Il
Congresso considera chiusa e superata la fase caratterizzata dalla collaborazione organica con il PD
nella fallimentare esperienza di governo dell’Unione, dalla presentazione alle
elezioni della lista della Sinistra Arcobaleno e dalla sbagliata gestione
maggioritaria della direzione del partito.
Il Congresso prende atto
che nessuna delle mozioni poste alla base del VII Congresso nazionale del PRC è
stata approvata.
Ritiene necessario e prioritario un forte rilancio culturale, politico e
organizzativo del Partito della Rifondazione Comunista.
Respinge
la proposta della Costituente di sinistra e qualsiasi ipotesi di superamento o confluenza del
PRC in un’altra formazione politica. Il tema dell’unità a sinistra rimane un
campo aperto di ricerca e sperimentazione, partendo da questa premessa.
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Il rilancio del PRC deve essere caratterizzato in primo luogo da una svolta
a sinistra. L’esperienza di governo dell’Unione ha mostrato l’impossibilità,
data la linea del PD e i rapporti di forza esistenti, di un accordo organico
per il governo del paese.
La sconfitta delle destre populiste e della politica antioperaia della
Confindustria è il nostro obiettivo di fase. A tale fine, la linea neocentrista
che caratterizza oggi il Partito Democratico è del tutto inefficace e sarebbe
quindi completamente sbagliata la proposta di ricostruzione del centro
sinistra; ci ridurrebbe in una collocazione subalterna all’interno di un
contesto bipolare.
Al contrario è necessario costruire l’opposizione al governo Berlusconi,
intrecciando la questione sociale con quella democratica e morale, in un quadro
di autonomia del PRC e di alternatività al progetto strategico del PD.
E’ importante recuperare l’idea che l’opposizione non è una mera
collocazione nel quadro politico ma si configura come una fase di
ricostruzione, di radicamento e di relazioni sociali, di battaglia culturale e
politica. Nella crisi della globalizzazione capitalistica l’alternativa la si
costruisce nella lotta sociale e politica contro il governo Berlusconi, i
progetti confindustriali e le visioni fondamentaliste e integraliste. Dentro
questa prospettiva è indispensabile rafforzare la sinistra di alternativa,
avviando una collaborazione fra le diverse soggettività anticapitaliste,
comuniste, di sinistra e aggregando le realtà collettive ed individuali che si
muovono al di fuori dei partiti politici sui diversi terreni sociali, sindacali
e culturali.
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Il rilancio del PRC parte dalla ripresa dell’iniziativa sociale e politica.
La promozione di lotte, la costruzione di vertenze, la ricostruzione dei legami
sociali a partire da forme di mutualità, sono indispensabili al fine di
qualificare dal punto di vista dell’utilità sociale il ruolo storico dei
comunisti e della sinistra. Così come sono elementi necessari per valutare
l’efficacia della nostra presenza nelle istituzioni e per ribadire la nostra alterità
e intransigente opposizione rispetto alle degenerazioni della politica. Anche
in vista delle prossime elezioni amministrative, ferma restando la piena
sovranità dei diversi livelli del partito, anche alla luce dell’importanza
assunta dai governi locali nel dispiegarsi di politiche di sussidiarietà,
privatizzazione e securitarie, è necessario verificare se gli accordi di
governo siano coerenti con gli obiettivi generali che il partito si pone
in questa fase.
La lotta contro la manovra economica antipopolare del governo delle destre,
l’opposizione alle iniziative razziste e discriminatorie contro i migranti e i
rom, il contrasto ai progetti di attacco al pubblico impiego e alla pubblica
amministrazione, l’opposizione alla controriforma della giustizia e la
questione morale, rappresentano terreni decisivi di iniziativa, di
mobilitazione e di allargamento di un movimento di massa contro le politiche
del governo.
E’ quindi necessario, fin da subito, che il nuovo gruppo dirigente del
partito lavori ad ogni possibile forma di coordinamento della sinistra
politica, sociale e culturale al fine di mettere in campo la più ampia e forte
mobilitazione contro il governo e la Confindustria. In questo quadro è
necessario lavorare per la realizzazione di un nuovo 20 ottobre, una grande
manifestazione di massa e una campagna politica di autunno che, partendo da
quanti diedero vita all’appuntamento dello scorso anno, raccolga nuove forze,
in particolare le espressioni di movimento e di lotta. Rientra in questo percorso
l’impegno ad organizzare per il prossimo autunno la Conferenza Nazionale delle
lavoratrici e dei lavoratori.
