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Questioni della de-colonizzazione del XXI secolo
mercoledì 23 gennaio 2008
Tindouf, Tifariti, Smara: 12 – 18 dicembre 2007
Questioni della de-colonizzazione del XXI secolo sulla rappresentanza politica internazionale e sul monitoraggio dei diritti umani nei Territori del Sahara Occidentale
Gianmarco Pisa, Dipartimento Questioni Internazionali 
Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
1.      Sulla rappresentanza internazionale in occasione del XII Congresso del Fronte Polisario

1.1 Il trasferimento

 

1.1.1 La narrazione che segue costituisce il tentativo di registrare impressioni e considerazioni provenienti da un attraversamento, quello nei Territori del Sahara Occidentale, assai impegnativo. Tale attraversamento si viene compiendo sin dal primo giorno, a partire da una breve permanenza a Madrid per quattro ore, tuttavia sufficienti a focalizzare alcuni punti-chiave, in virtù dei luoghi esplorati, nel lungo camminamento snodatosi a cavallo tra i “Nuevos Ministerios”, il Viale del Prado e la Puerta del Sol. Ciascuno di questi luoghi ha la sua storia e la pregnanza, storica e figurata, e può in sé ottimamente fungere da prefazione per una narrazione, politica e personale, estremamente densa, quella, appunto, che, nella settimana tra il 12 e il 18 dicembre, si è andata sviluppando a cavallo tra l’Europa ed il Sahara.

 

1.1.2 Lungo questo “camino real” tutto parla di (vuota) grandezza imperiale e di (purtroppo ancora attuale, come avremo modo di ricordare) passato coloniale. Un “passato” nella storia, che ha costruito la sua (presunta) grandezza, fino al presente dell’ “attuale”, sulla pelle dei popoli colonizzati, al prezzo di pagine inenarrabili fatte di segregazione, sfruttamento e terrore, terrore costruito sulla punta del fucile e del cannone, contro i popoli del Sud delle diverse latitudini, spesso inermi a fronteggiare la “pavida aggressività” dei bianchi. E’, questa pagina, di un’attualità profonda, anche nella misura delle finalità della missione politica di Rifondazione Comunista nel Sahara Occidentale, in occasione della celebrazione del XII Congresso del Fronte Polisario, abbinata, evidentemente, allo svolgimento di una missione inerente l’osservazione della situazione dei diritti umani nei Territori Saharawi.

 

1.1.3 Il Fronte Polisario è, al tempo stesso, istanza della lotta di liberazione del popolo Saharawi e rappresentanza politica generale del Sahara Occidentale, vale a dire manifestazione della “volontà politica” nei termini della “volontà generale” della lotta Saharawi per l’auto-determinazione, la sovranità e la dignità. Il suo XII Congresso si situa in una fase storico-politica estremamente importante, come avrebbero testimoniato anche, una volta giunto sul posto ed iniziato il lavoro politico della delegazione internazionale, alcuni episodi significativi: ad esempio, la menzione speciale, sin dalla relazione di apertura dei lavori congressuali, da parte del presidente Mohamed Abdelaziz, delle più importanti personalità impegnate nel processo di liberazione del Sahara Occidentale e di de-colonizzazione politica ed economica dell’intero contesto pan-africano, quali il rappresentante del FLN (Fronte di Liberazione Nazionale) dell’Algeria, il rappresentante dell’ANC (African National Congress) del Sudafrica ed il Frelimo (Fronte di Liberazione del Mozambico). Un elemento rilevante sarebbe stato espresso proprio da questa “continuità storica” dell’esperienza Saharawi con il processo di emancipazione dell’Africa e numerose personalità internazionali avrebbero illustrato la continuità dell’esperienza di liberazione del Sahara Occidentale con la storia della decolonizzazione africana.

 

 

1.2 Il XII Congresso

 

1.2.1 Nel suo intervento di apertura dell’assise congressuale, il primo ministro della RASD (Repubblica Araba Democratica Saharawi) ricorda la speciale congiuntura in essere, che rende questo frangente un momento storico per il popolo Saharawi. Il Fronte Polisario celebra dunque il suo XII Congresso nella città di Tifariti, nei Territori Liberati, e saluta le diverse rappresentanze delle forze di liberazione del popolo Saharawi, dall’Unione delle Donne Saharawi al Sindacato; nonché le numerose delegazioni straniere. Per il momento in cui si situa e il luogo in cui si celebra, questo XII Congresso ha una rilevanza storica, perché manifesta l’istanza del completamento del processo di liberazione del Sahara Occidentale e prelude ai grandi eventi dell’anno dei Diritti Umani delle Nazioni Unite 2008, anno in cui dovrà anche essere, a norma delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, indetto il referendum popolare per l’auto-determinazione Saharawi. Intende ricordarlo anche il “tema” del Congresso che è quello della “lotta globale per la sovranità e la indipendenza totale”. I numeri stessi parlano chiaro: sono presenti oltre 1700 delegati Saharawi e circa 250 delegazioni straniere (contate in termini di singole personalità presenti). La medesima fase preparatoria pre-congressuale è durata quattro mesi ed ha prodotto un ricco documento congressuale, nonché il piano di azione nazionale e la proposta per il nuovo Statuto del Fronte Polisario.

 

1.2.2 Ciò che costituisce dato assai rimarchevole è la partecipazione di massa al Congresso, attivata da un processo popolare efficace, sviluppata intorno alla proposta politica ed alla piattaforma congressuale. L’obiettivo del XII Congresso è quello di rafforzare il percorso partecipativo e, in definitiva, consolidare la lotta di liberazione nazionale del popolo Saharawi. E’, d’altro canto, evidente l’importanza dell’evento in sé, sia per il carattere storico cui si accennava sopra, sia per lo sforzo organizzativo che è stato prodotto. Numerose, all’interno della rappresentanza internazionale, sono le delegazioni provenienti dall’Europa e dall’Africa, come numerose sono le Organizzazioni di Società Civile e le personalità politiche, intellettuali ed istituzionali del panorama internazionale, intervenute a portate il loro contributo ai lavori congressuali e ad esprimere la propria adesione, vicinanza e solidarietà al processo di auto-determinazione Saharawi.

 

1.2.3 Il segretario del Fronte Polisario - nonché presidente della RASD – Mohamed Abdelaziz saluta, nella sua relazione di apertura, il XII Congresso, ricordando i principi fondamentali contenuti nel diritto di auto-determinazione dei popoli e di sovranità nazionale: valori di libertà, giustizia e solidarietà. Per il popolo Saharawi, in particolare, questa lotta di liberazione nazionale si iscrive in un più ampio percorso di lotta per l’auto-determinazione, condotto sulla base della democrazia, dei diritti e della giustizia e all’insegna della legalità internazionale, sancita dalle numerose risoluzioni del Consiglio di Sicurezza aventi a tema il Sahara Occidentale. E’ in questo senso che il popolo Saharawi auspica la risoluzione del conflitto tra il Fronte Polisario e il Regno del Marocco in termini di giustizia, legalità e diritto onusiano. Non è un caso che l’intervento di apertura del presidente Abelaziz si concluda con l’ulteriore sottolineatura del carattere storico di questa celebrazione e col saluto rivolto a tutte le delegazioni straniere intervenute.

