aree rurali e povere.  In termini economici, le continue emergenze derivate da modelli di agricoltura iperindustrializzata sono costate tre miliardi di euro all’agricoltura e all’intera filiera agroindustriale. In Italia ed in genere nell’Ue sia per i buoni sistemi sanitari, sia per le direttive che regolamentano gli allevamenti, i rischi di contrarre l’influenza suina sono minimi cosi come sono nulli i rischi di prendere forme influenzali come HCN1 mangiando carne di maiale cotta o insaccata ovunque prodotta.  Pur consapevoli però che una nuova psicosi alimentata dai mezzi di comunicazione di massa possa  ingiustificatamente piegare un settore gia in difficoltà, come quello dei suini, sarebbe da stolti  far finta di nulla e non affrontare il tema della produzione e del consumo di cibo. Più volte il movimento antiglobalizzazione ha denunciato i rischi ambientali, sociali e culturali del cibo come merce qualsiasi da regolamentare all’interno dell’organizzazione mondiale del commercio. In ogni zona del mondo il movimento ha rivendicato che il cibo non è una merce e che l’agricoltura  non può essere regolamentata dal Wto, eppure, nel super mercato globale si  continua a produrre senza regole, delocalizzando produzioni in paesi poveri senza nessun controllo dal punto di vista ambientale, sanitario  e senza diritti per  lavoratori. L’allevamento da cui sembra essere partita l’attuale influenza pare sia quello di “La Gloria”,  vicino Vera Cruz,  un allevamento chiamato dalla popolazione locale  “ la  grande fabbrica dei maiali” una “fabbrica” delocalizzata della Statunitense USA Smithfield food definita “ la regina mondiale del porco”. Quindi  la  prassi è sempre la stessa  continuare a produrre dove costa meno per far consumare dove si può spendere di più,  con il risultato che nell’Ue e negli stessi USA chiudono aziende di qualità e nei paesi poveri proliferano per l’esportazione allevamenti devastanti dal punto di vista ambientale, senza garanzie per i lavoratori e senza il minimo rispetto delle direttive per il benessere animale presenti ad esempio nell’Ue. Le conseguenze dell’influenza Suina dopo la Bse, l’aviaria etc., sia da monito a tutti coloro i quali sostengono troppo restrittive e costose le norme di sicurezza sugli allevamenti europei o anche le direttive europee, come quella sui nitrati, completamente ignorata nel nostro Paese.   Il crollo del consumo di carne suina  sia da monito anche  per le imprese dell’agroindustria (non ultima quella italiana)  che  continuano  ad opporsi all’etichettatura obbligatoria dell’origine degli alimenti continuando a rincorrere materie prime a basso costo in giro per il mondo per trasformarle poi in Italia e farle diventare prodotto Italiano, magari di nicchia!!  In Italia solo dopo la BSE e l’influenza aviaria pur prendendoci  le procedure di infrazione dall’UE è stato possibile l’obbligo dell’etichettatura per le carni bovine ed avicole mentre restano senza difesa gli allevatori di maiali, conigli, agnelli,  che subiscono una concorrenza  sleale su scala planetaria senza strumenti di difesa. In Italia due prosciutti su tre sono venduti come italiani, ma provengono da maiali allevati all’estero; molti allevamenti non rispettano le direttive europee sui nitrati, nonché le direttive sul benessere animale.  II Governo Italiano si impegni subito a costringere le nostre regioni al rispetto pieno della direttiva nitrati nonchè   delle direttive sul  benessere animale. Si imponga inoltre, anche per le carni suine, pur con una forzatura sull’UE, l’etichettatura obbligatoria, uno strumento minimo  per garantire i consumatori ed un settore  produttivo che conta 160.000 addetti, 5 mila allevamenti e 15 miliardi di fatturato. 

