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Processo Diaz. Il pm accusa: alla Diaz fu un massacro
venerd́ 04 luglio 2008
diaz05.jpgDura requisitoria al processo per l'irruzione nella scuola.
Imputati ventinove componenti delle forze dell'ordine

Lesioni gravi, fratture di arti, ematomi, contusioni, traumi cranici, ferite: è lungo l'elenco delle "lesioni gravi" riportate dai manifestanti "pestati" dalla polizia all'interno della scuola Diaz durante il G8 e ricordate, nell'aula bunker di Palazzo di Giustizia di Genova, dal pm Francesco Cardona Albini che oggi ha proseguito la requisitoria, iniziata ieri dal collega Enrico Zucca, nell'ambito del processo sulla sanguinosa irruzione nell'edificio di via Cesare Battisti durante il G8 del 2001.


"Fu un pestaggio - ha sottolineato il magistrato - e non venne mai fornita alcuna prova che vi fosse una giustificazione al comportamento degli uomini che entrarono alla Diaz. Non fu posta alcuna resistenza da parte dei manifestanti, non ci fu alcun lancio di oggetti e non c'è alcuna prova sul luogo specifico del ritrovamento di armi all'interno della scuola. Anzi - ha sottolineato il pm - abbiamo provato la provenienza esterna delle due molotov".

"E' stato questo massacro
- ha aggiunto Cardona - e non certo il reato associativo contestato dalla polizia, ad accomunare le 93 vittime di questo processo, di varie nazionalità, che prima neppure si conoscevano".


Nel corso della giornata viene esaminata l'attività di "messa in sicurezza e bonifica dei luoghi alla quale possono essere ricondotte le percosse e le violenze nei confronti dei manifestanti - ha proseguito il magistrato - incompatibili con qualsiasi possibile resistenza, come provato dai referti medici. L'ipotesi poi delle ferite pregresse - ha spiegato Cardona Albini - contrasta palesemente con le migliaia di immagini e con la documentazione medica prodotta dalle parti offese. Le testimonianze raccolte hanno inoltre provato che non c'erano feriti né armi o bastoni o oggetti contundenti come quelli visti durante gli scontri di piazza con i black block".

Il pm ha poi ricostruito, sulla base dei tabulati telefonici e dei filmati, la cronologia degli eventi, dallo sfondamento del cancello da parte dei poliziotti all'apertura del portone centrale, prima, e di quello laterale, poi, come mostrato dalle riprese video effettuate da alcuni cineoperatori dal tetto della scuola Pascoli, sede del centro stampa, di fronte alla Diaz.

Il magistrato ha ricordato le riprese video che mostrano lo sfondamento del cancello e un agente del 7° Nucleo Sperimentale di Roma, riconoscibile dalla divisa blu e dal casco, entrare per primo nella scuola. Il pm ha proseguito raccontando dei pestaggi avvenuti nell'edificio, il "terrore che si diffondeva per le urla e le grida dei manifestanti, presi a calci e pugni, pestati con i manganelli impugnati alla rovescia, nonostante stessero in posizione di resa, in ginocchio con le mani alzate".

Cardona Albini ha ricordato gli insulti: "bastardi era il più frequente", e le minacce: "nessuno sa che siamo qui, adesso vi finiamo, bastardi. Morirete tutti". (amb)

 

 4 Luglio 2008



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