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«Disegno sessista e classista». Appello dalla Sinistra plurale
sabato 17 gennaio 2009
17-01-2009 Pensioni, donne contro il progetto di Sacconi: «Non alzate l'età» articolo di Fabrizio Salvatori
Un differenziale retributivo con gli uomini del 23%, il 20% di loro che lascia il lavoro alla nascita del figlio, e il 60%, nella fascia di età tra i 35 e i 44 anni, che per prendersi cura dei figli minori si "riducono" l'orario di lavoro, perché il 77% del lavoro domestico gli rimane comunque in carico. E' questa, in sintesi, la condizione tra "lavoro e riproduzione" delle donne in Italia. E il documento "contro l'allungamento dell'età pensionabile per le donne", che in pochi giorni ha raccolto qualche centinaio di firme, li ricorda tutti questi dati. L'iniziativa nasce dopo l'idea del ministro Sacconi di alzare la soglia dell'età pensionabile a carico delle donne, dapprima sia nel pubblico che nel settore privato, e poi solo nel pubblico. «Tutto il dibattito pubblico - si legge nel documento - è viziato dall'occultamento voluto di un dato che, se fatto valere, avrebbe determinato con ogni probabilità un esito diverso anche del contenzioso con la Corte di Gisutizia. Le donne nel nsotro paese, infatti, non sono "costrette" dalla normativa esistente ad andare in pensione a sessanta anni. Possono farlo se lo scelgono». «Non c'è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali» diceva Don Milani - si legge ancora nel documento -. Questa considerazione tanto elementare quanto decisiva, non serve per perpetuare l'esistente, come strumentalmente viene sostenuto da molti. Serve all'opposto per obbligare a riconoscere le disuguaglianze e a fare scelte che non le aggravino ma all'opposto operino positivamente per rimuoverle. La vita delle donne nel nostro paese è gravemente segnata dal persistente assetto patriarcale dello stato sociale. L'asimmetria tra i generi è tra le più aspre su scala europea». La chiave di volta, quindi, diventa «l qualificazione e l'espansione dello stato sociale». Perché, se da una parte ci deve essere "omogeneità" di trattamento a partire dalle pensioni non si capisce perché poi le donne in Italia debbano subire una condizione discriminatoria rispetto alle donne in Europa proprio sul poiano dei servizi. «Il governo Berlusconi dal suo insediamento ha messo in atto politiche opposte continua il documento - segnate dall'ulteriore erosione delle protezioni e dei diritti civili e sociali, mercatiste e familiste al tempo stesso. Ha abolito la legge 188 che eliminava la pratica dei licenziamenti mascherati da dimissioni e ha precarizzato ulteriormente il lavoro. Ha tolto risorse ai centri antiviolenza. Ha eliminato le misure di contrasto ad evasione ed elusione fiscale, la cui entità nel nostro paese è la vera ragione del sottofinanziamento dello stato sociale. Ha programmato per il triennio 2009-2011 tagli pesantissimi per la sanità, per i comuni e le regioni, per l'istruzione. Ha tagliato il fondo per le politiche sociali, abbandonato il disegno di legge sulla non autosufficienza e previsto per il 2010 l'azzeramento del fondo relativo. Ha attaccato il lavoro pubblico». Senza parlare del famigerato Libro Verde, che intende privatizzare sanità, assistenza e formazione. «La volontà di aumentare l'età pensionabile per le donne - si legge in conclusione del documento - non è la conseguenza della sentenza della Corte di Giustizia, è parte integrante di un disegno sessista e classista, della volontà di fare regredire gravemente la qualità della vita e delle relazioni di donne e uomini, i livelli di civiltà guadagnati e ancora da guadagnare dalla soggettività politica e dalle lotte delle donne». Tra le altre hanno firmato, Lidia Menapace, Luciana Castellina, Roberta Fantozzi, Daniela Alfonzi, Imma Barbarossa, Sabina Bigazzi, Rosa Calderazzi, Lidia Campagnano, Maria Grazia Campari, Giovanna Capelli, Elena Casagrande, Eleonora Cirant, Eliana Como, Elena Del Grosso, Rossana Dettori, Titti Di Salvo, Angela Di Tommaso, Erminia Emprin, Maria Paola Fiorensoli, Eleonora Forenza, Haidi Giuliani, Rita Guglielmetti, Donata Ingrillì, Betty Leone, Donatella Linguiti, Monica Lanfranco, Lia Losa, Graziella Mascia, Manuela Palermi, Franca Peroni, Rosangela Pesenti, Barbara Pettine, Sabina Petrucci, Silvana Pisa, Marilde Provera, Patrizia Quartieri, Franca Rame, Rosi Rinaldi, Angela Ronga, Alessandra Salvato, Linda Santilli, Anita Sonego, Gabriella Stramaccioni, Marina Toschi, Katia Zanotti. Il testo integrale del documento si può trovare sui siti di Rifondazione comunista e del "Paese delle donne". Le adesioni si possono indirizzare al seguente indirizzo di posta elettronica: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo 17/01/2009


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