 

Comunicato stampa in merito alla questione della non potabilità dell’ acqua a Siena

di Francesco Andreini e Fiorino Intorno, Consiglieri comunali del PRC- SE (04.05.2009)

 

La nostra città per alcuni giorni ha vissuto una emergenza che ha messo in discussione la potabilità dell’acqua. Le modalità con cui si è verificata tale emergenza ci lasciano molti dubbi che è legittimo fugare ed è altrettato legittimo dare delle spiegazioni ai cittadini ed alle cittadine senesi. Ci chiediamo come mai un guasto che crediamo sia una possibilità che un gestore serio debba sempre prevedere, ha portato ad una situazione di non potabilità dell’acqua? I ritardi con cui noi cittadini siamo stati avvisati, le dichiarazioni abbastanza vaghe sulle cause da parte del gestore Acquedotto del Fiora rimettono in primo piano una situazione che Rifonazione Comunista da sempre denuncia. Infatti, tutto quello che noi cittadini senesi abbiamo vissuto in questi giorni non è altro che il frutto dei processi selvaggi di privatizzazione dei servizi essenziali come acqua, gas, trasporti. Da quando i Comuni e i tanti partiti sia di destra che di centro sinistra, hanno deciso che per far quadrare i bilanci bisognava rinunciare al pubblico e dunque a gestire direttamente i servizi essenziali, tutti noi abbiamo vissuto e viviamo ogni giorno un peggioramento di questi servizi. Dalla poca informazione che i cittadini  riescono ad avere da queste presunte società di servizi che si nascondono dietro call center che non funzionano, alla poca chiarezza delle bollette, all’aumento delle tariffe, al peggioramento delle condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici delle stesse società che spesso sono precari, alla scarsa manutenzione delle reti, fino ad arrivare alla gravissima situazione  – nel caso dell’Acquedotto del Fiora – della non potabilità dell’acqua. La vicenda che ci ha colpito duramente in questi giorni e che ci ha creato preoccupazione, non è altro che il frutto dell’indebolimento del pubblico a favore del privato. Questi episodi ci devono spingere a fare dei bilanci e li devono fare soprattutto gli amministratori pubblici della città, che devono difendere la salute dei cittadini e devono dunque onestamente affermare che le privatizzazioni – in particolare quella dell’acqua – non hanno funzionato. Non hanno migliorato né la qualità dell’acqua, né le bollette che noi cittadini paghiamo. Hanno solamente migliorato le entrate e gli stipendi di manager all’italiana di queste società. Le leggi in Europa ci dicono che l’acqua e tutti i servizi essenziali vanno ripubblicizzati ed è per questo che Rifondazione Comunista in Comune a Siena a partire da questa vicenda, rilancierà con forza questa campagna. E’ infatti paradossale che la città che ha dedicato all’acqua una particolare cura e diciplina attraverso al costruzione dei bottini, nervatura del centro storico, e che gestiva direttamente tale bene raro e prezioso, sia stata una delle prime ad avviare ed a continuare questo processo di privatizzazione. Occorre riprendere e rivalutare la cultura del rispetto dell’acqua pubblica che aveva chi ha costruito il sistema dei bottini a Siena. Per fare questo non servono dichiarazioni o eventi. Serve solo interrompere la privatizzazione e fare di Siena la città italiana capofila della ripubblicizzazione dell’acqua. Così come era un tempo.

I consiglieri di Rifondazione Comunista Francesco Andreini e Fiorino Iantorno

 

Comunicato stampa  “Riccione per l'energia pulita” (24 aprile  2009)

 