Non è però sufficiente una manifestazione; la ripresa di una iniziativa di
lotta, richiede in primo luogo la messa in campo di una forte iniziativa in
difesa delle condizioni di vita e di lavoro delle classi popolari; dalla difesa
dei Contratti Nazionali di Lavoro alla questione dei salari e delle pensioni,
dalla questione dirimente della lotta alla precarietà all’iniziativa contro la
disoccupazione nel Mezzogiorno, dalla lotta per la casa alla difesa e sviluppo
del welfare.
E’ centrale la questione del reddito, a partire dalla difesa del potere
di acquisto di salari e pensioni che va tutelato anche attraverso un meccanismo
di difesa automatica del valore reale delle retribuzioni e dal tema ineludibile
del salario sociale.
Si tratta di terreni decisivi per ricostruire l’unità del mondo del
lavoro, tra nord e sud, tra lavoratori pubblici e privati, tra italiani e
migranti, e per ricomporre le attuali cesure tra lavoratori garantiti e
atipici. Si tratta di declinare queste lotte intrecciandole al conflitto di
genere ed alle relazioni intergenerazionali. Solo la ripresa del conflitto di
classe può evitare che la guerra tra i poveri prenda piede nel nostro paese,
sedimentando razzismo e xenofobia.
Pur nel rispetto dell’autonomia del sindacato, non possiamo che
sottolineare la necessità assoluta che vengano superate le logiche concertative
che hanno reso impossibile la difesa dei lavoratori e delle fasce a basso
reddito. In questo quadro, riaffermando la necessità di una piena autonomia del
sindacato da partiti, governo e padronato, auspichiamo la costruzione di una
ampia sinistra sindacale che ponga al centro i nodi della democrazia e della
ripresa del conflitto. Così come salutiamo positivamente ogni forma di
coordinamento e di cooperazione nell’ambito del sindacalismo di base.
Riteniamo opportuno favorire ogni elemento di conflitto dal basso nei
luoghi di lavoro, la rinascita di un protagonismo dei lavoratori e delle
lavoratrici, l’emergere di momenti di auto-organizzazione, tutti elementi
decisivi affinché la battaglia anticoncertativa assuma una dimensione di massa.
In questo quadro è necessario un forte investimento nella costruzione della
presenza organizzata del partito nei luoghi di lavoro.
Intrecciati con la questione sociale in senso stretto, sono cresciuti nel
paese importanti movimenti di lotta su temi decisivi quali la laicità dello
Stato, la difesa della Costituzione repubblicana e antifascista, il rilancio
della scuola e dell’università pubblica, il diritto alla libertà di
orientamento sessuale e la lotta contro ogni forma di discriminazione,
omofobia, violenza alle donne e attacco alle loro libertà, al diritto di scelta
e di decisione sul loro corpo com’è il tentativo di attacco alla 194 e la legge
sulla procreazione assistita, la difesa dell’ambiente su questioni che
interessano contesti locali ma pongono problemi generali relativi al modello di
sviluppo. Basti pensare alle lotte contro la Tav, contro le grandi opere,
contro la proliferazione di inceneritori e rigassificatori. Si deve dare un
sostegno attivo a questi movimenti lavorando per una ricomposizione dei
conflitti in una strategia globale di trasformazione.
Diritti
sociali, civili, ambientali sono per noi le diverse facce di uno stesso progetto:
l’alternativa di società.
In
questo quadro il VII Congresso del PRC ritiene necessario il lancio di una
stagione referendaria sulle questioni della precarietà, della democrazia sui
luoghi di lavoro, dell’antiproibizionismo, da gestire con il più vasto
schieramento possibile.
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Il PRC, riprendendo il percorso cominciato a Genova, ribadisce la propria
internità al movimento mondiale contro la globalizzazione capitalistica e, in
questo quadro, la volontà di intensificare la collaborazione e le relazioni con
i partiti comunisti e progressisti, con tutti i movimenti rivoluzionari e le
importantissime esperienze latino-americane che si collocano contro le
politiche neoliberiste e di guerra, con i popoli in lotta contro l’occupazione
militare e per l’autodeterminazione.
In Europa, in particolare, lavora ad un rafforzamento dell’unità delle forze comuniste e
di sinistra alternative al Partito Socialista Europeo, sia nell’ambito del
Partito della Sinistra Europea sia in quello del Gruppo Parlamentare Europeo
della Sinistra Unitaria Europea-Sinistra Verde Nordica, al quale aderiranno i
futuri eletti.