 

1.2.4 Il quadro presentato dai saluti alle delegazioni, nominate una per una dopo l’intervento inaugurale del presidente, è fondamentalmente ricomponibile nei seguenti tre aspetti che costituiscono altrettante note caratterizzanti la qualità politica di questo svolgimento congressuale: 1) il calore dell’accoglienza riservata ai rappresentanti del movimento politico di solidarietà e della rappresentanza istituzionale della Repubblica di Algeria; 2) la partecipazione ufficiale, per la prima volta negli ultimi anni, del PSOE (Partito Socialista Operaio Spagnolo) e dell’intero quadro politico offerto dai Partiti Comunisti europeo-occidentali, centro-europei e scandinavi, ivi comprese le socialdemocrazie tedesca (SPD), svedese e norvegese; 3) infine la nutrita partecipazione delle espressioni di società civile internazionale che interviene a esprimere un’istanza politica e sociale importante, sia rispetto all’attivazione progettuale nel Sahara Occidentale come “contesto di destinazione”, sia nel quadro della “cooperazione internazionale” orientata allo sviluppo e della “solidarietà internazionale” orientata alla pace, alla solidarietà e alla giustizia.

 

1.2.5 Dopo il saluto inaugurale, la relazione di apertura dei lavori è tenuta dal neo-eletto presidium, che svolge la funzione di presidenza dell’assise congressuale. Il punto è essenziale: il presidium introduce i lavori del XII Congresso ricordandone il compito politico, nel senso che, in questo frangente, tutti i Saharawi, dei Territori Liberati e dei Territori Occupati, guardano a Tifariti e alle decisioni che vi si prenderanno in ordine al completamento della lotta per il conseguimento della piena liberazione e della totale sovranità del popolo Saharawi su tutti i territori del Sahara Occidentale. Il XII Congresso acquisisce dunque fondamentale importanza non solo per i nuovi compiti che andranno perseguiti nel nome dei “martiri” caduti nelle campagne di liberazione del passato, ma anche per confermare il totale rifiuto da parte del popolo Saharawi di ogni forma di “minimizzazione” della lotta nazionale per la dignità, la legalità e i diritti e per ribadire l’orientamento del popolo Saharawi in ordine a libertà, giustizia e diritti umani.

 

1.2.6 Questi sono i valori, principi e capisaldi della lotta di auto-determinazione nel Sahara Occidentale: la volontà di difendere il diritto internazionale, la legalità internazionale e i diritti umani passa attraverso la piena legittimità dell’attivazione per i propri diritti del popolo Saharawi, a partire dal contributo offerto alla lotta pacifica attualmente posta in essere dalle comunità dei Territori ancora sotto occupazione del Regno del Marocco e che quotidianamente sperimentano la sistematica politica di discriminazione, segregazione e violazione dei diritti umani da parte del governo marocchino, peraltro documentata da numerose missioni di monitoraggio dei diritti umani. Il XII Congresso, pertanto, vuole costituire un “punto fermo” nella storia della lotta di liberazione del Sahara Occidentale ed, anche sotto questo auspicio, è dedicato alla memoria di uno dei “martiri” della liberazione, Messaud Embarek Ahmed Lehsan.

 

1.2.7 Prima di lasciare la parola al presidente Abdelaziz per la relazione di apertura che illustra il documento congressuale preparato dalla Commissione di Preparazione, il presidium fissa l’agenda dei lavori in sette punti: 1) illustrazione dei documenti; 2) relazione di apertura e introduzione dei lavori congressuali; 3) saluti alle delegazioni e rappresentanze internazionali presenti; 4) votazione e adozione dei documenti congressuali; 5) illustrazione e adozione della piattaforma congressuale contenente il piano di azione; 6) elezione degli organismi dirigenti; 7) discorso conclusivo del neo-eletto segretario generale del Fronte Polisario. In sintesi, il documento contenente il “piano di azione nazionale” del Fronte Polisario - illustrato a monte della piattaforma congressuale – è articolato nei seguenti punti: a) resistenza pacifica del Sahara Occidentale e lotta per l’indipendenza nazionale; b) assicurazione della completa liberazione del Sahara Occidentale, con particolare riferimento alla regioni ancora sotto occupazione marocchina; c) indirizzo alla società civile internazionale di un’attestazione di gratitudine per il sostegno offerto alla causa del Sahara Occidentale; d) apprezzamento per il ruolo tradizionalmente svolto dall’Algeria e, inoltre, per il rinnovato impegno manifestato dalla Libia; e) indicazione di un orientamento strategico di prospettiva, quello alla costruzione di una rinnovata Unione Araba Maghrebina, per la quale il Sahara Occidentale intende giocare un ruolo non secondario.

 

1.2.8 Una sezione specifica del documento congressuale è dedicata al cosiddetto “institution building” del Sahara Occidentale, tema rilevante soprattutto in questa fase e con specifico riferimento ai seguenti fattori: 1) prosecuzione della mobilitazione popolare nel quadro dell’Esercito di Liberazione del Sahara (è interessante notare la rilevanza delle Forze Armate nel processo di liberazione del Sahara Occidentale, con particolare riferimento all’amministrazione di tutte le questioni della sicurezza, non solo esterna ma anche interna); 2) estensione della capacità politica del Fronte Polisario sia in termini di organizzazione generale della società Saharawi e delle istituzioni della RASD sia in quelli dell’intervento politico per l’orientamento strategico della RASD medesima, di cui intende continuare a rappresentare il referente politico privilegiato (per quanto non esclusivo, pur in vigenza della configurazione di “partito unico”); 3) rafforzamento del sistema di comunicazione interna ed internazionale, sia nel senso della formazione dell’opinione pubblica locale, sia in quello del consolidamento del “network building” a livello diplomatico ed internazionale, a partire dalle istituzioni dell’Unione Africana e dalle storiche relazioni con alcuni supporter europei, a partire dalla Spagna.

