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Donne in pensione più tardi, Pdl avanti con l'emendamento
martedì 10 marzo 2009
10-03-2009 Berlusconi: uffici pubblici inefficienti. La Cgil: se licenzi i precari sarà peggio  
Donne in pensione più tardi, Pdl avanti con l'emendamento  
articolo su liberazione Roberto Farneti

Dieci miliardi di risparmi. Tanto vale l'innalzamento dell'età pensionabile delle donne nel pubblico impiego. Denaro fresco su cui il governo vuole mettere le mani a qualunque costo, dal momento che le entrate fiscali sono destinate a diminuire a causa della recessione. Il "Cavallo di Troia" per realizzare questo progetto è l'annunciato emendamento alla Legge Comunitaria 2008, presentato ieri in Aula al Senato dalla senatrice del Pdl, Cinzia Bonfrisco, che dà 18 mesi di tempo al Governo per adottare un decreto legislativo in attuazione della sentenza della Corte di giustizia europea sull'equiparazione dell'età pensionabile tra uomini e donne.
Nemmeno l'altolà del leader della Lega Umberto Bossi e la ritrovata unità dei sindacati - con Cisl e Uil che, stavolta, hanno detto di no assieme alla Cgil - sembrano quindi avere prodotto una concreta marcia indietro da parte del governo, anche se il sottosegretario al Lavoro, Pasquale Viespoli, ha ribadito ieri che «ogni decisione sulle pensioni sarà assunta solo dopo il necessario confronto, anche con le parti sociali».
La posizione della Cgil è chiara: «Innalzare l'età di vecchiaia delle donne - spiega Guglielmo Epifani - penalizza queste ultime in un momento in cui la crisi è forte. Quindi la cosa migliore è prendere tempo, non fare nulla di tutto questo e passata la crisi mettersi attorno ad un tavolo per vedere quale sia la modalità migliore di uscita dal lavoro. Io credo che sia quella del ripristino di una flessibilità in uscita come c'era nella vecchia riforma Dini che poi è stata superata dalla legge Maroni». Tra l'altro «se si innalza l'età pensionabile per le donne nel settore pubblico - osserva ancora Epifani - immediatamente è un problema del settore privato perchè non puoi fare due pesi e due misure».
Ieri il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è tornato ad attaccare la nostra pubblica amministrazione («é pletorica, burocratica, inefficiente, antiquata e costosissima») e ha lodato il lavoro del ministro Renato Brunetta che «ha ridotto del 40% l'assenteismo». Il premier ha anche detto che il costo medio della pubblica amministrazione per un italiano e di 4.500 euro contro i 3mila della Germania e che le lentezze della pubblica amministrazione costano alle imprese il 4,6% del Pil.
Non è però licenziando i precari che il governo può pensare di far funzionare meglio i servizi. «Il decreto non c'è più ma nel collegato alla finanziaria c'e scritto chiaramente che a partire dal prossimo primo luglio tutti i precari che avranno maturato tre anni di anzianità non potranno più ottenere il rinnovo del contratto», ricorda il segretario della Fp Cgil Carlo Podda. Nel frattempo è partita la mappatura dei precari pubblici. Il rapporto sarà presentato alle Camere e al Governo «entro un mese», fa sapere il ministro Brunetta, dopodiché «il governo prenderà misure per percorsi agevolati e una regolarizzazione attraverso concorsi».


10/03/2009



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