ROMA 13/01/2009 - Dichiarazione di Lidia Menapace ex senatrice, e Roberta Fantozzi, segreteria nazionale Prc e responsabile Lavoro e Welfare.
Crediamo sia necessario costruire la più ampia iniziativa contro la volontà del governo di innalzare l'età pensionabile delle donne. Anche per questo abbiamo promosso come donne della sinistra politica, sindacale, di movimento, un documento comune in cui si ribadiscono le ragioni della nostra contrarietà.
Va detto intanto che si è giunti alla sentenza della Corte Europea, che comunque non obbliga affatto all'aumento dell'età pensionabile delle donne, per gravi responsabilità dei governi (tutti a presidenza di Silvio Berlusconi) che non hanno fatto valere, in sede europea, il fatto elementare che le donne nel nostro Paese non sono costrette ad andare in pensione anticipatamente. Possono farlo se lo scelgono, come sancito dalla legge 903 del 1977, una legge che esiste da ben 31 anni. Dunque non vi è nessun carattere discriminatorio nella legislazione italiana ma solo, all'opposto, un'opportunità positiva per le donne. In secondo luogo è del tutto evidente che la possibilità di andare in pensione anticipatamente costituisce l'unico riconoscimento del doppio lavoro, produttivo e riproduttivo, che si scarica sulle donne. L'Italia è un paese in cui più che nel resto d'Europa si combinano diversi fattori negativi: culturali e sociali. Da un lato persiste una divisione rigida di ruoli con il 77% del lavoro domestico e di cura a carico delle donne, una divisione rimasta sostanzialmente invariata negli anni.
Dall'altro siamo uno dei paesi con i più bassi livelli di diritti e servizi, con una spesa sociale complessiva significativamente inferiore alla media europea. L'attuale governo Berlusconi sta inoltre peggiorando la situazione con i propri provvedimenti di taglio ai comuni, alle regioni, alle politiche sociali, alla sanità e con la cancellazione di leggi come la 188. Per questo va costruita una risposta larga per i diritti e l'autodeterminazione delle donne, contro i tagli e la privatizzazione del welfare, per un diverso modello sociale. |