 

1.2.9 Un aspetto ulteriormente interessante registrato nel documento congressuale è il carattere profondamente etico e laico del processo di liberazione Saharawi nonché, all’interno di questa cornice, il contributo originale che può essere offerto alla lotta di auto-determinazione nazionale da parte della religione islamica. Da più parti, infatti, all’interno della società Saharawi, si è registrato un cedimento, per quanto non irrecuperabile, della tenuta laica della lotta di auto-determinazione Saharawi, manifestatasi sia in termini di radicamento dell’influenza islamica (anche per il condizionamento su scala regionale rappresentato, in parte, dall’Algeria e, soprattutto, dalla Mauritania), sia in termini di riduzione del ruolo sociale delle donne, che pure rimangono una forza costitutiva dell’identità e della specificità Saharawi (al punto che qualcuno, all’interno delle delegazioni internazionali, si è spinto a parlare di “promiscuità creativa”). In tal senso, il tentativo che propone il XII Congresso è di far vivere i precetti islamici dentro l’etica nazionale del popolo Saharawi, tanto più in questa fase storica, in cui il compito è quello della liberazione dei Territori e delle comunità ancora sotto l’occupazione del Marocco. 

 

 

1.3 Il ritorno

 

1.3.1 Le conclusioni del documento congressuale insistono sul tema del “solidarity network”, vale a dire sul concorso di forze internazionali (soprattutto in Africa ed in Europa) a sostegno della liberazione del Sahara Occidentale. Questo rappresenta un tema strategico: non solo nel senso di istituire un ponte (non retorico e non astratto) tra Europa ed Africa, ma anche in quello di consolidare la presenza istituzionale internazionale del Fronte Polisario e della RASD in tutte le assise dedicate. Si tratta, in particolare, della Comunità di Solidarietà in Spagna (dove si registrano alcune significative presenze Saharawi, soprattutto in Canaria, Andalusia e Navarra) e delle forze sociali che hanno sostenuto le campagne di “advocacy” pro-Saharawi, specie all’interno delle istituzioni europee, come le istanze di sostegno in Germania, Norvegia e Svezia e quelle che hanno consentito il successo della Conferenza Europea (EUCOCO) a Roma, in particolare, nel movimento italiano, l’ANSPS (Associazione Nazionale di Solidarietà con il Popolo Saharawi) e l’OssIn (Osservatorio Internazionale). Ulteriore, fondamentale, elemento costitutivo è offerto dai movimenti di solidarietà pan-africani, soprattutto quelli presenti in Algeria, Mali e Sudafrica (non a caso rappresentati in forza al XII Congresso).

 

1.3.2 Il problema della costruzione, del consolidamento e dello sviluppo delle reti di relazione orientate lungo le direttrici della solidarietà internazionale nei confronti della questione Saharawi corrisponde al problema cruciale del riconoscimento dell’entità statuale espressione della lotta di auto-determinazione nazionale, vale a dire la RASD. In questo senso, subito dopo la relazione del presidente Abdelaziz, è Sidi Hari, presidente del Fronte Repubblicano Nazionale di Algeria, a manifestare “ufficialmente” il sostegno unitario del popolo e del governo algerini nei confronti dell’indipendenza del Sahara Occidentale, in particolare connettendo la lotta per l’auto-determinazione Saharawi al processo pan-arabo e pan-africano (come aveva del resto già proposto il presidente Abdelaziz nella sua introduzione congressuale). In tal senso, un sostegno non episodico può essere offerto proprio dall’Algeria, non solo in virtù degli storici legami politici con il Sahara Occidentale, ma specialmente in ragione delle origini rivoluzionarie e del carattere popolare-nazionale della analoga lotta di liberazione anti-coloniale algerina.

 

1.3.3 In questa dimensione di scopi, rientra il tema cruciale della libera auto-determinazione popolare in ordine alla configurazione politico-istituzionale della comunità Saharawi ed in relazione alla definizione di un territorio nazionale in termini di sovranità di un popolo costituito sul territorio di appartenenza, identificato non solo in virtù di confini definiti, atti a rappresentare un’area di sovranità legittima, ma anche in ragione di un dato sistema di relazioni con i popoli ed i Paesi vicini. Si tratta qui della spinosa e controversa “questione della sovranità”. Contro le rivendicazioni marocchine in merito alla continuità territoriale ed alle origini storiche del primo popolamento dell’area del Sahara Occidentale, che ne legittimerebbe, secondo la tesi ufficiale, la sovranità sui territori occupati, si è affermata una lotta di liberazione nazionale di carattere anti-coloniale (nei termini espressi dalle risoluzioni sulla de-colonizzazione delle Nazioni Unite del 1960) che rende oggi il Sahara Occidentale l’ultimo caso africano di territorio coloniale. E’ bene tenere presente che tale lotta di liberazione si basa sull’appartenenza di una comunità auto-costituitasi come popolo in virtù dei propri specifici legami linguistici, culturali e territoriali (non ultimi, ad esempio, la continuità linguistica con l’arabo mauritano dal punto di vista culturale, e le esperienze diffuse di proprietà collettiva dal punto di vista materiale) con il territorio del deserto occidentale in corrispondenza della sezione del mandato post-imperiale spagnolo.

 

1.3.4 Nel caso della comunità Saharawi, il tema del legame tra popolo, comunità e territorio è particolarmente impegnativo. Si tratta di un legame profondo, psicologico e sociale, che il popolo Saharawi esprime nei confronti della propria terra e del quale le delegazioni internazionali invitate al XII Congresso possono rendersi conto nel trasferimento dal campo profughi “27 febbraio” di Tindouf (in Algeria) alla cittadella (base) militare di Tifariti, nella zona liberata in cui si celebra il Congresso, che non a caso costituisce il Congresso del “completamento del processo di liberazione” e si tiene tra le polemiche del Regno del Marocco, che sino all’ultimo ha provato ad ostacolare la celebrazione congressuale, sia con pressioni e rimostranze nei confronti delle delegazioni internazionali, sia con accuse e denunce di presunte violazioni da parte del Fronte Polisario del cessate il fuoco nei Territori. Fatto sta che comincia, in questa occasione, per le delegazioni internazionali, uno straordinario ed indimenticabile viaggio nel deserto: 350 chilometri nel Sahara, senza strade né apparenti punti di riferimento, ma con piste sorprendentemente riconoscibili dai nostri conducenti, legati a questa terra da un sentire profondo ed analogamente dotati di uno “sguardo lungo”, adatto a scrutare gli sconfinati orizzonti del Sahara.