Le  proposte  dei partiti  di realizzare gli impianti di selezione a freddo (TMB) che noi abbiamo fatto conoscere, unitamente alla scelta di potenziare la raccolta differenziata per arrivare oltre al 65%  entro il 2011  e di spegnere e riaccendere per poi abbattere  la terza linea dell'inceneritore attualmente in funzione, dopo che sarà stata attivata la nuova linea della  capacità  superiore a 130.00 t. non sono credibili. Innanzitutto va detto chiaramente che non è possibile, come qualcuno propone, spegnere e riaccendere a piacere un inceneritore in quanto l'accensione e lo spegnimento sono i momenti di maggiore produzione di emissioni altamente nocive per l'ambiente. Se poi saranno attuate le promesse elettorali fatte, e se, come l'Europa vuole, la nostra Provincia si impegnerà nell'azione di riduzione a monte dei rifiuti, prevista peraltro dalla Regione Emilia Romagna, e nel contempo sarà messa in funzione la nuova linea dell' inceneritore, NON AVREMO SUFFICIENTI RIFIUTI PER RENDERE OPERATIVI TUTTI QUESTI IMPIANTI e l'inceneritore finirà per avere la prevalenza su tutte le altre lodevoli soluzioni. Mentre i politici nostrani che  tecnicamente conoscono ben poco il problema pensano di aver trovato l'uovo di Colombo dando un colpo al cerchio ed uno alla botte, l'assessore Zanichelli, che ha capito l'obiezione che ho avuto modo di fargli dopo un convegno sui rifiuti, mi ha risposto dicendo che nella regione Emilia Romagna c'è una forte produzione di fanghi che provengono dai depuratori che attualmente sono bruciati negli inceneritori della Regione (anche nel nostro). Ho replicato dicendo che i fanghi dei depuratori possono essere trasformati in biogas come il rifiuto umido. E' ora che anche la nostra amata Regione prenda atto che ci sono soluzioni tecnologiche vantaggiose sul piano economico anche per il trattamento dei fanghi che provengono dai depuratori. E' chiaro dunque che:
1) o non saranno costruiti tutti gli impianti che abbiamo proposto e che ci stanno promettendo in questa campagna elettorale sperando di acquietarci.
2) oppure la nuova linea dell'inceneritore sarà un impianto industriale di Hera che brucerà i fanghi dei depuratori oltre  i rifiuti speciali di tutta la Regione con ricadute nocive sul nostro territorio. La nostra controproposta prospettata all'assessore Zanichelli  è  che si realizzino subito gli impianti di tmb, che si paghi una penale per la mancata realizzazione della nuova linea dell'inceneritore e si venda la parte tecnologica dell'impianto vero e proprio ad altri perché purtroppo in Italia, insensatamente,si stanno costruendo inceneritori ovunque.

 

 

Ambiente: gli investimenti delle Regioni (Dati Istat diffusi il 29 aprile 2009)

I dati Istat sulle spese ambientali delle amministrazioni regionali (periodo 2004-2006).

 

