|
La Germania si sposta a sinistra. È questa l’analisi di autorevoli o popolari organi di stampa e osservatori politici, che vedono in DIE LINKE...
La Germania si sposta a sinistra. È questa l’analisi di autorevoli o popolari organi di stampa e osservatori politici, che vedono in DIE LINKE, entrata per la prima volta in parlamenti di regioni dell’ovest la vera novità di questa tornata elettorale in Assia (5,1%) e in Bassa Sassonia (7,1), che viene data in apertura su tutti i media. Già presente nella città stato di Brema, tradizionalmente di sinistra, lo sfondamento in Bassa Sassonia, ma soprattutto nella conservatrice Assia, è clamoroso. Con lo “sbarco” a ovest DIE LINKE, costituitasi definitivamente nel giugno dello scorso anno dalla fusione della Pds, il Partito del Socialismo democratico radicato soprattutto a est e la Wasg, formazione di sindacalisti e ex attivisti della Spd, diventa parte integrante del panorama politico tedesco e d’ora in poi con questo partito si dovrà fare i conti definitivamente, con consensi che ormai tutti gli istituti demoscopici non danno mai al di sotto del 10%, e quindi ben al di sopra dello sbarramento del 5%.
“Una pietra miliare”, definisce Lothar Bisky, presidente del partito insieme a Oskar Lafontaine, il traguardo raggiunto da DIE LINKE la scorsa domenica, dimostrando che l’unione paga. Un trionfo che cambia le sorti della sinistra e addirittura del paese: in Germania vige ormai un sistema a cinque partiti, con l’insediamento definitivo a ovest del partito a sinistra della socialdemocrazia, una novità nella storia del dopoguerra. Il partito, prima come Pds da sempre presente in tutti i Länder dell’est, si radica sempre più in tutto il paese. Cambiano così gli equilibri e le politiche. DIE LINKE si rafforza in virtù dei temi sociali che riesce a imporre nel dibattito politico, spostando la Spd sempre più a sinistra, che cerca, anche se gradualmente, di allontanarsi, come da una fastidiosa eredità, dal neoliberismo assolutista che ha caratterizzato l’era Schröder. Queste politiche hanno creato sfiducia, delusione anche nell’elettorato più fedele della Spd: prevedibile in un paese con un stato sociale tradizionalmente forte e un tenore di vita medio abbastanza elevato, che si trova di fronte ad un impoverimento accelerato della popolazione che colpisce soprattutto i ceti medi, e in molti casi ad una vera e propria devastazione sociale.
Cambia il quadro politico, sociale e culturale: con la rottura dell’isolamento a sinistra, DIE LINKE diventa un interlocutore politico di tutto rispetto. I toni razzisti, anticomunisti e populisti da guerra fredda (“LINKE riporta la Ddr e il muro”, etc.), a cui il candidato CDU Koch, ormai ex governatore dell’Assia, aveva affidato la sua campagna elettorale, si sono rivelati un boomerang per il democristiano, comunque troppo aggressivo anche per il partito della cancelliera Angela Merkel, che ha certamente un’ispirazione più sociale di Schroeder, nonostante il suo appoggio a Koch ma per convenienze elettorali. Il governatore CDU della bassa Sassonia Wulff, ha perso (42,5 contro 48,5), ma, a fronte anche di una SPD più defilata e in calo (da 33,4 a 30,3), rispetto all’Assia, si mantiene in sella grazie alla sua moderazione.
Tanto che alcuni analisti conservatori lamentano uno spostamento a sinistra anche della CDU. Si chiude così il ciclo inaugurato dall’ex cancelliere democristiano Kohl, l’artefice nel 1990 della riunificazione di fatto del paese, in realtà mancata con l’esclusione del popolo dell’est, che in gran parte affidava le proprie speranze alla Pds.