 

1.3.5 Per comprendere esattamente di cosa si parla quando si fa riferimento alla delegazione internazionale, complessivamente intesa, che ha preso parte ai lavori del XII Congresso, basta dare un’occhiata all’elenco che segue: in sostanza, è la prima volta che un Congresso di Fonte Polisario, nei Territori, ospita una rappresentanza internazionale così composita, ampia e rappresentativa. A parte le diverse delegazioni provenienti da Algeria, Mauritania, Mali, Senegal e Spagna, hanno portato i propri saluti ed offerto il proprio contributo ai lavori [in ordine di registrazione]: Frelimo (Mozambico), Partito Comunista di Sao Tomé e Principe, Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE), Intergruppo di Solidarietà con il Popolo Saharawi del Parlamento Europeo, Partito Socialista Cileno, Gruppo Parlamentare del Frente Amplio (Uruguay), Gruppo Parlamentare del Coordinamento Progressista (Messico), Democratici di Sinistra (Italia, nella persona del responsabile dell’area Medio Oriente nel Dipartimento Internazionale, Gianfranco Brusasco), Partito Comunista Spagnolo, Izquierda Unida (Spagna), Fronte Popolare di Liberazione Nazionale (FPLP, Palestina), Associazione Nazionale di Solidarietà con il Popolo Saharawi (Spagna) e Associazione Nazionale di Solidarietà con il Popolo Saharawi (ANSPS, Italia, nella persona del Presidente Luciano Ardesi), Movimento Nazionale di Solidarietà con il Sahara Occidentale (Algeria), Gruppo parlamentare dei Verdi (Svezia), Partito Laburista (Norvegia), Delegazione Politica del Presidente Morales (Bolivia), Fronte Farabundo Martì di Liberazione Nazionale (FMLN), Verdi (Danimarca), Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD, Germania), Partito Comunista del Brasile (PcdoB, Brasile), African National Congress (ANC, Sudafrica), Partito Comunista Sudafricano (SACP), Partito Comunista Francese (PCF), Partito Comunista Portoghese (PCP), Partito dei Comunisti Italiani (PdCI, nella persona del responsabile dell’area Saharawi nel Dipartimento Internazionale, Marco Zoboli), “Die Linke” (Germania), Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea (PRC – SE, nella persona del delegato alle questioni europeo - mediterranee e Questione Saharawi nel Dipartimento Internazionale, Gianmarco Pisa), Partito Nazionale Repubblicano (PNR, Catalogna).

 

1.3.6 Come delegazione italiana (allargata alla presenza dell’inviata de “la Repubblica”, Paola Zanuttini) si è ragionato anche intorno ad alcune questioni specifiche, che si è provato a far vivere dentro la conferenza stampa convocata dal Fronte Polisario a conclusione della prima giornata dei lavori congressuali (in realtà, un briefing quotidiano di aggiornamento con la stampa si è tenuto a cadenza quotidiana, sebbene con una partecipazione di volta in volta diversa). Questioni che sono state sollevate dall’osservazione dei lavori del Congresso e dalla situazione di contesto, registrando le condizioni materiali di vita nel deserto, lo stato di tensione ed accoglienza, singolarmente mescolate insieme, in cui alla straordinaria ospitalità del popolo del deserto ha fatto tuttavia da riscontro lo stato di tensione determinato dalla perdurante minaccia marocchina ed un diffuso ed aleggiante senso di frustrazione, soprattutto presso le giovani generazioni, determinato dallo stallo (da cinque anni a questa parte) del processo negoziale. Quest’ultima in particolare è questione che investe direttamente la responsabilità della Comunità Internazionale e della Missione delle Nazioni Unite (MINURSO) in particolare, che ancora non è riuscita a vincere le resistenze marocchine in ordine all’indizione di un referendum popolare sulla questione dell’auto-determinazione. Il Paese oggi non è in grado di affrontare una guerra, a dispetto del morale delle truppe e delle dichiarazioni di alcuni “falchi” dentro il Fronte Polisario, tanto più che è noto che ciò condannerebbe ad una dura transizione la causa Saharawi la quale finirebbe immediatamente sul banco degli imputati del “terrorismo internazionale”. Inoltre, la situazione umanitaria sembra in via di peggioramento, tanto più a seguito della riduzione del 43% dei fondi stanziati dalle Nazioni Unite e del sistematico sfruttamento da parte del Marocco delle ricchezze dei Territori (in primis pesca e fosfati).

 

1.3.7 L’azione sviluppata come delegazione di Rifondazione Comunista è stata sostanzialmente tesa a ricostruire tutto il lavoro di solidarietà, sia a livello sociale sia in ambito istituzionale, sin qui prodotto e il carattere dell’attivazione del Partito a sostegno della lotta di liberazione Saharawi, anche in vista delle prossime mobilitazioni. Tra le cose fatte a livello istituzionale: a) l’incontro di Aminatou Haidar presso la Direzione Nazionale del PRC e presso la Presidenza della Camera dei Deputati (presidente Fausto Bertinotti, già segretario del Partito) in occasione della sua audizione parlamentare sulla questione delle violazioni dei diritti umani nei territori sotto occupazione marocchina; b) attribuzione della cittadinanza d’onore della Città di Napoli alla medesima Aminatou Haidar, grazie, in primo luogo. all’attivazione del Partito napoletano e del gruppo comunale del Partito a Napoli; c) la partecipazione del Partito alla delegazione italiana presso la IV Commissione delle Nazioni Unite per la De-colonizzazione per rivendicare giustizia e libertà per il popolo Saharawi. Tra le cose fatte a livello di attivazione sociale: a) la partecipazione e la promozione di iniziative, azioni e seminari sulla questione del Sahara Occidentale, b) l’azione per il riconoscimento dello status di soggetto di diritto internazionale al Fronte Polisario e per la sensibilizzazione dell’opinione pubblica intorno alla lotta di auto-determinazione Saharawi; c) l’impulso alla costruzione di comitati popolari di solidarietà (in primo luogo a Bologna e Napoli). La questione Saharawi è questione di libertà e di giustizia: non si potrà dire completo il processo di liberazione dall’oppressione e dallo sfruttamento su scala mondiale finché rimarrà in piedi la questione della de-colonizzazione del Sahara Occidentale, la cui giustizia è contenuta nella sua portata generale: perché è un passaggio fondamentale nelle lotte di liberazione dei popoli del Sud del mondo e perché costituisce un contributo importante alle lotte per il progresso e la giustizia sociale nel Nord del pianeta.

 

 

1.4 I costumi

 

1.4.1 Il deserto alimenta le suggestioni ed amplifica le percezioni: non solo per l’ampiezza degli orizzonti e la dilatazione dei tempi, ma soprattutto per le continue “polarizzazioni”, semantiche e visuali. Il caldo del giorno contro il freddo della notte, ma anche, se si vuole, la sfrenata durezza dell’ambiente naturale, unita alle gravi condizioni materiali di esistenza delle comunità del deserto, sullo sfondo della solidarietà e dell’accoglienza della comunità Saharawi, una comunità consapevole e preparata, il “popolo del deserto” o anche, come vuole altra metafora, i “figli delle nuvole”. L’occhio “occidentale” ha molto da apprendere e si abitua con qualche difficoltà agli orizzonti sterminati eppure così familiari per gli abitanti di queste terre: la percorribilità apparentemente banale di piste irrintracciabili nella sabbia, il valico di un confine che ha le sembianze di un avamposto remoto, l’accampamento di tende che a malapena rivela le sembianze di una base militare. 