L'Istat diffonde la prima serie storica di dati sulle spese ambientali sostenute dalle amministrazioni regionali italiane nel periodo 2004-2006 che rappresenta nel triennio mediamente lo 0,31 per cento del Pil nazionale. A livello di ripartizione geografica l'incidenza di tale spesa sul Pil risulta dello 0,15 per cento nel Nord-Ovest e nel Centro, dello 0,22 per cento nel Nord-Est, dello 0,56 e dell'1,12 per cento, rispettivamente, nel Sud e nelle Isole. La spesa pro capite per l'ambiente delle amministrazioni regionali è pari, in media, a 75 euro l'anno. Valori inferiori alla media nazionale si registrano nel Nord-Ovest, Nord-Est e Centro (rispettivamente 44, 65 e 41 euro), superiori nel Sud e nelle Isole (rispettivamente 93 e 183 euro). Il valore della spesa ambientale pro capite che si registra nel Sud e nelle Isole è determinato in misura rilevante dalle spese in conto capitale, sostenute dalle amministrazioni regionali nel periodo osservato a fronte di un maggiore ritardo infrastrutturale dei propri territori rispetto alle altre ripartizioni geografiche. Nel biennio 2004-2005 la spesa ambientale del complesso delle amministrazioni regionali italiane rimane pressoché costante con valori pari rispettivamente a 4.102 e 4.134 milioni di euro; aumenta, invece, nel 2006 attestandosi su un valore di 5.071 milioni di euro. L'incremento di spesa che si registra per il 2006 è in larga parte dovuto alle spese in conto capitale realizzate nel sud e nelle isole - e in modo particolare in Sicilia - a valere sui fondi strutturali 2000-2006 nonché su accordi di programma quadro in materia di servizi e infrastrutture ambientali. Nel triennio in esame, il 33 per cento della spesa ambientale totale è costituito, in media, da spese correnti mentre il rimanente 67 per cento da spese in conto capitale. Nel periodo 2004-2006, l'incidenza della spesa ambientale in conto capitale (destinata sia ad investimenti che a trasferimenti ad altri operatori) sulla spesa ambientale totale è pari, in media, al 62 per cento nel Nord-Ovest, al 64 per cento nel Nord-Est, al 52 per cento nelle Regioni centrali ed al 75 e al 67 per cento rispettivamente nel Sud e nelle Isole. La spesa ambientale in conto capitale delle amministrazioni regionali italiane rappresenta in media, nel triennio in esame, l'1 per cento del totale degli investimenti realizzati a livello nazionale dall'intera economia. Le Regioni del Sud e delle Isole fanno registrare le percentuali più elevate con valori pari, rispettivamente, al 2 e al 3,5 per cento del totale degli investimenti realizzati nel proprio territorio. Nelle Regioni centro settentrionali, invece, l'incidenza della spesa in conto capitale sul totale degli investimenti è inferiore alla media nazionale (0,5 per cento nel Nord-Ovest, 0,7 per cento nel Nord-Est e 0,4 per cento nel Centro). Dai dati Istat viene inoltre evidenziato come le amministrazioni regionali svolgano, in generale, un importante ruolo di "finanziatori" della spesa ambientale in conto capitale di altri operatori; tale ruolo è particolarmente spiccato nel caso delle amministrazioni regionali del Nord-Ovest e del Centro, mentre le Regioni delle altre ripartizioni geografiche - e in particolar modo delle Isole - sono più direttamente coinvolte nella realizzazione degli investimenti di tutela ambientale. Nel triennio 2004-2006, il 64 per cento della spesa ambientale delle amministrazioni regionali è destinata ad interventi di "protezione dell'ambiente" volti a salvaguardare l'ambiente da fenomeni di inquinamento (emissioni atmosferiche, scarichi idrici, rifiuti, inquinamento del suolo, ecc.) e di degrado (perdita di biodiversità, erosione del suolo, salinizzazione, ecc..). La spesa per interventi di "uso e gestione delle risorse naturali", destinati a salvaguardare l'ambiente da fenomeni di esaurimento dello stock delle risorse naturali, rappresenta, invece, il 36 per cento del totale. La prevalenza delle spese di "protezione dell'ambiente" si riscontra in tutte le ripartizioni geografiche, più accentuata nel caso delle Regioni del Nord-Ovest, Nord Est e Centro (con percentuali pari rispettivamente al 72, 77 e 68 per cento) rispetto alle Regioni del Sud e delle Isole (rispettivamente 63 e 51 per cento).

Nel 2006, rispetto al 2004, la spesa delle amministrazioni regionali italiane fa registrare un incremento del 25 per cento delle spese per interventi di "protezione dell'ambiente" e del 21 per cento per interventi di "uso e gestione delle risorse naturali". Analizzando congiuntamente la spesa ambientale per finalità ambientale e per destinazione (interventi diretti piuttosto che trasferimenti ad altri operatori) spicca la situazione del Nord-Ovest e del Centro le cui amministrazioni regionali destinano più del 50 per cento del totale della spesa ambientale al finanziamento di interventi di "protezione dell'ambiente" realizzati da altri operatori (rispettivamente il 55 e il 53 per cento). Nell'arco temporale di riferimento, in particolare, mediamente le Regioni del Nord-Ovest e del Centro destinano la quota più elevata di spesa ambientale ad interventi per la tutela della biodiversità e del paesaggio (23 per cento del totale della spesa in entrambe le ripartizioni geografiche); le Regioni del Nord-Est ad interventi di protezione e risanamento del suolo, delle acque del sottosuolo e delle acque di superficie (23 per cento della spesa ambientale totale); quelle del Mezzogiorno ad interventi di uso e gestione delle acque interne (24 per cento del totale della spesa ambientale sia nel Sud che nelle Isole). Gli altri settori che assorbono quote rilevanti della spesa ambientale - sebbene inferiori al 10 per cento - sono quelli della protezione dell'aria e del clima, della gestione dei rifiuti, dell'uso e gestione delle materie prime energetiche non rinnovabili e dell'uso e gestione delle foreste. I restanti settori ambientali, tra cui ad esempio quelli relativi alle attività di ricerca e sviluppo per la "protezione dell'ambiente" e per l'"uso e la gestione delle risorse naturali", assorbono quote molto modeste della spesa ambientale delle amministrazioni regionali.

