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CONTRO LE DONNE
martedì 03 febbraio 2009
03-02-2009 La Ue e la triade Sacconi-Brunetta-Cazzola unite nella lotta.
articolo su il Manifesto di di M. Ca.


Adesso vogliono pure cancellare il divieto per gestanti e puerpere a lavorare di notte Brunetta, Sacconi e Cazzola hanno (almeno) due cose in comune. Sono ex socialisti passati con Berlusconi e sono in guerra con le donne. Non si accontentano di cancellare la possibilità per le donne d'andare in pensione di vecchiaia a 60 anni, adesso pretendono d'obbligarle a lavorare di notte anche in gravidanza e nei 12 mesi successivi al parto. Naturalmente, lo fanno per il bene delle donne, per non «discriminarle». Per perseguire il loro obiettivo i tre compari si attaccano a tutti i rampini offerti da un'Unione europea che declina sempre più la parità uomo-donna in modo astratto e formale. E se per caso Bruxelles lascia cadere nel dimenticatoio un contenzioso con l'Italia riguardante le donne, provvedono loro a farle memoria. Poi, soddisfatti delle loro gesta, passano la notizia a Radiocor (l'agenzia del Sole 24 Ore) e si interpellano l'un l'altro in parlamento. La notizia è che la Commissione europea ha scritto al governo italiano una lettera di «messa in mora complementare» a proposito dell'articolo 53 del decreto legislativo 151 del 2001 che vieta il lavoro notturno dalla 24 alle 6 alle donne in gravidanza o con figli fino a un anno d'età e assegna loro un'indennità pari all'80% della retribuzione. E' l'unico divieto sopravvissuto alle norme che fino alla fine degli anni Novanta proibivano in Italia il lavoro notturno alle donne. Contro l'articolo 53 la Ue aveva avviato un procedimento per infrazione del principio della parità tra uomo e donna. Nel 2006 il procedimento era stato chiuso «per motivi tecnici». Qualche mese dopo Bruxelles aveva riaperto il capitolo e il governo italiano nel 2007 aveva presentato le sue ragioni a favore dell'articolo 53: «le lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento devono essere considerate sotto molti di vista come un gruppo esposto a rischi specifici» e pertanto «devono essere adottati provvedimenti per quanto riguarda la protezione della loro sicurezza e salute». Il 29 gennaio la Ue si è improvvisamente ricordata di replicare al governo italiano che le sue argomentazioni non la soddisfano. Per due motivi. 1) Il divieto automatico del lavoro notturno per le donne in gravidanza e con figli fino a un anno, non soggetto a valutazioni sanitarie caso per caso, è «sproporzionato». 2) Dal divieto automatico consegue per le lavoratrici una perdita del 20% del reddito, «dovuta unicamente al fatto che sono donne». Giuliano Cazzola annuncia che chiederà al ministro Sacconi cosa farà per «superare la discriminazione nei confronti delle lavoratrici». «C'è da trasecolare», commenta Morena Piccinini, della segreteria nazionale della Cgil, «il furore astratto della Ue si somma alla voglia matta di Sacconi-Brunetta-Cazzola di spazzare via ogni legislazione di miglior favore». Il loro inzigare sul lavoro notturno è ancor più grave e sciagurato dell'innalzamento dell'età pensionabile delle donne: «Qui c'è in ballo la salute della gestante e del neonato». Quanto a un'Europa che interpreta le protezioni come discriminazioni non c'è da meravigliarsi che sia così poco amata


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