 

1.4.2 A Tifariti, base dell’Esercito di Liberazione del Sahara Occidentale, la vita nella tenda n. 20 ha i suoi ritmi: tempi lenti che all’improvviso diventano frenetici, come quando ci si deve mettere in cammino, affrontare un viaggio o una riunione. Una vita che ha i suoi ritmi e le sue consuetudini: usanze di costume che denotano il carattere della cultura Saharawi, profondamente ritualizzata ma anche, sorprendentemente, socialmente dinamica. Una donna Saharawi, come in tutte le tende, sovrintende alla cura della piccola comunità domestica, che diventa così spazio familiare ed intimo: “amaro come la vita, dolce come la morte, soave come l’amore”, così sono i tre tè consecutivi che la donna prepara, versando e ri-versando, mentre fuori la pioggia del deserto non crea fanghiglia ma “ferma la sabbia” e, ennesimo paradosso, rende più agevole il cammino. Alla fine, dopo una notte assai fredda, ancora la pioggia al mattino: non si direbbe, ma anche questo è il Sahara.

 

1.4.3 Il Sahara è terra di stridenti contrasti: una raffinata civiltà stretta tra avvilenti violazioni. Anche il Sahara Occidentale mostra i segni delle ricorsività tipiche degli scenari di conflitto: come nell’enclave serbo-kosovara di Gorazdevac, anche lungo la strada di accesso a Tifariti si staglia all’orizzonte la sagoma di una base militare internazionale, qui quella della MINURSO (la Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale); come nella zona nord di Gaza, il territorio è per lunghi tratti sconnesso ed impraticabile e mostra tutte le ferite ed i segni del conflitto e delle violenze; come nella capitale cipriota, Nicosia, si alternano qui muri fisici e muri psicologici, di separazione e di distanza. Nel Sahara Occupato il muro fisico corre per migliaia di chilometri nel deserto, tagliando il Sahara Occidentale da parte a parte ed isolando la regione costiera, ricca e pescosa, nell’oppressione dell’occupazione militare. Ma vi è anche il muro psicologico, quello del “noi” e “loro”, che significa anche consapevolezza ed auto-consapevolezza del profondo contenuto di progresso della lotta per l’auto-determinazione del popolo Saharawi, dal cui sviluppo e dalla cui cultura molto avremmo da imparare anche noi.

 

1.4.4 Da queste parti, sembra che molto sia cambiato, nel corso degli ultimi venti anni: venti anni che hanno visto procedere in parallelo il processo di liberazione dei Territori Occupati (tra cui, evidentemente, Tifariti, non ancora la capitale, Layoune) e quello della progressiva istituzionalizzazione dell’esperienza politica dell’auto-determinazione, attraverso la già ricordata RASD. Se non altro, la monumentale sede del Ministero della Difesa, alle porte di Tindouf, sta lì a testimoniarlo. Con non poche contraddizioni, per giunta: il crescente, per quanto ancora limitato, numero di donne velate (e non del velo tradizionale Saharawi, che avvolge dei suoi colori le donne della comunità) che puoi incontrare, fa da sfondo al permanente “appello all’Algeria”, che per fortuna non si traduce ancora nell’istituzione di un modello o di un “fare come in Algeria” ma che ciclicamente ritorna negli interventi del XII Congresso, a partire dalla relazione introduttiva del presidente Abdelaziz, un aspetto, questo, che ha sorpreso anche la memoria di alcuni delegati internazionale, al cui dire una simile manifestazione di gratitudine e di fratellanza non si registrava da anni, gli anni cioè del conflitto militare conclamato contro l’occupante. Un segno dei tempi?

 

1.4.5 Si chiama frustrazione e se ne sarebbe parlato ancora, durante la permanenza nel Sahara e in occasione del rientro in Spagna. Gli ultimi venti anni di storia del conflitto nel Sahara Occidentale hanno prodotto, in buona sostanza, una sola “pietra miliare” nel processo negoziale: la Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite n. 658 del 27 giugno 1990, che ha accolto il Piano di Regolamento Internazionale per la “soluzione del conflitto” tra il Regno del Marocco e il Fronte Polisario, ad esito della quale sono stati istituita la MINURSO e proposto un referendum popolare di auto-determinazione nei Territori, sistematicamente ostacolato dal Marocco, che pure mantiene una forte (e potenzialmente condizionante) presenza civile coloniale nel Sahara Occidentale. Questo approccio diplomatico non è, evidentemente, figlio del caso ma eredita alcuni risultati politici già assicurati: le Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite n. 1514 e 1541 del 1960 che costituiscono a tutt’oggi la base del diritto internazionale della de-colonizzazione e per la liberazione dei popoli coloniali, coniugando insieme le tracce della de-colonizzazione/auto-determinazione e della indipendenza (il conflitto nel Sahara, è bene non dimenticarlo, è l’ultimo conflitto di liberazione coloniale nel Continente) e la Risoluzione – tuttavia non vincolante – dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite n. 1495 del 31 luglio 2003 con la quale la Comunità Internazionale ha accolto il Piano di James Baker III, nella sua qualità di Rappresentante Speciale del Segretario Generale, per l’ “auto-determinazione negoziata” del Sahara Occidentale. L’ultima proposta negoziale avanzata dal Fronte Polisario ha tratti di apertura: libera indizione del referendum su tre opzioni (tra cui l’indipendenza e l’integrazione), garanzia di sicurezza e di rispetto dei confini nei confronti del Marocco, persino, in caso di indipendenza, sfruttamento condiviso delle risorse del Sahara.

 

 

1.5 L’incontro

 

1.5.1 All’incontro fissato con il primo ministro della RASD, la delegazione italiana (costituita da PRC, PdCI, DS e ANSPS e facilitata dal rappresentante del Fronte Polisario in Italia, Omar Mih) conferma il proprio impegno di solidarietà verso la causa Saharawi ed illustra le modalità della propria attivazione. E’ Rifondazione Comunista a sottolineare temi ed avanzare proposte: a) intanto, è stato individuato un ambito di lavoro sulle questioni europeo- mediterranee e, in particolare, Saharawi all’interno del Dipartimento per le Questioni Internazionali del Partito, sotto la direzione del compagno Fabio Amato; b) quindi, si lavora nell’ottica della promozione di una mobilitazione a livello europeo, attraverso il volano della Sinistra Europea, sia in termini di attivazione della società civile continentale sia come forma di pressione e sensibilizzazione sulle istituzioni comunitarie; c) infine, c’è la questione dell’attivazione istituzionale, sia a livello nazionale sia a livello periferico di amministrazioni locali, in termini di progettazione decentrata (cooperazione) e mobilitazione politica (ad esempio con la strada degli ordini del giorno in solidarietà, le pratiche di gemellaggio e di monitoraggio a protezione dei diritti umani, l’attribuzione di cittadinanza onoraria e la promozione di conferenze anche di carattere istituzionale). Per Rifondazione Comunista tutto questo si iscrive in un percorso di azione e sostegno non occasionale ma di lunga data, e che si intende confermare e rilanciare.