A oltre 17 anni da quella annessione dell’ovest sull’est, l’anticomunismo è finalmente archiviato: in Assia per nove anni in mano alla CDU, contribuiscono al clamoroso 5,1% di DIE LINKE 16.000 ex votanti della CDU, 31.000 della Spd, 18.000 dei Verdi, 5.000 dei Liberali-FDP, 26.000 da altre formazioni minori e locali e altrettanti 26.000 dall’astensionismo. Oltre alla SPD, che raggiunge la CDU (36,7, +7,6, contro 36,8), anche DIE LINKE concorre quindi al crollo della CDU (-12). A “tirare” sono i temi sociali e ambientali, ed è per questo che l’elettorato premia sia SPD che DIE LINKE. Fallisce quindi la logica del “voto utile”: per cacciare Koch, ci vuole DIE LINKE; ed è sui temi sociali che DIE LINKE si caratterizza da sempre e può condizionare, come fa, la Spd, anche se la candidata SPD Andrea Ypsilanti ha sempre osteggiato la famigerata Agenda 2010 di Schröder. Insomma, il voto alla DIE LINKE è utile sia ai numeri che alla politica contemporaneamente, e il suo successo non ridimensiona quello della Spd. È il partito di Bisky e
Lafontaine che però ha cambiato le priorità: le sue campagne sul salario minimo, un’istruzione popolare e gratuita, contro la riforma delle pensioni e dei sussidi sociali, hanno suggerito alla SPD i suoi “nuovi” cavalli di battaglia elettorali.
La situazione di stallo apparente sulla futura coalizione di governo, dovuta alla nuova ripartizione della “torta” parlamentare in Assia, per l’ingresso di DIE LINKE, deve far riflettere: prima o poi ci si dovrà rassegnare all’idea che è impossibile escludere a priori partiti entrati a pieno titolo in parlamento. È la politica a vincere, e infatti non ci sono i numeri sufficienti per una coalizione CDU-Liberali, né per SPD e Verdi (dal 10,1 al 7,5), mentre invece è ipotizzabile un asse rosso-rosso-verde (SPD-LINKE-Verdi), che Ypsilanti ha ottusamente escluso in partenza, confidando nel fatto che DIE LINKE sarebbe rimasta fuori. Del resto, a ben guardare, la maggioranza nel paese è a sinistra da tempo. E la große Koalition, come si vede, non gode certamente di un elevato indice di gradimento. Insomma o si cambiano le politiche o non si governa: Andrea Ypsilanti può anche voler sommare volgarmente mele e pere, ma, certamente, se governa con i liberali si può scordare la chiusura delle centrali nucleari, l’energia eolica e solare, l’istruzione popolare, il blocco delle speculazioni edilizie intorno all’ampliamento dell’aeroporto di Francoforte. Questo ragionamento potrebbe far riflettere anche chi in Italia, non vede di buon occhio il sistema elettorale tedesco.
La vittoria di DIE LINKE è un grande successo della democrazia, perché intercetta e porta in parlamento, rivoluzionando i rapporti di forza, i bisogni e i desideri della maggior parte della popolazione tedesca, che al 70% è contro le missioni militari all’estero e critica le politiche antisociali. Non è un caso che i sondaggi rilevino che i conflitti sociali godono di un appoggio quasi incondizionato (comunque superiore al 60%): come nel caso dei pur lunghissimi scioperi dei macchinisti – la vera e propria rottura di un tabù in Germania – o del recente “scandalo” di Nokia che trasferisce lo stabilimento di Bochum in Romania a fronte di un utile di 7,2 miliardi di euro nel 2007, due terzi in più rispetto all’anno precedente, lasciando sul lastrico più di 2.000 lavoratori (indotto più di 4.000), dopo aver usufruito di sovvenzioni pubbliche per oltre 80 milioni di euro. Il disperato bisogno di giustizia sociale è alle origini del “terremoto” in atto in Germania.
Addirittura il socialismo non è più uno spauracchio né ovest né a est. Subito dopo la nascita di DIE LINKE, un sondaggio estivo del quotidiano conservatore Frankfurter Allgemeine Zeitung chiedeva se il socialismo era una buona idea: a ovest rispondevano di sí al 45% e a est addirittura il 57%. Un umore che molto probabilmente non sarà mutato di molto da allora, perché, come dice Lafontaine, “il clima politico e sociale è cambiato”.
Paola Giaculli
29.01.2008
|