 

Abusivismo: Legambiente, prima Campania, sale Lazio al 3° posto

Agenzia di stampa AGI del 05.05.09


Nel 2008 l'abusivismo edilizio ha rialzato la testa con 28 mila nuove unita'. Lo sostiene il
rapporto Ecomafie 2009 di Legambiente, secondo cui sul fenomeno hanno influito "le aspettative nei confronti del governo e la percezione di un atteggiamento piu' possibilista nei confronti di 'chi fa'". Il ciclo illegale del cemento vede stabile al primo posto la regione Campania, seguita dalla Calabria, e al terzo posto il Lazio, in continua ascesa. Cifre e dati sono impressionanti: ben 1.267 infrazioni accertate, 1.685 persone denunciate e 625 sequestri. Il cemento e' il luogo ideale per riciclare i proventi dalle attivita' criminose e nel caso campano si tratta di proventi ingenti che si traducono in interi quartieri abusivi. Basti pensare che il 67% dei comuni campani sciolti per infiltrazione mafiosa, dal 1991 a oggi, lo
sono stati proprio per abusivismo edilizio. All'indiscusso primato campano contribuiscono anche i dati provenienti dal territorio che un tempo era definito agro sarnesenocerino e che
ora di agricolo ha conservato ben poco, con 300mila metri quadri cementificati llegalmente su un'area di 158 chilometri quadrati. Ma l'abusivismo non risparmia neppure le localita' di
pregio, a cominciare dalle costiere (amalfitana e cilentana) e dall'area dei templi di Paestum, come a Ischia, l'isola leader della cementificazione selvaggia, dove gli abusivi hanno incontrato un alleato d'eccezione nel vescovo che ha lanciato un appello alla procura perche' si eviti "il legalismo esasperato", sospendendo gli abbattimenti "in attesa del Piano Casa del governo". Stabile al secondo posto, nella classifica del cemento illegale, e' la Calabria con 900 infrazioni, 923 persone denunciate e 319 sequestri. Anche in questo caso e' singolare che una regione che presenta dati in recessione in tutti i comparti faccia registrare proprio nell'edilizia l'unico trend positivo. Secondo il rapporto della Direzione nazionale antimafia "l'attivita' delle imprese di costruzioni ha continuato a espandersi nel comparto delle opere pubbliche" e in particolare sulle due mega opere della regione, la Salerno-Reggio Calabria e la SS 106 jonica. Il tutto in attesa dell'affare piu' grosso: il Ponte sullo Stretto. Continua la scalata del Lazio, che nella classifica del cemento illegale ha superato la Sicilia. Sono quasi raddoppiate in un anno le persone denunciate e cosi' pure i sequestri. E nella relazione ispettiva sul comune di Fondi, inviata dal prefetto di Latina al Ministero dell'Interno l'8 settembre del 2008, si fa esplicito riferimento alle infiltrazioni mafiose nel circuito degli appalti e dell'edilizia. Ma se il ciclo illegale del cemento resta uno dei business piu' proficui per la criminalita' organizzata, esiste anche un sistema virtuoso di legalita' organizzata, come quello realizzato in provincia di Trapani grazie a un progetto di riutilizzo sociale dei beni aziendali confiscati alla mafia. La Calcestruzzi Ericina, un'azienda sottratta al boss Vincenzo Virga, e' stata affidata a una cooperativa di lavoratori, la Calcestruzzi Ericina Libera. Oggi al posto dell'impianto gestito da Cosa nostra e' in funzione un sistema di riciclaggio dei rifiuti inerti
tecnologicamente avanzatissimo, il primo del genere nell'Italia meridionale. La cooperativa e' nata grazie al sostegno di Libera, l'associazione antimafia presieduta da don Luigi
Ciotti, e dell'Unipol. E il calcestruzzo che produce puo' fregiarsi del marchio di Legambiente.(AGI)

 