 

1.5.2 In questa girandola di riunioni, segue l’incontro di valutazione, all’interno della delegazione italiana, sul “piano di azione”, promosso per il 2008 dal movimento europeo di solidarietà alla causa Saharawi. Alcune date ed iniziative sono ancora da confermare, ma tre acquisiscono sin da ora rilevanza strategica: a) 25-28 marzo: percorso internazionale di solidarietà, convocato dalla Mezza Luna Saharawi, dedicato alle organizzazioni di società civile impegnate sul fronte della solidarietà e cooperazione internazionale, soprattutto sul “focus” del coordinamento delle iniziative progettuali “in loco”; b) 8-9 aprile: azione europea per l’auto-determinazione e i diritti umani del popolo Saharawi di fronte alla sede del Parlamento Europeo (che dovrebbe rappresentare una tappa “costituente” in vista della celebrazione dell’EUCOCO 2008, a Valencia nel mese di novembre); c) 18 giugno: giornata di iniziativa degli euro-parlamentari dell’Intergruppo di Solidarietà presso il Parlamento Europeo in occasione dell’Assemblea Internazionale di Parigi per il Sahara Occidentale, in particolare su due temi, quello dell’auto-determinazione e dei diritti umani e quello delle risorse economiche, specie alla luce dei rinnovati accordi di partenariato economico (EPA) con il Marocco. Tema chiave è e sarà quello di tenere insieme il fronte dell’auto-determinazione e quello della protezione dei diritti umani di prima e seconda generazione, in modo da dare consistenza e visibilità alla lotta per l’indipendenza del Sahara Occidentale.

 

1.5.3  A conclusione dei lavori congressuali, il documento finale delle delegazioni internazionali, redatto in francese e spagnolo e immediatamente tradotto in inglese [di cui sarà resa disponibile una versione ufficiale in lingua italiana] rappresenta la “sedimentazione” del lavoro prodotto a cavallo tra la fase preparatoria e lo sviluppo vero e proprio dei lavori congressuali. La sua impostazione ne rivela l’orientamento e le finalità. Per punti: 1) evidenzia la regolarità, la democraticità e la trasparenza del XII Congresso; 2) rivendica la piena legittimità della lotta Saharawi per l’auto-determinazione, sollecitando al contempo una più decisa assunzione di responsabilità da parte delle Nazioni Unite, soprattutto in merito alla protezione dei diritti umani e allo svolgimento del referendum popolare per l’auto-determinazione; 3) sostiene il processo di auto-determinazione orientato all’indipendenza del Sahara Occidentale e alla piena funzionalità e legittimità internazionale della RASD. Anche in termini di potenziamento dei temi e di contributo politico alla discussione, molto importante il lavoro di sinergia sviluppato tra i partiti della Sinistra Europea presenti: PRC, PCF, Die Linke in particolare.

 

 

1.6 La conclusione

 

1.6.1 Una suggestione “visuale” può degnamente concludere le note di questo report: si tratta della simbologia scelta dal Fronte Polisario per la rappresentazione grafica del suo XII Congresso. Sul logo, nella numerazione romana, il X (dieci) assume le fattezze di un crocevia disponendosi con uno dei suoi assi lungo il confine, stagliato sullo sfondo, del territorio del Sahara Occidentale; ma, per il carattere con cui è scritto, viene anche ad assumere il senso figurato della x con cui barrare la propria scelta nel referendum per l’auto-determinazione del Sahara Occidentale; mentre il II (due) assume le fattezze di due fucili disposti in parallelo e in verticale. Come ricordato anche dal presidente Abdelaziz nella sua relazione di apertura, l’opzione della lotta armata non è dismessa in linea di principio, ma sembra essere, almeno nel linguaggio della leadership del Fronte Polisario, più una linea di condotta teorica che una opzione concretamente percorribile. Tanto più che, anche nella stessa simbologia congressuale, dalla X si lancia in volo una colomba, a ricordare il carattere pacifico della lotta per l’auto-determinazione Saharawi. Lo sfondo rappresenta il territorio stilizzato del Sahara Occidentale, ripartito per zone, a ciascuna delle quali è assegnato un colore della bandiera Saharawi: al rosso dei Territori Occupati al di là del Muro, fa da sfondo il nero/bianco/verde del deserto verso ed oltre il confine con l’Algeria, come a voler rappresentare, anche con il linguaggio delle immagini, l’aspirazione Saharawi alla libertà.

 

1.6.2 In conclusione, le direttrici strategiche individuate dal XII Congresso restano fissate nelle seguenti due: a) il completamento del processo di auto-determinazione nazionale con la fase ulteriore della liberazione dei Territori ancora sotto occupazione “al di là del Muro”, secondo un processo storico-politico orientato all’indipendenza nazionale attraverso la combinazione strategica dei due elementi, quello dell’auto-determinazione e quello dei diritti umani; b) la definizione di un piano di azione nazionale o, meglio, “piano di azione sociale” volto al “problem solving”, vale a dire alla risoluzione dei problemi concreti delle comunità del deserto: come garantire i servizi di base, come assicurare la distribuzione dei generi di prima necessità, ma anche come estirpare le prime insorgenze di forme di corruzione dentro la pianta amministrativa della RASD. Rimangono aperte alcune questioni non di poco conto, che si consegnano alla riflessione della direzione politica del Fronte Polisario e della partecipazione popolare nel Sahara Occidentale, e cioè 1) come sviluppare il dibattito interno pur nella conferma del Fronte Polisario come referente unico della volontà generale del popolo Saharawi; 2) come articolare la distinzione di piani di intervento tra il fronte e la RASD, le cui strutture e le cui funzioni vengono spesso a sovrapporsi, pur nella garanzia del mandato congressuale e statutario, che, ad esempio, attribuisce direttamente la funzione di presidente della RASD al segretario del Fronte Polisario; 3) come orientare la Comunità Internazionale nella direzione del riconoscimento della RASD, sul modello di quanto fatto dall’Unione Africana, anche attraverso passaggi preliminari non conclusivi, come quello, lungo il quale si è mossa anche la diplomazia italiana, del riconoscimento dello status di soggetto internazionale al Polisario e delle funzioni parziali di “ambasciata” alla rappresentanza diplomatica della RASD in Italia (sul modello di quanto già storicamente sperimentato nel caso dell’OLP per la Palestina). 

