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Iniziative nazionali
Veltroni apre a Berlusconi. «Sì alla riforma del Welfare»
giovedì 22 gennaio 2009
22-01-2009 Ferrero: «Sulle pensioni dichiarazioni gravissime». Cremaschi (Fiom): «Il piano del Pd è iniquo». E il centrodestra plaude. di Anna Bonni
Al di là delle chiacchiere Veltroni fa il contrario di Obama». Paolo Ferrero non usa mezzi termini. Nell'intervista rilasciata ieri al "Sole24ore", il segretario del Pd «si lancia in una serie di considerazioni gravi e assolutamente sbagliate» commenta il segretario del Prc. Del resto come giudicare la proposta del leader Pd, trapelata tra le righe del quotidiano di Confindustria, se non come una vera e propria apertura alla volontà di alzare l'età pensionistica per le donne? Del resto Veltroni è entrato a spron battuto su un tema che è praticamente monopolizzato dall'interrogativo: «Elevare o no a 65anni l'età di pensione alle donne?» annunciando in sostanza il sostegno del suo schieramento ad un piano di riforma previdenziale, purché - afferma - sia «strategico». E per «strategico» Veltroni intende: un intervento da un punto di Pil di 16 miliardi con cui fare scelte di lungo periodo su Welfare, giustizia, formazione, ambiente e anche sul riassetto istituzionale; dicendosi altresì disposto a discutere anche di pensioni a partire «da una riforma del Welfare che riveda anche l'indennità di disoccupazione» arrivando a coprire chi oggi non ne beneficia. Dunque, in sostanza, un piano che vada «verso soluzioni improntate alla filosofia della libertà di scelta: che un lavoratore possa scegliere di andare in pensione prima, con un assegno più basso, o dopo, a fronte di un assegno di quiescenza più alto. Credo - aggiunge - faccia parte del tipo di flessibilità di cui abbiamo bisogno. E poi - conclude - va rispettato quanto previsto per l'adeguamento dei coefficienti che darebbe un pò di respiro ai conti pubblici». «Veltroni - annota il segretario di Rifondazione - non fa altro che avanzare la riproposizione della riforma della contrattazione sul modello dettato da Confindustria, in cui il contratto nazionale perda la sua capacità di redistribuire la produttività a fronte di una ipotizzato allargamento della contrattazione aziendale che tutti sanno essere impossibile. Questo significa tagliare i salari reali», spiega. «In terzo luogo - aggiunge - la disponibilità a rivedere nuove regole per i contratti del futuro significa semplicemente accettare la strada dell'abolizione per i nuovi assunti dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, contro cui la Cgil fece una battaglia vincente durante lo scorso governo Berlusconi. Si tratta di proposte gravissime, che segnalano solo la subalternità a Confindustria e che - se adottate - contribuirebbero unicamente ad aggravare le condizioni di vita dei lavoratori». Durissima anche la replica della Fiom. «Tagliare le pensioni in questo momento per finanziare la cassa integrazione - dichiara senza mezzi termini Giorgio Cremaschi della segreteria nazionale - non solo è un'iniquità sociale, non solo ripropone la guerra tra i poveri, ma è anche una misura stupida e inefficace perché nasconde i costi e le dimensioni della crisi». «Nell'intervista dove abbonda la confusione - osserva Cremaschi - il segretario del Pd si dichiara disponibile a tagliare le pensioni per finanziare i costi sociali della crisi. E' la solita minestra, sono i lavoratori che devono autofinanziarsi, devono pagare altri lavoratori che perdono il posto. E' anche contro questa politica che i metalmeccanici, i lavoratori pubblici e tanti altri scenderanno in piazza». Che sia comunque ormai avviato sulle pensioni un dialogo "bipartisan" tra i poli è evidente. Pier Paolo Baretta (Pd) del resto rilancia. «La proposta di Veltroni di superare l'obbligatorietà dell'età pensionabile a favore di un sistema impostato su uscite flessibile e volontarie - spiega - può risolvere definitivamente la questione pensioni, tanto più se accompagnato da una buona previdenza complementare». E il Pdl, per bocca di Giuliano Cazzola, plaude. «Walter Veltroni - commenta il vicepresidente della Commissione Lavoro della Camera - ha ragione quando sostiene che occorre ripristinare un modello flessibile di pensionamento corredato da coefficienti di trasformazione in modo che il lavoratore possa scegliere se andare in pensione con un assegno più alto o più basso» ma - precisa subito - il leader del Pd «non può ignorare che una soglia minima deve essere prevista in forma obbligatoria». Del resto è proprio questo il punto discriminante del dibattito. L'avvertimento lanciato dal centrodestra al Pd è chiaro: bene l'apertura ma quella soglia minima per l'età pensionabile deve comunque essere fissata, e senza "escamotage". 22/01/2009


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