Ecomafia: Legambiente, 3 reati l'ora con 20,5 mld di fatturato

Agenzia di stampa AGI del 05.05.09


L'ecomafia non conosce crisi: nel 2008 ha incassato 20,5 miliardi con l'abusivismo edilizio, il traffico di rifiuti, il saccheggio dell'ambiente. Lo rivela il Rapporto Ecomafia 2009 di Legambiente, secondo cui gli ecoreati accertati lo scorso anno sono stati in Italia 25.776 ecoreati, quasi 71 al giorno, 3 ogni ora. Circa meta' dei quali (piu' del 48%) si e' consumato nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Calabria, Sicilia e Puglia), il resto si spalma democraticamente su tutto il territorio nazionale. Il 2008 e' l'anno dei record per le inchieste contro i trafficanti di rifiuti pericolosi, ben 25, con un fatturato
che supera i 7 miliardi di euro. Tutti soldi sporchi accumulati avvelenando l'ambiente e i cittadini. Anche l'abusivismo edilizio non conosce tregua: 28 mila nuove case illegali e
un'infinita' di reati urbanistici, soprattutto nelle aree di maggior pregio. E poi il saccheggio del patrimonio culturale, boschivo, idrico, agricolo e faunistico. Il miliardario incasso
dell'ecomafia e' stato gestito da 258 clan censiti da Legambiente nell'ultimo anno (19 in piu' rispetto all'ultimo dossier presentato), che hanno continuato a fare affari e
guadagnare enormi cifre alla faccia della crisi economica in atto. Dal dossier, in positivo emerge la maggiore efficacia degli interventi repressivi da parte delle Forze dell'ordine.
Aumentano gli arresti, passati dai 195 del 2007 ai 221 del 2008 (+13,3%) e i sequestri: dai 9.074 del 2007 ai 9.676 dello scorso anno (+6,6%), mentre diminuiscono il numero di reati
ambientali (dai 30.124 del 2007 ai 25.766 del 2008), a causa, soprattutto della tendenza da parte delle Forze dell'ordine a concentrare le attivita' investigative sui reati di maggiore
gravita', tali da determinare provvedimenti e interventi repressivi piu' severi, come l'arresto e il sequestro appunto. "Il fatturato totale dell'ecomafia non e' mai stato cosi' alto
ed e' cresciuto a livelli record proprio nell'anno piu' nero per l'economia mondiale - ha dichiarato il responsabile dell'Osservatorio Ambiente e legalita' di Legambiente,
Sebastiano Venneri -. Segno che il business degli ecomafiosi non conosce congiunture sfavorevoli e che quindi e' necessario mettere in campo tutti gli strumenti possibili per combattere chi lucra avvelenando l'ambiente e mettendo a rischio la salute
dei cittadini. Speriamo quindi, vista la disponibilita' mostrata da numerosi rappresentanti di entrambi gli schieramenti politici, che questo sia finalmente il momento giusto per inserire i reati contro l'ambiente nel codice penale e per confermare la possibilita', per le Forze dell'ordine, di utilizzare le intercettazioni telefoniche e ambientali nelle indagini contro gli ecomafiosi. Tutte le operazioni raccontate in questo rapporto infatti, difficilmente avrebbero potuto concludersi con successo senza l'uso di questo insostituibile strumento d'indagine. La criminalita' organizzata ha esteso i propri tentacoli in tutto il paese e ha avviato redditizie attivita' in molte aree del Nord Italia - ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza -. Lo ha reso evidente un arresto che ha fatto scalpore, quello di Mario Chiesa, gia' protagonista di Tangentopoli, ora impegnato
nel redditizio business del traffico dei rifiuti, realizzato con la collaborazione di insospettabili "colletti bianchi": imprenditori, faccendieri e dipendenti pubblici corrotti. Le
mafie si infiltrano quindi in tutti i settori economicamente vantaggiosi ed e' per questo che abbiamo voluto istituire l'Osservatorio Ambiente e legalita' in Abruzzo, per vigilare
affinche' la ricostruzione post terremoto non diventi l'ennesima occasione per fare vantaggiosi affari sporchi e pericolosi ai danni dei cittadini e dell'ambiente". Il Comando
per la tutela ambientale dell'Arma dei carabinieri ha operato, nel 2008, ben 130 arresti, 115 dei quali relativi al ciclo dei rifiuti. Il maggior numero di infrazioni in materia d'ambiente
viene accertato dal Corpo forestale dello Stato (il 56,5% del totale) e molto intensa e' l'attivita' delle Capitanerie di porto per quanto riguarda sia la pesca illegale sia
l'abusivismo edilizio nelle aree demaniali. Cresce anche l'azione della Guardia di finanza, con un aumento del 24,8% delle infrazioni accertate rispetto al 2007, come quella della
Polizia di Stato (piu' 13%) e dei Corpi forestali delle regioni e province a statuto speciale (piu' 9,9%). Di grande rilievo e' il lavoro svolto dall'Agenzia delle dogane, con 4.800
tonnellate di rifiuti sequestrate, sei volte tanto il quantitativo intercettato nel 2007.