 

 

2.      Sul monitoraggio dei diritti umani in occasione del XII Congresso del Fronte Polisario

 

 

2.1 La riduzione del potenziale di laicità nell’esperienza politica e nello sviluppo sociale del sistema Saharawi. Si vanno affermando nella società Saharawi vettori e modelli islamici, intesi ancora nei termini dell’Islam religioso piuttosto che dell’Islam ideologico. La tendenziale comparsa dell’islamismo come fenomeno religioso, sociale e di costume con una sua presenza “civile” va di pari passo con una simultanea riduzione di alcuni spazi di libertà, soprattutto in riferimento all’esperienza dell’attivazione delle donne, almeno a confronto con la storica esperienza di emancipazione Saharawi della seconda metà degli anni Settanta. Parlando con Zahra Ahmed, portavoce internazionale dell’Unione Donne Saharawi, ad esempio, si fa strada la preoccupazione per una possibile deriva che tale situazione potrebbe innescare e la minaccia degli effetti che tale circostanza potrebbe avere sugli sviluppi di un movimento di liberazione storicamente laico e progressista (balena, in questa circostanza, anche il paragone con l’esperienza di Hamas in Palestina, pur con tutte le differenze e le distinzioni del caso). La sfida dovrebbe essere, sul piano della tutela dei diritti di autonomia e di libertà, quella di confinare il potenziale islamico nella sfera religiosa/privata senza farla sconfinare in quella ideologica/comunitaria (cosa possibile, al di là della facile retorica “occidentalistica” in ordine alla pervasività “militante” dell’Islam). Durante i lavori congressuali, emergono, in particolare, due segnali in questa direzione: il primo, il riferimento nella relazione congressuale del presidente Abdelaziz al ripristino di una tensione morale basata anche sull’Islam attraverso cui rafforzare la propensione valoriale della società Saharawi; il secondo, l’accenno, durante una lunga discussione sviluppata all’ombra della tenda, del deputato mauritano Moctar Ould Bacar (del Partito dell’Unità e del Cambiamento) ai due vettori, non necessariamente convergenti, che costituiscono le modalità di trasmissione dell’Islam: il vettore/carattere religioso e il vettore/carattere ideologico.

 

2.2 La tendenziale riduzione degli spazi di libertà delle donne. La situazione “di genere” non sembra presentare una configurazione omogenea. L’osservazione compiuta ci consegna un quadro confortante per alcuni aspetti non marginali: la presenza di una donna (su sei membri) nel presidium del XII Congresso del Polisario; il ruolo attivo delle donne tra le delegazioni ufficiali al Congresso medesimo, non solamente in virtù della loro appartenenza all’Unione Donne Saharawi, ma anche testimoniato dalla calorosa partecipazione politica, visibilmente espressa, ad esempio, in occasione del passaggio dedicato alla lotta di Aminatou Haidar, in quanto elemento unificante all’interno della lotta di liberazione Saharawi; l’esercizio “al femminile” di numerose mansioni tecniche (giornaliste, reporter, operatrici di registrazione etc.). Altri aspetti sembrano però essere meno confortanti: più numerose che nel passato le donne velate (non nel senso, chiaramente, della veste tradizionale Saharawi ma in quello del chador islamico); non rare le circostanze in cui le donne (soprattutto le giovani) rifiutano il contatto con l’altro sesso (ad es. la “stretta di mano”); inoltre sembra essere tornato di esclusiva pertinenza femminile l’ambito del lavoro di cura, diversamente da quanto era accaduto sino agli inizi degli anni Ottanta quando, con il rientro degli uomini dal fronte di combattimento, le donne avevano saputo brillantemente occupare numerosi spazi di vita pubblica. Molto sembra tuttavia dipendere anche da fattori endogeni: per un verso la frustrazione - delle giovani generazioni in particolare - per l’apparente assenza di prospettiva per la causa Saharawi; per un altro il tipo di educazione impartita a livello di base (dipendente evidentemente anche dalla collocazione sociale e dalle condizioni soggettive, come testimonia l’esempio stesso di Zahra Ahmed).

 

2.3 L’apparizione di una forma “rivoluzionaria” di contrapposizione generazionale. L’osservazione condotta ha evidenziato alcuni risconti interessanti. Paola Zanuttini ha avuto modo di intervistare a Smara un giovane maestro di scuola “basica” (primaria) che è sembrato rimettere a tema l’ “urgenza del conflitto”, vale a dire la necessità di ripristinare la lotta armata contro l’esercito marocchino a fronte degli ultimi anni (a decorrere per lo meno dal 2003, anno dell’ultima risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per l’indizione del referendum popolare di auto-determinazione) costellati di delusione, immobilismo e frustrazione (anche nei confronti del mediocre lavoro sin qui sviluppato dalla MINURSO e dalle Nazioni Unite, peraltro prese d’assalto, nelle due sedi algerine del PAM [Programma Alimentare Mondiale] e dell’ACNUR [Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati], da attentati terroristici rivendicati da “Al Qaeda Maghreb” e attribuiti dal Governo algerino al GSPC [Gruppo Salafita per la Predicazione ed il Combattimento, storica espressione della reazione islamistica al FLN al potere], occorsi proprio alla vigilia del XII Congresso). A Tindouf (Campo 27 Febbraio) si è potuto ascoltare, nel corso della riunione di delegazione, Omar Mih, rappresentante in Italia del Fronte Polisario, ricordare che la pace/nonviolenza è una scelta “strategica” per la causa Saharawi e che il riferimento congressuale al possibile ripristino della lotta armata è solo di “principio”, fatto cioè per contenere i “falchi” all’interno del Polisario. E’ interessante notare come l’unico punto di discussione del tutto interrogativo posto da Zahra Ahmed, in ordine alla situazione politica generale nel Sahara Occidentale - come a voler chiedere un contributo “esterno” su una questione evidentemente di difficile soluzione – sia stato proprio in merito al tema della “guerra”. Se dal punto di vista materiale, tecnico e logistico la RASD non è pronta ad affrontare combattimenti di scala, su teatro di manovra ed in “campo aperto”, è probabile tuttavia, come pure si è sentito echeggiare più volte, che dal punto di vista morale sia l’esercito marocchino ad essere stremato. Pesa, anche presso le truppe dell’esercito occupante, la sistematica politica di violenza, repressione, brutalità, sparizioni e torture praticate contro il popolo del deserto. Non bisogna dimenticare che poi, in ogni caso, l’eventuale ripristino della lotta armata riaprirebbe al Fronte Polisario la dura prospettiva della black-list anti-terrorismo del Dipartimento di Stato USA.

