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XII Congresso del Fronte Polisario
mercoledì 23 gennaio 2008
Libertà, giustizia ed auto-determinazione per il popolo Saharawi all’indomani del XII Congresso del Fronte Polisario: bilancio e prospettive

Gianmarco Pisa, in rappresentanza di Rifondazione Comunista nel Sahara Occidentale

Si è concluso, lo scorso 18 dicembre, il XII Congresso del Fronte Polisario, l’organizzazione del popolo Saharawi che lotta da più di trent’anni per la liberazione del Sahara Occidentale dal dominio coloniale del Marocco. Un congresso non ordinario, che sin dalla sua relazione il segretario, nonché presidente della RASD (Repubblica Araba Democratica Saharawi), Mohamed Abdelaziz, non ha esitato a definire “storico”, tale da segnare una tappa importante nel processo di auto-determinazione e per l’indipendenza del Sahara Occidentale. Intanto, si è trattato di un congresso assai partecipato: all’insegna del tema “per la sovranità e l’indipendenza totale”, si sono radunati più di 1700 delegati delle diverse province del Sahara Occidentale e oltre 250 rappresentanti delle delegazioni straniere, cosa che tradizionalmente era appartenuta molto più alle conferenze internazionali tipo l’EUCOCO che non al congresso del Fronte Polisario, che rappresenta la lotta unitaria del popolo Saharawi per l’affermazione dei propri diritti e della propria libertà. Molto nutrita, come sempre, la rappresentanza del mondo africano, dall’Algeria in particolare, ma anche dagli altri Stati limitrofi, come la Mauritania e il Mali, nonché dal Senegal e dal Sudafrica, con l’importante presenza della delegazione dell’ANC (l’African National Congress di Nelson Mandela), la quale è stata una delle prime organizzazioni a sostenere il riconoscimento della RASD da parte dell’Unione Africana, e sempre più numerose sono le cancellerie africane e non che stanno riconoscendo alla RASD lo status di soggetto di diritto internazionale. Anche in questa circostanza, il governo marocchino non ha mancato di far sentire la sua protesta, denunciando la presunta violazione del cessate il fuoco nei Territori in occasione della celebrazione del Congresso e criticando le delegazioni ufficiali per la loro partecipazione. In realtà, le cose sono andate diversamente: il XII Congresso si è celebrato in un clima di grande apertura, vivacità e partecipazione, testimoniata non solo dai numeri, ma anche dal calore con cui sono state accolte le delegazioni internazionali e dall’intensità con cui sono stati seguiti i diversi passaggi della discussione. In particolare, la rappresentanza internazionale ha visto la presenza di movimenti di liberazione del Sud del Mondo (dalla delegazione bolivariana del Venezuela al Fronte Popolare dalla Palestina) e di organizzazioni politiche europee, non solo quelle della Sinistra Europea (oltre Rifondazione Comunista erano presenti rappresentanti della Linke tedesca, del PC francese, del PC spagnolo e di Izquierda Unida), ma anche, particolarmente significative, di alcune socialdemocrazie, come la SPD tedesca e il PSOE spagnolo, segno del consenso sempre più ampio che sta maturando la lotta per l’auto-determinazione del Sahara Occidentale. Anche la localizzazione del Congresso ha denotato una chiara scelta politica: Tifariti, nei Territori Liberati, a pochi chilometri da una base della missione ONU (Minurso), testimonia di per sé la volontà politica del popolo Saharawi di continuare sulla strada della totale indipendenza e della completa liberazione dei Territori, al di là del muro ancora sotto l’occupazione del governo marocchino. Da questo congresso si è levata forte, dunque, la richiesta alla Comunità Internazionale di sostenere gli sforzi per la celebrazione del referendum popolare che, nel corso del prossimo anno, dovrebbe consentire al popolo Saharawi di esprimersi in ordine alla propria auto-determinazione, optando tra tre soluzioni possibili, quella della autonomia, dell’integrazione nello Stato marocchino o della piena indipendenza; ma si è levata anche la richiesta di moltiplicare le iniziative di sensibilizzazione delle cancellerie internazionali soprattutto per indurre, con pressioni politiche e diplomatiche, il Marocco a cessare la propria politica di sistematica violazione dei diritti umani nei Territori Occupati. Tuttavia, il Congresso ha avuto anche un risvolto di natura politica immediata: con il varo di un piano di azione sociale per alleviare le sofferenze dei 250 mila Saharawi dei Territori, pur nella perdurante carenza dei generi di prima necessità, piuttosto che con la sollecitazione a rafforzare il pluralismo interno, dalla rappresentanza delle donne (tradizionalmente assai attive nel sistema Saharawi) a quella sindacale, garantendo comunque la rappresentanza unitaria espressa dal Fronte Polisario. Quanto alle ricadute sui nostri territori, molto lavoro c’è ancora da fare: la calorosa accoglienza riservata alla delegazione di Rifondazione Comunista testimonia di una solidarietà non occasionale, ma soprattutto sollecita ad andare avanti, dando seguito alle iniziative sociali ed istituzionali già in campo, partecipando ai prossimi appuntamenti di mobilitazione, a partire dall’8 aprile prossimo all’Europarlamento per l’autodeterminazione e la tutela dei diritti umani nel Sahara, e spianando la strada al riconoscimento ufficiale della RASD anche da parte della nostra diplomazia.



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