Il governo Berlusconi, Confindustria, Cisl, Uil, Ugl, con la firma della riforma dellacontrattazione, come nel 2002, hanno sferrato un altro gravissimo e vergognoso attacco ai salari, ai diritti, agli interessi di tutti i lavoratori. Bene ha fatto la Cgil a non firmare ed a sottrarsi alle pressioni che sono venute da più parti.
L'ACCORDO E' GRAVE PERCHE':
1. Il contratto collettivo nazionale viene svuotato di ogni valore.
2. Gli aumenti salariali dovrebbero avvenire a livello aziendale, ma la contrattazione
aziendale riguarda meno del 20% delle imprese.
3. Il contratto nazionale potrà essere derogato solo in peggio: in situazioni di crisi, ma anche per favorire lo sviluppo economico”, cioè sempre!
4. Verranno definite modalità per sanzionare e rendere impossibile lesercizio del
diritto di sciopero” durante la contrattazione.
5 Il governo con i tagli a sanità, scuola, enti locali distrugge lo stato sociale e i diritti dei cittadini, perchè vuole privatizzare i servizi e affidarli alla gestione congiunta di imprese e sindacati.
L'ACCORDO SEPARATO vuole cancellare il sindacato e trasformarlo da organizzatore
degli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori in un sindacato complice delle imprese.
L'ACCORDO SEPARATO peggiorerà la gravissima crisi economica in atto perché
questa è causata precisamente dalla precarietà e dal basso potere di acquisto di salari, stipendi, pensioni.
Il 12 dicembre il primo sciopero generale contro il governo Berlusconi è riuscito.
Oltre 4 milioni di lavoratrici e di lavoratori si sono astenute/i dal lavoro e più di 1
milione di persone hanno riempito le piazze.
L’esito positivo di quell’appuntamento è un risultato importantissimo, un successo da cui
partire, ma che non è ancora sufficiente. La crisi, infatti, morde sempre più a fondo.
A dicembre il ricorso delle imprese italiane alla cassa integrazione è aumentato del 525%
rispetto allo stesso periodo del 2007. Un dato drammatico se teniamo presente che più della
metà dei dipendenti del settore privato è priva di sostegno al reddito (cassa integrazione ordinaria o straordinaria).
Inoltre, Confindustria ha annunciato 600.000 posti di lavoro in meno per il 2009. La Telecom,
la Fiat, la Maserati, la Dalmine hanno in questi giorni già annunciato o realizzato riduzioni
di personale mentre in altre aziende, come l’Iris di Sassuolo (780 dipendenti), i padroni
hanno minacciato la chiusura definitiva. Ancora una volta i padroni pensano solo ai loro
profitti scaricando la loro crisi sulle spalle della gente che lavora.
Il Governo non è da meno e annuncia nuovi attacchi ai lavoratori come l’aumento dell’età
pensionabile per le donne proposto da Brunetta. Rifondazione Comunista è vicina e solidarizzacon le lavoratrici ed i lavoratori che vedono i loro diritti e il loro posto di lavoro messi a rischio e appoggerà qualsiasi iniziativa di lotta verrà intrapresa.
In questo contesto, il fatto che la Fiom e il pubblico impiego abbiano deciso di
proseguire la mobilitazione convocando per il 13 febbraio un nuovo sciopero di 8 ore èuna scelta che Rifondazione Comunista sostiene, invitando le lavoratrici ed i lavoratori ad aderire. La crisi e la durezza dell’attacco di Governo e Confindustria impongono infatti la necessità di proseguire nella mobilitazione e di estendere e generalizzare il conflitto dopo lo sciopero del 12 dicembre.
Per questo motivo Rifondazione comunista sarà impegnata a fianco delle lavoratrici
e dei lavoratori perché lo sciopero convocato per il 13 febbraio febbraio dalla Fiom e dalla Fp diventi uno sciopero generale di 8 ore che coinvolga tutte le categorie e le unifichi.
Inoltre, è importante aprire un dibattito sulle proposte necessarie per la salvaguardia dell’occupazione e dei salari.
Occorre innanzitutto rivendicare l’estensione del diritto alla cassa integrazione e
agli ammortizzatori sociali anche ai lavoratori delle piccole e delle piccolissime imprese
e ai precari.
Per difendere tutti i posti di lavoro minacciati dalla crisi, rilanciamo l’idea proposta da
Rinaldini, segretario della Fiom, del blocco dei licenziamenti.
Se il lavoro disponibile nelle aziende è sempre meno, il lavoro va redistribuito, riducendo
l’orario a parità di salario. Pensiamo, inoltre, che sia un diritto sacrosanto
delle lavoratrici e dei lavoratori mettere in campo anche forme di lotte radicali, quali ad
esempio la difesa dei posti di lavoro attraverso l’occupazione degli stabilimenti delle aziende che minacciano chiusure o smantellamenti di interi settori.
Infine, occorre proseguire la battaglia per l’abolizione della legge 30 e della Bossi-Fini
perché a pagare la crisi per primi sono spesso i settori più deboli fra i lavoratori, ovvero i precari e i migranti.
13 febbraio
PROSEGUIAMO LA MOBILITAZIONE, GENERALIZZIAMO IL CONFLITTO
LA CRISI
NON LA DEVONO PAGARE I LAVORATORI
ORGANIZZATI E LOTTA ASSIEME A NOI
PER COSTRUIRE L’ALTERNATIVA DEI LAVORATORI!
Partito della Rifondazione Comunista
Regione Emilia Romagna
http://www.prcemiliaromagna.it
via Menganti, 8 Bologna- tel 051380836
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