 

2.4 Il problema demografico. La questione della vita e della morte dal punto di vista statistico-demografico sembra costituire una novità nel panorama politico e sociale del Sahara Occidentale. Sul problema demografico si concentrano comunque molte tensioni. Intanto, il problema della costituzione di “comunità nazionale” e della formazione costitutiva di un popolo che sia in grado di “legittimare” la rivendicazione nazionale, sovranista e indipendentista: non dimentichiamo che i Saharawi sono circa 250 mila nei Territori e circa 750 mila in tutto, se consideriamo anche i profughi, i rifugiati e le diaspore. Quindi, il problema del “ricambio generazionale”, che deve assolvere ad una funzione storico-politica, quella della “transizione” dalla generazione che ha combattuto “sul campo” la propria lotta di liberazione a quella che deve perseguire la medesima lotta con le armi della politica, della democrazia e della diplomazia, della persuasione e del consenso e, in definitiva, dell’egemonia. Infine, vi è un’ulteriore ragione, connessa con la “trasmissione” (più o meno “programmata”, vale a dire consapevolmente e collettivamente perseguita) di coscienza nazionale: come sviluppare, cioè, un’etica solidale e come non smarrire la memoria storica dell’irredentismo Saharawi, lo stesso che ha costituito la matrice di una parte importante dell’identificazione nazionale e del senso di popolo maturato nel corso della trentennale lotta di liberazione, che, tra le altre cose, ha portato i Saharawi a “battezzare” i propri campi profughi con le medesime denominazioni delle città di provenienza.

 

2.5 La questione dell’autonomia culturale. Se la questione della celebrazione del referendum di auto-determinazione allude specificamente alla tutela, alla valorizzazione e alla promozione dei diritti civili e politici (prima generazione), per lo meno nella misura in cui serve a garantire la libera espressione delle persone del Sahara, nonché dei diritti di libertà popolare (terza generazione), dando seguito al mandato di far esprimere un popolo in ordine alla propria auto-determinazione; va anche tenuto in considerazione, al di là del piano materiale, connesso alle modalità di valorizzazione del patrimonio economico endogeno, il terreno della salvaguardia dei diritti culturali originari (seconda generazione, in riferimento alla tutela dei diritti non-materiali) del popolo Saharawi. Si tratta cioè di declinare l’auto-determinazione anche come autonomia culturale, sia nei confronti dell’assimilazione forzata compiuta dal Governo del Marocco nei Territori Occupati e che, per una singola re-iterazione della storia, sembra analoga a quella delle “politiche metropolitane” del Governo coloniale francese nel Maghreb, sia nei confronti dell’ “imperialismo culturale nord-americano”, testimoniato, per alcuni aspetti, anche dalla qualità della programmazione televisiva (corrispondente del resto a quella in auge nella televisione algerina). Il tema dell’identità popolare e della “specificità Saharawi” passa anche per una più estesa consapevolezza culturale, che, ad esempio, porti a riconoscere in maniera compiuta le diverse affinità socio-culturali che il popolo Saharawi ha con il popolo della Mauritania, molto più che con quello del Marocco o dell’Algeria, anche questo essendo vettore di coscienza nazionale non indifferente alla causa dell’auto-determinazione Saharawi.

 

2.6 Il “piano di azione sociale” e la tutela dei diritti materiali. La promozione dei diritti economici e sociali (seconda generazione, in riferimento alla tutela dei diritti materiali) costituisce un aspetto decisivo per l’auto-determinazione del Sahara Occidentale. Sul piano negoziale, la RASD ha avanzato una proposta estremamente aperta in ordine alla comune valorizzazione (condivisa al 50% con il Marocco) delle risorse economiche fondamentali dei Territori. Analogamente, sul piano sociale, il XII Congresso si è attentamente soffermato sul varo del già ricordato “piano di azione sociale”, vale a dire un “pacchetto” di misure indirizzate ad escogitare la soluzione ai numerosi bisogni sociali della popolazione, in termini di tutele, garanzie e servizi, iniziando dai Territori Liberati e, per quanto possibile, proseguendo nei Territori Occupati. Tale misura dovrebbe riguardare soprattutto i cosiddetti “vettori materiali”, vale a dire forniture ed attrezzature scolastiche e sanitarie, nonché mezzi e percorsi per il trasporto dei beni e lo spostamento delle persone. Importante quanto emerso dalla visita di Paola Zanuttini alla scuola per bambini diversamente abili a Smara, tenuta con cura e che la cooperazione internazionale ha provveduto a fornire di materiali ed attrezzature ludo-didattiche. Il problema più grave cui occorre con urgenza fare fronte è certamente quello della carenza di ogni bene, anche di prima necessità (unitamente al problema della diversificazione, il fatto cioè che il traffico in entrata provenga pressoché esclusivamente dall’Algeria).

 

2.7 La questione della emancipazione civile, interna ed esterna. Una problematica assai “sensibile”, che attiene ai diritti di libertà, in generale, del popolo Saharawi (pur nella vigenza del quadro politico offerto dal riferimento unitario della volontà generale al fronte Polisario) è quella, in prospettiva, dell’emancipazione Saharawi da ogni forma di tutela civile, interna o internazionale che sia. Sul “fronte interno” la questione, di per sé assai complessa e problematica, è stata posta direttamente dal presidente Abdelaziz in termini di “sollecitazione” alla “fioritura” di libere tendenze ideal-culturali (ma non di libere “aggregazioni” di tendenza) all’interno del Polisario. Sul “fronte internazionale”, alcuni spunti interessanti sono emersi dalla discussione “in tenda” avuta con il deputato mauritano sopra ricordato: se il Marocco denuncia l’azione dell’Algeria sulla questione Saharawi come una forma di “ingerenza” negli affari interni dei Regno, è la posizione della Mauritania ad essere la più ambigua, dal momento che – al di là degli storici legami, culturali e tradizionali, con i Saharawi – essa si mantiene ufficialmente “neutrale” perché “equidistante” tra Algeria e Marocco in ragione della concomitanza di interessi che essa ha in gioco. Una situazione politico-istituzionale che non corrisponde al sentire dell’opinione pubblica mauritana e che può offrire interessanti “contraddizioni dinamiche” per cercare di spingere avanti la mobilitazione, anche istituzionale, all’interno del “consenso africano” e per moltiplicare la spinta al riconoscimento della lotta di auto-determinazione del Sahara Occidentale, anche al di là dei confini regionali e continentali. 

 

 

Indice

 

 

Questioni della decolonizzazione del XXI secolo

Sulla rappresentanza internazionale e sul monitoraggio dei diritti umani nei Territori del Sahara Occidentale

 

Sulla rappresentanza politica internazionale in occasione del XII Congresso del Fronte Polisario

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       

          Il trasferimento                                                                                                                            1

          Il XII Congresso                                                                                                                          1

          Il ritorno                                                                                                                                      3

          I costumi                                                                                                                                     5

          L’incontro                                                                                                                                    6

          La conclusione                                                                                                                             7

 

Sul monitoraggio dei diritti umani  in occasione del XII Congresso del Fronte Polisario

    La riduzione del potenziale di laicità nell’esperienza politica e nello sviluppo sociale del sistema Saharawi    8
    La tendenziale riduzione degli spazi di libertà delle donne    8
    L’apparizione di una forma “rivoluzionaria” di contrapposizione generazionale    8
    Il problema demografico    9
    La questione dell’autonomia culturale    9
    Il “piano di azione sociale” e la tutela dei diritti materiali    9
    La questione della emancipazione civile, interna ed esterna    9


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