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Venezuela: cosa sono i Governi Comunitari?
sabato 04 ottobre 2008
Caracas, 04 ottobre 2008
 
Ho imparato ad usare piú spesso la parola “enlaces”, che in spagnolo vuol dire “contatti”. Il loro potenziale é teoricamente illimitato e per questo va cavalcato. La societá occidentale o occidentalizzata ha pian piano privato l’uomo delle relazioni con “l’altro”. In una delle mie prime riunioni come Giovane Comunista (intorno al 2000) ho imparato che il capitalismo é qualcosa che sta entrando sempre piú nella vita di ognuno di noi e per questo motivo stabilire relazioni diventa sempre piú difficile. Una delle novitá del “proceso venezolano” é quella che viene offerta un’alternativa a questa tendenza, ossia che gli aspetti antropologicamente alienanti del capitalismo vanno pian piano scomparendo. Dico pian piano perché si tratta di un processo, di un’onda da cavalcare, di un percorso costruito solo in parte. Il cantiere é aperto ed il ruolo delle realtá autorganizzate contribuisce ad abbattere gli schemi.

C’é una cosa del processo venezuelano che si chiama “Governo Comunitario”. Una domanda: avete mai usato questa espressione in italiano? Io finora avevo sentito parlare di “Governi Nazionali”, di “Governi Regionali”. . .  In Venezuela esistono persone che si  autorganizzano o cercano di farlo. Di questo Chávez ne é consapevole, lo ha ripetuto in varie occasioni e ció rende possibile la penetrazione delle realtá organizzate nella vita politica delle istituzioni democratiche. Ma che differenza c’é tra una realtá autorganizzata ed un governo comunitario? La risposta é: l’accesso ai fondi pubblici. Nel caso dei “Consejos Comunales” si tratta di quantitá di denaro e di assistenza tecnica, entrambe dirette a sviluppare progetti che riguardano un vicinato autorganizzato di circa 200 famiglie. Se per le casse dello Stato queste quantitá di denaro sono modeste, per una popolazione di circa 1000 persone rappresentano un bel po’ di soldi. Secondo la legge dei “Consejos Comunales” (vedi www.consejoscomunales.gob.ve ) in ognuno di essi ci devono essere: 5 persone che partecipano nell’amministrazione delle finanze, il che rende collegiale il controllo dei fondi; altre 5 persone si devono occupare della “contraloría”, ossia del controllo, della vigilanza su tutto ció che di illegale avviene su quel territorio di circa 1000 persone (corruzione, contrabando, accaparramento, evasione fiscale, inquinamento. . .); infine devono partecipare almeno 10 persone che seguano e si facciano portavoci (voceros) di singole problematiche legate a quel territorio.

Con l’inizio della “Misión 13 de Abril” (cfr. diari precedenti) il Governo ha dato un impulso al finanziamento delle “Comunas”. Quando i “Consejos Comunales” a loro volte si autorganizzano in una “Comuna” entrano in relazione, stabiliscono contatti mediatici ed umani, studiano le forme di partecipazione offerte dalle leggi e dalla Costituzione. Questo tipo di partecipazione sta funzionando, ma per il momento é ancora “a macchia di leopardo”. Bisogna ancora lavorare molto affinché si creino sempre piú “Gobiernos Comunitarios” come i “Consejos Comunales” e le “Comunas”. Bisogna ancora lavorare molto per facilitare la loro relazione con le istituzioni locali (Alcaldía), regionali (Estado) e nazionali (Gobierno Nacional). Una volta che le persone si autorganizzano bisogna che qualcuno dia una mano a bussare alla porta delle Istituzioni, dove c’é la legge e ci sono i fondi. Molte volte le realtá autorganizzate non arrivano nemmeno a bussare a queste porte, perché le sedi delle istituzioni che hanno in mano la legge ed i fondi sono lontane.

