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Il diritto ad esistere del popolo Saharawi
martedì 11 dicembre 2007
Rosso di Sera, 17 ottobre 2007

SIMONE FUSCO e TOMMASO VACCARO

In questi giorni la Conferenza di solidarietà con questo popolo. L’Onu approva una risoluzione per fare applicare la dichiarazione sulla concessione dell’indipendenza ai paesi e popoli coloniali. Il ruolo dell’Italia

“Il popolo saharawi è pronto a far valere i propri diritti ed è molto determinato ed unito affinché si possa raggiungere l’indipendenza”, così ci accoglie Mohamed Abdelaziz, segretario generale e presidente del Fronte Polisario, ospite di Rifondazione a cui abbiamo rivolto alcune domande per capire come stanno portando avanti questa importantissima battaglia per il diritto all’autodeterminazione.

In questi giorni si svolge a Roma la 33esima Conferenza di Solidarietà con il Popolo Sahrawi, e proprio questa settimana l’Onu ha approvato una risoluzione decisiva. Di cosa si tratta?

La risoluzione approvata lunedì dalla Nazioni Unite conferma il fatto che il conflitto che si sta svolgendo nel Sahara Occidentale è un conflitto di decolonizzazione. Questa stessa risoluzione sarà confermata ed approvata la prossima settimana ed appare come un duro colpo alla politica marocchina il cui obbiettivo principale è quello di tirar fuori da questa testo la questione della decolonizzazione. Le Nazioni Unite hanno respinto questa posizione e hanno confermato che tale questione è parte integrante delle ragioni del conflitto con il popolo saharawi.

Uno dei punti centrali, di cui si discute da tempo, è il referendum per l’autodeterminazione. Comunque ci si auspica una soluzione condivisa tra le due parti.

Per il Fronte Polisario quella del Referendum è la soluzione migliore perché è necessario dare al popolo sarahawi la possibilità di decidere democraticamente del proprio futuro.
Da giugno è cominciato un percorso di dialogo con il governo marocchino con incontri bilaterali realizzati, sotto l’egida dell’ONU, a New York. Si spera che se ne possa realizzare al più presto un'altro a Ginevra.

Eppure il dialogo, sebbene utile e necessario, sembra piuttosto difficile. Perché?

La nostra posizione è assolutamente chiara: nessuno può decidere per il nostro popolo, né il Fronte Polisario, né il Marocco. Tuttavia lamentiamo il fatto che fino ad ora la posizione del governo di Rabat non sia stata chiara: da un lato è stato ostacolato il processo di pace e dall’altro, è stata perpetrata una repressione nei confronti della popolazione civile attraverso l’uso della forza.

Parliamo del popolo saharawi, quali sono le condizioni di vita?

Devo ricordare che la zona del Sahara occidentale è stata una colonia spagnola fino al 1975. All’indomani del ritiro della Spagna, il Marocco ci ha invaso così come fece l’Iraq con il Kuwait. A causa di questa invasione una parte della popolazione rimase sotto l’occupazione dei marocchini, mentre un’altra fuggì verso l’est costituendo campi profughi in cui, ancora oggi, vive .
Queste due parti sono separate da un muro lungo più di 2000 chilometri controllato da militari e minato lungo tutto il suo percorso. Le popolazioni così divise, vivono entrambe in condizioni insopportabili. Quella sotto la parte marocchina subisce una perenne repressione in cui vengono negati anche diritti civili fondamentali. L’altra versa in condizioni di gravissima emergenza umanitaria.

Lo scorso luglio l’Italia ha approvato una mozione che riconosce lo status diplomatico della rappresentanza Saharawi in Italia. Un passo avanti?

Quella dell’Italia è una mozione importantissima ed è un elemento vitale che cerca una soluzione pacifica al conflitto. Crediamo sia un modo corretto di agire.
Ringraziamo pertanto tutti coloro che sostengono questa importante iniziativa. In particolare abbiamo avuto modo di mostrare la nostra gratitudine al segretario di Rifondazione Comunista Franco Giordano. Nei prossimi giorni continueremo ad incontrare diversi parlamentari e politici italiani, tra cui il ministro degli Esteri D’Alema, per chiedere la concretizzazione della vostra mozione.

La situazione è piuttosto complessa, spesso sconfortante. Si arriverà ad una soluzione del conflitto?

Siamo sicuri che prima o poi accadrà e speriamo che questo avvenga immediatamente.
La nostra speranza nasce dal fatto che l’epoca del colonialismo è finita e tutti i popoli oppressi da occupazioni straniere otterranno il loro diritto all’autodeterminazione. La nostra è una situazione assolutamente chiara per il diritto internazionale ed è per questo che ci sentiamo fiduciosi.
L’Italia, una grande nazione che ha molti interessi in quella zona, crediamo possa giocare un ruolo determinante anche perché non ha mai avuto interessi coloniali nel Sahara Occidentale.



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