01-02-2009 intervista a Rosa Pavinelli segreteria nazionale FP-CGIL di Fabrizio Salvatori
Tra attacco al welfare e riforma del modello contrattuale, si sta riproponendo in termini più drammatici la questione femminile. Quali motivazioni vi hanno mosso a fare un documento specifico nel percorso verso lo sciopero del 13 febbraio?
La decisione di contribuire, come compagne della Fp-Cgil e della Fiom, alla preparazione dello sciopero con un nostro documento è nata da una doppia valutazione. La prima, che in una fase di crisi quale quella che stiamo attraversando abbiamo la consapevolezza che le lavoratrici italiane saranno quelle più esposte al rischio di perdita di posti di lavoro. Secondariamente, in assenza di un vero piano dell'esecutivo di contrasto alla crisi economica proprio per le lavoratorici, a partire da quelle del pubblico impiego, si paventa l'aumento dell'età pensionabile con la proposta avanzata dal ministro Brunetta di portare da 60 a 65 anni il limite di età. Una vera e propria forzatura che parte dai settori pubblici e punta a rivedere il sistema previdenziale in tutto il mondo del lavoro.
La riforma del modello contrattuale sembra improntata all'idea della produttività, e quindi all'idea di una forte penalizzazione della condizione delle donne nel mondo del lavoro.
Noi viviamo in un paese nel quale l'effettiva parità nel mondo del lavoro non è stata mai realizzata. Il ruolo importante che la contrattazione ha avuto nel definire regole uguali per uomini e per donne e diritti salariali uguali, si scontra con la concezione produttivista della nostra economia sia nel pubblico che nel privato. Le donne nel mondo del lavoro registrano salari che sono mediamente inferiori del 25% nei settori privati e del 16% nel settore pubblico. Questo perché una politica di sostegno all'occupazione delle donne non è mai stata realizzata. Nell'Europa a 27 l'Italia è al 26 posto nell'occupazione femminile, battuta solo da Malta.
Parallelamente c'è un forte attacco al welfare...
La politica dei servizi non consente alle donne di partecipare al mondo del lavoro. Asili nido, scuola dell'infanzia, e siamo anche il paese nel quale c'è una delle migliori leggi di tutela della maternità, l'utilizzo stesso dei permessi e dei congedi parentali, sono tutti elementi che vengono considerati come un dislavore e quindi come un elemento da penalizzare. Questo conta, alla fine, nel calcolo del cosiddetto salario accessorio.
Quindi l'accordo separato incide direttamente sul cambio di paradigma nei confronti della condizione della donna?
Quello che è certo è che l'enfasi concentrata sulla produttività e il fatto di legare il potere di acquisto al secondo livello, in un sistema in cui la produttività è concepita come quantità della prestazione e presenza sul lavoro significa discriminare le donne. Le donne si troveranno sempre di più costrette ad affrontare un onere maggiore nella cura dei propri famigliari proprio a causa del parallelo attacco al welfare. Aggiungo che anche per quel che riguarda il principio delle deroghe dal contratto nazionale è molto facile prevedere che possa colpire in maniera prevalente le lavoratrici.
Un po' come si è verificato con il caso Alitalia quando è stato deciso di lasciar fuori chi aveva figli piccoli o doveva accudire persone disabili?
Quello ci dice quali sono i principi che stanno alla base. In questo paese ci si riempie la bocca di famiglie e di familismo, di tutta questa cultura in realtà poi, se non si attivano politiche per la famiglia, non rimane nulla di concreto. Non è un caso che le donne gravate da alcuni compiti nell'ambito delle proprie relazioni parentali, siano state escluse dal lavoro, malgrado l'accordo Alitalia prevedesse che non si dovessero fare discriminazioni. Se poi proviamo a confrontare il passagio sugli enti bilaterali e il "Libro verde" nel quale prevale questa idea di continua riduzione dei servizi pubblici, ci rendiamo conto di come si stia prefigurando un modello di società in cui se tutto va bene ciascuno deve aiutare se stesso. E le donne pagheranno un prezzo maggiore. Voglio aggiungere, infine, che è francamente vergognoso che la ministra Carfagna abbia presentato un piano per l'occupazione femminile in cui l'unica proposta sugli asili nido è una sorta di assistenza con le mamme di condominio che in qualche modo dovrebbero sopperire ai servizi pubblici. E a questo, in parallelo, viene associato un piano di occupazione part time in modo da renderla compatibile con il lavoro casalingo. Ma se guardiamo come è la composizione delle famiglie in Italia, significa condannare le donne a un futuro di povertà e di emarginazione.
Insomma, c'è un cambio di paradigma che torna a relegare la donna nelle ultime posizioni della gerarchia sociale?
Questo è funzionale all'idea di società che questo governo ha in mente. Il "Libro verde" è lampante. Queste politiche accompagnano in modo scientifico una tendenza a un'inversione culturale, conservatrice, clericale che fa il paio con ciò che sta eprimendo il Vaticano. Un'idea che vuole la donna esclusa da un ruolo attivo nella società, che la vuole sempre più relegata dentro gli ambiti domestici, sempre meno titolare di scelte autonome sulla propria vita. Se metto insieme le sciocchezze degli organi vaticani dei giorni scorsi sulle urine delle donne, con tutto quanto si sta verificando in termini di restrizione della libertà delle donne in tema di maternità e procreazione con la riduzione di spazi di welfare che dovrebbero permettere la possibilità di scegliere la propria vita, è del tutto evidente che stiamo andando verso un modello sociale diverso. Non è un caso se per la defiscalizzazione degli straordinari sono state utilizzate risorse prelevate dal capitolo di spesa sulla violenza alle donne: ben venti milioni di euro. Questo la dice lunga. La cancellazione della legge sulle dimissioni in bianco, altrettanto. E' particolarmente significativo che ciò accada in Italia e non in Europa. La Merkel ha stanziato per un piano straordinario 18 miliardi di euro proprio finalizzati all'attività delle donne. Obama ha emanato la prima legge sull'uguaglianza tra i sessi. Scelte in controtendenza.
Come vi state organizzando?
Credo che ci sia la necessità di dare una lettura di genere dell'accordo e provare a ricercare un filo conduttore. Non ultimo, una approfondita riflessione sui compiti che vengono assegnati agli enti bilaterali, che avranno funzioni che sono sostitutive del welfare tradizionale. Sarà necessario riprendere una riflessione e provare a valutare nel concreto. Noi nel nostro piccolo abbiamo cominciato a farlo.
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