Ci sono molte persone che seguono i Governi Comunitari e forse non ne sono abbastanza. Chi ha una carica istituzionale (nei Ministeri, nell’Assemblea Nazionale, negli Stati, nelle “Alcaldías”. . .) ha le chiavi delle Istituzioni, rappresenta il “contatto” per garantire l’attenzione politica, l’assistenza tecnica ed i fondi alle realtá  autorganizzate. La facilitazione di questi contatti é precisamente ció che fa ANROS (Asociación Nacional de Redes y Organizaciones Sociales). Faccio l’esempio di ANROS perché non ho avuto la possibilitá di conoscere altre realtá come questa. ANROS é stata una delle promotrici del VII Vertice Sociale / capitolo Ambiente, organizzato in collaborazione con le “Comunas” di Barquisimeto (cfr diari precedenti).

Per concludere faccio un esempio del potenziale –ancora non del tutto sfruttato- dei contatti e della loro necessitá per le realtá autorganizzate in “Comunas”. La “Comuna” in questione é la “Unión Noreste di Barquisimeto”: un territorio di circa 40.000 abitanti, organizzati in 28 “Consejos Comunales”, forse una delle “Comunas” più grandi del Venezuela. Uno dei tavoli di lavoro (mesas de trabajo) messi su durante il VII Vertice Sociale (26 settembre 2008) é stato quello sulle telecomunicazioni. Lo stesso giorno ANROS comunica che Telecom Venezuela, CANTV e la Misión Sucre (universitá decentrata) verrano a riunirsi con la popolazione del territorio. Domenica 28 settembre alla rinuine fissata per le 10 in una piazzetta c’ero anche io. Sono arrivato alle 9.30 e giá c’erano una quindicina di persone, ho approfittato della disposizione circolare delle sedie per rivolgere loro una domanda: “Cosa vi ha motivato quando avete iniziato a partecipare?”. Ho dovuto riformulare la domanda quando la prima ad intervenire mi ha dato una risposta sul suo tipo di partecipazione, su come si stava mettendo a disposizione della comunitá. “La mia domanda era sulle motivazioni piú profonde che convincono a partecipare”, ho poi precisato. Le risposte sono riassumibili cosí: “Quello di fare qualcosa per la mia comunitá”, o “Le riunioni con la comunitá arricchiscono sempre”. Una risposta non ve la riassumo, ma la cito: “Per aiutare la mia comunitá, perché questi sono i nuovi orizzonti, ora ci vogliono ascoltare”.

L’alternativa culturale del processo venezuelano viene anche da qui, dalle realtá autorganizzate, dalle realtá locali, da quella popolazione che da sempre é stata abituata alla solidarietá reciproca. Lo scrittore italo-venezuelano Giulio Santosuosso (da 40 anni residente a Caracas e membro fondatore del “Circolo Bolivariano Antonio Gramsci”) attribuisce questa dote al “mestizaje venezolano”, alla mescolanza delle culture. Nella “Comuna Unión Noreste” di Barquisimeto le persone che collaborano voltontariamente con la comunitá del loro territorio esistono da tempo, spesso attraverso un’istituzione sociale come i “gruppi di vicinato”, un embrione dei “Consejos Comunales”. Tornando al tavolo di lavoro sulle telecomunicazioni, il primo risultato raggiunto é stato quello di progettare e vedersi finanziata l’installazione di antenne e ripetitori per i segnali: televisivo, radiofonico e internet. Il satellite Simón Bolívar faciliterá questi segnali. Progettato e costruito in collaborazione con la Cina, questo satellite servirà anche alle televisioni ed alle radio comunitarie. La comunitá ha bisogno di comunicare, di entrare anche in contatto mediatico con gli abitanti dello stesso territorio, perché non stiamo parlando di un condominio dove basta mettere un cartello per comunicare a tutti un qualcosa. In Venezuela ci sono realtá di 1000 abitanti (Consejo Comunal) o di migliaia di abitanti (Comuna) che stanno esercitando un Governo Comunitario (Gobierno Comunitario). Per quanto piccolo possa essere, un governo ha bisogno dei mezzi di comunicazione.

Fabio Avolio

 



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