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Immunità è stabilità. Filosofia della miseria
giovedì 19 giugno 2008
Via libera dal Senato all’emendamento che blocca i processi. Secondo il sondaggio di Ipr Marketing apprezzato anche dalla maggioranza dei cittadini: non importa se è ‘salva-premier’, perché “favorisce la giustizia”. In realtà favorirà Berlusconi, e peggiorerà la Giustizia
 
 Comitato verità e giustizia per Genova:
 
Scarica e invia al sito della presidenza della Reupubblica https://servizi.quirinale.it/webmail/ ll'appello a Napolitano perché non firmi il decreto. Il testo in fondo all'articolo
 

di Anna Maria Bruni

“Mettiamo che l’on Berlusconi
si sottoponga a questo processo, e mettiamo che non finisca bene per lui… lei pensa davvero che il paese potrebbe sopportare il caos che ne deriverebbe?... Ma si immagina la borsa…?”. E’ con queste motivazioni che Gaetano Pecorella, componente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, ieri sera a ‘Ottoemezzo’ ha difeso l’emendamento ‘salva-premier’, facendosi portavoce del “buon senso” che anima la maggioranza, in sintonia - è il leit motiv della vittoria - con il “sentire comune del paese”. Alla maggioranza non è restato altro dunque che seguire questa congiunzione astrale, per approvare in Senato l’emendamento al pacchetto sicurezza che ferma i processi per i reati commessi prima del 2002.
 
Che il governo stia campando di rendita sul ‘sentire comune’ lo testimonia bene il sondaggio di Ipr Marketing per Repubblica.it. Preoccupati per l'aumento della criminalità, pessimisti sullo stato della giustizia, il 55% degli intervistati vede con favore l'iniziativa del governo che ha sospeso per un anno i processi “non urgenti”, e  ben il 90% di coloro che si dicono elettori del governo e che approvano questo emendamento, pensa che la giustizia funzioni male. C’è una stonatura.

Stando alle cifre,
una giustizia più veloce vale questo provvedimento, e passa in secondo piano il giudizio sulla sua possibile incostituzionalità, come accusa l’opposizione, o  che sia la stessa magistratura a contestarne l’ammissibilità oltreché l’efficacia.  L’Anm lancia l’accusa: la norma bloccherà circa 100mila processi, i quali, definiti di “minor allarme sociale” sarebbero: corruzioni, estorsioni, rapine, stupri, bancarotta, usura, omicidi colposi per colpa medica o per violazione del codice della strada, associazioni a delinquere... Mettendo insieme i pezzi, salta agli occhi il paradosso: la preoccupazione degli intervistati, che li porta a difendere il ‘blocca-processi’ proprio sulla base dell’aumento della criminalità a fronte di una giustizia troppo lenta, deriva proprio da questi reati.

Questo provvedimento dunque si inserisce nel quadro più generale di scelte politiche spacciate a salvaguardia della democrazia, dell’ordine (il giudizio sul pacchetto sicurezza è favorevole per il 53% degli intervistati) o della ripresa economica, dall’esercito nelle strade (il 59% degli intervistati condivide la scelta del governo), alla deregolazione del lavoro, allo svuotamento del contratto nazionale fino alla guerra ‘umanitaria’, che al contrario tutelano, nel deflagrare della crisi globale del sistema, interessi economici particolari. E passa perché, proprio a causa di una crisi che bussa ormai drammaticamente alle porte di casa nostra, trova la  coscienza di tanti uomini e donne ammortizzata dallo spavento di fronte a una realtà dove è difficile per un numero crescente di persone trovare spazio per vivere decentemente.

Non salta più agli occhi allora una motivazione come quella di Pecorella, che in sostanza non nega  il probabile reato del premier (con buona pace della proposta di non candidare alle elezioni chi è sottoposto a giudizio, ma qui siamo ormai su un altro pianeta), ma lo pospone alla stabilità che garantisce.

La volontà di congelare
il processo Mills è palese, anche perché non ci sono al contrario altri processi per cui si rileva l’urgenza di questa corsia preferenziale. Mentre ce ne sono di che aspettano ancora che giustizia sia fatta, come il processo per i fatti della Diaz che verrà bloccato. Invece, oltre al danno alla Giustizia sarà la beffa delle lungaggini degli iter giudiziari. E’ sempre l’Anm a rilevarlo: molti processi dopo un anno rischiano di ripartire da zero per la necessità di sostituire giudici che nel frattempo hanno cambiato sede o sono andati in pensione, mentre gli uffici saranno costretti a notificare il rinvio a migliaia di persone. Per non parlare di quei processi con più imputati nei quali uno a differenza degli altri decida di arrivare subito a sentenza.

Un decreto legge
con un emendamento ‘non pertinente’, con effetti pesanti sulla funzionalità della giustizia, in forte odore di incostituzionalità: la palla ora è al presidente Napoletano.


Roma, 19 Giugno 2008
 
 
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LETTERA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO 
 
Gentile presidente,
il parlamento sta per approvare una norma che bloccherebbe una serie di processi riguardanti fatti avvenuti prima del 30 giugno 2002. Fra questi vi sono i processi relativi ai fatti di Genova del luglio 2001, quando le garanzie costituzionali furono ripetutamente calpestate, come ormai accertato sul piano storico.
La norma in questione bloccherebbe due procedimenti arrivati ormai alla vigilia della sentenza di primo grado. Nel primo, riguardante i maltrattamenti inflitti a decine di detenuti italiani e stranieri nella caserma di polizia di Bolzaneto, sono imputati 45 appartenenti alle forze dell'ordine: secondo il calendario fissato dal Tribunale di Genova, la sentenza è prevista entro la fine di luglio. Nel secondo processo sono imputati 29 funzionari e dirigenti di polizia per i pestaggi, le falsificazioni, gli arresti arbitrari di 93 persone (fra le quali 75 di nazionalità straniera) all'interno della scuola Diaz: la sentenza è attesa per il mese di novembre.
Centinaia di vittime dirette dei soprusi e tutti i cittadini democratici - io fra questi - guardano al tribunale di Genova con una sincera aspirazione alla giustizia. Bloccando i processi alla vigilia della sentenza, la fiducia mia e di tutti i cittadini nella legalità costituzionale sarebbe irrimediabilmente compromessa. A Genova lo stato di diritto fu sospeso e furono compiuti abusi inconcepibili per un paese democratico: è inaccettabile - e pericoloso - che si impedisca alla giustizia di fare il suo corso.
Per questo Le chiedo di intervenire, con tutti gli strumenti a sua disposizione, affinché nel nostro paese non si compia un simile arbitrio.
Cordialmente,
firma ............................

 



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