Per questo motivo il Congresso dà mandato agli organismi dirigenti affinché alle prossime
elezioni europee siano presentati il simbolo e la lista di Rifondazione
Comunista – SE sulla base del programma che sarà definito nel prossimo autunno.
Questa decisione si deve accompagnare alla ricerca di convergenze, in occasione
delle elezioni europee, tra forze anticapitaliste, comuniste, di sinistra,
sulla base di contenuti contrari al progetto di Trattato di Lisbona e
all’impostazione neoliberista e di guerra dell’ Unione Europea. Il Congresso
ritiene gravissima qualsiasi manomissione della legge elettorale per le europee
e impegna tutto il partito a contrastare questo progetto con il massimo di
mobilitazione democratica di massa.
In Italia, in vista del prossimo vertice del G8, il PRC si deve impegnare, nelle
istanze del movimento contro la globalizzazione, a ricostruire lo schieramento
di forze politiche e sociali che condusse la mobilitazione contro il G8 di
Genova, senza tacere sulle responsabilità del governo Prodi e
sull’accondiscendenza del governo Soru nell’individuazione della sede del
vertice in Italia alla Maddalena.
Il PRC deve impegnarsi,
nell’ambito del movimento pacifista, in ogni lotta contro le guerre in corso
nel mondo, contro la NATO e contro tutte le basi militari straniere, a partire
da quella di Vicenza, e deve impegnarsi per il ritiro dei contingenti italiani
dai teatri di guerra.
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Il Congresso ritiene necessario rilanciare il partito e il progetto strategico della
rifondazione comunista ed impegna il nuovo gruppo dirigente a promuovere ed
incoraggiare un effettivo e pluralistico dibattito politico e teorico che
prosegua nel segno dell’innovazione e della ricerca. In questo quadro, la
ricerca sul tema della nonviolenza non riguarda per noi un assoluto metafisico
ma una pratica di lotta da agire nel conflitto e nella critica del potere.
E’ parimenti necessario
rilanciare l’indagine sulla morfologia del capitalismo contemporaneo, allargare
il lavoro di inchiesta sulla nuova composizione di classe e sulle forme di
organizzazione del conflitto.
Il rilancio del partito è impossibile senza la cura del partito stesso.
Il Congresso impegna il nuovo gruppo dirigente a procedere nella riforma del
partito, in particolare mettendo in discussione il carattere monosessuato e
separato della politica, muovendo dalle indicazioni emerse dalla Conferenza di Organizzazione
di Carrara.
E’ necessario impedire ogni degenerazione del partito in senso leaderistico
e plebiscitario ed ogni subordinazione del partito alle rappresentanze
istituzionali e ai rapporti verticistici con altre forze politiche.
La gestione unitaria del partito, nel rispetto di eventuali dialettiche interne
agli organismi dirigenti a tutti i livelli, deve essere intesa come
partecipazione ai processi decisionali e non come mero diritto di critica a
decisioni assunte da maggioranze o, peggio ancora, da cerchie ristrette di
dirigenti.
La democrazia non è una forma qualsiasi di funzionamento del partito. Non si deve ridurre alla
pura dialettica tra diverse posizioni né confondere in alcun modo con forme
plebiscitarie di consenso. Il tesseramento deve essere strumento di
partecipazione alla vita del partito, al suo progetto politico e alle sue
decisioni. Non deve mai ridursi a strumento burocratico di conta interna. La
democrazia necessita di partecipazione libera ed informata alla formazione di decisioni
circa gli indirizzi politici di fondo e le scelte più importanti. In questo
quadro la democrazia di genere è elemento essenziale della trasformazione della
società per un mondo in cui eguaglianza e differenza siano elementi fondativi
dell’autocostituzione di soggettività critiche, consapevoli, sessuate.
Gli organismi dirigenti a
tutti i livelli non devono essere retti da una logica elitaria e devono essere
fondati sul principio di responsabilità. La rotazione degli incarichi, la non
commistione di incarichi di partito con incarichi istituzionali di governo, il
rinnovamento costante degli organismi e il superamento del loro carattere
monosessuato, l’introduzione di codici etici relativi ai comportamenti connessi
ai privilegi sono obiettivi che il Congresso indica come prioritari al nuovo
gruppo dirigente.
Il Congresso impegna
infine il nuovo gruppo dirigente a lavorare, con gli strumenti opportuni, al
miglioramento della formazione di tutti gli iscritti, dai militanti di base ai
dirigenti nazionali”.