 

Rifiuti: Legambiente, scorie illegali alte come l'Etna =
Agenzia stampa AGI del 05.05.09

La montagna di scorie industriali gestite illegalmente dalla ecomafia in Italia ha raggiunto la vetta di 3.100 metri con una base di 3 ettari, un'altezza quasi quanto quella dell'Etna. Non e' mai stata cosi' alta. Secondo il rapporto Ecomafia 2009 di Legambiente, la montagna di rifiuti speciali spariti nel nulla ha movimentato lo scorso anno un giro di affari di circa 7 miliardi di euro, contro i 4,5 miliardi del 2007. Dal 2002, anno di entrata in vigore del delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti, sono 123 le operazioni giudiziarie portate a termine contro i "signori dei veleni", raggiunti da ben 798 ordinanze di
custodia cautelare, con 2.328 persone denunciate e 564 aziende coinvolte. Un risultato straordinario che testimonia tutta l'efficacia di quello strumento normativo. Il lavoro per gli
investigatori, del resto, non manca: per 31 milioni di tonnellate di rifiuti industriali e' certa la produzione ma assolutamente ignota la destinazione finale.

 

Iniziative

L'Ambiente che vogliamo, Per il nostro Futuro

Ambiente Rifiuti Energia La Spezia PRC Europee

Venerdì 8 maggio 2009

Alle ore 21, presso la Sala del CAMeC, in piazza Battisti 1 alla Spezia, si terrà l'incontro

“Ambiente e globalizzazione: Un'Europa solidale?”

Introduce Simona Cossu, Capogruppo PRC in consiglio comunale alla Spezia

Interverranno

Ciro Pesacane Presidente nazionale Forum Ambientalista

Vittorio Agnoletto Eurodeputato PRC e capolista alle elezioni europee per Rifondazione, nella circoscrizione Nord ovest

Coordina
William Domenichini - Resp.Ambiente PRC La Spezia


Sabato 9 maggio 2009

Alle ore 17, presso la Sala del Consiglio provinciale, in via Veneto 2 alla Spezia, si terrà l'incontro “Energia, Rifiuti, Acqua - Un'altra società possibile”

Introduce e coordina

William Domenichini - Resp.Ambiente PRC La Spezia

Interverranno
Alessio Ciacci  Assessore Ambiente di Capannori (Primo comune in Italia a Rifiuti Zero)
Mario Agostinelli  Ricercatore ENEA, consigliere regionale Lombardia e già segretario CGIL Lombardia.

Conclude
Giulia Micheloni - Assessore Ambiente Provincia della Spezia

 

 

Domenica 10 maggio

Lecce

Assemblea Regionale per il controvertice del G8 a LECCE‏

Sarà presente

Maria Campese

Seg.naz. Prc Area Ambiente, Territorio e Beni comuni

 

Lecce - LIBRERIA ERGOT

Piazzetta Falconieri

Ore 18.00

 

Giovedì 14  maggio

Roma

Alle ore 11.00 presso la sede nazionale del Partito, in Via del Policlinico 131, si riunirà il gruppo di lavoro sulle tematiche agricole con i seguenti punti all’odg:

 

  • Riordino del Dipartimento Agricoltura, Pesca, Sovranità Alimentare
  • Campagna elettorale .

 

 Per segnalare iniziative di interesse dell’Area, inviate una e-mail con tutti i riferimenti all’indirizzo Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo .  Saranno pubblicate sulla newsletter e sul sito di Rifondazione Comunista, nelle pagine dedicate all’Area Ambiente, Territorio, Beni comuni. Grazie




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